//Europa, imposte e lavoro: ecco la nuova Lega sovranista di Salvini (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)

Europa, imposte e lavoro: ecco la nuova Lega sovranista di Salvini (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)

Articolo di Paolo Becchi e Giuseppe Palma su Libero del 13/02/2018.

In attesa della presentazione ufficiale circola il programma elettorale della Lega, che andremo ora a spiegare in ottica “sovranista”. Per dovere di cronaca va anche detto che è pure apparso il programma del M5s, il quale invece di riprendere fedelmente quello discusso e approvato in rete è almeno in parte un copia e incolla di fonti neppure citate. Non merita alcuna considerazione. Vediamo invece gli aspetti, secondo noi più importanti, del programma della Lega. Solleveremo anche alcuni punti critici in chiave costruttiva.

Il capitolo più interessante è senza dubbio quello relativo all’Europa. Si sottolinea anzitutto giustamente la differenza tra la «struttura» geografica e storica del Vecchio Continente e la «sovrastruttura» attuale dell’Unione Europea. L’Italia non può certo uscire dall’Europa, ma l’Ue non è l’Europa, è qualcosa di diverso. La proposta immediata, conforme alla svolta «sovranista» impressa da Salvini alla Lega, è quella di tornare «quantomeno allo status pre-Maastricht», cioè alla «libera e pacifica cooperazione tra Stati di natura prettamente economica», quindi senza moneta unica e senza unione politica. Ed è proprio contro l’euro che il programma punta il dito: «l’euro è la principale causa del nostro declino economico». La posizione della Lega viene fuori chiaramente subito dopo quando – nel paragrafo dedicato alla revisione dei Trattati europei – c’è scritto testualmente «Recupero delle seguenti sovranità», e al primo posto troviamola sovranità monetaria ed economica, poi quella territoriale, la sovranità legislativa e il ripristino del principio di sussidiarietà.

Chi riteneva che Salvini avesse cambiato idea sull’euro a causa dell’alleanza con Forza Italia, dopo la presentazione di questo documento dovrebbe quantomeno chiedere scusa. Tanto più che al centro del programma di quello che un tempo era il partito secessionista di Bossi, c’è addirittura «la Costituzione come garanzia di sovranità», con espresso riferimento alla manipolazione interpretativa dell’art. 11 della Costituzione: l’Ue non rientra tra quelle organizzazioni internazionali verso le quali limitare la propria sovranità e che dovrebbero garantire la pace e la giustizia tra le Nazioni. Ancora più interessante da questo punto di vista, è la proposta di abrogare il primo comma dell’art. 117 della Costituzione modificato dalla revisione costituzionale del 2001, vale a dire quando si sottomise la potestà legislativa dello Stato alle norme europee. Questa è stata una nostra proposta avanzata qualche settimana fa dalle pagine di questo giornale. Registriamo soddisfatti che sia stata accolta, anche perché è qui che si gioca il «recupero di sovranità» scolpito nel programma comune del centrodestra.

PACE FISCALE

Ma le note positive del programma della Lega non si fermano al tema dell’Europa. Particolarmente interessante è il capitolo che riguarda le tasse. A parte la proposta della flat-tax, cavallo di battaglia di Salvini già da alcuni anni (che per noi presenta peraltro aspetti di criticità) ciò che davvero rende credibile il leader della Lega sono le proposte della «pace fiscale» e soprattutto dell’«abolizione dell’inversione dell’onere della prova in materia tributaria». Due misure di ampia civiltà democratica e giuridica che, se attuate, restituirebbero a cittadini e imprese la dignità e il senso di appartenenza al Paese. Fu il Governo Monti infatti, a partire dal 2012, a scaricare l’onere della prova sul contribuente calpestando il principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza.

In chiave sovranista è altrettanto interessante il tema del lavoro, dove al primo punto la Lega propone il «salario minimo», cioè quella garanzia di tutela del reddito chela stessa Costituzione pone tra i diritti fondamentali.

Tessute le lodi del programma, vediamone ora anche i punti critici. Nella parte che riguarda il recupero della sovranità legislativa sono indicati due punti che si fa fatica a comprendere. Il primo riguardala «personalità giuridica dell’Ue, ossia del potere di concludere accordi internazionali a nome degli Stati membri». Si intende un recupero della sovranità legislativa anche nei confronti degli accordi internazionali? Se è così occorreva spiegarlo meglio. Il secondo è la secca indicazione della «Corte di Giustizia dell’Ue», che menzionata in quel contesto – nella parte cioè che riguarda il recupero della sovranità legislativa – lascia il lettore perplesso, perché la Corte riguarda il potere giudiziario e non quello legislativo. Forse occorreva un paragrafo ad hoc sul recupero di sovranità anche in materia giudiziaria, ma scritto così non sene comprende bene il significato. Tuttavia, al primo punto del ripristino della sovranità legislativa, è prevista la «supremazia del diritto degli Stati membri su quello dell’Unione», quindi la rotta tracciata non lascia spazio ad interpretazioni.

PRESIDENZIALISMO

Spostando poi l’attenzione sulle riforme istituzionali troviamo l’elezione diretta del Capo dello Stato, «che riunisca in sé le attuali competenze del Presidente del Consiglio e del Presidente della Repubblica». In pratica il presidenzialismo americano. Nulla di male, per carità, ma allora un’idea del genere doveva essere accompagnata da una proposta complessiva di riforma in senso federale dello Stato, sempre sul modello americano. Il presidenzialismo americano ha un senso se coniugato col federalismo americano. Nel paragrafo riguardante l’autonomia e il federalismo, pur essendo espressamente citati i modelli statunitense, tedesco, austriaco ed elvetico, manca il coraggio di spingersi verso una proposta autenticamente federale che faccia da contrappeso all’elezione diretta del Presidente della Repubblica. È citata sì l’autonomia di cui all’art. 116 della Costituzione, cioè quella che ha portato al referendum dello scorso ottobre Veneto e Lombardia, vale a dire maggiore autonomia rispetto allo Stato centrale,ma questo non è il federalismo vero e proprio. Ecco, il limite di questo programma è quello di non presentare una riforma in senso federale dello Stato, un aspetto che è nel DNA della Lega e che, a nostro avviso, dovrebbe restarci.

PAREGGIO DI BILANCIO

Un ultimo aspetto riguarda il vincolo del pareggio di bilancio inserito in Costituzione nel 2012, la cui abrogazione – sorprendentemente – non è inserita nel programma. Quello scempio deve essere estirpato dalla Costituzione, altrimenti il «recupero di sovranità», scritto sia nel programma comune di coalizione sia in quello della Lega, non potrà mai trovare concreta attuazione.

§§§

Tiriamo le somme. Dal recupero della sovranità monetaria alla centralità della Costituzione, dal cambiamento di rotta nei rapporti Stato cittadini-imprese al concreto ripristino dell’interesse nazionale: c’è tutto, non mancano i «minibot», lanciati proprio da questo giornale, cioè i Titoli di Stato di piccolo taglio coi quali pagare i debiti della Pubblica Amministrazione, ma questo sarà un argomento che verrà affrontato nel dettaglio in un apposito documento redatto da Claudio Borghi e che fungerà da appendice al programma. Chi cercava un programma «sovranista» può dirsi nel complesso soddisfatto.

Articolo di Paolo Becchi e Giuseppe Palma su Libero del 13/02/2018.