Via gli usurpatori dallo Stato! (di Giuseppe PALMA)

Dopo che si son fatti beccare con le mani nel sacco sulla questione delle ONG, dove sta venendo fuori che non si tratta di salvare vite in mare di persone che scappano dalla guerra, bensì di una pianificata invasione di ciò che Marx chiamava “esercito industriale di riserva“, i partiti della maggioranza di governo – soprattutto il PD – insistono addirittura sullo Ius Soli, senza un minimo di buon senso né di contatto con la realtà.

I partiti di Renzi e Alfano, che mai hanno ottenuto una regolare legittimazione democratica né per governare né tanto meno per legiferare, nonostante la pronuncia di incostituzionalità della legge elettorale con la quale si sono formate entrambe le Camere, continuano imperterriti l’opera distruttiva del Paese e della sua Costituzione. E lo fanno senza alcun rispetto della sovranità popolare!

La sentenza n. 1/2014 della Corte costituzionale dichiarava l’incostituzionalità della legge elettorale con la quale si sono formate le Camere (il porcellum) sia nella parte in cui questa non consentiva all’elettore di esprimere le preferenze per i candidati, sia nella parte in cui attribuiva un premio di maggioranza senza che fosse prevista una soglia minima di voti oltre la quale il premio avrebbe potuto trovare applicazione.

Ne consegue che la maggioranza parlamentare è tale solo per effetto di un premio di maggioranza dichiarato incostituzionale (nei limiti di cui sopra) e non per effettiva corrispondenza con la volontà popolare. Ciononostante, è da oltre tre anni e mezzo che il Paese è in mano a degli abusivi!

Stanno letteralmente usurpando il potere politico! Tanto più che anche la Corte di cassazione, con sentenza n. 8878/2014, ha dichiarato l’avvenuta grave alterazione del principio di rappresentativita’ democratica!

L’attuale maggioranza parlamentare, infatti, dopo aver smantellato i diritti fondamentali connessi al lavoro (Jobs Act) e dopo aver tentato di stuprare la Costituzione attraverso una riforma neo-nazista, già da settembre tenterà di potare a termine la soluzione finale: Ius Soli e CETA, e nel bel mezzo l’ennesima norma liberticida sul fisco (dall’obbligatorietà del POS a quella della fatturazione elettronica anche tra privati).

Se gli equilibri democratici non sono più in grado di funzionare o di garantire la civile convivenza democratica, e ciò per esclusiva responsabilità di una classe politica abusiva, autoreferenziale e criminale, sia il popolo – con ogni mezzo civile – a riprendersi la sua sovranità! Una sovranità stuprata da un manipolo di criminali che va cacciato al più presto dai Palazzi della Repubblica.

Questi porci (In quanto eletti col porcellum) prendono ordini dalla sovrastruttura EUropea, quindi perseguono esclusivamente le finalità imposte dal capitale internazionale, fregandosene altamente della sovranità popolare e dei principi fondamentali della nostra Costituzione!

È ora che il popolo italiano faccia sentire la propria voce!

Via gli usurpatori dallo Stato! 

Via gli usurpatori dallo Stato!

Via gli usurpatori dallo Stato!

Avv. Giuseppe PALMA 

 

Cacciamo via i nostri Tarquini (di Giuseppe PALMA)

Era il 509 a.C. quando i romani cacciarono via da Roma l’ultimo tiranno della dinastia etrusca dei Tarquini, Tarquinio il Superbo.

Oggi, a distanza di circa 2500 anni, non molto è cambiato rispetto ad allora, se non il fatto che noi – a differenza dei romani – non abbiamo il coraggio di cacciare via i nostri Tarquini.

La nostra democrazia e le nostre Istituzioni sono ormai nelle mani dei tiranni, i quali continuano lo smantellamento del Paese e della Costituzione senza neppure doversi difendere dall’ira del popolo.

Eletti (si fa per dire!) con una legge elettorale dichiarata incostituzionale e in grave alterazione del principio di rappresentatività democratica (Corte Costituzionale, sent. 1/2014; Corte di Cassazione sent. 8878/2014), i nostri parlamentari continuano lo stupro della Costituzione e dei diritti fondamentali in essa sanciti. Da Monti a Gentiloni abbiamo avuto il Fiscal Compact, le due leggi Fornero, la costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio, il Jobs Act, la deforma costituzionale che tentava di darci allo straniero e, da ultimo, sono pronti i colpi di coda dello Ius Soli e del CETA. Tutti crimini contro il popolo e contro la Costituzione allo scopo di salvare l’euro, una moneta criminale introdotta su volere di autentici assassini della democrazia e dei diritti fondamentali, alcuni dei quali siedono ancora in Parlamento.

Senza parlare poi della vera e propria invasione da parte di un “esercito industriale di riserva” cui il Partito Democratico ci ha condannato, oppure delle vili armi di distrazione di massa come ad esempio l’idiozia della legge Fiano sull’antifascismo; una legge neo-fascista contro il falso pericolo di un fascismo che non c’è più.

L’Italia e la sua Costituzione sono ormai a terra, stuprate, derise e gettate nel fango. In lacrime per i continui stupri subiti dagli usurpatori, urlano di rabbia e dolore. Agli abusivi non interessano le esigenze del popolo; essi debbono portare a compimento la “soluzione finale” imposta dal capitale internazionale e dalla sovrastruttura europea, cioè lo smantellamento dei principi inderogabili della Costituzione primigenia. Di fronte a questo crimine, la sovranità popolare non conta proprio nulla!

Alzati popolo! E caccia via da Roma i tuoi Tarquini! Riprenditi la tua Italia!

Ascolta il tuo Poeta: “O compagni sul letto di morte, o fratelli sul libero suol“.

Avv. Giuseppe PALMA 

 

 

IUS SOLI e CETA: è pronto un altro “COLPO DI STATO” da parte di un PARLAMENTO ABUSIVO! (di Giuseppe PALMA)

Con questo articolo vorrei concentrare la mia analisi sulla legittimazione democratica e costituzionale di questo Parlamento ad adottare provvedimenti come ad esempio quello sullo Ius Soli oppure sull’eventuale voto favorevole alla ratifica del CETA. La classe politica, nel vile tentativo di auto-proteggersi, nonostante la dichiarazione di incostituzionalità dei meccanismi elettorali con i quali è stata eletta anche la Legislatura in corso, si difende affermando che la sentenza n. 1/2014 con la quale la Corte Costituzionale dichiarava l’incostituzionalità del porcellum, avrebbe in ogni caso sancito la legittimità del Parlamento.

Nulla di più falso!

La Consulta, in sentenza, si limita a scrivere soltanto che “le Camere sono organi costituzionalmente necessari ed indefettibili e non possono in alcun momento cessare di esistere o perdere la capacità di deliberare. Tanto ciò è vero che, proprio al fine di assicurare la continuità dello Stato, è la stessa Costituzione a prevedere, ad esempio, a seguito delle elezioni, la prorogatio dei poteri delle Camere precedenti «finchè non siano riunite le nuove Camere» (art. 61 Cost.), come anche a prescrivere che le Camere, «anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni» per la conversione in legge di decreti-legge adottati dal Governo (art. 77, secondo comma, Cost.)”.

Ciò detto, non è affatto vero che il Parlamento sia in ogni caso legittimo. Esso è solo indefettibile, cioè organo irrinunciabile, ma non per questo – di fronte ad una pronuncia di incostituzionalità della legge elettorale con la quale risulta costituito – può arrogarsi il titolo di poter fare quello che vuole! A tal proposito la Corte – nella cornice sostanziale dell’esercizio della funzione legislativa delle Camere di fronte a quella pronuncia di incostituzionalità – porta ad esempio l’istituto della prorogatio, cioè di quell’istituto che si applica a Camere sciolte.

Pertanto, cosa possono fare le Camere in regime di prorogatio? Secondo l’interpretazione fornita dai verbali preparatori dell’Assemblea Costituente (che costituiscono fonte autentica di interpretazione della Costituzione), ci viene in soccorso Costantino Mortati, il quale – d’accordo con Piero Calamandrei – giunse alla conclusione che in regime di prorogatio le Camere possano adottare provvedimenti strettamente necessari e non rinviabili (come ad esempio i provvedimenti relativi allo stato di guerra o ad una calamità naturale). A tal proposito, leggasi il verbale della seduta della seconda sottocommissione (Commissione per la Costituzione – Assemblea Costituente) del 6 novembre 1946.

Ciò detto la Legislatura in corso, oltre a smantellare i diritti connessi alla tutela del lavoro (vedesi Jobs Act) e a riformare l’intera Parte Seconda della Costituzione (tentativo fallito grazie all’esito del referendum confermativo dello scorso 4 dicembre), tenta ora di approvare lo Ius Soli (forse a colpi di fiducia) e di ratificare il CETA, l’ennesimo Trattato capestro in grado di smantellare i diritti fondamentali del lavoro e della salute costituzionalmente garantiti.

La Corte Costituzionale dichiarava l’incostituzionalità del porcellum sia nella parte in cui questo non attribuiva all’elettore la facoltà di esprimere le preferenze per i candidati (tant’è che deputati e senatori sono tutti nominati e non scelti direttamente dai cittadini come prescritto dalla Costituzione agli artt. 56 e 57), sia nella parte in cui era prevista l’applicazione di un premio di maggioranza senza la previsione di una soglia minima di voti oltre la quale il premio avrebbe potuto eventualmente trovare applicazione. L’attuale maggioranza parlamentare risulta pertanto costituita da deputati e senatori “eletti” in gran parte per effetto di un premio di maggioranza dichiarato incostituzionale (nei limiti di cui sopra). Va da sé che eventuali voti necessari e sufficienti ad esprimere un voto di fiducia o un voto favorevole a qualsiasi provvedimento, provengono da deputati e senatori tutti nominati ed “eletti” per effetto di un premio di maggioranza che – nei limiti delineati dalla Consulta – non avrebbe mai e poi mai dovuto trovare applicazione! 

Tanto più che, in soccorso alle predette argomentazioni, è intervenuta anche la Corte di Cassazione civile con sentenza n. 8878/2014, la quale – in ordine alla composizione parlamentare scaturita dall’applicazione della legge elettorale dichiarata incostituzionale – dichiarava espressamente la grave alterazione del principio di rappresentatività democratica.

Insomma, siamo di fronte ad un vero e proprio Parlamento abusivo. E di “Parlamento abusivo” parlava anche l’ex presidente della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky, il quale utilizzava proprio il termine “abusivo” in un suo saggio del gennaio 2015 (numero 3/2014 della rivista “Giurisprudenza costituzionale”) a proposito degli effetti della sentenza n. 1/2014 della Consulta.

Il “Colpo di Stato permanente” di cui scriveva il prof. Paolo Becchi in un suo libro è ancora in corso. E a fine Legislatura aspettiamoci altri due colpi di mano: sullo Ius Soli e sul CETA.

Siamo di fronte – non da ora ma dal gennaio del 2014 – all’ipotesi di reato di cui all’art. 287 del codice penale (usurpazione di potere politico), ma nessuno fa niente! Nemmeno il Capo dello Stato. Nel gennaio 2014 l’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano avrebbe dovuto – se avesse avuto senso delle Istituzioni e rispetto della democrazia costituzionale – invitare il Parlamento ad approvare una nuova legge elettorale in modo da sciogliere le Camere e indire nuove elezioni entro un tempo ragionevole (circa un anno sarebbe stato certamente un tempo ragionevole). E invece niente! Addirittura disse che, in considerazione del fatto che il Parlamento era comunque legittimo (argomentazione infondata), le Camere dovevano proseguire nel lavoro di revisione costituzionale. Nel gennaio 2015 arrivò al Quirinale Sergio Mattarella, e anche lui – nonostante un paio di messaggi alle Camere sulla necessità di approvare una nuova legge elettorale – non ha fatto niente! Il Parlamento di abusivi continua quindi lo smantellamento della Costituzione! E lo fa nel totale silenzio dei media di regime e dei giornaloni nazionali!

In nome della Costituzione e della democrazia, fermatevi! 

Avv. Giuseppe Palma

 

GLI USURPATORI DELLA DEMOCRAZIA! (di Giuseppe PALMA)

Art. 287 del codice penale: “Chiunque usurpa un potere politico, ovvero persiste nell’esercitarlo indebitamente, è punito con la reclusione da sei a quindici anni […]”.

§§§

Nel gennaio del 2014 la Corte Costituzionale, con sentenza n. 1/2014, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della legge n. 270/2005 (la legge elettorale denominata porcellum con la quale sono state elette entrambe le Camere alle elezioni politiche del 2006, 2008 e 2013) nella parte in cui questa non consentiva all’elettore di esprimere le preferenze per i candidati, oltre che nella parte in cui non veniva prevista una soglia minima di voti oltre la quale avrebbe dovuto trovare applicazione il premio di maggioranza.

Ciò premesso, l’attuale composizione parlamentare (quella formatasi a seguito delle elezioni politiche del febbraio 2013) è gravemente delegittimata dalla pronuncia della Consulta, sia perché i deputati e i senatori eletti non sono stati scelti direttamente dagli elettori, sia perché il premio di maggioranza – prendendo ad esempio la Camera dei deputati – è consistito nell’attribuzione di ben 340 seggi (il 55%) ad una coalizione di liste che, pur essendo arrivata prima delle altre, ha ottenuto appena il 29,55% dei consensi, avanti di appena lo 0,37% alla coalizione arrivata seconda (29,18%).

Ciononostante, la Corte Costituzionale – un attimo dopo aver dichiarato l’incostituzionalità del porcellum – è corsa ad affermare nella medesima Sentenza che gli effetti della pronuncia di incostituzionalità trovano applicazione in ordine ai soli rapporti pendenti, con esclusione di quelli esauriti, salvando “miracolosamente” la XVIIa Legislatura (quella che oggi riforma la Costituzione). Una strana soluzione che non può trovare alcuna condivisione. Certamente va salvaguardato il principio della continuità dello Stato, ma non quando i suoi più importanti organi costituzionali (in questo caso niente di meno che il Parlamento) risultano costituiti – su stessa pronuncia del “giudice delle leggi” – per effetto di norme legislative non conformi alla madre delle Fonti del diritto.

Inoltre, se proprio si vuol essere precisi, i cosiddetti rapporti esauriti cui fa riferimento la Consulta avrebbero dovuto riguardare solo quelli relativi alle due Legislature precedenti elette anch’esse col porcellum (XVa e XVIa Legislatura), e non quelli in ordine alla Legislatura corrente, infatti questi – essendo la XVIIa Legislatura ancora in corso – non sono affatto esauriti bensì pendenti, tant’è che le Camere stanno esercitando a pieno la funzione legislativa senza alcuna limitazione.

La Corte Costituzionale, salvando la XVIIa Legislatura nonostante la pronuncia di incostituzionalità delle norme attraverso le quali le Camere si sono costituite, altro non ha fatto che legittimare una grave e conclamata violazione della Costituzione sulla quale essa stessa è incaricata di “vigilare”.

Inoltre, con sentenza n. 8878/2014, anche la Corte di Cassazione ha evidenziato tali aspetti di criticità, giungendo addirittura a sancire che v’è stata GRAVE ALTERAZIONE DELLA RAPPRESENTANZA DEMOCRATICA!

Ma v’è di più! Alla luce di quanto premesso, il Governo Gentiloni (e prima di questo i Governi Letta e Renzi) gode della fiducia di entrambe le Camere grazie al voto espresso da un numero necessario e sufficiente di deputati e senatori tutti nominati e risultati eletti in esecuzione di un premio di maggioranza che la Corte costituzionale ha dichiarato incostituzionale, cioè non conforme alla Costituzione!

Per effetto di tale voto di fiducia, i Governi Letta, Renzi e Gentiloni hanno smantellato i diritti fondamentali (vedesi Jobs Act e voucher), hanno aumentato l’IVA (che aumenterà ancora) e hanno tentato di stuprare la Costituzione, tentativo fortunatamente fermato in extremis dal voto popolare del 4 dicembre 2016!

Ma non solo: il Governo Gentiloni – che non sarebbe dovuto mai esistere in un sistema democratico – sta tentando di smantellare la Costituzione attraverso ulteriori ed illegittime cessioni di sovranità verso l’anti-democratica sovrastruttura europea!

E’, in punto di diritto, vera e propria USURPAZIONE DEL POTERE POLITICO! Siamo in dittatura!

Che fa la magistratura? Dorme?

 Avv. Giuseppe PALMA