Legge elettorale: Renzi vuole il caos post-elettorale. Al centro-destra serve il listone (articolo di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero di oggi)

Chi, come Renato Brunetta, sta aspettando che il Parlamento approvi una nuova legge elettorale, rischia di aspettare Godot, che non arriverà mai. Andremo probabilmente a votare con le due leggi elettorali uscite dalla Consulta, cioè con il Legalicum alla Camera e con il Consultellum al Senato, vale a dire rispettivamente con l’Italicum e il Porcellum così come smembrati dalla Corte costituzionale con sentenze numm. 35/2017 e 1/2014.

E ciò non è per caso. Il Partito democratico ha già messo in conto di subire una sonora batosta elettorale. Renzi sa benissimo che, se si andasse a votare con un sistema maggioritario, sarebbe fuori dai giochi. Se invece si andasse a votare con un sistema proporzionale, il Pd – pur perdendo le elezioni – potrebbe ancora dire la sua entrando a far parte di una coalizione di governo post-elettorale guidata da un nuovo “Monti”, cioè da un esecutore qualunque delle volontà di Bruxelles.

Le due leggi elettorali uscite dalla Consulta consentirebbero infatti al Pd di rimanere in gioco anche da perdente. È pur vero che il Legalicum prevede l’assegnazione di un premio di maggioranza alla Camera consistente nell’attribuzione del 54% dei seggi alla lista che ottiene almeno il 40% dei voti, ma è anche vero che una soglia così alta è proibitiva per chiunque. E anche se un’eventuale listone di centro-destra potesse raggiungerla, lo stallo si potrebbe verificare al Senato, dove il Consultellum non prevede alcun premio di maggioranza. Ci vorrebbe poco ad estendere il premio anche al Senato, ma non è detto che questo avvenga. Renzi mira a creare il caos post-elettorale e queste due leggi sono in grado di consentirglielo. Però non tutto è perso. Vediamo perché.

Il centro-destra potrebbe formare un listone unitario alla Camera (in modo da tentare di raggiungere il 40%) e correre in coalizione – ciascuno con la propria lista – al Senato, in modo da raggiungere percentuali alte al Nord (in Lombardia, Veneto e Piemonte la coalizione di centro-destra dovrebbe ottenere più del 50% dei voti in ciascuna Regione), vincere seppur di misura nella maggior parte delle Regioni del Centro-Sud (ottenendo ottime affermazioni in Puglia, Lazio, Campania, Abruzzo e Sicilia), e tentare così di conquistare almeno 159 seggi a Palazzo Madama, ai quali se ne aggiungerebbero un paio dalle circoscrizioni estero, raggiungendo così la fatidica quota 161, cioè la maggioranza assoluta dei seggi. Impresa difficile da realizzare, ma non del tutto impossibile.

La situazione sarebbe invece proibitiva per il M5s. Anche perché i pentastellati non faranno alleanze pre-elettorali con nessuno e quindi diventa per loro comunque impossibile riuscire ad ottenere la maggioranza assoluta al Senato. E stesso discorso dicasi alla Camera. Tuttavia, non fare alleanze prima non significa non farle dopo ed anzi è molto probabile che se il M5s dovesse, in assenza di listone del centro-destra, risultare il primo partito, il Capo dello Stato dovrà comunque dare l’incarico a Di Maio, il quale si metterà d’accordo con il Pd o con la Lega. Basta intendersi sul reddito di cittadinanza e il gioco è fatto. Insomma il listone potrebbe essere anche utile per evitare alcuni giochetti post-elettorali.

Il listone, però, alla Camera potrebbe scontentare Salvini nei voti di preferenza, dove Forza Italia la farebbe da padrona al Centro-Sud. Per riequilibrare i rapporti di forza Salvini dovrebbe chiedere di inserire nel listone unitario la maggior parte dei candidati leghisti al Nord. In tal modo la Lega non si vedrebbe superata – su base nazionale – dai candidati di Forza Italia. Ciò non vuol certo dire che la Lega non debba presentare i suoi candidati al Centro-Sud all’interno del listone (in tal caso i nominativi dei candidati di “Noi con Salvini”), ma realisticamente non sono questi che gli consentiranno di avere un alto numero di seggi a Montecitorio. Per quanto riguarda invece la suddivisione dei capilista bloccati alla Camera, Forza Italia e Lega dovrebbero dividerseli in egual misura (si parlava del 37% ciascuno, lasciando il resto a Fdi e altri alleati), in modo da non creare gli scompensi che dicevamo prima. Al Senato, invece, dove non sono previsti capilista bloccati ma solo un voto di preferenza, varrebbe lo stesso discorso fatto per la Camera.

Il “listone” certo snatura il proporzionale, ma per il centro-destra è questo l’unico modo per tentare di raggiungere il premio ed evitare giochetti post-elettorali. I rapporti di forza tra i singoli partiti si vedrebbero comunque al Senato col voto di lista. Occorre fare di necessità virtù. Se Renzi – sapendo di perdere – tenta di non far vincere gli altri, bisogna, nell’interesse del Paese, attrezzarsi per contrastarlo.

Articolo di Paolo BECCHI e Giuseppe PALMA su Libero di oggi, 18 settembre 2017 (a pagina 5)

 

Tedeschellum (o Tedescum): a breve uscirà un libro di Paolo BECCHI e Giuseppe PALMA sui sistemi elettorali! Un utile vademecum sulla nuova legge elettorale

Potrebbe uscire già a giugno, comunque non più tardi di luglio.

Si tratta di un nuovo libro, scritto a quattro mani dal prof. Paolo BECCHI e dall’avv. Giuseppe PALMA, con il quale gli autori – oltre a spiegare i meccanismi di quella che sarà la nuova legge elettorale italiana – svolgeranno ampie analisi anche sui sistemi elettorali vigenti in Italia dal 1946 ai giorni nostri, presentandone criticità e aspetti poco conosciuti.

Becchi e Palma ci spiegheranno dunque come i sistemi elettorali siano capaci di incidere – soprattutto in chiave negativa – sulla democrazia e sugli equilibri istituzionali: compresi gli ampi aspetti critici di quello che sarà il cosiddetto Tedeschellum o Tedescum

E’ bene che gli italiani, prima di recarsi a votare, conoscano sufficientemente la nuova legge elettorale. Il professore e l’avvocato si assumono pertanto questo onore ed onere: l’assoluta mancanza di una corretta informazione sul porcellum determinò i disastri che tutti ben conosciamo. E ciò non deve più accadere…

lacostituzioneblog.com

COME FUNZIONA IL SISTEMA ELETTORALE TEDESCO CHE SEMBRA PIACERE A RENZI-GRILLO-BERLUSCONI (di Giuseppe PALMA)

Sembra che le forze politiche, seppur con qualche distinguo, vogliano portarci verso un sistema elettorale “alla tedesca”.
Ma come si sposerebbe il nostro quadro politico con una legge elettorale come quella vigente in Germania?
Anzitutto vediamo come funziona il sistema elettorale tedesco.
L’elettore esprime due voti: il PRIMO VOTO serve ad eleggere i candidati nei collegi uninominali col sistema first-past-the-post (ottiene il seggio il candidato che ottiene più voti in ciascun collegio uninominale), mentre il SECONDO VOTO (che è il più importante) serve a determinare attraverso il sistema proporzionale la composizione numerica dei seggi spettanti a ciascuna lista in base ai voti ottenuti.
Soglia di sbarramento al 5%.
Una volta determinato con il secondo voto il numero di seggi spettanti a ciascuna lista all’interno del Bundestag, gli eletti vengono scelti in base ai risultati elettorali del primo voto (collegi uninominali).
Qualora la lista elegga nei collegi uninominali meno candidati di quelli che le spetterebbero in base ai risultati del secondo voto, i restanti degli eletti vengono cooptati dai listini bloccati redatti da ciascuna lista prima delle elezioni (l’elettore in tal caso non esprime nessuna preferenza per i candidati).
Se viceversa nei collegi uninominali (primo voto) risultassero vincenti più candidati rispetto ai seggi spettanti alla lista così cone stabiliti con il secondo voto, viene innalzato il numero dei componenti del Bundestag fino a contenere tutti gli eletti nei collegi uninominali.
Tale sistema, perché trovi applicazione in Italia, dovrebbe presuppore una revisione costituzionale in ordine all’eventuale superamento della rigidità normativa circa la componente numerica di entrambi i rami del Parlamento (tesi giustamente sostenuta dall’amico Paolo Becchi qualche giorno fa su Libero). Una soluzione ritenuta del tutto bizzarra e certamente irrealizzabile.
Tuttavia, il sistema tedesco potrebbe adeguarsi al nostro quadro politico-istituzionale prevedendo l’assegnazione dei seggi entro e non oltre la composizione numerica del Parlamento così come prevista dalla Costituzione.

Io, sinceramente, sul “tedesco” nutro serie perplessità.

A breve uscirà un libro, scritto a quattro mani da me e dal prof. Paolo Becchi, proprio su come le leggi elettorali incidano sugli equilibri democratici. In esso, oltre a presentare quella che sarà la nuova legge elettorale, io e Becchi spiegheremo altresì tutti i meccanismi elettorali dal 1946 ad oggi, con ampie analisi.

Giuseppe Palma

 

Clamoroso! Nella legge elettorale tornano i listini bloccati! Il cittadino non potrà scegliere! (di Giuseppe PALMA)

Chiamatelo pure Tedeschellum, VerdinellumRosatellum o Mattarellum corretto… se non è zuppa, è pan bagnato!

Dopo aver affossato in Commissione Affari Costituzionali alla Camera il testo base del Legalicum (l’Italicum smembrato dalla Corte costituzionale ed esteso anche al Senato), il PD di Matteo Renzi, sotto un forte impulso di quest’ultimo, tenta un vero e proprio atto di forza presentando una propria proposta di legge elettorale (relatore Fiano), vale a dire un Mattarellum corretto (impropriamente detto alla tedesca).

Ma vediamo cosa prevede il testo base presentato ieri in Commissione:

  • il 50% dei seggi verrebbero assegnati con sistema maggioritario a turno unico (maggioritario secco), cioè – limitandomi all’esempio della Camera – il territorio nazionale verrebbe suddiviso in 303 collegi uninominali dove – per ogni collegio – risulterebbe eletto il candidato che ottiene più voti (esattamente come avveniva col Mattarellum). In pratica, è il sistema elettorale adottato per le elezioni legislative in Gran Bretagna e USA. I nominativi dei candidati di ciascuna lista per ciascun collegio uninominale sono decisi a tavolino dai partiti e indicati sulla scheda elettorale. Per ciascun collegio uninominale risulta eletto un solo candidato con il sistema “first past the post” (quello che ottiene più voti – anche la sola maggioranza relativa – viene eletto) ;
  • il restante 50% dei seggi verrebbe invece attribuito con sistema proporzionale, con soglia di sbarramento molto alta (al 5%) e senza scorporo. In pratica – sempre limitandomi all’esempio della Camera – 303 seggi verrebbero attribuiti secondo criterio proporzionale (tanti seggi quanti sono i voti ottenuti in percentuale da ciascuna lista che abbia ottenuto almeno il 5% dei voti);
  • Per quanto riguarda i seggi attribuiti con il sistema proporzionale, l’elettore NON potrà esprimere nessuna preferenza, infatti il testo base prevede unicamente i listini bloccati, quindi i candidati da far eleggere in Parlamento saranno scelti a priori dalle segreterie di partito, che per ogni lista indicheranno – in ciascuno dei collegi plurinominali – quattro candidati bloccati. A differenza del porcellum (dichiarato incostituzionale), i nomi dei candidati nel proporzionale saranno indicati sulla scheda elettorale esattamente come avveniva con il Mattarellum. All’elettore spetterà soltanto, con il proprio voto, determinare i rapporti di forza;
  • i restanti seggi spetteranno invece alle circoscrizioni estero (12 seggi per la Camera e 6 per il Senato);
  • La scheda elettorale sarà una soltanto: da un lato il sistema uninominale e dall’altro quello proporzionale.

§§§

In pratica il Partito Democratico non ha affatto compreso la lezione della Corte costituzionale, la quale, pur non dichiarando incostituzionali i capi-lista bloccati (con Sentenza sull’Italicum), dichiarava invece incostituzionale il porcellum (Sentenza n. 1/2014) anche nella parte in cui non consentiva all’elettore di esprimere preferenze per i candidati!

Ciò premesso, trattandosi ancora di un testo baseè molto probabile che – nell’iter in Commissione e successivamente nel doppio passaggio parlamentare – il testo venga modificato, nell’ambito del 50% dei seggi attribuiti col sistema proporzionale, prevedendo sia i capi-lista bloccati che la facoltà per l’elettore di esprimere fino a tre preferenze per i candidati. Anche alla luce del fatto che, per il restante 50% dei seggi attribuiti col sistema maggioritario a turno unico, i candidati per ciascun collegio uninominale saranno già imposti dai partiti (pur sempre con indicazione dei nominativi sulla scheda elettorale), con il solo aspetto positivo che – trattandosi di 309 collegi uninominali – ciascun candidato avrà certamente un forte collegamento con il territorio e con gli elettori (ciascun collegio uninominale comprenderà infatti circa 160.000 elettori, a dispetto dei circa 500.000 previsti dall’Italicum o dal Legalicum).

In conclusione, lasciando al momento da parte le criticità connesse al sistema maggioritario (che sono tante) e limitando la mia analisi al restante 50% dei seggi da attribuirsi con sistema proporzionale, evidenzio quanto segue:

A) la soglia di sbarramento del 5% deve essere necessariamente ridotta al 2-3% in modo tale da garantire il diritto di tribuna;

B) deve essere necessariamente attribuita all’elettore la possibilità di esprimere direttamente le preferenze per i candidati, senza listini precompilati e – possibilmente – senza capi-lista bloccati.

Se fossero apportate le due modifiche di cui sopra alla parte del testo riguardante il sistema proporzionale, il Tedeschellum/Verdinellum/Rosatellum non rischierebbe la terza bocciatura di fila da parte della Corte costituzionale! E’ infatti fuori dubbio che, in un sistema politico pluralista come il nostro, il diritto di tribuna debba essere garantito in ogni caso anche – e soprattutto – alle formazioni minori, quindi la soglia di sbarramento al 5% è troppo alta e va certamente ridotta! Così come sarebbe impensabile, e gravissimo, mantenere listini precompilati senza dare all’elettore la facoltà di esprimere le preferenze per i candidati.

Matteo Renzi ha già chiesto che il testo giunga in Aula (alla Camera) il 29 maggio e sia approvato entro i primi di giugno, in modo tale che il Senato possa deliberare in via definitiva entro luglio.

Staremo a vedere… io credo che, senza le due modifiche che ho proposto, il Mattarellum corretto così come proposto ieri dal PD sia l’ennesima legge elettorale suscettibile di dichiarazione di incostituzionalità da parte della Consulta.

Avv. Giuseppe PALMA