Legge elettorale: “Come finisce una democrazia” – VIDEO di presentazione del libro di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI

VIDEO di presentazione del mio nuovo libro (attualmente disponibile in e-book) scritto a quattro mani con il prof. Paolo Becchi:

Per approfondire l’argomento:

http://lacostituzioneblog.com/2017/09/22/legge-elettorale-e-uscito-il-libro-di-paolo-becchi-e-giuseppe-palma-come-finisce-una-democrazia-i-sistemi-elettorali-dal-dopoguerra-ad-oggi-arianna-editrice-in-ebook/

Avv. Giuseppe PALMA

 

Ecco come il centro-destra vincerà le elezioni col #Rosatellumbis (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero del 15 ottobre 2017)

Qui di seguito l’articolo di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI pubblicato su Libero di oggi, domenica 15 ottobre 2017:

Ecco l’unico modo con cui il centrodestra può governare da solo

Attenzione: il sottotitolo apparso sul quotidiano riporta un refuso, invertendo le percentuali. Il contenuto dell’articolo riporta invece le percentuali corrette. 

Nelle ultime settimane, sia in tv che sui giornali, impazza il toto-simulazioni in ordine agli eventuali esiti elettorali a seguito dell’approvazione del cosiddetto Rosatellum bis, la legge elettorale per poco più di un terzo maggioritaria con collegi uninominali e per poco meno di due terzi proporzionale con collegi plurinominali e listini bloccati, senza voto disgiunto. Dalla maggior parte di queste simulazioni emerge che nessuna lista o coalizione di liste raggiungerà la maggioranza assoluta dei seggi.

Noi la vediamo diversamente. Addentriamoci nei numeri e nella logica del sistema delineato dal Rosatellum bis limitando il nostro esempio alla sola elezione della Camera dei deputati. Perché il centro-destra ottenga la maggioranza assoluta dei seggi a Montecitorio occorre che Berlusconi, Salvini e alleati vincano in non meno del 60-62% dei collegi uninominali, cosa fattibile perché ciò non significa affatto ottenere il 60% dei voti, Commento significa soltanto vincere anche di un solo voto nei collegi uninominali col sistema first-past-the-post, essendo sufficiente la maggioranza relativa. Si consideri a tal proposito che il M5S – non alleandosi con nessun’altra lista – vincerà in pochissimi collegi uninominali, lasciando che la partita se la giochino centro-destra e centro-sinistra, con quest’ultimo favorito fosse solo per l’alto numero di liste facenti parte della coalizione. E nei collegi uninominali – ripetiamolo – è sufficiente un solo voto in più per vedersi attribuire il seggio, qualunque sia il risultato ottenuto in termini percentuali. Si mettano quindi da parte 140-144 seggi ottenuti dal centro-destra nella quota maggioritaria.

Spostandoci ora nei collegi plurinominali (quota proporzionale), che assegnano quasi 2/3 dei seggi, la situazione è molto più complessa ma cercheremo di rendervela il più semplice possibile. Il centro-destra unito, quantomeno nei sondaggi, è dato oggi al 36-38% circa dei consensi, ma ogni simulazione che si rispetti in ordine al Rosatellum bis non può non tenere conto di un aspetto fondamentale: l’assenza di voto disgiunto e l’automaticità dell’estensione pro-quota del voto espresso per il candidato del collegio uninominale alle liste collegate nei collegi plurinominali, oltre che l’obbligatorietà – qualora l’elettore intendesse esprimere anche il voto di lista – di votare nei collegi plurinominali per una lista collegata al candidato del collegio uninominale prescelto. Si tratta del cosiddetto effetto-traino dovuto proprio all’assenza del voto disgiunto, effetto che – in considerazione di una netta affermazione in termini di seggi da parte del centro-destra nei collegi uninominali secondo i numeri sopra riportati – condurrà la coalizione a raggiungere ragionevolmente non meno del 40-43% dei consensi, alias 154-166 seggi.

Considerando i numeri sinora riportati e facendo la media aritmetica, ecco che il centro-destra otterrebbe 302 seggi, ai quali vanno aggiunti i seggi dei deputati eletti nelle Circoscrizioni Estero più quelli che scaturiscono dalle liste presentatesi singolarmente, cioè non in coalizione, ma che non abbiano superato la soglia di sbarramento del 3% su base nazionale, i quali vanno attribuiti pro-quota (in misura maggiore a chi ha ottenuto più voti). Pur dando per sconfitto il centro-destra nelle Circoscrizioni Estero, questo dovrebbe ottenere non meno di 5 seggi su 12, più altri 9-15 dal recupero derivante dalle liste sotto il 3%, per un totale complessivo che oscilla all’interno della forbice 316-322 seggi.

Ovvio che con una maggioranza così risicata sarebbe difficile portare avanti la Legislatura per cinque anni, ma è altrettanto vero che – se il numero di seggi ottenuti non dovesse essere inferiore a 316 – per la formazione del nuovo governo non si potrà prescindere dalla coalizione che ha vinto le elezioni.

L’errore che è stato commesso nelle molteplici simulazioni pubblicate dai giornaloni è quello di applicare le percentuali di voti attribuite a ciascuna lista anche per la parte maggioritaria dei collegi uninominali, dove la logica è totalmente differente. Alle elezioni politiche del 1994 il Patto Segni-Patto per l’Italia si vide attribuire nei collegi uninominali appena 4 seggi pur ottenendo più del 15% dei voti su base nazionale. Stessa fine farà il M5S, che nei collegi uninominali potrebbe conquistare non più di una ventina di seggi. Con il Rosatellum bis, vista l’assenza del voto disgiunto, le simulazioni di questi giorni non hanno a parer nostro valutato a sufficienza quello che abbiamo definito effetto-traino dall’uninominale al plurinominale. La partita è certo tutta da giocare ma la coalizione di centro-destra sembra avere al momento le carte migliori per vincerla.

Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero di domenica 15 ottobre 2017 (a pagina 3)

 

 

“Rosatellum bis: i limiti di un sistema bloccato” (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI sul SecoloXIX del 14 ottobre 2017)

Qui di seguito l’articolo scritto da Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI, pubblicato sul SecoloXIX di sabato 14 ottobre 2017:

Rosatellum, i limiti di un sistema bloccato

Il dibattito politico di questi ultimi giorni si è concentrato quasi più sulla questione di fiducia posta dal governo che sui contenuti della legge elettorale. Nello specifico il Movimento 5 Stelle è sceso in piazza davanti a Montecitorio per denunciare l’incostituzionalità sia del voto di fiducia in materia elettorale sia dei listini bloccati previsti dal Rosatellum bis nei collegi plurinominali.

Cerchiamo di fare chiarezza. Porre la questione di fiducia sulla legge elettorale, benché sicuramente disdicevole come procedura, non è di per sé un atto contrario al dettato costituzionale. Si tratta solo di una questione di opportunità politica. Diversa invece la questione dei listini bloccati. La Costituzione, agli artt. 56 e 58 fa esplicito riferimento al voto diretto, così come la Corte costituzionale – con la sentenza n. 1/2014 – ha dichiarato l’incostituzionalità del porcellum anche nella parte in cui questo non consentiva all’elettore di esprimere le preferenze per i candidati. Fa scalpore, tuttavia, che il M5S protesti oggi sui listini bloccati visto che appena quattro mesi fa trovò un’intesa col Pd sul cosiddetto tedeschellum, il quale prevedeva proprio i listini bloccati. Poi l’accordo per palese incapacità politica pentastellata saltò, e oggi il Dibba protesta nelle piazze. Sarebbe il caso di dire “chi è causa del suo mal, pianga se stesso”. Prendersela poi con Salvini non ha molto senso. Avrebbe dovuto votare contro una legge che lo favorisce? Sarebbe stato un bel pirla. Ma cosa non funziona in questa legge? Il Rosatellum bis o Mattarellum capovolto è, contrariamente a quanto si dice, migliore del Porcellum, ma non per questo conforme alla Costituzione. Uno dei punti nevralgici che caratterizzano l’incostituzionalità della nuova legge elettorale, oltre alla mancanza delle preferenze, è dato dall’assenza del voto disgiunto, che invece era garantito dal Mattarellum del 1993 per l’elezione della Camera dei deputati. Con le tre elezioni politiche tenutesi dal 1994 al 2001 all’elettore venivano consegnate due schede: l’una per il maggioritario e l’altra per il proporzionale. Il cittadino poteva votare il candidato di una lista nel collegio uninominale e cambiare completamente voto per la quota proporzionale, arrivando anche a non esprimere alcun voto. Con il Rosatellum bis la situazione è completamente diversa. Ed è questo il suo vero limite. L’elettore potrà votare il candidato prescelto del collegio uninominale e contestualmente una sola lista tra quelle ad egli collegate per la quota proporzionale (collegi plurinominali), dove i nomi dei candidati saranno espressamente indicati sulla scheda elettorale. Non essendo ammesso il voto disgiunto, l’elettore che intendesse votare solo il candidato del collegio uninominale troverà il suo voto automaticamente distribuito (pro-quota) in favore delle liste collegate nei collegi plurinominali, senza che abbia la facoltà di poter esprimere una scelta differente, se non quella di votare obbligatoriamente per una lista collegata al candidato dell’uninominale. E medesimo discorso vale anche nel caso contrario: qualora l’elettore esprimesse il proprio voto solo per la lista della quota proporzionale (collegi plurinominali), esso si estenderà automaticamente anche al candidato del collegio uninominale.

Insomma col Rosatellum bis sei costretto a votare per un candidato che non avresti voluto votare. Ed essere costretti a votare per qualcuno cozza con l’idea di democrazia.

Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI sul SecoloXIX di sabato 14 ottobre 2017 (occhiello in prima pagina e continuazione all’interno).


Becchi e Palma sono autori dell’e-book“Come finisce una democrazia, i sistemi elettorali dal dopoguerra ad oggi”, Arianna editrice

Con voto disgiunto e preferenze il Rosatellum bis migliora (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI sul Secolo XIX)

Qui di seguito l’articolo a firma di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI pubblicato oggi sul Secolo XIX, in occhiello di prima pagina e in continuazione a pagina 4,dal titolo: “Con voto disgiunto e preferenze il Rosatellum bis migliora – Preferenze e voto disgiunto: così si rispettano cittadini e Consulta“.

Dopo le diverse proposte avanzate in questi mesi, dal Mattarellum corretto al tedeschellum, siamo ora giunti al Mattarellum capovolto, detto anche Rosatellum bis. Diciamolo: non se ne può più di questo teatrino in cui a dare spettacolo è un Parlamento di abusivi che, dopo aver fatto due leggi elettorali bocciate dalla Consulta, si appresta a farne una terza che – così come l’ha scritta il Pd – presenta evidenti profili di incostituzionalità. Ma entriamo nel merito.

Il Rosatellum 2.0 prevede l’assegnazione dei seggi in misura di poco più di un terzo con collegi uninominali a turno unico e poco meno di due terzi con sistema proporzionale. L’elettore potrà votare il candidato prescelto del collegio uninominale e contestualmente una sola lista tra quelle a lui collegate per la quota proporzionale (collegi plurinominali), dove i nomi dei candidati saranno espressamente indicati sulla scheda elettorale, da un minimo di due ad un massimo di quattro (i famigerati listini bloccati), senza poter esprimere alcuna preferenza. Non è ammesso il voto disgiunto. Con tale sistema i partiti disattendono la sentenza n. 1/2014 della Corte costituzionale nella parte in cui questa dichiara l’incostituzionalità del Porcellum in quanto non consentiva all’elettore la facoltà di esprimere le preferenze per i candidati. E anche se la sentenza n. 35/2017 della Consulta (quella sull’Italicum) pur non dichiarando l’incostituzionalità dei capilista bloccati, giustifica la sua scelta in ordine al fatto che l’talicum consentisse comunque all’elettore di esprimere fino a due preferenze per i candidati. Possibilità del tutto assente nel Mattarellum capovolto. Il risultato? Ci ritroveremo con la terza legge elettorale consecutiva destinata a non superare il giudizio di costituzionalità. Sentiamo dire che i listini bloccati, con i nomi dei candidati indicati sulla scheda elettorale, non sono incostituzionali perché anche il Mattarellum del 1993 li prevedeva così, senza che quella legge sia mai stata oggetto di censura da parte della Consulta. Precisiamo. Anzitutto, il Mattarellum del 1993 assegnava ben tre quarti dei seggi col sistema dei collegi uninominali, quindi veniva rispettato il criterio del voto diretto sancito dalla Costituzione, mentre il Mattarellum capovolto ne assegna poco più di un terzo, e per giunta senza la possibilità per l’elettore di esprimere il voto disgiunto, facoltà invece consentita dal Mattarellum del 93. E poi, il Mattarellum “originale” non è mai finito davanti alla Corte costituzionale. Quest’ultima però, nella sentenza con la quale dichiarava la parziale incostituzionalità dell’Italicum, precisava che i capilista bloccati sono legittimi solo in ordine a due motivi: 1) che i nomi dei candidati siano espressamente indicati sulla scheda elettorale in modo da darne previa e piena conoscibilità agli elettori: 2) che all’elettore sia data comunque la facoltà di esprimere le preferenze per i candidati, facoltà che l’Italicum rispettava. Con il Rosatellum bis, invece, i candidati dei collegi plurinominali (quota proporzionale) sono tutti bloccati, con la conseguenza che a risultare eletti saranno solo quelli posizionati nei primi posti dei listini come preventivamente deciso a tavolino dalle segreterie di partito, o nel caso del M55 da Di Maio & Associati con votazioni di dubbia legittimità, senza che l’elettore possa effettuare una scelta diretta se non limitatamente ai candidati dei collegi uninominali. I partiti tentano di approvare una nuova legge elettorale che non serve a ridare voce al popolo, bensì, ancora una volta, a difendersi dal popolo, dando vita nuovamente ad un Parlamento composto in larga parte da nominati.

Tuttavia il cosiddetto Mattarellum capovolto potrebbe essere un compromesso accettabile, ma dovrebbe essere oggetto di due miglioramenti al fine di renderlo conforme alla Costituzione. Si dovrebbe prevedere il voto disgiunto, in modo da rispettare il requisito del voto libero, e nella parte riguardante i collegi plurinominali (la quota proporzionale) si dovrebbe dare all’elettore la facoltà di esprimere le preferenze, pur mantenendo eventualmente i capilista bloccati. L’elettore potrebbe ad esempio esprimere da un minimo di una ad un massimo di tre preferenze a seconda delle “dimensioni” del listino, salvo i capilista bloccati. Così il Legislatore rispetterebbe non solo la Costituzione (voto diretto), ma anche le due sentenze della Corte costituzionale. Con i listini bloccati, invece, il popolo ha la sola facoltà di determinare i rapporti di forza tra le liste, senza poter scegliere direttamente i candidati da mandare in Parlamento. E ciò lede palesemente il principio del voto diretto sancito dagli articoli 56 e 58 della Costituzione. Se la politica continua ad imporre i listini bloccati, non fa altro che esautorare la sovranità popolare allontanando definitivamente i cittadini dalla vita democratica.

Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI (sul Secolo XIX di mercoledì 4 ottobre 2017).

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Per chi volesse approfondire l’argomento potrà acquistare il nuovo libro di Palma e Becchi: “COME FINISCE UNA DEMOCRAZIA. I sistemi elettorali dal dopoguerra ad oggi“, Arianna editrice (22 settembre 2017) – ebook:

  Elenco delle librerie on-line presso le quali è possibile acquistare l’e-book:

Libero presenta il nuovo libro di Paolo BECCHI e Giuseppe PALMA: “Come finisce una democrazia. I sistemi elettorali dal dopoguerra ad oggi”

Dal quotidiano Libero del 23 settembre 2017:

Pubblichiamo in anteprima uno stralcio di Come finisce una democrazia, ebook di Paolo Becchi e Giuseppe Palma uscito per la casa editrice Arianna

Se da un lato il sistema elettorale vigente nel Paese dal 1946 al 1993 rispettava il dettato costituzionale, quelli venuti dopo hanno cercato – chi più chi meno – di manipolare la volontà degli elettori. Nel caso del Mattarellum abbiamo visto come la democrazia rappresentativa e pluralista lasciava il posto ad un sistema maggioritario che – pur non essendo mai finito dinanzi al giudizio della Consulta -vanificava almeno in parte i risultati elettorali ottenuti dai partiti minori (…).

Tuttavia il Mattarellum rientrava ancora nell’architettura costituzionale disegnata dai Padri Costituenti (…). Con il porcellum, invece, le cose sono precipitate perché, oltre ad avere deputati e senatori tutti nominati e non scelti direttamente dai cittadini, la composizione di entrambe le Camere era falsata da un premio di maggioranza attribuito senza neppure la previsione di una soglia minima di voti oltre la quale il premio avrebbe dovuto trovare applicazione. Il problema, oltre che tecnico-costituzionale, è però politico: dalla democrazia rappresentativa della Prima Repubblica (con i suoi difetti) siamo passati alla democrazia dei video-spot, per poi evolverci verso la post-democrazia del clic … È innegabile l’esistenza di un filo rosso che collega le scelte politiche degli ultimi decenni alle leggi elettorali adottate. Il porcellum, infatti, andava nella direzione di esautorare la volontà degli elettori (…). E così anche con i tentativi seguenti. Ci hanno provato sia con le leggi elettorali sia con la Costituzione, ma, visti gli esiti dell’ultimo referendum confermativo dello scorso 4 dicembre, ci sono riusciti solo in parte. Scriviamo «in parte» perché in realtà la Costituzione ha subìto – con esito favorevole – la modifica del 2012 sull’introduzione nella Carta costituzionale del vincolo del pareggio di bilancio, l’ennesimo «vincolo esterno» imposto dalla sovrastruttura europea, del tutto in contrasto con i principi inderogabili della Costituzione. Era solo un tassello del progetto già iniziato con il Trattato di Maastricht e soprattutto con i seguenti regolamenti con i quali è stato introdotto l’euro … In materia di legge elettorale i giochi – al momento – sono ancora aperti. Alla data di uscita di questo libro – nella versione digitale – sul tavolo vi sono ancora quattro possibilità: 1) l’eventuale approvazione entro la fine della Legislatura, qualora vi fossero condizioni politiche favorevoli, del nuovo testo presentato dal Partito Democratico (…) Rosatellum bis; 2) la ripresa del dibattito parlamentare sul modello «tedesco all’italiana»; 3) nessuna nuova legge elettorale con la conseguenza che si andrà al voto con il Legalicum per la Camera ed il Consultellum per il Senato, cioè rispettivamente con l’Italicum ed il porcellum (…); 4) l’armonizzazione delle due leggi elettorali oggi vigenti (Legalicum e Consultellum) attraverso alcuni ritocchi alle stesse, così come auspicato e suggerito dalla Corte costituzionale (…) A parere nostro non esiste un sistema migliore di un altro. Qualunque legge elettorale non può in ogni caso prescindere dal rispetto dei principi costituzionali. (…) Resuscitare il Mattarellum originario sarebbe in effetti la cosa più semplice, ma siamo certi che proprio per questo non avverrà…

Articolo apparso su Libero il 23 settembre 2017.

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Per chi volesse acquistare il libro (attualmente disponibile solo in e-book):

L’elenco delle librerie on-line sarà in continuo aggiornamento.

IMPORTANTE! APPENDICE al libro sul MATTARELLUM CAPOVOLTO o ROSATELLUM bis:

 

 

Legge elettorale: è uscito il libro di Paolo BECCHI e Giuseppe PALMA “COME FINISCE UNA DEMOCRAZIA. I SISTEMI ELETTORALI DAL DOPOGUERRA AD OGGI” – Arianna editrice (in ebook)

In primo piano

COME FINISCE UNA DEMOCRAZIA. I sistemi elettorali dal dopoguerra ad oggi

di Paolo BECCHI e Giuseppe PALMA

Arianna editrice, 22 settembre 2017 (in e-book)

Elenco delle librerie on-line presso le quali è possibile acquistare l’e-book:

Il tema della legge elettorale, con tutti i suoi inevitabili tecnicismi, non attira nessuno se non il solito pubblico molto ristretto degli addetti ai lavori o appassionati dell’argomento. Eppure, in fin dei conti, dopo la Costituzione si tratta della legge più importante di un Paese, quella che stabilisce le regole del “gioco democratico” che devono essere rispettose del dettato costituzionale. Ora, il nostro Parlamento è riuscito per ben due volte ad adottare leggi elettorali che, sottoposte entrambe al vaglio della Corte costituzionale, non l’hanno superato.

Sconcertati da tutto ciò abbiamo deciso di presentare un contributo che tracci, in modo sintetico, la storia dei sistemi elettorali che si sono succeduti in Italia dal dopoguerra ad oggi, prospettando ed analizzando anche le possibili soluzioni con le quali andremo a votare alle prossime elezioni politiche: dalle due leggi elettorali uscite dalle sentenze della Consulta numm. 35/2017 e 1/2014 (vale a dire il Legalicum alla Camera e il Consultellum al Senato, cioè l’Italicum e il porcellum così come falcidiati dalla Corte costituzionale), all’ipotesi di un modello tedesco “all’italiana” – un porcellinum con crauti – sul quale sembrava che tutti fossero d’accordo – e che poi si è arenato, sino alla novità dell’ ultima ora rappresentata dal Mattarellum capovolto.

Questa storia infinita dimostra una cosa sola. Renzi con la sconfitta al referendum ha perso la sua battaglia politica e ora sta cercando di fare approvare una legge elettorale in cui tutti saranno al contempo vincitori e perdenti. La conseguenza? Un caos post-elettorale di cui sapranno approfittare i poteri forti. Così finisce una democrazia.

ATTENZIONE!Come finisce una democrazia. I sistemi elettorali dal dopoguerra ad oggi” è uscito a ridosso della presentazione, da parte del Partito Democratico, di una nuova proposta di legge elettorale giornalisticamente definita Mattarellum capovolto o Rosatellum bis, depositata in Commissione Affari Costituzionali alla Camera dei deputati nella seduta di giovedì 21 settembre 2017. Tale nuovo sistema è stato spiegato nel libro molto brevemente e in linea generale, senza eccessivi tecnicismi, anche per entrare sin da subito e a pieno titolo nel dibattito politico e parlamentare. Ciò rende necessaria la pubblicazione di un’APPENDICE/INTEGRAZIONE qui di seguito riportata in pdf, nella quale spieghiamo nel dettaglio (e con i necessari tecnicismi) i meccanismi elettorali del MATTARELLUM CAPOVOLTO o ROSATELLUM BIS (in ordine al testo approvato dalla Camera dei deputati – con voto di fiducia – nella giornata di giovedì 12 ottobre 2017), oltre all’indicazione della scheda elettorale, dei profili di incostituzionalità e di alcune correzioni. Per scaricare l’APPENDICE è sufficiente cliccare sul link sottostante:

L’APPENDICE di cui sopra verrà opportunamente aggiornata nell’eventualità il Mattarellum capovolto o Rosatellum bis giungesse ad approvazione definitiva da parte di entrambe le Camere entro fine Legislatura. 

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VIDEO di presentazione del libro:

 

Giuseppe PALMA, Paolo BECCHI

 

Legge elettorale: il Mattarellum capovolto quale ultima mossa disperata del PD (articolo di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero di oggi)

Il Pd sa già di aver perso le elezioni politiche, dopo la batosta che si annuncia alle regionali siciliane. Ma non vuole finire all’opposizione. Per questo cerca tutte le soluzioni possibili per ingarbugliare l’esito del voto impedendo a chiunque, coalizioni comprese, di raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi, tanto alla Camera che al Senato. Ci ha provato prima col rosatellum, poi col tedeschellum e infine ha paventato l’idea di andare a votare con le due leggi elettorali uscite dalla Corte costituzionale, senza alcune armonizzazione.

Quest’ultima soluzione è stata osteggiata da più parti, oltre che dal presidente della Repubblica che, da sempre, invita il Parlamento a legiferare in materia elettorale, omogeneizzando quanto meno le due leggi uscite dalla Consulta. Ma niente da fare. Ed ecco che arriva un altro bel fungo avvelenato, sempre raccolto dal Pd, che propone l’idea di un Mattarellum «capovolto» (o rosatellum corretto), cioè con il 37% dei seggi da attribuirsi col sistema maggioritario secco a turno unico, all’inglese, e ben il 63% col sistema proporzionale a listini bloccati, cioè senza preferenze e senza voto disgiunto ma coni nomi dei candidati espressamente indicati sulla scheda elettorale. Con la novità che la soglia di sbarramento sarebbe del 3% e non del 5%, tanto per accontentare Alfano e cespuglietti centristi vari.

Insieme al fatto che i seggi da attribuirsi con l’uninominale saranno appena poco più di un terzo, sarà proprio la bassa soglia di sbarramento prevista per la quota proporzionale che renderà impossibile, in un sistema tripolare, raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi a nessuno dei contendenti. E ciò creerà quel caos post-elettorale a cui Renzi mira e che rimetterà in gioco il Pd, anche da sconfitto. Bisognerebbe avere il coraggio di bloccare sul nascere questa follia. Se proprio si vuole il Mattarellum si faccia «rivivere» la vecchia legge elettorale, nel caso con qualche ritocco, e si vada a votare con quella. Nessuno solleverà la questione della incostituzionalità di una legge fatta dall’attuale presidente della Repubblica.

Questa storia infinita della legge elettorale dimostra comunque solo una cosa: Renzi con la sconfitta al referendum ha perso la sua battaglia politica e ora sta soltanto cercando di vendere cara la pelle.

di Paolo BECCHI e Giuseppe PALMA su Libero di oggi, 20 settembre 2017 (a pagina 5)