Una proposta di legge costituzionale per abrogare il pareggio di bilancio in Costituzione (VIDEO della conferenza stampa) – Marco Mori, Paola De Pin e Giuseppe Palma

Giovedì 23 marzo 2017 si è tenuta in Senato (presso sala ISMA) una conferenza stampa per presentare il mio DDL di revisione costituzionale (n. 2703 comunicato alla Presidenza il 15 febbraio 2017), a firma delle senatrici Paola De Pin e Monica Casaletto (di Riscossa Italia – Gruppo Misto).

Alla conferenza stampa, oltre a me, prendevano parte la senatrice Paola De Pin (co-firmataria del DDL) e l’avvocato Marco Mori (segretario di “Riscossa Italia“).

I principali obiettivi di questo mio DDL di revisione costituzionale sono:

  • la costituzionalizzazione dei contro-limiti così come sanciti dalla Corte costituzionale (Sentenze numm. 284/2007 e 238/2014);
  • l’abrogazione del vincolo del pareggio di bilancio vigliaccamente introdotto in Costituzione nel 2012, oltre alla costituzionalizzazione del suo ripudio;
  • la costituzionalizzazione dell’inderogabilità della sovranità monetaria (quindi il suo ripristino addirittura per via costituzionale);
  • il ripristino della sovranità nazionale attraverso la costituzionalizzazione della preminenza della legislazione nazionale su quella europea ed internazionale;
  • la costituzionalizzazione dell’obbligo per la Repubblica di perseguire l’obiettivo della piena occupazione;
  • la costituzionalizzazione dei limiti all’imposizione fiscale;
  • il mantenimento del sistema del bicameralismo paritario ma con l’introduzione di una commissione parlamentare di conciliazione che funzioni attraverso procedure democratiche previste da legge costituzionale. L’approvazione delle leggi avverrà sempre e comunque da parte di entrambe le aule parlamentari in un sistema di bicameralismo paritario, ma con un tentativo di miglioramento del sistema stesso, pur garantendo il ruolo paritario delle due Camere.

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Qui di seguito il VIDEO della conferenza stampa:

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Per poter legge il mio DDL è possibile scaricarlo direttamente dal sito del Senato cliccando uno dei seguenti link:

Versione in PDF, stampabile (con allegata Relazione al DDL):

Versione a video:

 Versione stampabile (da video):

 

Avvocato Giuseppe PALMA

 

 

 

Il sì del PD, con Enrico Letta, alla costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio (di Giuseppe PALMA)

Ecco l’intervento in aula a Montecitorio di Enrico Letta, all’epoca vice-segretario del Partito Democratico (e successivamente Presidente del Consiglio dei ministri), che plaude – addirittura come momento solenne – la vigliaccata della costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio!

Per non dimenticare chi ha tradito l’Italia e la sua Costituzione:

 

Giuseppe PALMA

 

 

Facciamo avanzo primario da oltre vent’anni… altro che pareggio di bilancio! (articolo per cuori forti) – di Giuseppe PALMA

Prima di entrare nel cuore dell’articolo, si rendono necessarie alcune nozioni-base di economia spiegate alla massaia di Vigevano:

a) lo Stato fa pareggio di bilancio quando tassa (e incamera) tutto quello che ha speso, lasciando ZERO ricchezza alla collettività;

b) si ha invece avanzo primario quando le entrate dello Stato sono superiori alle uscite, generando in tal modo un massacro della collettività. Il calcolo è svolto al netto degli interessi passivi sul debito pubblico. In pratica è la differenza tra entrate ed uscite dello Stato (con un risultato che vede prevalere le prime),   senza calcolare gli interessi sul debito! 

c) lo Stato spende a deficit quando la sua spesa è superiore alle sue entrate, quindi quando decide di tassare (e incamerare) meno di quanto ha speso, lasciando la residua fetta di ricchezza alla collettività;

d) uno Stato privo di sovranità monetaria (i 19 Paesi che adottano l’euro), non potendo più creare moneta dal nulla (peculiarità riservata solo alla BCE), per reperire la moneta ha tre possibilità: 1) andandola a chiedere in prestito ai mercati dei capitali privati (es. banche private) attraverso il collocamento sul mercato primario dei Titoli di Stato (che poi costituiscono il famigerato debito pubblico). Il mercato decide quindi i tassi di interesse a seconda della sostenibilità dei conti pubblici dello Stato “richiedente”! Più i conti saranno in ordine (indipendentemente dalle condizioni socio-economiche in cui versa la collettività) e più gli interessi saranno bassi; più lo Stato spenderà a deficit (aiutando la collettività) e più gli interessi saranno alti; 2) andandola ad estorcere a cittadini e imprese attraverso l’aumento delle tasse, l’inasprimento dei sistemi di accertamento fiscale e i tagli selvaggi alle voci di spesa pubblica più sensibili (sanità, pensioni, sicurezza, istruzione, giustizia etc);  3) favorendo l’ingresso di capitali esteri attraverso gli investimenti stranieri e le esportazioni. Nel primo caso, chi investe non vuole tra i piedi i così detti “irritanti commerciali” (i diritti dei lavoratori), altrimenti trova conveniente investire altrove. Nel secondo caso, ciò quello delle esportazioni, il discorso è invece più articolato: l’euro è un accordo di cambi fissi, quindi, per poter essere competitivi, non potendo più scaricare il peso della competitività sulla moneta, lo si scarica sul lavoro attraverso la riduzione dei salari e la contrazione delle garanzie contrattuali e di legge in favore del lavoratore (riforma Fornero e Jobs Act questo sono);

e) la BCE (Banca Centrale Europea), addirittura per suo statuto, non funge da prestatrice illimitata di ultima istanza, cioè non garantisce i debiti pubblici di nessuno degli Stati dell’Eurozona. Il Quantitative Easing di Draghi sta provvedendo ad acquistare Titoli di Stato sul mercato secondario (cioè quelli già in circolazione) e non quelli sul mercato primario (cioè battuti mensilmente dal Tesoro). Ciò detto, nei Paesi dell’area-euro la funzione di prestatrice di ultima istanza è purtroppo esercitata da cittadini e imprese!

Tenete a mente queste cinque nozioni perché torneranno utili più avanti. 

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Fatta questa doverosa e non breve premessa, senza la quale sarebbe impossibile per i non addetti ai lavori comprendere il contenuto di questo articolo, entriamo ora nel vivo.

L’Italia, come ormai tutti dovrebbero sapere, con la sottoscrizione del Fiscal Compact (marzo 2012) e la costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio (aprile 2012), si è obbligata a fare (inizialmente dal 2014, ora dal 2019) pareggio di bilancio, castrandosi per i decenni a venire di qualsiasi politica economica che miri a creare occupazione e benessere!

E fin qui, vista l’incessante attività divulgativa degli ultimi anni, nulla di nuovo.

Ma attenzione! Forse non tutti sanno che l’Italia, a partire dal 1991 in avanti, non è affatto vero che spende a deficit! Forse è vero tecnicamente, ma non nella sostanza!

Come sarebbe a dire, direbbe un qualsiasi cittadino?! Ma è proprio così. Anzi, vi dirò di più: non fa neppure pareggio di bilancio! Fa AVANZO PRIMARIO! Cioè incassa di più di quello che spende, massacrando cittadini e imprese! Ma allora, si chiederebbe chiunque, perché in televisione e sui giornaloni si sente e si legge che spendiamo ogni anno a deficit? La risposta è semplice: sono gli interessi passivi sul debito, quindi non è spesa lasciata in ricchezza alla collettività: è solo per effetto degli interessi che una situazione di avanzo primario si trasforma in deficit!

Per cui, quando in TV sentite che quest’anno l’Europa ci “concede” di spendere entro il 2,1% nel rapporto deficit/PIL, vuol dire che quella spesa a deficit del 2,1% sul PIL (che sarebbe ricchezza per  la collettività) altro non è che un deficit avutosi per effetto degli interessi passivi sul debito pubblico, e che in realtà la spesa dello Stato è (al netto degli interessi sul debito) addirittura inferiore alle entrate, determinando un massacro sociale degno dei più criminali eserciti d’occupazione!

Alla luce di quanto sopra, immaginate cosa accadrà al nostro Paese ora che – a partire dal 2019 – dovremo fare pareggio di bilancio: in pratica saremo costretti, considerati gli interessi passivi sul debito pubblico, a fare tutti gli anni un consistente AVANZO PRIMARIO, ben superiori di quelli collezionati negli ultimi decenni. Ciò vorrà dire vero e proprio massacro sociale, ben più pesante di quanto accade ormai da diversi anni…

Ma non aspetteremo neppure il 2019… già a partire dal prossimo anno, secondo quanto previsto dall’ultimo DEF, l’Europa ci ha “concesso” per il 2018 un rapporto deficit/PIL entro l’1,2%! Capirete che, alla luce delle argomentazioni fin qui esposte, se non è tirannia è quantomeno sottomissione coloniale!

Capite adesso perché non ci fanno votare nonostante la dichiarata incostituzionalità del porcellum e nonostante l’esito referendario dello scorso dicembre? Qualora alle elezioni politiche vincessero le forze anti-euro, l’Unione Europea non vedrebbe garantita l’assunzione da parte dell’Italia di quegli impegni capestro indispensabili alla sopravvivenza dell’euro e della stessa sovrastruttura europea! È tutto qui. 

Tuttavia, qualcuno potrebbe giustamente osservare che, prima o poi, entro il marzo 2018 dovremo per forza andare a votare per scadenza costituzionale della Legislatura. Vero! Ma non è detto: la nostra Costituzione prevede che la durata di ciascuna Camera non possa superare i cinque anni, salvo proroga ma soltanto in caso di guerra. Visti i recenti sviluppi internazionali, non è detto che ciò non possa verificarsi, con conseguente sopravvivenza di questa Legislatura costituitasi in grave alterazione del principio di rappresentatività democratica (Cass. sentenza n. 8878/2014).  E, in ogni caso, con la “copertura di continuità” offerta all’Europa dal Governo Gentiloni in questi mesi, i burocrati di Bruxelles e Francoforte si sono garantiti impegni importati (e forcaioli) da parte del nostro Paese.

Ma rallegratevi… ce lo chiede l’Europa!

Ah, dimenticavo: buona Pasqua!

Avv. Giuseppe PALMA

 

 

 

Cosa vuol dire PAREGGIO DI BILANCIO in Costituzione? (VIDEO di Giuseppe PALMA)

Propongo qui di seguito un mio VIDEO di pochi mesi fa con il quale spiego, in breve, il PAREGGIO DI BILANCIO in Costituzione.

Trattasi della sesta puntata di un mio speciale-video per la pagina facebook “Economia Democratica“. Il video qui di seguito riportato è ripreso da youtube. Buona visione:

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L’Italia, a partire dal 2019 (inizialmente era stato previsto dal 2014, ma abbiamo goduto di diverse proroghe), dovrà fare PAREGGIO DI BILANCIO, quindi dovrà necessariamente lasciare ZERO ricchezza al suo popolo (tanto lo Stato spenderà, tanto dovrà incassare, lasciando quindi NULLA a imprese e cittadini)! Già il prossimo anno (2018), secondo quanto previsto dal DEF, dovremo mantenere un rapporto deficit/PIL entro l’1,2%… il pareggio di bilancio è ormai alle porte, e con esso la definitiva distruzione di cittadini e imprese!

Chi ha voluto il PAREGGIO di BILANCIO, prima con il Fiscal Compact e poi con l’inserimento del relativo vincolo in Costituzione?

  • Partito Democratico
  • l’allora PDL (con qualche eccezione coraggiosa)
  • e UDC (oggi sarebbe scelta civica e alternativa popolare)
  • Il tutto sotto la guida del Governo presieduto da Mario Monti, che sottoscriveva il Fiscal Compact il 2 marzo 2012.

Giuseppe PALMA

 

 

DEF Andiamo verso il pareggio di bilancio: la morte definitiva del Paese (di Giuseppe PALMA)

Sarò breve: secondo quanto previsto dal DEF varato dal Governo Gentiloni, il prossimo anno (cioè nel 2018) l’Italia dovrà raggiungere un rapporto deficit/PIL dell’1,2%!

Cosa vuol dire questo?

Vuol dire che, oltre ad effettuare ulteriori tagli selvaggi alle voci di spesa pubblica più sensibili (sanità e pensioni) e a condurre una lotta giacobina all’evasione fiscale (massacrando soprattutto cittadini e imprese), il Governo dovrà incassare in misura pressoché equivalente a quanto spende, lasciando quasi ZERO ricchezza ai cittadini!

Il pareggio di bilancio si avvicina (il Governo Renzi ne ottenne un rinvio al 2019)… la morte del Paese è praticamente alle porte! Nonostante i bei propositi (si fa per dire!) pronunciati poco meno di venti giorni fa a Roma in occasione del 60esimo anniversario della CEE, l’Europa non solo ha insistito con il chiederci la manovra aggiuntiva da 3,4 miliardi di euro (che il Governo italiano – invece di ribellarsi – ha prontamente messo nero su bianco), ma ha anche preteso una drastica riduzione del rapporto deficit/PIL per il 2018 all’1,2% (quasi ZERO). Per poi costringerci a raggiungere il pareggio di bilancio (cioè la distruzione del Paese) nel 2019!

Ce lo chiede l’Europa“…

Giuseppe PALMA

 

 

Scaricate, firmate e depositate la DENUNCIA/QUERELA contro i responsabili del FISCAL COMPACT e della costituzionalizzazione del vincolo del PAREGGIO DI BILANCIO (di Giuseppe PALMA e Marco MORI)

Scaricate, firmate e depositate la DENUNCIA/QUERELA contro i responsabili del FISCAL COMPACT e della costituzionalizzazione del vincolo del PAREGGIO DI BILANCIO (di Giuseppe PALMA e Marco MORI)

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Ecco a disposizione di tutti i cittadini italiani l’atto di DENUNCIA/QUERELA predisposto dagli avvocati Giuseppe PALMA e Marco MORI in merito ai fatti avvenuti dal 2011 in avanti, e, più precisamente, in ordine alla sottoscrizione e all’autorizzazione alla ratifica del Trattato intergovernativo denominato “Fiscal Compact”, quindi al vile inserimento in Costituzione del vincolo del pareggio di bilancio.

Scaricate la denuncia/querela, compilatela con i vostri dati, firmatela e depositatela presso la Procura della Repubblica competente in ordine al luogo ove ciascuno di voi risiede, oppure presso la stazione dei carabinieri o della polizia di Stato di competenza del vostro luogo di residenza:

Andiamo avanti! L’art. 52 della Costituzione ci impone il sacro dovere di difendere la Patria!

lacostituzioneblog.com

 

COS’E’ IL PAREGGIO DI BILANCIO INSERITO IN COSTITUZIONE NEL 2012 (video di Giuseppe PALMA)

Vi propongo la visione e l’ascolto di un mio VIDEO – della durata di circa otto minuti – con il quale spiego la costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio, avvenuta nel 2012 per mano di un Parlamento sordo e schiavo, il quale – vigliaccamente – tradì il popolo e i principi inderogabili della Costituzione primigenia.

Buona visione:

Avv. Giuseppe PALMA

 

PAREGGIO DI BILANCIO IN COSTITUZIONE: CHIAMATELO PURE CRIMINE. LA CORTE COSTITUZIONALE LO TOLGA DI MEZZO (di Giuseppe PALMA e Luca TIBALDI)

 

PAREGGIO DI BILANCIO IN COSTITUZIONE: CHIAMATELO PURE CRIMINE. LA CORTE COSTITUZIONALE LO TOLGA DI MEZZO

(di Giuseppe PALMA e Luca TIBALDI)

Pochi mesi fa, ed esattamente a settembre 2016, il ministro della Giustizia Andrea Orlando, del Partito democratico, ha ammesso spudoratamente di provare vergogna per il fatto che il Parlamento, nel 2012, avesse provveduto ad inserire in Costituzione, senza neppure un minimo di discussione nel Paese, il vincolo del pareggio di bilancio, circostanza discutibile anche nel merito (così disse il ministro!).

Ma il forte clamore per l’ammissione del ministro non è scaturito tanto per questo, quanto per il fatto che lo stesso abbia addirittura ammesso che, se non l’avessero fatto, la Banca centrale europea avrebbe chiuso i rubinetti. 

Questa ammissione si aggiunge alle dichiarazioni, tra gli altri, di Massimo Garavaglia, senatore della Lega Nord, che qualche anno fa descrisse una situazione similare: a seguito di una visita dei commissari della Bce nel 2011 fu chiesto ai senatori della commissione bilancio del Senato se avrebbero sostenuto un allora ipotetico governo Monti. Dopo che i senatori evidenziarono che un governo in quel momento esisteva ancora e che godeva della fiducia del Parlamento, gli inviati della Bce risposero: “Se voi non sostenete il governo di Mario Monti, noi non compriamo i vostri Titoli di Stato per due mesi e andate in fallimento“.

Da tali dichiarazioni emergono principalmente tre gravissimi aspetti criminali: 1) che l’Italia è un Paese ormai schiavo e totalmente sottomesso ai criminali di Bruxelles e Francoforte; 2) che nel 2012 il Parlamento fu addirittura “costretto” a costituzionalizzare il vincolo esterno del pareggio di bilancio capace di uccidere i principi inderogabili della Costituzione primigenia, uno su tutti il diritto al lavoro e il suo significato costituzionale; 3) che se il Parlamento non l’avesse fatto, la Bce avrebbe chiuso i rubinetti, dichiarazione che ammette esplicitamente le terribili conseguenze connesse alla perdita di sovranità monetaria, circostanza che pone lo Stato in una situazione di pericolosa sudditanza nei confronti della Bce stessa, quindi di perenne ricatto da parte dei mercati finanziari e della stessa banca centrale europea, che è indipendente dalla politica e non funge neppure da prestatrice di ultima istanza.

Ciò detto, è evidente che la perdita di sovranità monetaria altro non ha prodotto che aver posto il nostro Paese in una pesante ed insopportabile posizione di schiavitù.

La costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio blinda invece la “naturale” prosecuzione del crimine! 

Se lo Stato italiano non può scegliere in autonomia le politiche monetarie e fiscali, ma al contrario è costretto ad ottenere la liquidità di cui necessita dai grandi mercati dei capitali privati, automaticamente si lega mani e piedi, incapace non solo di agire, ma addirittura di affrontare una qualsiasi emergenza, senza poter neppure garantire e incoraggiare il risparmio dei cittadini (come dovrebbe fare ai sensi dell’articolo 47 della Costituzione).

Lo Stato, a seguito dell’introduzione della moneta Euro e della costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio, è del tutto impotente.

Per fortuna, pochi mesi fa, la Corte costituzionale – con l’importante sentenza n. 275/2016 – ha sancito il principio che l’equilibrio di bilancio di cui all’art. 81 della Costituzione (quel vincolo del pareggio di bilancio inserito nel 2012) non può costituire un limite quando lo Stato è chiamato a garantire i “diritti incomprimibili“. È l’equilibrio di bilancio che deve conformarsi ai “diritti incomprimibili” e non il contrario! 

Ora la Corte costituzionale deve però mostrare più coraggio e spingersi a dichiarare l’incostituzionalità del vincolo costituzionale del pareggio di bilancio – introdotto con legge costituzionale n. 1/2012 – per palese violazione dei principali inderogabili della Costituzione primigenia.

Occorre al più presto liberare la Costituzione dalle catene della schiavitù imposte dalla criminale sovrastruttura EUropea!

 Giuseppe PALMA e Luca TIBALDI

Articolo pubblicato su AbruzzoWeb il 6 gennaio 2017: http://www.abruzzoweb.it/contenuti/pareggio-di-bilancio-chiamatelo-crimine-corte-costituzionale-lo-tolga-di-mezzo-/617085-2/

 

 

SPECIALE in tre parti sul rapporto tra COSTITUZIONE e TRATTATI EU (di Giuseppe PALMA) – TERZA ed ULTIMA PARTE – MONETA UNICA e PAREGGIO DI BILANCIO

SPECIALE in tre parti sul rapporto tra COSTITUZIONE e TRATTATI EU (di Giuseppe PALMA) – TERZA ed ULTIMA PARTE – MONETA UNICA e PAREGGIO DI BILANCIO

 per leggere le precedenti due PARTI di questo SPECIALE:

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Moneta unica e pareggio di bilancio: la morte dell’Europa e dell’Italia

 

  1. I principali aspetti di criticità della moneta unica. Rapporto €uro/lavoro

Abraham Lincoln, Presidente degli Stati Uniti d’America dal 1861 al 1865, ebbe modo di affermare che: “Il Governo non ha necessità né deve prendere a prestito capitale pagando interessi come mezzo per finanziare lavori governativi ed imprese pubbliche.Il Governo deve creare, emettere e far circolare tutta la valuta ed il credito necessari per soddisfare il potere di spesa del Governo ed il potere d’acquisto dei consumatori. Il privilegio di creare ed emettere moneta non è solamente unaprerogativa suprema del Governo, ma rappresenta anche la maggiore opportunità creativa del Governo stesso. La moneta cesserà di essere la padrona e diventerà la serva dell’umanità. La democrazia diventerà superiore al potere dei soldi [1]”. Era il 1865. Quello stesso anno Lincoln venne assassinato.

 Tra i maggiori aspetti di criticità di questo euro, oltre a quello che trattasi di moneta da prendere in prestito dai mercati dei capitali privati (es. banche private) ai quali va restituita con gli interessi (costringendo i Governi ad aumentare le tasse, inasprire gli strumenti di accertamento fiscale, porre limiti troppo bassi all’utilizzo del denaro contante e tagliare selvaggiamente lo stato sociale), v’è quello che è un accordo di cambi fissi, per cui, nei periodi di crisi economica, gli Stati sono costretti – non potendo far leva sulla svalutazione monetaria – a SVALUTARE IL LAVORO, quindi a contrarre le garanzie contrattuali e di legge, a ridurre i salari e a rendere eccessivamente flessibile il rapporto di lavoro (vedesi Riforma Fornero e  Jobs Act). Il tutto a scapito dei diritti fondamentali e del principio supremo del lavoro sul quale la Costituzione stessa fonda la Repubblica.

L’euro è una moneta costruita non per la realizzazione concreta dei principi supremi sanciti dalla Costituzione (uno su tutti il lavoro), bensì per la tutela del capitale internazionale, e ciò comporta la necessità – addirittura ammessa esplicitamente – di mantenere tendenzialmente alto il tasso di disoccupazione (o comunque di non ridurlo sotto una certa soglia), ovvero di conseguire un più alto livello occupazionale ma mantenendo salari bassi e comprimendo le garanzie contrattuali e di legge in favore del lavoratore: se non si comprende questo concetto è impossibile rendersi conto di quanto è accaduto. L’UE nasce, come espressamente scritto nei Trattati, su principi del tutto in contrasto con quelli sui quali trovano fondamento le Costituzioni degli Stati membri: l’art. 3, comma 3, del TUE stabilisce infatti – tra gli obiettivi dell’Unione –la stabilità dei prezzi in un’economia di mercato fortemente competitiva, e ciò lede palesemente l’obiettivo della piena occupazione sul quale la Repubblica italiana trova fondamento (art. 1 co. I e art. 4 Cost.) e verso il quale tendono (ipocritamente) addirittura anche gli stessi Trattati europei, i quali prevedono il perseguimento della piena occupazione e del progresso sociale ma all’interno della cornice (davvero assurdo!) della stabilità dei prezzi e della competitività selvaggia: in pratica, per dirla con parole povere, l’UE persegue principalmente due obiettivi: da un lato la piena occupazione e il progresso sociale, dall’altro la stabilità dei prezzi e l’economia di mercato competitiva, i quali non possono coesistere senza che l’uno non divori l’altro!

Inoltre, a completamento dell’orribile quadro sin qui delineato, va sottolineato che laBCE (Banca Centrale Europea) – come previsto dal suo stesso Statuto (quindi chi ha costruito l’UE e l’euro sapeva benissimo cosa stava facendo) – NON FUNGE DA PRESTATRICE DI ULTIMA ISTANZA, cioè non può garantire – come invece hanno sempre fatto tutte le Banche Centrali prima dell’introduzione dell’euro – i debiti pubblici di ciascuno degli Stati dell’Eurozona, i quali, trovandosi espropriati di una delle funzioni fondamentali di politica monetaria ed economica, sono continuamente assoggettati al terrore del famigerato debito pubblico! Negli Stati che invece conservano la sovranità monetaria, il debito pubblico non costituisce affatto un problema perché, potendo la Banca Centrale (o il Tesoro) fungere da prestatrice di ultima istanza, essa sarà sempre in grado di “acquistare” (e quindi di garantire) l’intero ammontare del debito pubblico senza che il Governo scarichi il relativo peso su cittadini, imprese e stato sociale. Ed è proprio da questa argomentazione che nasce l’esigenza di spiegare, seppur brevemente, la funzione delle “tasse”: se negli Stati privi di sovranità monetaria l’imposizione fiscale serve principalmente per far fronte alla spesa pubblica (le cui voci più sensibili quali la sanità, gli stipendi dei dipendenti pubblici e le pensioni sono ovviamente soggetti a tagli selvaggi) e per “ripagare” – con gli interessi – i mercati dei capitali privati che hanno dato in prestito la moneta, negli Stati che godono di sovranità monetaria le tasse servono invece per non creare altro debito pubblico (ovvero per tenerlo “sotto controllo”) e a controllare la massa monetaria in circolazione, quindi il Governo può benissimo evitare di scaricare il peso del debito su popolo e welfare. Ciò premesso, la domanda sorge spontanea: chi svolge la funzione di prestatrice di ultima istanza negli Stati che hanno adottato l’euro? Ovviamente il popolo, attraverso l’aumento della tassazione, l’inasprimento dei sistemi di accertamento fiscale, l’abbassamento della soglia massima per l’utilizzo del denaro contate e soprattutto i tagli selvaggi alle voci di spesa pubblica più delicate (istruzione, pensioni, stipendi, sicurezza, sanità, giustizia etc…). Tutto ciò premesso, i 19 Stati dell’Eurozona – non potendo più creare moneta dal nulla – devono pertanto andarsi a cercare la moneta. In che modo? Prendendola in prestito dai mercati dei capitali privati (ai quali va restituita con gli interessi) e/o andando a prenderla da cittadini e imprese attraverso le tasse, la lotta selvaggia all’evasione fiscale di sopravvivenza e i tagli allo stato sociale. Inoltre, tanto per intenderci, l’euro è una moneta fiat, cioè creata dal nulla dalla BCE (nello specifico da ciascuna Banca Centrale dei Paesi dell’Eurozona ma su decisione della BCE), quindiil crimine è doppio, infatti ciascuno Stato è costretto – nonostante l’euro sia creato dal nulla – a farsi prestare la moneta dalle banche private che, prima di prestarla, valutano con la lente di ingrandimento la capacità finanziaria dello Stato richiedente a poterla restituire. Ecco perché c’è il terrore della spesa e del debito pubblico; ecco perché l’evasione fiscale costituisce un problema… tutto questo perché si è deciso di adottare l’euro, una moneta completamente sbagliata!

     Ma torniamo al rapporto euro/lavoro/diritti fondamentali. Ecco un esempio pratico di come questa moneta unica – per sopravvivere – imponga ai Paesi che l’hanno adottata la SVALUTAZIONE DEL LAVORO:

     se la Riforma Fornero (Legge n. 92/2012) – in merito ai licenziamenti per giustificato motivo oggettivo – rendeva il reintegro nel posto di lavoro del lavoratore illegittimamente licenziato un’ipotesi residuale circoscritta a sole tre circostanze (licenziamenti orali, discriminatori e nei casi di carente motivazione o manifesta infondatezza del motivo addotto), il Jobs Act (Legge delega n. 183/2014 e successivi decreti attuativi del 2015) cancella del tutto la tutela del reintegro (sia per i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo che per quelli per giustificato motivo soggettivo o per giusta causa), fatte salve le ipotesi meramente residuali dei licenziamenti orali, discriminatori e – solo per i licenziamenti per giustificato motivo soggettivo o per giusta causa – nel caso diinsussistenza del fatto materiale contestato al lavoratorelasciando fuori dal perimetro della tutela reale (reintegro) la sproporzionalità tra fatto contestato al lavoratore e provvedimento di licenziamento. Il Jobs Act riduce anche la forbice della tutela obbligatoria (economica), infatti, per entrambe le tipologie di licenziamento sopra indicate, la predetta tutela passa dalle 12-24 mensilità previste dalla Fornero alle 4-24 mensilità del Jobs Act! Per dirla con parole più semplici, l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori è stato quasi interamente smantellato in risposta alle criminali esigenze di sopravvivenza di questa moneta unica sbagliata. E a farlo è stata una politica di centro-sinistra che ha trovato asilo in un Parlamento di nominati, “eletto” con meccanismi elettorali dichiarati incostituzionali (Corte Costituzionale, Sent. n. 1/2014), oltre che per volontà di un Governo presieduto dal terzo Presidente del Consiglio dei ministri consecutivo privo di qualsivoglia legittimazione democratica.

  1. La folle costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio. Possibili rimedi giuridici

In ordine a tutto quanto predetto nel precedente paragrafo, si precisa altresì che se i “principi supremi” sui quali trova fondamento il nostro ordinamento costituzionale (in parte coincidenti con i Principi Fondamentali rubricati dall’art. 1 all’art. 12 della Costituzione) non possono essere soggetti a procedura di revisione costituzionale(limite implicito al quale va aggiunto quello esplicito della forma repubblicana di cui all’art. 139 Cost.), la Parte Prima della Costituzione – rappresentando la proiezione programmatica dei Principi Fondamentali – è anch’essa sottratta da eventuale procedura di revisione, se non in melius! A tal riguardo mi preme portare all’attenzione del lettore quanto accaduto con la Legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1 (“Introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale”), attraverso la quale il Parlamento italiano (pur rispettando la procedura di revisione costituzionale dettata dall’art. 138 Cost.) ha inserito in Costituzione il vincolo del pareggio di bilancio [2] (art. 81 Cost., quindi Parte Seconda della Costituzione e pertanto soggetta a revisione), ledendo – se non addirittura esautorando – uno dei “principi supremi” dell’ordinamento costituzionale che è il lavoro (artt. 1 co. I, 4 e 35 e seguenti della Costituzione) [3]. In pratica, pur rispettando la forma (COSTITUZIONE FORMALE), il Legislatore ha palesemente violato e tradito la sostanza (COSTITUZIONE MATERIALE).

Partiamo da un presupposto inconfutabile: l’art. 1, primo comma, della Carta costituzionale (“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”) rappresenta la norma più importante della nostra Costituzione, il faro dell’intera legislazione, il limite supremo ad ogni sopruso, la rotta maestra che tutte le Istituzioni della Repubblica devono necessariamente percorrere sia nell’esercizio del potere legislativo ed esecutivo, sia nell’esercizio della funzione giurisdizionale!

Se i Padri Costituenti decisero di fondare la Repubblica sul lavoro (avrebbero potuto fondarla benissimo, ad esempio, sulla democrazia rappresentativa o sulla lotta ai totalitarismi) vuol dire che ammettevano senz’ombra di dubbio che lo Stato possa spendere a deficit al fine di creare piena occupazione e tutelare il diritto al lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Se così non fosse, per quale motivo i Padri Costituenti avrebbero fondato la Repubblica “sul lavoro”? Per quale motivo avrebbero scritto la parola “lavoro” addirittura al primo comma del primo articolo? E’ ovvio che l’intenzione dell’Assemblea Costituente era quella di creare uno Stato democratico che garantisse a tutti la possibilità di vivere liberi dal bisogno, garantendo a chiunque un medio benessere non scaturente dalla rendita o dalla proprietà, bensì dal lavoro (sia manuale che intellettuale)! Ma la Costituente, indomita, si spinse addirittura oltre e scrisse anche sia l’art. 4 co. I e II (“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”), sia gli artt. 35 e seguenti (sulla tutela del lavoro, della libertà sindacale e del diritto di sciopero). Il “principio supremo” del lavoro, rubricato sia nei Principi Fondamentali (artt. 1 co. I e 4 Cost.) che nella Parte Prima della Costituzione (artt. 35-40 Cost.), e quindi non soggetto a revisione costituzionale (se non in melius per quel che concerne la rubricazione che va dall’art. 35 all’art. 40 Cost.), di fronte alla costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio (avvenuta – come si è già evidenziato – nel rispetto formale della procedura di revisione costituzionale dettata dall’art. 138 Cost.) perde di efficacia sostanziale! Ciò detto, il nostro Parlamento ha volutamente calpestato iprincipi inderogabili della Costituzione (Costituzione primigenia) [4] rendendo la Repubblica non più fondata sul lavoro bensì sulla stabilità (si fa per dire!) dei conti pubblici, mutandone completamente – con un atto di forza formalmente corretto ma sostanzialmente illegittimo – sia l’anima che l’impianto! Ciò premesso, la costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio è del tutto incompatibile con i “principi supremi” dell’ordinamento costituzionale.

L’obbligo del pareggio di bilancio, introdotto in Costituzione nel 2012, sarebbe dovuto entrare in vigore a partire dal 2014, tuttavia il Governo Renzi – in cambio delle cosiddette riforme strutturali [soprattutto della riforma del mercato del lavoro (Jobs Act) e dell’avvio a ritmi serrati della revisione della Parte Seconda della Costituzione] – ha ottenuto da Bruxelles prima un rinvio al 2018, poi al 2019. In pratica lo “schiavo”, dopo essersi flagellato da solo convincendosi che flagellarsi fa bene, e dopo aver spontaneamente rinunciato alla libertà che gli è stata donata dai suo Padri, attende consapevole e felice la data della sua “morte” ch’egli già conosce.

Tutto ciò premesso, i rimedi che offre il nostro ordinamento giuridico al fine di risolvere le gravi problematiche sinora esposte sono due: a) che il Parlamento, attraverso la procedura aggravata di cui all’art. 138 Cost., provveda all’abrogazione dell’art. 81 della Costituzione con la quale esso stesso ha introdotto il vincolo del pareggio di bilancio; b)che la Corte costituzionale, chiamata secondo le norme vigenti ad esprimersi sulla legittimità costituzionale della Legge costituzionale 20 aprile 2012 n. 1, dichiari l’incostituzionalità della nuova formulazione dell’art. 81 Cost. per palese violazione dei principi inderogabili della Costituzione primigenia.

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Alla luce di tutto quanto sinora argomentato, appare quindi sufficientemente dimostrato come la moneta unica e il pareggio di bilancio incidano negativamente (se non di peggio!) non solo nei confronti del principio fondamentale del lavoro, ma anche nei confronti della DEMOCRAZIA di tutti gli Stati dell’Eurozona. Provi uno Stato che ha adottato l’euro ad indire un referendum (anche solo consultivo)  sull’abbandono della moneta unica: la democrazia sarebbe soggetta ad un attacco spietato sia da parte dei mercati e della finanza, sia da parte dell’establishment eurocratico (Istituzioni europee, media, giornalisti, politici e professoroni… quelli a libro paga del sistema).

Avvocato Giuseppe PALMA

NOTE:

[1]     “Documento del Senato n. 23” (pag. 91) del 1865.

[2]     Sull’argomento, è possibile leggere la seguente intervista al prof. Giuseppe Guarino: http://www.libreidee.org/2013/03/fiscal-compact-guarino-il-pareggio-di-bilancio-e-illegale/ (11 marzo 2013).

[3]     La costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio (Legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1) è stata preceduta dalla sottoscrizione prima (2 marzo 2012), e dall’autorizzazione alla ratifica poi (luglio 2012), del cosiddetto Fiscal Compact (Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria, detto anche Patto di bilancio europeo), il quale prevede – tra i diversi vincoli capestro in esso contenuti – anche l’obbligo per gli Stati firmatari del raggiungimento dell’obiettivo del pareggio di bilancio. Ciò premesso, il Fiscal Compact (che è un Trattato intergovernativo) è del tutto incompatibile non solo con la Costituzione italiana, ma addirittura anche con i Trattati istitutivi dell’UE (che rappresentano il diritto originario dell’Unione), infatti l’art. 3, comma 3, del TUE stabilisce – tra gli obiettivi dell’Unione (seppur nell’assurda cornice della stabilità dei prezzi e dell’economia di mercato fortemente competitiva) – la piena occupazione e il progresso sociale.

[4]     Sull’argomento: Luciano Barra Caracciolo, Luciano Barra Caracciolo, “Euro e (o?) democrazia costituzionale. La convivenza impossibile tra Costituzione e Trattati europei”, Dike Giuridica Editrice, 2013.

Avvocato Giuseppe PALMA

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Coloro che volessero approfondire l’argomento, potranno leggere questi miei libri:

https://www.macrolibrarsi.it/libri/__il-tradimento-della-costituzione-libro.php

https://www.ibs.it/tradimento-della-costituzione-ebook-giuseppe-palma/e/9788898891351

https://www.ibs.it/male-assoluto-ebook-giuseppe-palma/e/9788867823413

https://www.amazon.it/urocrimine-funziona-Soluzioni-giuridiche-dall-uro-ebook/dp/B01E0RQD7W/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1487840140&sr=8-1&keywords=%E2%82%ACurocrimine

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Avvocato Giuseppe PALMA

 

HANNO UCCISO LA COSTITUZIONE! IL MINISTRO ORLANDO AMMETTE IL RICATTO DELLA BCE IN ORDINE ALLA COSTITUZIONALIZZAZIONE DEL VINCOLO DEL PAREGGIO DI BILANCIO (video)

 

Versiliana 2016 – Festa de “Il Fatto Quotidiano” – 3 settembre 2016 (cioè poco più di cinque mesi fa).

Ecco il VIDEO del momento in cui l’attuale Ministro della Giustizia Andrea Orlando – del Partito Democraticoammette esplicitamente che l’inserimento del vincolo del pareggio di bilancio in Costituzione (2012) è avvenuto sotto il ricatto della BCE e senza alcuna discussione nel Paese, decisione di cui egli ancora oggi si vergogna.

Buona visione (fonte del video Byoblu di Claudio Messora):

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Rinunciando alla sovranità monetaria, i vili esecutori del progetto UE-Euro hanno consentito che democrazia costituzionale e libertà siano posti su un gradino inferiore rispetto alle esigenze antidemocratiche dei mercati e della finanza! 

HANNO UCCISO LA COSTITUZIONE!

Avv. Giuseppe PALMA