Fiscal Compact: ecco i nomi dei porci (in quanto eletti col porcellum) che votarono in favore della sua ratifica (di Giuseppe PALMA)

Il Fiscal Compact è un Trattato intergovernativo denominato “Patto di bilancio europeo” o “Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria”, sottoscritto da venticinque Stati membri dell’Unione Europea il 2 marzo 2012 (ad eccezione del Regno Unito e della Repubblica Ceca). Per noi, a sottoscriverlo fu Mario Monti, all’epoca Presidente del Consiglio dei ministri.

Il nostro Parlamento, con una rapidità che dimostra la non criticità del bicameralismo paritario, ne ha autorizzato la ratifica nel luglio del 2012 (appena quattro mesi dopo la sua sottoscrizione), arrivando addirittura ad inserire in Costituzione (soprattutto agli articoli 81 e 119) il vincolo del pareggio di bilancio (Legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1).

Più nello specifico, il Fiscal Compact prevede principalmente queste tre misure che tutti gli Stati firmatari dovranno rispettare:

  • significativa riduzione del rapporto fra debito pubblico e PIL al ritmo di un ventesimo all’anno (5%), fino al raggiungimento del rapporto del 60% sul PIL nell’arco di vent’anni;
  • obbligo del perseguimento del pareggio di bilancio;
  • obbligo di non superamento della soglia di deficit strutturale superiore allo 0,5% del PIL (e superiore all’1% per i Paesi con debito pubblico inferiore al 60% del PIL).

L’aver sottoscritto il Fiscal Compact, averne autorizzato la ratifica e aver inserito in Costituzione il vincolo del pareggio di bilancio rappresenta, senza ombra di dubbio, un vile attentato ai “principi supremi” dell’ordinamento costituzionale, i quali, lo ricordo per chi tenta di fare il furbo, rappresentano un limite implicito al processo di revisione costituzionale, sia che esso avvenga attraverso lo strumento tipico previsto dall’art. 138 Cost., sia che avvenga – seppur solo nella sostanza – tramite la sottoscrizione e la ratifica di Trattati che sono in aperto contrasto con il dettato costituzionale.

Ma v’è di più.

La costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio, oltre a rappresentare un attentato a quelle che sono le funzioni necessarie e indispensabili che uno Stato deve poter svolgere nell’interesse dei suoi cittadini, è del tutto contraria al dettato costituzionale, e, più nello specifico, al primo comma dell’art. 1: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. E’ la norma più importante della Costituzione, il faro dell’intera legislazione, la rotta maestra che tutte le Istituzioni della Repubblica devono necessariamente percorrere! Se i Padri Costituenti decisero di fondare la Repubblica sul lavoro, vuol dire che ammettevano – sia implicitamente che esplicitamente – la possibilità di indebitamento al fine di creare piena occupazione. Se così non fosse, avrebbero potuto scrivere – ad esempio – che la Repubblica si fonda sulla democrazia rappresentativa, oppure sulla lotta ai totalitarismi, ovvero si sarebbero potuti spingere addirittura a fondarla (per assurdo) sul pareggio di bilancio o sulla stabilità dei prezzi, e non sul lavoro. Perché hanno scritto “sul lavoro”? E’ ovvio che l’intenzione della Costituente era quella di creare uno Stato democratico che garantisse a tutti la possibilità di vivere liberi dal bisogno, garantendo a chiunque un medio benessere non scaturente dalla rendita o dalla proprietà, bensì dal lavoro!

Ciò detto, l’Assemblea Costituente si spinse addirittura oltre scrivendo sia l’art. 4 co. I e II (“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”), sia gli artt. 35 e seguenti (tutela del lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni). Di fronte a tali principi, scalfiti con il fuoco e con il sangue nella Carta fondamentale dello Stato, ogni diversa interpretazione da quella predetta è del tutto contraria al dettato costituzionale e alle intenzioni della Costituente.

Tutto ciò premesso, esistono due rimedi (alternativi) per superare lo scempio della costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio: A) che sia il Parlamento stesso – attraverso la procedura aggravata ai sensi dell’art. 138 Cost. – ad abrogare le disposizioni introdotte con Legge costituzionale n. 1/2012; B) che sia la Corte Costituzionale a dichiarare l’incostituzionalità della nuova formulazione dell’art. 81 Cost. (ma anche dell’art. 119) per palese violazione dei “principi inderogabili” della Costituzione primigenia.

Fatta questa doverosa premessa, a distanza di cinque anni tutti – dal PD a Forza Italia – rinnegano il Fiscal Compact.

Tanto per non passare per scemi, né per sprovveduti, andiamo a leggere i nominativi dei deputati e dei senatori che votarono in favore dell’autorizzazione alla ratifica del Fiscal Compact, macchiandosi le mani di sangue, il sangue che sgorga dal petto della nostra Costituzione:

Ricordateveli e stampateveli bene in mente!

Tra qualche mese l’Unione Europea discuterà se inserire il Fiscal Compact addirittura all’interno dei Trattati europei, facendolo entrare nel diritto originario dell’UE. Il PD ha già annunciato che apporà il veto. Io non ci credo. E voi?

Giuseppe PALMA

 

Fiscal Compact e pareggio di bilancio: questo è l’economista che “consigliava” Renzi? (di Giuseppe PALMA)

Questi due tweet di Luigi Marattin, consigliere economico a Palazzo Chigi ai tempi in cui Renzi era Presidente del Consiglio dei ministri (e forse anche tutt’ora), non meritano commenti. Sarà il lettore a giudicare:

Entrambi i tweet risalirebbero al gennaio 2013, quando Renzi non era ancora Presidente del Consiglio. All’epoca a Palazzo Chigi c’era ancora Mario Monti. E Marattin seguiva probabilmente l’onda del momento… ma il suo pensiero è esattamente quello di cui sopra. Per cui, durante gli anni in cui Renzi è stato a Palazzo Chigi, avendo avuto costui quale “consigliere” economico, il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio in Costituzione erano cosa “buona e giusta”!

Il Partito Democratico non è credibile. Oggi sono tutti contro il Fiscal Compact e contro il pareggio di bilancio in Costituzione. Allora perché Matteo Renzi, con la sua riforma costituzionale bocciata a furor di popolo al referendum confermativo dello scorso 4 dicembre, non abrogò – con quella sua stessa riforma – le disposizioni con le quali (nel 2012) fu introdotto in Costituzione il vincolo capestro del pareggio di bilancio?

Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei… 

Giuseppe PALMA

 

Fiscal Compact: perché Renzi non abrogò il pareggio di bilancio in Costituzione con la sua riforma costituzionale? (articolo di Giuseppe Palma su “Il Giornale d’Italia” di oggi)

Propongo la lettura del mio articolo pubblicato oggi su “Il Giornale d’Italia“, a pagina 3, dal titolo: “A proposito di Fiscal Compact: perché Renzi con la sua riforma non abrogò il pareggio di bilancio?

http://edicoladigitale.ilgiornaleditalia.org/giornaleditalia/books/giornaleditalia/2017/20170713giornaleditalia/index.html#/3/

Testo dell’articolo: 

Nel suo ultimo libro “Avanti. Perché l’Italia non si ferma“, uscito pochi giorni fa, Matteo Renzi propone di superare il Fiscal Compact (che prevede, tra le altre scempiaggini, zero spesa a deficit) e di portare il livello di spesa pubblica annuale al 2,9% del rapporto deficit/Pil, insomma, tornare ai parametri di Maastricht.

Che poi, a dirla tutta, al netto degli interessi passivi sul debito pubblico, faremmo sempre e comunque avanzo primario. Quindi serve a nulla! Tanto più che, proprio lo stesso Renzi, fino a qualche anno fa affermava che il tetto del 3% era anacronistico e dannoso, mentre adesso sarebbe salvifico. In pratica ci hanno fatto sprofondare all’inferno per poi dirci che il purgatorio era buono.

Ciò detto, dopo l’uscita di “Avanti“, tutto il Partito Democratico sembra essersi convertito sulla necessità di rinnegare il Fiscal Compact, dopo che – nel 2012 – oltre ad esprimere voto favorevole alla sua ratifica (è un Trattato intergovernativo), votò in favore anche della vile costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio, una norma capestro che esautora non solo il diritto al lavoro di cui ai Principi Fondamentali della nostra Costituzione, ma anche la specificazione del predetto diritto agli articoli 35 e seguenti rubricati alla Parte Prima della Carta.

Era il 2012. Renzi si è insediato a Palazzo Chigi nel febbraio 2014 e vi è rimasto fino al dicembre 2016. In quasi tre anni l’ex Presidente del Consiglio altro non ha fatto che rispettare le indicazioni capestro provenienti da Bruxelles, ottenendo solo briciole. Anzi, spesso usava dire che bisognava rispettare le regole europee, anche se sbagliate.

E dov’era il Segretario del PD quando, pochi mesi fa, Bruxelles ci chiedeva una manovra correttiva da 3,4 miliardi di euro e il Governo Gentiloni obbediva acriticamente facendosela votare proprio da quel PD di cui Renzi era ed è il Segretario?

Ma il problema è un altro.

Ricordate la riforma costituzionale bocciata a furor di popolo in sede referendaria lo scorso 4 dicembre? Bene. Quella riforma, il cui ddl iniziale recava firma Renzi-Boschi, NON provvedeva all’abrogazione del vincolo del pareggio di bilancio introdotto in Costituzione nel 2012! Quindi, caro Matteo, cosa ci sei venuto a dire? Se davvero avessi voluto superare il Fiscal Compact, avresti potuto benissimo provvedere ad abrogare il vincolo del pareggio di bilancio in Costituzione con la Tua riforma costituzionaleCosa che non hai fatto. Quindi, adesso, cosa vuoi dal popolo? Che Ti creda come nel 2014?

Che poi, a dire il vero, il veto che Renzi dice di voler porre sul Fiscal Compact è solo riferito all’introduzione dello stesso all’interno dei Trattati europei, cioè del diritto originario dell’UE. Il Trattato intergovernativo siglato e ratificato nel 2012, quello, purtroppo, resta. Così come resta il vincolo del pareggio di bilancio in Costituzione!

Il Partito Democratico è ormai allo sbando. E con esso il suo Segretario. E ancor peggio i fuoriusciti Bersani e company, cioè quelli che pigiarono materialmente il tasto verde nelle Aule parlamentari in ratifica del Fiscal Compact e in approvazione del vincolo del pareggio di bilancio in Costituzione.

E’ dunque giunta l’ora di tornare alle urne. Più passa il tempo e più un Parlamento abusivo, costituitosi in grave alterazione del principio di rappresentatività democratica (Corte costituzionale, sent. 1/2014; Corte di cassazione, sent. 8878/2014), reca gravi danni al Paese!

Avv. Giuseppe PALMA

 

Una proposta di legge costituzionale per abrogare il pareggio di bilancio in Costituzione (VIDEO della conferenza stampa) – Marco Mori, Paola De Pin e Giuseppe Palma

Giovedì 23 marzo 2017 si è tenuta in Senato (presso sala ISMA) una conferenza stampa per presentare il mio DDL di revisione costituzionale (n. 2703 comunicato alla Presidenza il 15 febbraio 2017), a firma delle senatrici Paola De Pin e Monica Casaletto (di Riscossa Italia – Gruppo Misto).

Alla conferenza stampa, oltre a me, prendevano parte la senatrice Paola De Pin (co-firmataria del DDL) e l’avvocato Marco Mori (segretario di “Riscossa Italia“).

I principali obiettivi di questo mio DDL di revisione costituzionale sono:

  • la costituzionalizzazione dei contro-limiti così come sanciti dalla Corte costituzionale (Sentenze numm. 284/2007 e 238/2014);
  • l’abrogazione del vincolo del pareggio di bilancio vigliaccamente introdotto in Costituzione nel 2012, oltre alla costituzionalizzazione del suo ripudio;
  • la costituzionalizzazione dell’inderogabilità della sovranità monetaria (quindi il suo ripristino addirittura per via costituzionale);
  • il ripristino della sovranità nazionale attraverso la costituzionalizzazione della preminenza della legislazione nazionale su quella europea ed internazionale;
  • la costituzionalizzazione dell’obbligo per la Repubblica di perseguire l’obiettivo della piena occupazione;
  • la costituzionalizzazione dei limiti all’imposizione fiscale;
  • il mantenimento del sistema del bicameralismo paritario ma con l’introduzione di una commissione parlamentare di conciliazione che funzioni attraverso procedure democratiche previste da legge costituzionale. L’approvazione delle leggi avverrà sempre e comunque da parte di entrambe le aule parlamentari in un sistema di bicameralismo paritario, ma con un tentativo di miglioramento del sistema stesso, pur garantendo il ruolo paritario delle due Camere.

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Qui di seguito il VIDEO della conferenza stampa:

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Per poter legge il mio DDL è possibile scaricarlo direttamente dal sito del Senato cliccando uno dei seguenti link:

Versione in PDF, stampabile (con allegata Relazione al DDL):

Versione a video:

 Versione stampabile (da video):

 

Avvocato Giuseppe PALMA

 

 

 

Il sì del PD, con Enrico Letta, alla costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio (di Giuseppe PALMA)

Ecco l’intervento in aula a Montecitorio di Enrico Letta, all’epoca vice-segretario del Partito Democratico (e successivamente Presidente del Consiglio dei ministri), che plaude – addirittura come momento solenne – la vigliaccata della costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio!

Per non dimenticare chi ha tradito l’Italia e la sua Costituzione:

 

Giuseppe PALMA

 

 

Facciamo avanzo primario da oltre vent’anni… altro che pareggio di bilancio! (articolo per cuori forti) – di Giuseppe PALMA

Prima di entrare nel cuore dell’articolo, si rendono necessarie alcune nozioni-base di economia spiegate alla massaia di Vigevano:

a) lo Stato fa pareggio di bilancio quando tassa (e incamera) tutto quello che ha speso, lasciando ZERO ricchezza alla collettività;

b) si ha invece avanzo primario quando le entrate dello Stato sono superiori alle uscite, generando in tal modo un massacro della collettività. Il calcolo è svolto al netto degli interessi passivi sul debito pubblico. In pratica è la differenza tra entrate ed uscite dello Stato (con un risultato che vede prevalere le prime),   senza calcolare gli interessi sul debito! 

c) lo Stato spende a deficit quando la sua spesa è superiore alle sue entrate, quindi quando decide di tassare (e incamerare) meno di quanto ha speso, lasciando la residua fetta di ricchezza alla collettività;

d) uno Stato privo di sovranità monetaria (i 19 Paesi che adottano l’euro), non potendo più creare moneta dal nulla (peculiarità riservata solo alla BCE), per reperire la moneta ha tre possibilità: 1) andandola a chiedere in prestito ai mercati dei capitali privati (es. banche private) attraverso il collocamento sul mercato primario dei Titoli di Stato (che poi costituiscono il famigerato debito pubblico). Il mercato decide quindi i tassi di interesse a seconda della sostenibilità dei conti pubblici dello Stato “richiedente”! Più i conti saranno in ordine (indipendentemente dalle condizioni socio-economiche in cui versa la collettività) e più gli interessi saranno bassi; più lo Stato spenderà a deficit (aiutando la collettività) e più gli interessi saranno alti; 2) andandola ad estorcere a cittadini e imprese attraverso l’aumento delle tasse, l’inasprimento dei sistemi di accertamento fiscale e i tagli selvaggi alle voci di spesa pubblica più sensibili (sanità, pensioni, sicurezza, istruzione, giustizia etc);  3) favorendo l’ingresso di capitali esteri attraverso gli investimenti stranieri e le esportazioni. Nel primo caso, chi investe non vuole tra i piedi i così detti “irritanti commerciali” (i diritti dei lavoratori), altrimenti trova conveniente investire altrove. Nel secondo caso, ciò quello delle esportazioni, il discorso è invece più articolato: l’euro è un accordo di cambi fissi, quindi, per poter essere competitivi, non potendo più scaricare il peso della competitività sulla moneta, lo si scarica sul lavoro attraverso la riduzione dei salari e la contrazione delle garanzie contrattuali e di legge in favore del lavoratore (riforma Fornero e Jobs Act questo sono);

e) la BCE (Banca Centrale Europea), addirittura per suo statuto, non funge da prestatrice illimitata di ultima istanza, cioè non garantisce i debiti pubblici di nessuno degli Stati dell’Eurozona. Il Quantitative Easing di Draghi sta provvedendo ad acquistare Titoli di Stato sul mercato secondario (cioè quelli già in circolazione) e non quelli sul mercato primario (cioè battuti mensilmente dal Tesoro). Ciò detto, nei Paesi dell’area-euro la funzione di prestatrice di ultima istanza è purtroppo esercitata da cittadini e imprese!

Tenete a mente queste cinque nozioni perché torneranno utili più avanti. 

***

Fatta questa doverosa e non breve premessa, senza la quale sarebbe impossibile per i non addetti ai lavori comprendere il contenuto di questo articolo, entriamo ora nel vivo.

L’Italia, come ormai tutti dovrebbero sapere, con la sottoscrizione del Fiscal Compact (marzo 2012) e la costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio (aprile 2012), si è obbligata a fare (inizialmente dal 2014, ora dal 2019) pareggio di bilancio, castrandosi per i decenni a venire di qualsiasi politica economica che miri a creare occupazione e benessere!

E fin qui, vista l’incessante attività divulgativa degli ultimi anni, nulla di nuovo.

Ma attenzione! Forse non tutti sanno che l’Italia, a partire dal 1991 in avanti, non è affatto vero che spende a deficit! Forse è vero tecnicamente, ma non nella sostanza!

Come sarebbe a dire, direbbe un qualsiasi cittadino?! Ma è proprio così. Anzi, vi dirò di più: non fa neppure pareggio di bilancio! Fa AVANZO PRIMARIO! Cioè incassa di più di quello che spende, massacrando cittadini e imprese! Ma allora, si chiederebbe chiunque, perché in televisione e sui giornaloni si sente e si legge che spendiamo ogni anno a deficit? La risposta è semplice: sono gli interessi passivi sul debito, quindi non è spesa lasciata in ricchezza alla collettività: è solo per effetto degli interessi che una situazione di avanzo primario si trasforma in deficit!

Per cui, quando in TV sentite che quest’anno l’Europa ci “concede” di spendere entro il 2,1% nel rapporto deficit/PIL, vuol dire che quella spesa a deficit del 2,1% sul PIL (che sarebbe ricchezza per  la collettività) altro non è che un deficit avutosi per effetto degli interessi passivi sul debito pubblico, e che in realtà la spesa dello Stato è (al netto degli interessi sul debito) addirittura inferiore alle entrate, determinando un massacro sociale degno dei più criminali eserciti d’occupazione!

Alla luce di quanto sopra, immaginate cosa accadrà al nostro Paese ora che – a partire dal 2019 – dovremo fare pareggio di bilancio: in pratica saremo costretti, considerati gli interessi passivi sul debito pubblico, a fare tutti gli anni un consistente AVANZO PRIMARIO, ben superiori di quelli collezionati negli ultimi decenni. Ciò vorrà dire vero e proprio massacro sociale, ben più pesante di quanto accade ormai da diversi anni…

Ma non aspetteremo neppure il 2019… già a partire dal prossimo anno, secondo quanto previsto dall’ultimo DEF, l’Europa ci ha “concesso” per il 2018 un rapporto deficit/PIL entro l’1,2%! Capirete che, alla luce delle argomentazioni fin qui esposte, se non è tirannia è quantomeno sottomissione coloniale!

Capite adesso perché non ci fanno votare nonostante la dichiarata incostituzionalità del porcellum e nonostante l’esito referendario dello scorso dicembre? Qualora alle elezioni politiche vincessero le forze anti-euro, l’Unione Europea non vedrebbe garantita l’assunzione da parte dell’Italia di quegli impegni capestro indispensabili alla sopravvivenza dell’euro e della stessa sovrastruttura europea! È tutto qui. 

Tuttavia, qualcuno potrebbe giustamente osservare che, prima o poi, entro il marzo 2018 dovremo per forza andare a votare per scadenza costituzionale della Legislatura. Vero! Ma non è detto: la nostra Costituzione prevede che la durata di ciascuna Camera non possa superare i cinque anni, salvo proroga ma soltanto in caso di guerra. Visti i recenti sviluppi internazionali, non è detto che ciò non possa verificarsi, con conseguente sopravvivenza di questa Legislatura costituitasi in grave alterazione del principio di rappresentatività democratica (Cass. sentenza n. 8878/2014).  E, in ogni caso, con la “copertura di continuità” offerta all’Europa dal Governo Gentiloni in questi mesi, i burocrati di Bruxelles e Francoforte si sono garantiti impegni importati (e forcaioli) da parte del nostro Paese.

Ma rallegratevi… ce lo chiede l’Europa!

Ah, dimenticavo: buona Pasqua!

Avv. Giuseppe PALMA

 

 

 

Cosa vuol dire PAREGGIO DI BILANCIO in Costituzione? (VIDEO di Giuseppe PALMA)

Propongo qui di seguito un mio VIDEO di pochi mesi fa con il quale spiego, in breve, il PAREGGIO DI BILANCIO in Costituzione.

Trattasi della sesta puntata di un mio speciale-video per la pagina facebook “Economia Democratica“. Il video qui di seguito riportato è ripreso da youtube. Buona visione:

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L’Italia, a partire dal 2019 (inizialmente era stato previsto dal 2014, ma abbiamo goduto di diverse proroghe), dovrà fare PAREGGIO DI BILANCIO, quindi dovrà necessariamente lasciare ZERO ricchezza al suo popolo (tanto lo Stato spenderà, tanto dovrà incassare, lasciando quindi NULLA a imprese e cittadini)! Già il prossimo anno (2018), secondo quanto previsto dal DEF, dovremo mantenere un rapporto deficit/PIL entro l’1,2%… il pareggio di bilancio è ormai alle porte, e con esso la definitiva distruzione di cittadini e imprese!

Chi ha voluto il PAREGGIO di BILANCIO, prima con il Fiscal Compact e poi con l’inserimento del relativo vincolo in Costituzione?

  • Partito Democratico
  • l’allora PDL (con qualche eccezione coraggiosa)
  • e UDC (oggi sarebbe scelta civica e alternativa popolare)
  • Il tutto sotto la guida del Governo presieduto da Mario Monti, che sottoscriveva il Fiscal Compact il 2 marzo 2012.

Giuseppe PALMA

 

 

DEF Andiamo verso il pareggio di bilancio: la morte definitiva del Paese (di Giuseppe PALMA)

Sarò breve: secondo quanto previsto dal DEF varato dal Governo Gentiloni, il prossimo anno (cioè nel 2018) l’Italia dovrà raggiungere un rapporto deficit/PIL dell’1,2%!

Cosa vuol dire questo?

Vuol dire che, oltre ad effettuare ulteriori tagli selvaggi alle voci di spesa pubblica più sensibili (sanità e pensioni) e a condurre una lotta giacobina all’evasione fiscale (massacrando soprattutto cittadini e imprese), il Governo dovrà incassare in misura pressoché equivalente a quanto spende, lasciando quasi ZERO ricchezza ai cittadini!

Il pareggio di bilancio si avvicina (il Governo Renzi ne ottenne un rinvio al 2019)… la morte del Paese è praticamente alle porte! Nonostante i bei propositi (si fa per dire!) pronunciati poco meno di venti giorni fa a Roma in occasione del 60esimo anniversario della CEE, l’Europa non solo ha insistito con il chiederci la manovra aggiuntiva da 3,4 miliardi di euro (che il Governo italiano – invece di ribellarsi – ha prontamente messo nero su bianco), ma ha anche preteso una drastica riduzione del rapporto deficit/PIL per il 2018 all’1,2% (quasi ZERO). Per poi costringerci a raggiungere il pareggio di bilancio (cioè la distruzione del Paese) nel 2019!

Ce lo chiede l’Europa“…

Giuseppe PALMA

 

 

Scaricate, firmate e depositate la DENUNCIA/QUERELA contro i responsabili del FISCAL COMPACT e della costituzionalizzazione del vincolo del PAREGGIO DI BILANCIO (di Giuseppe PALMA e Marco MORI)

Scaricate, firmate e depositate la DENUNCIA/QUERELA contro i responsabili del FISCAL COMPACT e della costituzionalizzazione del vincolo del PAREGGIO DI BILANCIO (di Giuseppe PALMA e Marco MORI)

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Ecco a disposizione di tutti i cittadini italiani l’atto di DENUNCIA/QUERELA predisposto dagli avvocati Giuseppe PALMA e Marco MORI in merito ai fatti avvenuti dal 2011 in avanti, e, più precisamente, in ordine alla sottoscrizione e all’autorizzazione alla ratifica del Trattato intergovernativo denominato “Fiscal Compact”, quindi al vile inserimento in Costituzione del vincolo del pareggio di bilancio.

Scaricate la denuncia/querela, compilatela con i vostri dati, firmatela e depositatela presso la Procura della Repubblica competente in ordine al luogo ove ciascuno di voi risiede, oppure presso la stazione dei carabinieri o della polizia di Stato di competenza del vostro luogo di residenza:

Andiamo avanti! L’art. 52 della Costituzione ci impone il sacro dovere di difendere la Patria!

lacostituzioneblog.com

 

COS’E’ IL PAREGGIO DI BILANCIO INSERITO IN COSTITUZIONE NEL 2012 (video di Giuseppe PALMA)

Vi propongo la visione e l’ascolto di un mio VIDEO – della durata di circa otto minuti – con il quale spiego la costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio, avvenuta nel 2012 per mano di un Parlamento sordo e schiavo, il quale – vigliaccamente – tradì il popolo e i principi inderogabili della Costituzione primigenia.

Buona visione:

Avv. Giuseppe PALMA