Fiscal Compact: ecco i nomi dei porci (in quanto eletti col porcellum) che votarono in favore della sua ratifica (di Giuseppe PALMA)

Il Fiscal Compact è un Trattato intergovernativo denominato “Patto di bilancio europeo” o “Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria”, sottoscritto da venticinque Stati membri dell’Unione Europea il 2 marzo 2012 (ad eccezione del Regno Unito e della Repubblica Ceca). Per noi, a sottoscriverlo fu Mario Monti, all’epoca Presidente del Consiglio dei ministri.

Il nostro Parlamento, con una rapidità che dimostra la non criticità del bicameralismo paritario, ne ha autorizzato la ratifica nel luglio del 2012 (appena quattro mesi dopo la sua sottoscrizione), arrivando addirittura ad inserire in Costituzione (soprattutto agli articoli 81 e 119) il vincolo del pareggio di bilancio (Legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1).

Più nello specifico, il Fiscal Compact prevede principalmente queste tre misure che tutti gli Stati firmatari dovranno rispettare:

  • significativa riduzione del rapporto fra debito pubblico e PIL al ritmo di un ventesimo all’anno (5%), fino al raggiungimento del rapporto del 60% sul PIL nell’arco di vent’anni;
  • obbligo del perseguimento del pareggio di bilancio;
  • obbligo di non superamento della soglia di deficit strutturale superiore allo 0,5% del PIL (e superiore all’1% per i Paesi con debito pubblico inferiore al 60% del PIL).

L’aver sottoscritto il Fiscal Compact, averne autorizzato la ratifica e aver inserito in Costituzione il vincolo del pareggio di bilancio rappresenta, senza ombra di dubbio, un vile attentato ai “principi supremi” dell’ordinamento costituzionale, i quali, lo ricordo per chi tenta di fare il furbo, rappresentano un limite implicito al processo di revisione costituzionale, sia che esso avvenga attraverso lo strumento tipico previsto dall’art. 138 Cost., sia che avvenga – seppur solo nella sostanza – tramite la sottoscrizione e la ratifica di Trattati che sono in aperto contrasto con il dettato costituzionale.

Ma v’è di più.

La costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio, oltre a rappresentare un attentato a quelle che sono le funzioni necessarie e indispensabili che uno Stato deve poter svolgere nell’interesse dei suoi cittadini, è del tutto contraria al dettato costituzionale, e, più nello specifico, al primo comma dell’art. 1: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. E’ la norma più importante della Costituzione, il faro dell’intera legislazione, la rotta maestra che tutte le Istituzioni della Repubblica devono necessariamente percorrere! Se i Padri Costituenti decisero di fondare la Repubblica sul lavoro, vuol dire che ammettevano – sia implicitamente che esplicitamente – la possibilità di indebitamento al fine di creare piena occupazione. Se così non fosse, avrebbero potuto scrivere – ad esempio – che la Repubblica si fonda sulla democrazia rappresentativa, oppure sulla lotta ai totalitarismi, ovvero si sarebbero potuti spingere addirittura a fondarla (per assurdo) sul pareggio di bilancio o sulla stabilità dei prezzi, e non sul lavoro. Perché hanno scritto “sul lavoro”? E’ ovvio che l’intenzione della Costituente era quella di creare uno Stato democratico che garantisse a tutti la possibilità di vivere liberi dal bisogno, garantendo a chiunque un medio benessere non scaturente dalla rendita o dalla proprietà, bensì dal lavoro!

Ciò detto, l’Assemblea Costituente si spinse addirittura oltre scrivendo sia l’art. 4 co. I e II (“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”), sia gli artt. 35 e seguenti (tutela del lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni). Di fronte a tali principi, scalfiti con il fuoco e con il sangue nella Carta fondamentale dello Stato, ogni diversa interpretazione da quella predetta è del tutto contraria al dettato costituzionale e alle intenzioni della Costituente.

Tutto ciò premesso, esistono due rimedi (alternativi) per superare lo scempio della costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio: A) che sia il Parlamento stesso – attraverso la procedura aggravata ai sensi dell’art. 138 Cost. – ad abrogare le disposizioni introdotte con Legge costituzionale n. 1/2012; B) che sia la Corte Costituzionale a dichiarare l’incostituzionalità della nuova formulazione dell’art. 81 Cost. (ma anche dell’art. 119) per palese violazione dei “principi inderogabili” della Costituzione primigenia.

Fatta questa doverosa premessa, a distanza di cinque anni tutti – dal PD a Forza Italia – rinnegano il Fiscal Compact.

Tanto per non passare per scemi, né per sprovveduti, andiamo a leggere i nominativi dei deputati e dei senatori che votarono in favore dell’autorizzazione alla ratifica del Fiscal Compact, macchiandosi le mani di sangue, il sangue che sgorga dal petto della nostra Costituzione:

Ricordateveli e stampateveli bene in mente!

Tra qualche mese l’Unione Europea discuterà se inserire il Fiscal Compact addirittura all’interno dei Trattati europei, facendolo entrare nel diritto originario dell’UE. Il PD ha già annunciato che apporà il veto. Io non ci credo. E voi?

Giuseppe PALMA

 

Cacciamo via i nostri Tarquini (di Giuseppe PALMA)

Era il 509 a.C. quando i romani cacciarono via da Roma l’ultimo tiranno della dinastia etrusca dei Tarquini, Tarquinio il Superbo.

Oggi, a distanza di circa 2500 anni, non molto è cambiato rispetto ad allora, se non il fatto che noi – a differenza dei romani – non abbiamo il coraggio di cacciare via i nostri Tarquini.

La nostra democrazia e le nostre Istituzioni sono ormai nelle mani dei tiranni, i quali continuano lo smantellamento del Paese e della Costituzione senza neppure doversi difendere dall’ira del popolo.

Eletti (si fa per dire!) con una legge elettorale dichiarata incostituzionale e in grave alterazione del principio di rappresentatività democratica (Corte Costituzionale, sent. 1/2014; Corte di Cassazione sent. 8878/2014), i nostri parlamentari continuano lo stupro della Costituzione e dei diritti fondamentali in essa sanciti. Da Monti a Gentiloni abbiamo avuto il Fiscal Compact, le due leggi Fornero, la costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio, il Jobs Act, la deforma costituzionale che tentava di darci allo straniero e, da ultimo, sono pronti i colpi di coda dello Ius Soli e del CETA. Tutti crimini contro il popolo e contro la Costituzione allo scopo di salvare l’euro, una moneta criminale introdotta su volere di autentici assassini della democrazia e dei diritti fondamentali, alcuni dei quali siedono ancora in Parlamento.

Senza parlare poi della vera e propria invasione da parte di un “esercito industriale di riserva” cui il Partito Democratico ci ha condannato, oppure delle vili armi di distrazione di massa come ad esempio l’idiozia della legge Fiano sull’antifascismo; una legge neo-fascista contro il falso pericolo di un fascismo che non c’è più.

L’Italia e la sua Costituzione sono ormai a terra, stuprate, derise e gettate nel fango. In lacrime per i continui stupri subiti dagli usurpatori, urlano di rabbia e dolore. Agli abusivi non interessano le esigenze del popolo; essi debbono portare a compimento la “soluzione finale” imposta dal capitale internazionale e dalla sovrastruttura europea, cioè lo smantellamento dei principi inderogabili della Costituzione primigenia. Di fronte a questo crimine, la sovranità popolare non conta proprio nulla!

Alzati popolo! E caccia via da Roma i tuoi Tarquini! Riprenditi la tua Italia!

Ascolta il tuo Poeta: “O compagni sul letto di morte, o fratelli sul libero suol“.

Avv. Giuseppe PALMA 

 

 

“Oltre le barricate” intervista Giuseppe PALMA su euro, Costituzione, Trattati europei, Fiscal Compact, ius soli, Ceta, Parlamento abusivo e legge Fiano (intervista-video)

Propongo qui di seguito l’intervista-video che ho rilasciato il 16/7/2017 a “Oltre le barricate” su euro, Costituzione, Trattati europei, Fiscal Compact, pareggio di bilancio in Costituzione, ius soli, Ceta, Parlamento abusivo e legge Fiano.

Durata, circa 47 minuti.

Buon ascolto:

Un parlamento e un governo di abusivi continuano a fare danni, tra Ceta, vaccini e immigrazione di massa. Intervista all’avvocato Giuseppe Palma

Avv. Giuseppe PALMA

 

 

Fiscal Compact: perché Renzi non abrogò il pareggio di bilancio in Costituzione con la sua riforma costituzionale? (articolo di Giuseppe Palma su “Il Giornale d’Italia” di oggi)

Propongo la lettura del mio articolo pubblicato oggi su “Il Giornale d’Italia“, a pagina 3, dal titolo: “A proposito di Fiscal Compact: perché Renzi con la sua riforma non abrogò il pareggio di bilancio?

http://edicoladigitale.ilgiornaleditalia.org/giornaleditalia/books/giornaleditalia/2017/20170713giornaleditalia/index.html#/3/

Testo dell’articolo: 

Nel suo ultimo libro “Avanti. Perché l’Italia non si ferma“, uscito pochi giorni fa, Matteo Renzi propone di superare il Fiscal Compact (che prevede, tra le altre scempiaggini, zero spesa a deficit) e di portare il livello di spesa pubblica annuale al 2,9% del rapporto deficit/Pil, insomma, tornare ai parametri di Maastricht.

Che poi, a dirla tutta, al netto degli interessi passivi sul debito pubblico, faremmo sempre e comunque avanzo primario. Quindi serve a nulla! Tanto più che, proprio lo stesso Renzi, fino a qualche anno fa affermava che il tetto del 3% era anacronistico e dannoso, mentre adesso sarebbe salvifico. In pratica ci hanno fatto sprofondare all’inferno per poi dirci che il purgatorio era buono.

Ciò detto, dopo l’uscita di “Avanti“, tutto il Partito Democratico sembra essersi convertito sulla necessità di rinnegare il Fiscal Compact, dopo che – nel 2012 – oltre ad esprimere voto favorevole alla sua ratifica (è un Trattato intergovernativo), votò in favore anche della vile costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio, una norma capestro che esautora non solo il diritto al lavoro di cui ai Principi Fondamentali della nostra Costituzione, ma anche la specificazione del predetto diritto agli articoli 35 e seguenti rubricati alla Parte Prima della Carta.

Era il 2012. Renzi si è insediato a Palazzo Chigi nel febbraio 2014 e vi è rimasto fino al dicembre 2016. In quasi tre anni l’ex Presidente del Consiglio altro non ha fatto che rispettare le indicazioni capestro provenienti da Bruxelles, ottenendo solo briciole. Anzi, spesso usava dire che bisognava rispettare le regole europee, anche se sbagliate.

E dov’era il Segretario del PD quando, pochi mesi fa, Bruxelles ci chiedeva una manovra correttiva da 3,4 miliardi di euro e il Governo Gentiloni obbediva acriticamente facendosela votare proprio da quel PD di cui Renzi era ed è il Segretario?

Ma il problema è un altro.

Ricordate la riforma costituzionale bocciata a furor di popolo in sede referendaria lo scorso 4 dicembre? Bene. Quella riforma, il cui ddl iniziale recava firma Renzi-Boschi, NON provvedeva all’abrogazione del vincolo del pareggio di bilancio introdotto in Costituzione nel 2012! Quindi, caro Matteo, cosa ci sei venuto a dire? Se davvero avessi voluto superare il Fiscal Compact, avresti potuto benissimo provvedere ad abrogare il vincolo del pareggio di bilancio in Costituzione con la Tua riforma costituzionaleCosa che non hai fatto. Quindi, adesso, cosa vuoi dal popolo? Che Ti creda come nel 2014?

Che poi, a dire il vero, il veto che Renzi dice di voler porre sul Fiscal Compact è solo riferito all’introduzione dello stesso all’interno dei Trattati europei, cioè del diritto originario dell’UE. Il Trattato intergovernativo siglato e ratificato nel 2012, quello, purtroppo, resta. Così come resta il vincolo del pareggio di bilancio in Costituzione!

Il Partito Democratico è ormai allo sbando. E con esso il suo Segretario. E ancor peggio i fuoriusciti Bersani e company, cioè quelli che pigiarono materialmente il tasto verde nelle Aule parlamentari in ratifica del Fiscal Compact e in approvazione del vincolo del pareggio di bilancio in Costituzione.

E’ dunque giunta l’ora di tornare alle urne. Più passa il tempo e più un Parlamento abusivo, costituitosi in grave alterazione del principio di rappresentatività democratica (Corte costituzionale, sent. 1/2014; Corte di cassazione, sent. 8878/2014), reca gravi danni al Paese!

Avv. Giuseppe PALMA

 

Una proposta di legge costituzionale per abrogare il pareggio di bilancio in Costituzione (VIDEO della conferenza stampa) – Marco Mori, Paola De Pin e Giuseppe Palma

Giovedì 23 marzo 2017 si è tenuta in Senato (presso sala ISMA) una conferenza stampa per presentare il mio DDL di revisione costituzionale (n. 2703 comunicato alla Presidenza il 15 febbraio 2017), a firma delle senatrici Paola De Pin e Monica Casaletto (di Riscossa Italia – Gruppo Misto).

Alla conferenza stampa, oltre a me, prendevano parte la senatrice Paola De Pin (co-firmataria del DDL) e l’avvocato Marco Mori (segretario di “Riscossa Italia“).

I principali obiettivi di questo mio DDL di revisione costituzionale sono:

  • la costituzionalizzazione dei contro-limiti così come sanciti dalla Corte costituzionale (Sentenze numm. 284/2007 e 238/2014);
  • l’abrogazione del vincolo del pareggio di bilancio vigliaccamente introdotto in Costituzione nel 2012, oltre alla costituzionalizzazione del suo ripudio;
  • la costituzionalizzazione dell’inderogabilità della sovranità monetaria (quindi il suo ripristino addirittura per via costituzionale);
  • il ripristino della sovranità nazionale attraverso la costituzionalizzazione della preminenza della legislazione nazionale su quella europea ed internazionale;
  • la costituzionalizzazione dell’obbligo per la Repubblica di perseguire l’obiettivo della piena occupazione;
  • la costituzionalizzazione dei limiti all’imposizione fiscale;
  • il mantenimento del sistema del bicameralismo paritario ma con l’introduzione di una commissione parlamentare di conciliazione che funzioni attraverso procedure democratiche previste da legge costituzionale. L’approvazione delle leggi avverrà sempre e comunque da parte di entrambe le aule parlamentari in un sistema di bicameralismo paritario, ma con un tentativo di miglioramento del sistema stesso, pur garantendo il ruolo paritario delle due Camere.

§§§

Qui di seguito il VIDEO della conferenza stampa:

§§§

Per poter legge il mio DDL è possibile scaricarlo direttamente dal sito del Senato cliccando uno dei seguenti link:

Versione in PDF, stampabile (con allegata Relazione al DDL):

Versione a video:

 Versione stampabile (da video):

 

Avvocato Giuseppe PALMA

 

 

 

Il sì del PD, con Enrico Letta, alla costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio (di Giuseppe PALMA)

Ecco l’intervento in aula a Montecitorio di Enrico Letta, all’epoca vice-segretario del Partito Democratico (e successivamente Presidente del Consiglio dei ministri), che plaude – addirittura come momento solenne – la vigliaccata della costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio!

Per non dimenticare chi ha tradito l’Italia e la sua Costituzione:

 

Giuseppe PALMA

 

 

Cosa vuol dire PAREGGIO DI BILANCIO in Costituzione? (VIDEO di Giuseppe PALMA)

Propongo qui di seguito un mio VIDEO di pochi mesi fa con il quale spiego, in breve, il PAREGGIO DI BILANCIO in Costituzione.

Trattasi della sesta puntata di un mio speciale-video per la pagina facebook “Economia Democratica“. Il video qui di seguito riportato è ripreso da youtube. Buona visione:

§§§

L’Italia, a partire dal 2019 (inizialmente era stato previsto dal 2014, ma abbiamo goduto di diverse proroghe), dovrà fare PAREGGIO DI BILANCIO, quindi dovrà necessariamente lasciare ZERO ricchezza al suo popolo (tanto lo Stato spenderà, tanto dovrà incassare, lasciando quindi NULLA a imprese e cittadini)! Già il prossimo anno (2018), secondo quanto previsto dal DEF, dovremo mantenere un rapporto deficit/PIL entro l’1,2%… il pareggio di bilancio è ormai alle porte, e con esso la definitiva distruzione di cittadini e imprese!

Chi ha voluto il PAREGGIO di BILANCIO, prima con il Fiscal Compact e poi con l’inserimento del relativo vincolo in Costituzione?

  • Partito Democratico
  • l’allora PDL (con qualche eccezione coraggiosa)
  • e UDC (oggi sarebbe scelta civica e alternativa popolare)
  • Il tutto sotto la guida del Governo presieduto da Mario Monti, che sottoscriveva il Fiscal Compact il 2 marzo 2012.

Giuseppe PALMA

 

 

COS’E’ IL PAREGGIO DI BILANCIO INSERITO IN COSTITUZIONE NEL 2012 (video di Giuseppe PALMA)

Vi propongo la visione e l’ascolto di un mio VIDEO – della durata di circa otto minuti – con il quale spiego la costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio, avvenuta nel 2012 per mano di un Parlamento sordo e schiavo, il quale – vigliaccamente – tradì il popolo e i principi inderogabili della Costituzione primigenia.

Buona visione:

Avv. Giuseppe PALMA

 

PAREGGIO DI BILANCIO IN COSTITUZIONE: CHIAMATELO PURE CRIMINE. LA CORTE COSTITUZIONALE LO TOLGA DI MEZZO (di Giuseppe PALMA e Luca TIBALDI)

 

PAREGGIO DI BILANCIO IN COSTITUZIONE: CHIAMATELO PURE CRIMINE. LA CORTE COSTITUZIONALE LO TOLGA DI MEZZO

(di Giuseppe PALMA e Luca TIBALDI)

Pochi mesi fa, ed esattamente a settembre 2016, il ministro della Giustizia Andrea Orlando, del Partito democratico, ha ammesso spudoratamente di provare vergogna per il fatto che il Parlamento, nel 2012, avesse provveduto ad inserire in Costituzione, senza neppure un minimo di discussione nel Paese, il vincolo del pareggio di bilancio, circostanza discutibile anche nel merito (così disse il ministro!).

Ma il forte clamore per l’ammissione del ministro non è scaturito tanto per questo, quanto per il fatto che lo stesso abbia addirittura ammesso che, se non l’avessero fatto, la Banca centrale europea avrebbe chiuso i rubinetti. 

Questa ammissione si aggiunge alle dichiarazioni, tra gli altri, di Massimo Garavaglia, senatore della Lega Nord, che qualche anno fa descrisse una situazione similare: a seguito di una visita dei commissari della Bce nel 2011 fu chiesto ai senatori della commissione bilancio del Senato se avrebbero sostenuto un allora ipotetico governo Monti. Dopo che i senatori evidenziarono che un governo in quel momento esisteva ancora e che godeva della fiducia del Parlamento, gli inviati della Bce risposero: “Se voi non sostenete il governo di Mario Monti, noi non compriamo i vostri Titoli di Stato per due mesi e andate in fallimento“.

Da tali dichiarazioni emergono principalmente tre gravissimi aspetti criminali: 1) che l’Italia è un Paese ormai schiavo e totalmente sottomesso ai criminali di Bruxelles e Francoforte; 2) che nel 2012 il Parlamento fu addirittura “costretto” a costituzionalizzare il vincolo esterno del pareggio di bilancio capace di uccidere i principi inderogabili della Costituzione primigenia, uno su tutti il diritto al lavoro e il suo significato costituzionale; 3) che se il Parlamento non l’avesse fatto, la Bce avrebbe chiuso i rubinetti, dichiarazione che ammette esplicitamente le terribili conseguenze connesse alla perdita di sovranità monetaria, circostanza che pone lo Stato in una situazione di pericolosa sudditanza nei confronti della Bce stessa, quindi di perenne ricatto da parte dei mercati finanziari e della stessa banca centrale europea, che è indipendente dalla politica e non funge neppure da prestatrice di ultima istanza.

Ciò detto, è evidente che la perdita di sovranità monetaria altro non ha prodotto che aver posto il nostro Paese in una pesante ed insopportabile posizione di schiavitù.

La costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio blinda invece la “naturale” prosecuzione del crimine! 

Se lo Stato italiano non può scegliere in autonomia le politiche monetarie e fiscali, ma al contrario è costretto ad ottenere la liquidità di cui necessita dai grandi mercati dei capitali privati, automaticamente si lega mani e piedi, incapace non solo di agire, ma addirittura di affrontare una qualsiasi emergenza, senza poter neppure garantire e incoraggiare il risparmio dei cittadini (come dovrebbe fare ai sensi dell’articolo 47 della Costituzione).

Lo Stato, a seguito dell’introduzione della moneta Euro e della costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio, è del tutto impotente.

Per fortuna, pochi mesi fa, la Corte costituzionale – con l’importante sentenza n. 275/2016 – ha sancito il principio che l’equilibrio di bilancio di cui all’art. 81 della Costituzione (quel vincolo del pareggio di bilancio inserito nel 2012) non può costituire un limite quando lo Stato è chiamato a garantire i “diritti incomprimibili“. È l’equilibrio di bilancio che deve conformarsi ai “diritti incomprimibili” e non il contrario! 

Ora la Corte costituzionale deve però mostrare più coraggio e spingersi a dichiarare l’incostituzionalità del vincolo costituzionale del pareggio di bilancio – introdotto con legge costituzionale n. 1/2012 – per palese violazione dei principali inderogabili della Costituzione primigenia.

Occorre al più presto liberare la Costituzione dalle catene della schiavitù imposte dalla criminale sovrastruttura EUropea!

 Giuseppe PALMA e Luca TIBALDI

Articolo pubblicato su AbruzzoWeb il 6 gennaio 2017: http://www.abruzzoweb.it/contenuti/pareggio-di-bilancio-chiamatelo-crimine-corte-costituzionale-lo-tolga-di-mezzo-/617085-2/

 

 

HANNO UCCISO LA COSTITUZIONE! IL MINISTRO ORLANDO AMMETTE IL RICATTO DELLA BCE IN ORDINE ALLA COSTITUZIONALIZZAZIONE DEL VINCOLO DEL PAREGGIO DI BILANCIO (video)

 

Versiliana 2016 – Festa de “Il Fatto Quotidiano” – 3 settembre 2016 (cioè poco più di cinque mesi fa).

Ecco il VIDEO del momento in cui l’attuale Ministro della Giustizia Andrea Orlando – del Partito Democraticoammette esplicitamente che l’inserimento del vincolo del pareggio di bilancio in Costituzione (2012) è avvenuto sotto il ricatto della BCE e senza alcuna discussione nel Paese, decisione di cui egli ancora oggi si vergogna.

Buona visione (fonte del video Byoblu di Claudio Messora):

§§§

Rinunciando alla sovranità monetaria, i vili esecutori del progetto UE-Euro hanno consentito che democrazia costituzionale e libertà siano posti su un gradino inferiore rispetto alle esigenze antidemocratiche dei mercati e della finanza! 

HANNO UCCISO LA COSTITUZIONE!

Avv. Giuseppe PALMA