PD e 5STELLE fanno finta di litigare sulla legge elettorale solo per fottersi il vitalizio (di Giuseppe PALMA)

Scena. È solo scena quella imbastita nello squallido teatrino PD-5stelle sulla legge elettorale. Non può essere un emendamento sul Trentino-Alto-Adige (che il PD vorrebbe conservare quale feudo) per far cadere un vasto accordo sull’intera legge elettorale.

C’è qualcos’altro… Giorgio Napolitano ha certamente giocato un ruolo importante ponendo un freno all’accelerazione verso le elezioni anticipate (re Giorgio è pur sempre l’oracolo di Berlino), ma il motivo per cui è saltato tutto attiene probabilmente alla miseria umana. Il 15 settembre matura il vitalizio, quindi i nulla facenti di PD e 5stelle, che nella vita non hanno mestiere, hanno pensato “bene” di maturare quelle circa 900 euro mensili di vitalizio che scatteranno al compimento dei 60 anni…

Del resto, con le pensioni da fame che Bruxelles, Berlino e Francoforte hanno imposto al popolo italiano dopo 45 anni di contributi, 900 euro al mese per aver rovinato il Paese in appena 4 anni e mezzo sono una gratifica miracolosa che può non ricapitare mai più.

Un Parlamento di maiali (sono stati eletti col porcellum, quindi è giusto chiamarli maiali), frutto ed espressione di una legge elettorale dichiarata incostituzionale, non solo continua lo smantellamento della Costituzione e delle residue porzioni di sovranità nazionale, ma si permette di arrogarsi il diritto di non farci votare, come se questi maiali fossero legittimi rappresentanti del popolo o, peggio, proprietari delle Istituzioni.

E su questo il lettore deve aprire gli occhi.L’attuale composizione parlamentare è formata da deputati e senatori risultati eletti per effetto di meccanismi elettorali dichiarati incostituzionali dalla Consulta. La Corte costituzionale infatti, con Sentenza n. 1/2014, ha dichiarato l’incostituzionalità della legge n. 270/2005 (porcellum) sia nella parte in cui questa non prevedeva una soglia minima di voti oltre la quale avrebbe dovuto trovare applicazione il premio di maggioranza, sia nella parte in cui non consentiva all’elettore di esprimere le preferenze per i candidati.

Ciò premesso, l’attuale compagine parlamentare è fortemente delegittimata sia perché composta esclusivamente di nominati (tutti!), sia perché la maggioranza è formata da deputati e senatori risultati eletti per effetto di un premio di maggioranza che, stando alla pronuncia della Consulta, non avrebbe dovuto trovare applicazione! Ciononostante, i maiali (sempre perché eletti col porcellum) continuano ad arrogarsi il diritto di mantenere un seggio che non avrebbero mai e poi mai dovuto avere, persistendo nell’opera continua e ininterrotta di smantellamento dei diritti fondamentali!

E il 15 settembre, quale compenso per tale opera criminale, i maiali matureranno un discreto compenso. Quindi perché far sciogliere le Camere a luglio e votare a settembre? Fanculo alla legge elettorale, al popolo e alla Costituzione, e fottiamoci il vitalizio!

Vero, PD e 5stelle?

Giuseppe PALMA

 

Tedeschellum (o Tedescum): a breve uscirà un libro di Paolo BECCHI e Giuseppe PALMA sui sistemi elettorali! Un utile vademecum sulla nuova legge elettorale

Potrebbe uscire già a giugno, comunque non più tardi di luglio.

Si tratta di un nuovo libro, scritto a quattro mani dal prof. Paolo BECCHI e dall’avv. Giuseppe PALMA, con il quale gli autori – oltre a spiegare i meccanismi di quella che sarà la nuova legge elettorale italiana – svolgeranno ampie analisi anche sui sistemi elettorali vigenti in Italia dal 1946 ai giorni nostri, presentandone criticità e aspetti poco conosciuti.

Becchi e Palma ci spiegheranno dunque come i sistemi elettorali siano capaci di incidere – soprattutto in chiave negativa – sulla democrazia e sugli equilibri istituzionali: compresi gli ampi aspetti critici di quello che sarà il cosiddetto Tedeschellum o Tedescum

E’ bene che gli italiani, prima di recarsi a votare, conoscano sufficientemente la nuova legge elettorale. Il professore e l’avvocato si assumono pertanto questo onore ed onere: l’assoluta mancanza di una corretta informazione sul porcellum determinò i disastri che tutti ben conosciamo. E ciò non deve più accadere…

lacostituzioneblog.com

COME FUNZIONA IL SISTEMA ELETTORALE TEDESCO CHE SEMBRA PIACERE A RENZI-GRILLO-BERLUSCONI (di Giuseppe PALMA)

Sembra che le forze politiche, seppur con qualche distinguo, vogliano portarci verso un sistema elettorale “alla tedesca”.
Ma come si sposerebbe il nostro quadro politico con una legge elettorale come quella vigente in Germania?
Anzitutto vediamo come funziona il sistema elettorale tedesco.
L’elettore esprime due voti: il PRIMO VOTO serve ad eleggere i candidati nei collegi uninominali col sistema first-past-the-post (ottiene il seggio il candidato che ottiene più voti in ciascun collegio uninominale), mentre il SECONDO VOTO (che è il più importante) serve a determinare attraverso il sistema proporzionale la composizione numerica dei seggi spettanti a ciascuna lista in base ai voti ottenuti.
Soglia di sbarramento al 5%.
Una volta determinato con il secondo voto il numero di seggi spettanti a ciascuna lista all’interno del Bundestag, gli eletti vengono scelti in base ai risultati elettorali del primo voto (collegi uninominali).
Qualora la lista elegga nei collegi uninominali meno candidati di quelli che le spetterebbero in base ai risultati del secondo voto, i restanti degli eletti vengono cooptati dai listini bloccati redatti da ciascuna lista prima delle elezioni (l’elettore in tal caso non esprime nessuna preferenza per i candidati).
Se viceversa nei collegi uninominali (primo voto) risultassero vincenti più candidati rispetto ai seggi spettanti alla lista così cone stabiliti con il secondo voto, viene innalzato il numero dei componenti del Bundestag fino a contenere tutti gli eletti nei collegi uninominali.
Tale sistema, perché trovi applicazione in Italia, dovrebbe presuppore una revisione costituzionale in ordine all’eventuale superamento della rigidità normativa circa la componente numerica di entrambi i rami del Parlamento (tesi giustamente sostenuta dall’amico Paolo Becchi qualche giorno fa su Libero). Una soluzione ritenuta del tutto bizzarra e certamente irrealizzabile.
Tuttavia, il sistema tedesco potrebbe adeguarsi al nostro quadro politico-istituzionale prevedendo l’assegnazione dei seggi entro e non oltre la composizione numerica del Parlamento così come prevista dalla Costituzione.

Io, sinceramente, sul “tedesco” nutro serie perplessità.

A breve uscirà un libro, scritto a quattro mani da me e dal prof. Paolo Becchi, proprio su come le leggi elettorali incidano sugli equilibri democratici. In esso, oltre a presentare quella che sarà la nuova legge elettorale, io e Becchi spiegheremo altresì tutti i meccanismi elettorali dal 1946 ad oggi, con ampie analisi.

Giuseppe Palma

 

Clamoroso! Nella legge elettorale tornano i listini bloccati! Il cittadino non potrà scegliere! (di Giuseppe PALMA)

Chiamatelo pure Tedeschellum, VerdinellumRosatellum o Mattarellum corretto… se non è zuppa, è pan bagnato!

Dopo aver affossato in Commissione Affari Costituzionali alla Camera il testo base del Legalicum (l’Italicum smembrato dalla Corte costituzionale ed esteso anche al Senato), il PD di Matteo Renzi, sotto un forte impulso di quest’ultimo, tenta un vero e proprio atto di forza presentando una propria proposta di legge elettorale (relatore Fiano), vale a dire un Mattarellum corretto (impropriamente detto alla tedesca).

Ma vediamo cosa prevede il testo base presentato ieri in Commissione:

  • il 50% dei seggi verrebbero assegnati con sistema maggioritario a turno unico (maggioritario secco), cioè – limitandomi all’esempio della Camera – il territorio nazionale verrebbe suddiviso in 303 collegi uninominali dove – per ogni collegio – risulterebbe eletto il candidato che ottiene più voti (esattamente come avveniva col Mattarellum). In pratica, è il sistema elettorale adottato per le elezioni legislative in Gran Bretagna e USA. I nominativi dei candidati di ciascuna lista per ciascun collegio uninominale sono decisi a tavolino dai partiti e indicati sulla scheda elettorale. Per ciascun collegio uninominale risulta eletto un solo candidato con il sistema “first past the post” (quello che ottiene più voti – anche la sola maggioranza relativa – viene eletto) ;
  • il restante 50% dei seggi verrebbe invece attribuito con sistema proporzionale, con soglia di sbarramento molto alta (al 5%) e senza scorporo. In pratica – sempre limitandomi all’esempio della Camera – 303 seggi verrebbero attribuiti secondo criterio proporzionale (tanti seggi quanti sono i voti ottenuti in percentuale da ciascuna lista che abbia ottenuto almeno il 5% dei voti);
  • Per quanto riguarda i seggi attribuiti con il sistema proporzionale, l’elettore NON potrà esprimere nessuna preferenza, infatti il testo base prevede unicamente i listini bloccati, quindi i candidati da far eleggere in Parlamento saranno scelti a priori dalle segreterie di partito, che per ogni lista indicheranno – in ciascuno dei collegi plurinominali – quattro candidati bloccati. A differenza del porcellum (dichiarato incostituzionale), i nomi dei candidati nel proporzionale saranno indicati sulla scheda elettorale esattamente come avveniva con il Mattarellum. All’elettore spetterà soltanto, con il proprio voto, determinare i rapporti di forza;
  • i restanti seggi spetteranno invece alle circoscrizioni estero (12 seggi per la Camera e 6 per il Senato);
  • La scheda elettorale sarà una soltanto: da un lato il sistema uninominale e dall’altro quello proporzionale.

§§§

In pratica il Partito Democratico non ha affatto compreso la lezione della Corte costituzionale, la quale, pur non dichiarando incostituzionali i capi-lista bloccati (con Sentenza sull’Italicum), dichiarava invece incostituzionale il porcellum (Sentenza n. 1/2014) anche nella parte in cui non consentiva all’elettore di esprimere preferenze per i candidati!

Ciò premesso, trattandosi ancora di un testo baseè molto probabile che – nell’iter in Commissione e successivamente nel doppio passaggio parlamentare – il testo venga modificato, nell’ambito del 50% dei seggi attribuiti col sistema proporzionale, prevedendo sia i capi-lista bloccati che la facoltà per l’elettore di esprimere fino a tre preferenze per i candidati. Anche alla luce del fatto che, per il restante 50% dei seggi attribuiti col sistema maggioritario a turno unico, i candidati per ciascun collegio uninominale saranno già imposti dai partiti (pur sempre con indicazione dei nominativi sulla scheda elettorale), con il solo aspetto positivo che – trattandosi di 309 collegi uninominali – ciascun candidato avrà certamente un forte collegamento con il territorio e con gli elettori (ciascun collegio uninominale comprenderà infatti circa 160.000 elettori, a dispetto dei circa 500.000 previsti dall’Italicum o dal Legalicum).

In conclusione, lasciando al momento da parte le criticità connesse al sistema maggioritario (che sono tante) e limitando la mia analisi al restante 50% dei seggi da attribuirsi con sistema proporzionale, evidenzio quanto segue:

A) la soglia di sbarramento del 5% deve essere necessariamente ridotta al 2-3% in modo tale da garantire il diritto di tribuna;

B) deve essere necessariamente attribuita all’elettore la possibilità di esprimere direttamente le preferenze per i candidati, senza listini precompilati e – possibilmente – senza capi-lista bloccati.

Se fossero apportate le due modifiche di cui sopra alla parte del testo riguardante il sistema proporzionale, il Tedeschellum/Verdinellum/Rosatellum non rischierebbe la terza bocciatura di fila da parte della Corte costituzionale! E’ infatti fuori dubbio che, in un sistema politico pluralista come il nostro, il diritto di tribuna debba essere garantito in ogni caso anche – e soprattutto – alle formazioni minori, quindi la soglia di sbarramento al 5% è troppo alta e va certamente ridotta! Così come sarebbe impensabile, e gravissimo, mantenere listini precompilati senza dare all’elettore la facoltà di esprimere le preferenze per i candidati.

Matteo Renzi ha già chiesto che il testo giunga in Aula (alla Camera) il 29 maggio e sia approvato entro i primi di giugno, in modo tale che il Senato possa deliberare in via definitiva entro luglio.

Staremo a vedere… io credo che, senza le due modifiche che ho proposto, il Mattarellum corretto così come proposto ieri dal PD sia l’ennesima legge elettorale suscettibile di dichiarazione di incostituzionalità da parte della Consulta.

Avv. Giuseppe PALMA

 

Legge elettorale: Legalicum o Mattarellum corretto? Sarà Legalicum, e vi spiego il perché (di Giuseppe PALMA)

In commissione Affari Costituzionali alla Camera dei deputati è approdato, per mano del suo presidente, un testo di legge elettorale che altro non è che l’Italicum smembrato dalla Corte costituzionale, il cosiddetto Legalicum, esteso anche al Senato.

In pratica un sistema proporzionale con soglia di sbarramento al 3% (nazionale alla Camera e regionale al Senato) con premio di maggioranza di circa il 55% dei seggi alla lista (e non alla coalizione di liste, che non sono previste) che ottiene almeno il 40% dei voti validamente espressi (il premio di maggioranza è nazionale per la Camera e regionale per il Senato).

Tuttavia, non sono escluse (e non potrebbe essere altrimenti) coalizioni tra liste che confluissero eventualmente in liste unitarie

Per il resto vi sono 100 collegi per la Camera e 50 per il Senato, con capi-lista bloccati e la facoltà per l’elettore di esprimere fino ad un massimo di due preferenze.

Il Movimento 5 Stelle ha già detto che, se il PD dovesse convergere su questo testo, lo voterà sia in commissione che in Aula, dando al Paese una legge elettorale non più tardi di luglio.

Tuttavia, considerato che al momento appare impossibile per chiunque raggiungere il 40% dei voti perché trovi applicazione il premio di maggioranza, il Legalicum altro non è che una legge proporzionale! E ciò lascia ampiamente scontento il segretario del PD Matteo Renzi, che invece si è espresso favorevolmente per un ritorno al Mattarellum, ipotizzandone alcune correzioni: il 50% dei parlamentari eletti col sistema maggioritario per collegio (a turno unico, quindi all’inglese) e l’altra metà con sistema proporzionale con preferenze ma con soglia di sbarramento al 5%!

Credo che la soluzione migliore, giunti a questo punto della Legislatura, sia il Legalicum, ma il PD tenterà sicuramente di apportarne significative correzioni maggioritarie (ad esempio abbassando la soglia circa l’applicazione del premio di maggioranza dal 40% al 35%, circostanza che sicuramente troverà d’accordo i Grillo e adepti), oppure di virare sul Mattarellum corretto, ma quest’ultima soluzione non trova – già sin d’ora – l’assenso né dei 5S né di Forza Italia!

Considerato che il PD non ha la maggioranza al Senato, occorre ovviamente che la legge elettorale sia approvata anche da una parte delle opposizioni: Forza Italia, M5S e Lega voterebbero sicuramente il Legalicum, mentre il Mattarellum corretto troverebbe i voti favorevoli solo di PD e Lega.

Staremo a vedere. Sperando che non si verifichi l’ennesima soluzione incostituzionale. Infatti, dal 2005 in avanti, abbiamo avuto due leggi elettorali (porcellum e italicum) entrambe dichiarate incostituzionali!

Sabato pomeriggio ho avuto una lunga chiacchierata telefonica con l’amico Paolo BECCHI, e insieme abbiamo convenuto che – al netto di eventuali sorprese – il Legalicum dovrebbe convenire a tutti per i seguenti motivi:

  1. al PD perché, essendo il Legalicum di facile “soluzione” parlamentare, sarebbe approvato non oltre luglio con la conseguenza che Renzi potrebbe tentare il colpaccio di andare a votare ad ottobre e sfruttare l’onda buona delle primarie, anticipando le mosse degli altri partiti ed evitando – nel caso lo scioglimento delle Camere avvenisse prima del 15 settembre – una campagna elettorale all’attacco da parte del M5S nei confronti del Partito Democratico per aver fatto maturare il vitalizio;
  2. al M5S perché potrebbe, stando ad alcuni sondaggi, risultare la lista più votata (pur non raggiungendo la soglia del 40%) e ricevere comunque dal Presidente della Repubblica l’incarico di formare il nuovo Governo;
  3. a Silvio Berlusconi perché, nel caso in cui nessuna lista ottenesse il 40% dei voti per l’applicazione del premio di maggioranza, tornerebbe trionfalmente in sella facendo pesare la sua forza parlamentare al fine di sostenere un eventuale Governo targato Matteo Renzi (o affini);
  4. alla Lega e a Fratelli d’Italia perché, nel caso in cui il M5S dovesse risultare il primo partito pur senza raggiungere la soglia premiale del 40%, sosterrebbero in Parlamento (col voto di fiducia) un eventuale Governo pentastellato (pur non facendone parte) tenendolo “per le palle” e dirigendolo verso sincere posizioni anti-euro e anti-UE;
  5. ad Alfano, Casini e montiani perché, prevedendo il Legalicum una soglia di sbarramento al 3% (nazionale alla Camera e soprattutto regionale al Senato), potrebbero essere rieletti in un listone unico che comprenda Alternativa Popolare, quel che resta dei centristi e Scelta Civica;
  6. ad Articolo Uno e Sinistra Italiana perché, nel caso a vincere le elezioni fosse il PD (pur senza raggiungere la soglia premiale del 40%), Bersani, D’Alema e Co. farebbero pesare – e molto – il loro eventuale appoggio ad un eventuale Governo targato PD, mettendo il veto sulla persona di Matteo Renzi!

Insomma, per dirla con parole semplici, il Legalicum conviene a tutti! Il Mattarellum invece, originario o corretto, parte sconfitto in partenza!

§§§

Da parte mia, avevo invece pensato alla seguente ipotesi di legge elettorale che – a mio parere – avrebbe messo d’accordo tuttihttp://lacostituzioneblog.com/2017/03/10/legge-elettorale-una-proposta-di-giuseppe-palma-il-lodo-palma/

Avv. Giuseppe PALMA

 

 

Legge elettorale, una proposta di Giuseppe PALMA: il “LODO PALMA”

Ripropongo ai miei lettori, e non, una mia proposta di legge elettorale pubblicata il 3 febbraio 2017 su “Il Giornale d’Italia” e denominata “LODO PALMA

§§§

Vi presento, in pillole, uno schema riassuntivo circa una mia proposta di legge elettorale.

Voglio anzitutto precisare che, in linea di principio, sono favorevole al proporzionale puro (esatta corrispondenza tra voto popolare e relativa traduzione di questa in seggi) con soglia di sbarramento molto bassa (1 o 2 per cento al massimo), ma sono altrettanto convinto che, vivendo in un periodo storico molto particolare dove la maggior parte delle forze politiche sono a libro paga – o sotto ricatto – della sovrastruttura EUropea e del capitale internazionale, e che per questo sventrano in continuazione la Costituzione e i diritti fondamentali in essa sanciti, occorre una legge elettorale, sì, proporzionale, ma con equilibrata e diversificata correzione maggioritaria che consenta ad eventuali forze anti-crimin€ di ottenere la maggioranza in Parlamento e portarci finalmente fuori (quantomeno) dalla gabbia dell’euro.

Fatta questa doverosa premessa, ecco lo schema della mia proposta di legge elettorale:

1) se nessuna lista dovesse superare la soglia del 30% dei voti validamente espressi, i seggi dovranno essere assegnati con metodo proporzionale puro (cioè esatta corrispondenza tra voto popolare e traduzione in seggi);

2) se la lista vincente dovesse superare la soglia del 30% dei voti validamente espressi (cioè prendere almeno il 30% + 1 dei voti), ma non dovesse superare il 40%, le verrebbe assegnato un premio di maggioranza pari al 7% (esempio: la lista A vince le elezioni con il 31,7% dei voti, quindi ottiene il premio di maggioranza del 7%, cioè ottiene seggi pari al 38,7%);

3) se la lista vincente dovesse superare la soglia del 40% dei voti validamente espressi (cioè prendere almeno il 40% + 1 dei voti), le verrebbe assegnato un premio di maggioranza pari al 10% (esempio: la lista B vince le elezioni con il 41,9% dei voti, quindi ottiene il premio di maggioranza del 10%, cioè ottiene seggi pari al 51,9%);

4) qualunque sia la sommatoria tra esatta percentuale dei voti ottenuti e percentuale del premio di maggioranza attribuito, il numero dei seggi assegnati alla lista vincente non dovrà in nessun caso superare i 340 alla Camera e i 170 al Senato, salvo il solo caso che un numero più alto di seggi non venga regolarmente ottenuto con voto popolare (cioè se la lista vincente dovesse ottenere ad esempio il 58% del voto popolare, si aggiudica regolarmente il 58% dei seggi);

5) soglia di sbarramento al 2% su base nazionale;

6) gli elettori dovranno poter esprimere fino ad un massimo di tre preferenze tra i candidati della lista prescelta (NO a liste bloccate e NO a capilista imposti);

7) ciascun candidato non potrà candidarsi in più di 10 circoscrizioni e, se eletto in più circoscrizioni, varrà il sistema del sorteggio (che stabilirà la circoscrizione d’elezione) così come enunciato pochi giorni fa dalla Corte costituzionale;

8) ciascuna lista, all’atto del deposito delle liste dei candidati o anche sul proprio simbolo presente sulla scheda elettorale, avrà la facoltà di indicare il nominativo della persona indicata a ricoprire la carica di Presidente del Consiglio dei ministri (fatto salvo, in ogni caso, quanto previsto dalla Costituzione in merito al conferimento dell’incarico da parte del Capo dello Stato al Presidente del Consiglio);

9) perché ciascuna lista possa presentarsi in tutte le circoscrizioni elettorali, occorrerà – a mio parere – diminuire il numero di firme necessarie da raccogliere, portandolo (ad esempio) a non più di 5.000 firme valide (complessivamente), indifferentemente dalle aree geografiche dove le stesse verrebbero raccolte (in tal modo si amplierebbe la partecipazione democratica e si garantirebbero le minoranze);

10) si ritiene sia meglio non prevedere coalizioni tra liste (in senso stretto), bensì alleanze politico-elettorali (in sede di elezioni) tra liste diverse che potranno confluire in un’unica lista. Il resto (cioè la formazione di una maggioranza parlamentare) dovrebbe essere demandato alle alleanze in Parlamento.

Questa, in breve, la mia proposta. Da un lato verrebbe garantita la rappresentatività democratica e l’esatta (o quantomeno tendenziale) traduzione in seggi della sovranità popolare espressa col voto, dall’altro si eviterebbe che le liste esecutrici del crimine dell’euro abbiano sempre e comunque la golden share per la formazione del Governo.

 Avv. Giuseppe PALMA

mio articolo pubblicato su “Il Giornale d’Italia” venerdì 3 febbraio 2017:

 

 

IL “LODO PALMA”: UNA PROPOSTA DI LEGGE ELETTORALE CHE METTEREBBE D’ACCORDO TUTTI (o quasi!) – di Giuseppe PALMA

 

IL “LODO PALMA”: UNA PROPOSTA DI LEGGE ELETTORALE CHE METTEREBBE D’ACCORDO TUTTI (o quasi!) – di Giuseppe PALMA

Vi presento, in pillole, uno schema riassuntivo circa una mia proposta di legge elettorale.

Voglio anzitutto precisare che, in linea di principio, sono favorevole al proporzionale puro (esatta corrispondenza tra voto popolare e relativa traduzione di questa in seggi) con soglia di sbarramento molto bassa (1 o 2 per cento al massimo), ma sono altrettanto convinto che, vivendo in un periodo storico molto particolare dove la maggior parte delle forze politiche sono a libro paga – o sotto ricatto – della sovrastruttura EUropea e del capitale internazionale, e che per questo sventrano in continuazione la Costituzione e i diritti fondamentali in essa sanciti, occorre una legge elettorale, sì, proporzionale, ma con equilibrata e diversificata correzione maggioritaria che consenta ad eventuali forze anti-crimin€ di ottenere la maggioranza in Parlamento e portarci finalmente fuori (quantomeno) dalla gabbia dell’euro.

Fatta questa doverosa premessa, ecco lo schema della mia proposta di legge elettorale:

1) se nessuna lista dovesse superare la soglia del 30% dei voti validamente espressi, i seggi dovranno essere assegnati con metodo proporzionale puro (cioè esatta corrispondenza tra voto popolare e traduzione in seggi);

2) se la lista vincente dovesse superare la soglia del 30% dei voti validamente espressi (cioè prendere almeno il 30% + 1 dei voti), ma non dovesse superare il 40%, le verrebbe assegnato un premio di maggioranza pari al 7% (esempio: la lista A vince le elezioni con il 31,7% dei voti, quindi ottiene il premio di maggioranza del 7%, cioè ottiene seggi pari al 38,7%);

3) se la lista vincente dovesse superare la soglia del 40% dei voti validamente espressi (cioè prendere almeno il 40% + 1 dei voti), le verrebbe assegnato un premio di maggioranza pari al 10% (esempio: la lista B vince le elezioni con il 41,9% dei voti, quindi ottiene il premio di maggioranza del 10%, cioè ottiene seggi pari al 51,9%);

4) qualunque sia la sommatoria tra esatta percentuale dei voti ottenuti e percentuale del premio di maggioranza attribuito, il numero dei seggi assegnati alla lista vincente non dovrà in nessun caso superare i 340 alla Camera e i 170 al Senato, salvo il solo caso che un numero più alto di seggi non venga regolarmente ottenuto con voto popolare (cioè se la lista vincente dovesse ottenere ad esempio il 58% del voto popolare, si aggiudica regolarmente il 58% dei seggi);

5) soglia di sbarramento al 2% su base nazionale;

6) gli elettori dovranno poter esprimere fino ad un massimo di tre preferenze tra i candidati della lista prescelta (NO a liste bloccate e NO a capilista imposti);

7) ciascun candidato non potrà candidarsi in più di 10 circoscrizioni e, se eletto in più circoscrizioni, varrà il sistema del sorteggio (che stabilirà la circoscrizione d’elezione) così come enunciato pochi giorni fa dalla Corte costituzionale;

8) ciascuna lista, all’atto del deposito delle liste dei candidati o anche sul proprio simbolo presente sulla scheda elettorale, avrà la facoltà di indicare il nominativo della persona indicata a ricoprire la carica di Presidente del Consiglio dei ministri (fatto salvo, in ogni caso, quanto previsto dalla Costituzione in merito al conferimento dell’incarico da parte del Capo dello Stato al Presidente del Consiglio);

9) perché ciascuna lista possa presentarsi in tutte le circoscrizioni elettorali, occorrerà – a mio parere – diminuire il numero di firme necessarie da raccogliere, portandolo (ad esempio) a non più di 5.000 firme valide (complessivamente), indifferentemente dalle aree geografiche dove le stesse verrebbero raccolte (in tal modo si amplierebbe la partecipazione democratica e si garantirebbero le minoranze);

10) si ritiene sia meglio non prevedere coalizioni tra liste (in senso stretto), bensì alleanze politico-elettorali (in sede di elezioni) tra liste diverse che potranno confluire in un’unica lista. Il resto (cioè la formazione di una maggioranza parlamentare) dovrebbe essere demandato alle alleanze in Parlamento.

Questa, in breve, la mia proposta. Da un lato verrebbe garantita la rappresentatività democratica e l’esatta (o quantomeno tendenziale) traduzione in seggi della sovranità popolare espressa col voto, dall’altro si eviterebbe che le liste esecutrici del crimine dell’euro abbiano sempre e comunque la golden share per la formazione del Governo.

Avv. Giuseppe PALMA

mio articolo pubblicato su “Il Giornale d’Italia” venerdì 3 febbraio 2017: