“LA SOLITUDINE DI UNA GENERAZIONE SENZA LAVORO” – Raccolta di Poesie Sociali e dell’Essere sulla mancanza di lavoro (e-book di Giuseppe PALMA)

E’ uscito un mio nuovo libro. 

Trattasi di una raccolta in e-book di Poesie Sociali e dell’Essere circa la devastazione dell’animo umano a causa della mancanza di lavoro o della precarietà dello stesso: 

LA SOLITUDINE DI UNA GENERAZIONE SENZA LAVORO

Raccolta di Poesie Sociali e dell’Essere (come la crisi economica ha devastato l’animo umano)”

Autore: Giuseppe PALMA

Editore: Editrice GDS, giugno 2017

Formato: e-book; costo: € 0,99

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Scrivo Poesie dal 1996. E’ stata la mia prima passione.

Il pubblico mi conosce ormai come scrittore di testi soprattutto di diritto costituzionale e diritto dell’Unione Europea, o anche come divulgatore storico e letterario. Meno come narratore. Ma certamente in pochi, tranne i compagni dell’ “età mia nova” (cit. Leopardi), mi conoscono come poeta. Tuttavia, come talvolta uso affermare nelle mie conferenze, “io nasco poeta”.

Dopo aver scritto e pubblicato otto saggi e tre racconti con i quali ho denunciato e messo in evidenza – da un lato tecnicamente e dall’altro in narrativa – i gravi aspetti di criticità sia dei Trattati europei che dell’Euro, oltre che spiegare la Costituzione, i suoi principi fondamentali e il suo rapporto critico con i Trattati UE e la moneta unica, ecco che su questi temi arriva anche la Poesia.

Ho messo dunque in Versi le terribili conseguenze della crisi economica compiendo un viaggio profondo nella devastazione dell’animo umano a causa della mancanza di lavoro o della precarietà dello stesso…

In questo libretto raccolgo pertanto quattordici mie composizioni poetiche degli ultimi anni su temi sociali e sull’indagine introspettiva dell’animo umano in merito alle conseguenze della crisi economica e della mancanza di lavoro.

Il capitale internazionale, che ha nell’euro il suo più solido strumento di governo, impone salari bassi e comprime le garanzie contrattuali e di legge in favore del lavoratore, quindi reprime violentemente – fino ad esautorarne il senso – il principio fondamentale del lavoro sul quale si fonda la nostra Repubblica ai sensi del primo comma dell’art. 1 della Costituzione.

Il resto lo fa l’intellighenzia di casa nostra, la quale, vigliaccamente assoggettatasi all’establishment eurocratico, non solo avalla il corso criminale della restaurazione globalista, ma si spinge addirittura oltre arrivando a giustificare finanche il lavoro gratuito, smembrando e stuprando uno dei pilastri fondamentali sul quale trova fondamento la Repubblica italiana. Il lavoro, infatti, secondo quelle che furono le intenzioni dei nostri Padri Costituenti, costituisce sia strumento di dignitoso sostentamento per il lavoratore e per la sua famiglia, ma anche – e soprattutto – strumento di progresso sociale e di sviluppo della persona umana.

Su questo, gli articoli 1, 4, 35, 36, 37 e 38  della Costituzione sono chiarissimi.

Infine, per quanto riguarda la politica, questa – al pari degli intellettuali salariati e degli scribacchini di regime – altro non fa che eseguire acriticamente gli ordini provenienti dalla sovrastruttura europea e dal capitale internazionale, stuprando quotidianamente la sovranità popolare e tutti i principi inderogabili della Costituzione primigenia.

Finora ho spiegato la modernità Restauratrice attraverso la saggistica e la narrativa. Non potevo non farlo anche attraverso la Poesia.

Questo è il mio 25° libro.

Buona lettura.

 Giuseppe PALMA

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Chi volesse acquistare l’e-book:

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Nelle prossime ore verrà continuamente aggiornato l’elenco delle librerie on-line presso le quali sarà possibile acquistare l’e-book.

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Giuseppe PALMA

 

La CRISI ECONOMICA spiegata in narrativa: il racconto “INVISIBILI” di Giuseppe PALMA pubblicato gratuitamente su questo blog

Era il marzo dell’anno scorso (il 2016) quando pubblicai il mio primo racconto dal titolo “INVISIBILI La Vita e l’Amore ai tempi della CRISI“, edito da GDS in e-book…

In precedenza, sull’argomento, avevo scritto parecchi saggi, cosa che ho continuato a fare fino all’altro giorno con l’uscita del mio ultimo libro. Ma le CAUSE e le CONSEGUENZE della CRISI ECONOMICA necessitavano anche di un’esposizione narrativa, vale a dire di un’opera letteraria di fantasia (seppur con contenuti ed analisi scrupolosamente veritiere) inquadrabile nella struttura della narrazione!

Pubblico qui di seguito, gratuitamente, tutti e sei i capitoli del mio racconto:

INVISIBILI 

La Vita e l’Amore ai tempi della CRISI

di Giuseppe PALMA

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CAPITOLO I

Gli Occhi dell’Amore

Questa storia ha inizio nel settembre del 2004.

Giorgio Paternò è nato nel 1979 ed ha sempre vissuto a Scilla, un piccolo Paese sul mare nella parte più a sud della Calabria. Figlio di un impiegato delle Poste e di una contadina, da pochi mesi si è laureato in giurisprudenza all’Università di Reggio Calabria ed è felice per aver ottenuto un buon voto finale, 107 su 110, quasi il massimo. Ha avuto sia un’infanzia che una giovinezza serena: suo padre, Antonio, porta a casa uno stipendio di circa 1.350 euro al mese, mentre la madre, Angelica, di qualche anno più grande del marito, percepisce una pensione di 519 euro mensili per essersi spezzata la schiena nei campi della piana di Gioia Tauro. Non è tanto, ma Giorgio non si può lamentare, la sua famiglia lo ha fatto studiare e non gli è mai mancato nulla, seppur al costo di tanti sacrifici e molte rinunce. Antonio e Angelica nel 1985 acquistarono un discreto appartamento di 88 metri quadri non lontano dal mare, che hanno pagato con 16 anni di mutuo a tasso fisso, quindi oggi non hanno molti soldi infatti l’estratto conto in banca segna un attivo di appena 1.944,57 euro. Nulla per chi ha lavorato tutta la vita, ma la famiglia Paternò è serena: una modesta casa di proprietà, padre di famiglia con un posto fisso, madre con una piccola pensione e il loro unico figlio laureatosi a soli 25 anni. Forse farà l’avvocato, spera papà Antonio, ma mamma Angelica vorrebbe tanto un figlio magistrato o notaio. Si sa, i genitori vogliono sempre il meglio per i propri figli.

Giorgio non ha ancora le idee chiare, di sicuro inizierà la pratica forense presso lo studio dell’avvocato Puoti (un professionista sessantenne molto stimato e conosciuto in Paese, amico della famiglia Paternò). Poi si vedrà. Il nostro protagonista ha da circa un anno una ragazza, Caterina Muso, di tre anni più piccola di lui, che vive a Villa San Giovanni e non va all’Università. I suoi genitori, due anziani contadini originari di Pentimele – un piccolo quartiere di Reggio Calabria – non hanno avuto la possibilità di farla studiare, quindi, dopo le superiori, si è subito data da fare per cercare lavoro. Ha fatto tanti piccoli lavoretti Caterina, dalla babysitter alla segretaria di uno studio dentistico, dalla commessa in un negozio di scarpe alla barista. Oggi lavora dieci ore al giorno in un supermercato di Villa San Giovanni dal lunedì al sabato ed è assunta con contratto a tempo indeterminato full-time. Il proprietario del supermercato effettua sul conto corrente di tutti i suoi dipendenti un bonifico dell’intero stipendio mensile, ma il giorno dopo sia Caterina che i suoi colleghi sono costretti a prelevare la metà di quello stipendio che restituiscono in contanti al loro datore di lavoro. Così tutti i mesi, con la “particolarità” che tredicesima e quattordicesima mensilità vengono restituite per intero. In Calabria, se si vuole lavorare, si è purtroppo costretti ad accettare anche questo tipo di realtà.

E’ il 29 settembre 2004, un mercoledì sera. Giorgio – come tutti i mercoledì – prende la macchina del padre, una fiat Panda di colore rosso del 1995 un po’ sfracassata, e si dirige verso Villa San Giovanni per incontrarsi con la sua Caterina, che finisce di lavorare non prima delle otto e mezza. Giorgio lo sa, quindi se la prende con comodo, ascolta l’autoradio e fuma tre o quattro sigarette nel tragitto che va da Scilla a Villa. Caterina gli ha chiesto più volte di smettere di fumare, ma lui non ne vuole sapere, dice che prima o poi smetterà, ma per ora non ne ha molta voglia. Eccolo che trepidante arriva a Villa e non vede l’ora di riabbracciare la sua bella; non si vedono da otto giorni, infatti lo scorso fine settimana Caterina è dovuta andare con i suoi genitori a Catanzaro per il battesimo del figlio di un lontano nipote del padre. Giorgio muore dalla voglia di passare quelle due-tre ore con lei e spera che stasera non sia eccessivamente stanca. Ci siamo capiti.

Caterina è bellissima: capelli neri leggermente ondulati che le cadono giù giù fino alla schiena, occhi grandi di un verde marino che brillano di luce riflessa, un bel fisico tra l’esile e il normale, di mezza altezza e un seno delicato, né grosso né piccolo. Giorgio, in quei seni, ci annega già col pensiero. I due si sono conosciuti durante una festa di laurea di un amico comune e di lì hanno iniziato a conoscersi e si sono innamorati. Un grande amore il loro, fatto di intesa fisica e mentale, complicità e grande umorismo.

Caterina corre verso quella Panda rossa che riconoscerebbe tra milioni di automobili, apre lo sportello e vede Giorgio che se la sta per mangiare con gli occhi.  E’ da una settimana che Giorgio aspetta questo momento. Quanti baci e quanti abbracci in quei trentasette secondi che passano da quando una ragazza entra nell’auto del fidanzato e questo rimette in moto la macchina… sono interminabili e così veri che la serata potrebbe anche finire qui tanto è l’intensità di quelle occhiate e di quei gesti.

Caterina ha gli Occhi dell’Amore.

Non sapete cosa sono gli Occhi dell’Amore? E’ una fortuna che non tutti ricevono in dono. Ma esistono. Mi rivolgo agli uomini: quando guardate gli occhi di una donna che brillano di lucentezza propria e che persi fissano i vostri tra la fronte e le pupille, il muso che accenna lievemente – ma non troppo – ad un sorriso che non sa di ironia ma di palpabile e delicatissimo compiacimento, allora sappiate che quella donna è perdutamente innamorata di voi e per voi è pronta a tutto. Non sono eterni, ma lo potrebbero essere. Dipende da voi.

Giorgio mette in moto il suo pandino e si dirige verso il mare, sotto un tappeto di stelle che sembra essere proprio la serata giusta. E lo è. Tra gli scogli ed uno spiazzo isolato che si trova sul lungo mare tra Gallico e Catona (due quartieri a sud di Reggio), avvolto dall’abbraccio del mare, c’è un alberello di arance con foglie verdi che emanano un profumo che si sente anche a parecchi metri di distanza. Un odore lieve ma intenso, di quegli odori che ti entrano prima nel naso e poi nei pori della pelle, impossibile da dimenticare. I corpi dei due innamorati si fondono mentre i loro sguardi non si perdono neppure per un istante… un’ora che vale un’eternità tra il mare dormiente della sera e un venticello che, imbarazzato, non osa entrare tra i vetri appannati che se parlassero racconterebbero cos’è il vero amore. I particolari li lascio alla vostra fantasia.

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CAPITOLO II

Tra speranza e realtà

E’ trascorso esattamente un anno da quella sera di settembre. Giorgio e Caterina si amano ogni giorno di più. Lui da undici mesi ha iniziato la pratica forense a Scilla dall’avvocato Puoti, mentre lei lavora sempre nello stesso supermercato. Il praticantato, si sa, al sud è gratuito. Nemmeno i soldi della benzina. Otto/dieci ore al giorno tra fotocopie, atti da scrivere e dar far firmare al dominus (così si usa chiamare il titolare di uno studio legale), attività di cancelleria in Tribunale a Reggio e udienze fiume tutte segnate alle nove del mattino ma che poi – tra ritardi dei giudici, altre udienze in calendario e contrattempi delle parti processuali – non finiscono mai prima delle due tra attese estenuanti. Poi nel pomeriggio di nuovo in studio, avanti e indietro con la macchina senza neppure un euro di rimborso spese. Fotocopie, atti e ricerche giurisprudenziali. Così Giorgio ha trascorso questo anno e, grazie al sostentamento dei suoi genitori – che gli passano 50/60 euro a settimana –, cerca di tenere duro nella speranza di un futuro migliore. Nel frattempo, però, il nostro protagonista si guarda intorno, naviga su internet per cercare un lavoro retribuito, magari anche al nord. Caterina lo saprà aspettare.

Sono le undici di sera di un venerdì. Giorgio è davanti al computer e manda curriculum a ripetizione: società di recupero crediti, studi legali, supermercati, multinazionali di ogni settore, banche… ma niente. Nessuna risposta. Antonio, suo padre, ha anche tentato di farlo entrare in Posta, ma non c’è stato nulla da fare: in Posta e in Ferrovia entrano solo i figli dei sindacalisti. Giorgio ha anche pensato di insegnare, ma la laurea in giurisprudenza impedisce sostanzialmente l’accesso all’insegnamento, infatti occorrono nel piano di studi altri tre esami aggiuntivi che non ha intenzione di sostenere: altre tasse universitarie e altre spese che graverebbero unicamente sulla sua famiglia. E lui non se la sente. E poi si sa, entrare nella scuola da precario significa rimanerci per almeno dieci anni. Magari in giro c’è un posto fisso anche per lui. Magari è sufficiente continuare a cercare, prima o poi arriverà il suo momento, pensa assorto tra un po’ di depressione mista a speranza. Nel frattempo i mesi passano e nulla si muove. I due ragazzi si vedono sempre il mercoledì sera ed il fine settimana; Giorgio ha in tasca sempre quei pochi euro che gli passa la famiglia e con quelli deve mettere benzina, ricaricare il cellulare, comprare le sigarette e – magari solo il sabato sera – pagare la pizza alla sua Caterina che col suo amore gli addolcisce quel lento trascorrere di vita nel limbo dell’incertezza.

Ma ecco che forse arriva il momento che Giorgio tanto aspettava dopo aver mandato in tutta Italia centinaia e centinaia di curriculum. Sono le tre di pomeriggio di giovedì 16 febbraio 2006 e il telefono di Giorgio squilla recando sul display un numero strano che inizia col prefisso 051. Sarà Napoli? No, Napoli è 081. Firenze? Boh? Ma prima che riattacchi Giorgio risponde:

«Pronto?». «Il dott. Paternò?» esclama sicura una voce femminile dall’altra parte. «Si, sono io» risponde Giorgio. «Buongiorno dottore, siamo della società GIP X di Bologna, abbiamo ricevuto il Suo curriculum via mail e siamo intenzionati a farLe un colloquio di lavoro. Come Lei saprà, siamo un’azienda che si occupa di energia e saremmo interessati a conoscerLa perché il Suo curriculum ci sembra particolarmente interessante. Potremmo fissare un appuntamento. Per Lei va bene?». Giorgio stenta a crederci: «Certo, mi dica». «Come Le dicevo – continua la signora – noi siamo a Bologna, quindi se per Lei non è un problema ci vediamo martedì della prossima settimana qui a Bologna, via Gramsci, alle ore 11, così ci conosciamo». «Perfetto – risponde Giorgio -, ci vediamo martedì prossimo a Bologna». Incredibile! Quell’occasione che tanto aspettava forse è arrivata, anche se dovrà trasferirsi a Bologna per lavorare. Ma prima, ovviamente, bisogna convincere quella società a farsi assumere. E Caterina? Come farà con la sua bella? Quando la vedrà? Mbè, potrà viaggiare e fare avanti e indietro una volta al mese, oppure ogni quindici giorni. Va beh, sono questioni da risolvere più avanti. Ora per Giorgio è fondamentale trovare un lavoro e iniziare a guadagnare. Caterina capirà.

Arriva quindi il giorno della partenza. Giorgio sale sul treno per Bologna salutando il suo angelo. Dal finestrino della carrozza, mentre i due ragazzi si lanciano l’ultimo sguardo, Giorgio si accorge che Caterina ha iniziato a piangere…“non fa niente”, pensa coraggioso, in fondo quel viaggio serve a trovare un lavoro e costruire con lei una famiglia.

Il colloquio è fissato alle undici del mattino, ma Giorgio arriva a Bologna poco prima delle sette, quindi deve trovare qualcosa da fare: ha in tasca solo i soldi del biglietto del ritorno ed appena 50 euro, per questo sa che deve stare attento a non spendere più di tanto. Fa colazione al bar della stazione, poi legge un giornale lasciato su uno dei tavolini del bar e dopo mezzora inizia a camminare per le vie di Bologna dirigendosi, chiedendo un po’ qua e un po’ là, verso la sede della società presso la quale deve sostenere il colloquio. Sono ore interminabili quelle dell’attesa e la mente di Giorgio viaggia verso quelli che Giacomo Leopardi chiamava “interminati Spazi”… da una famiglia con Caterina ai nomi dei loro futuri figli, dalla possibilità di ottenere un mutuo per l’acquisto di una casa alle vacanze estive… ma l’animo di Giorgio non è sereno. Caterina l’aspetterà? Accetterà questo suo eventuale trasferimento? E se poi saranno per troppo tempo lontani? Trascorrono così più di tre ore tra un pensiero e l’altro, quando si trova sotto il portone della GIP X. Suona, sale le scale (l’ufficio è al primo piano) e attende che venga chiamato. E’ elegante Giorgio. Indossa un vestito blu scuro gessato, una camicia celeste e cravatta rossa. Ad accoglierlo c’è una donna di circa cinquant’anni, la dott.ssa Manzi, emanante un profumo fortissimo. Lui si siede e il colloquio ha inizio. «Noi avremmo bisogno – esordisce la dott.ssa Manzi – di una figura da inquadrare inizialmente come junior, ma che un domani sarà certamente senior, che abbia voglia di fare e sappia scommettere su se stesso, da inserire all’interno di una squadra composta da altri ragazzi motivati e con una forte ambizione di crescita professionale». Tutte belle parole pensa Giorgio mentre ascolta con attenzione la sua interlocutrice, che conclude: «Lei sarebbe interessato, dott. Paternò? Anzi, possiamo darci del Tu?». A quel punto Giorgio, che non ha ancora capito di che lavoro si tratti, chiede in cosa consisterebbero esattamente le sue mansioni, consentendo che i due si diano del Tu. La dott.ssa Manzi, concentrando lo sguardo verso il computer portatile che ha alla sua destra, chiarisce che si tratta di un’occupazione appassionante, di una sfida con se stessi: «Noi siamo una società di energia appena collocata sul mercato italiano, con sede legale a Londra, e cerchiamo giovani brillanti in grado di contattare e trovare nuovi clienti che entrino a far parte della nostra grande famiglia. Il Tuo stipendio dipenderà da te. Più clienti troverai e tanto più alto sarà il Tuo compenso. Si può arrivare anche a 10-15.000 euro al mese se sei bravo. Inizialmente, però, Ti proporremmo un contratto a progetto con un contributo spese di 400 euro mensili più il 3% su ogni accordo concluso». A Giorgio iniziano a cadere le braccia, non si capacita di aver fatto tutti quei kilometri per una proposta da 400 euro al mese con una parte variabile tutta da vedere su un’attività aleatoria che neppure conosce. «E per l’alloggio?» chiede con sconforto Giorgio. «Per l’alloggio noi siamo convenzionati con un albergo a due stelle distante appena dieci kilometri da qui che, se decidi di lavorare con noi, Ti chiederà solo 350 euro al mese, a fronte di 6-700 euro che è il costo medio dell’affitto di un monolocale» replica la Manzi. Giorgio non riesce a crederci. «Sai, io provengo dalla Calabria, quindi dovrei ragionarci un attimo». «Non c’è alcun problema dott. Paternò – esclama spazientita la dott.ssa Manzi usando di nuovo il “Lei” -, però noi, come Lei comprenderà, dovremo continuare i colloqui con altri candidati, quindi ci faccia sapere al più presto se la nostra proposta può interessarLa». Stretta la mano come segno di saluto, Giorgio si dirige verso l’uscita, ma prima, in anticamera, scorge altri tre ragazzi tutti vestiti a puntino e doverosamente impomatati, con sguardo indifferente e concentrati sul colloquio che anche loro stanno per sostenere. “Poveri illusi” pensa Giorgio, «chissà se accetteranno. Credono forse che io sia un loro concorrente. Ma questo non è lavoro, è concorrenza tra poveri disperati» borbotta sottovoce mentre scende le scale. La delusione è cocente… una laurea con 107 su 110 e tanta voglia di fare, ma con le pive nel sacco e una proposta di lavoro poco concreta e senza alcuna garanzia. E’ deluso, ma non si dà per vinto: ci saranno altre offerte migliori e certamente più interessanti. Per ora non vede l’ora di riabbracciare la sua Caterina.

All’indomani è di nuovo a casa. Caterina è corsa a prenderlo in stazione. Quella stessa sera, sotto un manto di stelle e nella solita Panda un po’ scassata, i due ragazzi si amano con la sola luna a fare da testimone discreta.

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CAPITOLO III

Una vita complicata

Trascorre così un altro anno durante il quale Giorgio manda in giro centinaia di curriculum sostenendo altri colloqui (non tantissimi per la verità), soprattutto nel nord-Italia, ma le proposte di lavoro – se così si possono chiamare – non sono delle migliori: uno studio legale di Torino gli ha offerto un ruolo di collaboratore a 500 euro al mese, un supermercato di Vimercate un contratto part-time della durata di sei mesi a 650 euro, una società di recupero crediti di Roma un contratto a partita IVA da 600 euro, e così via… una serie di proposte che Giorgio, vista la necessità di doversi trasferire e quindi di cercare un appartamento, non può accettare, altrimenti ciò che prenderebbe come “stipendio” non gli basterebbe neppure a pagare l’affitto. Nel frattempo continua a vivere con quei 50/60 euro a settimana che gli passa il padre; la pratica forense è ormai terminata e attende gli esiti dell’esame scritto per l’esercizio della professione di avvocato. Con Caterina le cose vanno abbastanza bene, ma lei da qualche tempo ha iniziato a fare certi discorsi, così una sera di novembre – mentre i due ragazzi sono in macchina sotto casa di Caterina – questa prende anima e coraggio e si rivolge decisa a Giorgio: «Sai, a me piacerebbe tantissimo avere una famiglia, una famiglia vera, e vorrei averla con te, con te che sarai il padre dei miei figli». «Anch’io, sai, lo voglio – risponde lui – ma come facciamo? Io non lavoro. Non possiamo mica vivere solo col tuo stipendio? Non riusciremmo neppure a pagare le spese. E la casa? Come lo paghiamo l’affitto? Per non dire un mutuo. Come viviamo? Come li manteniamo i figli? E poi, sai, per un uomo stare a casa mentre la moglie lavora non è il massimo». «Hai ragione Giorgio – ribatte Caterina -, ma stare insieme così che senso ha? Io non voglio aspettare altri anni senza una prospettiva, senza un futuro. Bene o male io un lavoro ce l’ho, anche se sottopagato, quindi il problema è tuo». Le guance di Caterina diventano rosso peperone, lo sguardo è quello di chi sa di averla detta grossa, ma ormai la frittata è fatta. Giorgio a quel punto non si trattiene: «Se proprio ci tieni così tanto al tuo futuro, allora è il caso che la nostra storia finisca qui. Io il lavoro lo cerco, ma non lo trovo. Cosa dovrei fare? Ammazzarmi forse? Non abbiamo più niente da dirci Caterina, forse è meglio finirla adesso!». Caterina, che quella situazione un po’ se l’è cercata, replica: «Era da molto tempo che ci stavo pensando. Io e te, insieme, non andremmo proprio da nessuna parte», quindi esce dalla macchina sbattendo lo sportello e via per le scale di casa.

Quell’amore, che sembrava indissolubile, sembra ormai finito.

Giorgio, con la morte nel cuore, in fin dei conti non ce l’ha con Caterina. Quello che lei gli ha appena detto è forse una presa di coscienza della realtà! La sua situazione non sembra avere vie d’uscita positive, né prospettive rosee. Certo, “se Caterina mi amasse veramente, forse certi discorsi manco li pensava” ragiona Giorgio mentre se ne torna da solo verso casa. “Ma cosa voleva dirmi? Perché mi ha detto quella frase? Cosa c’è dietro? Ha forse un altro? Ma no, dai, quando lo avrebbe trovato? E chi, poi?”…questi pensieri, e mille altri ancora, accompagnano Giorgio nel tragitto verso Scilla con la solita sigaretta tra le dita. Ma stavolta l’autoradio è spenta. Non ha voglia di ascoltare proprio nulla.

Giunto sotto casa, prima di salir le scale, prende due pezzi di carta racimolati qua e là in macchina e butta giù una poesia. Ah, già, dimenticavo, Giorgio si diletta – da quando aveva sedici anni – a scrivere poesie. Titolo: “L’argento in un vassoio

Un ragazzo

non ancora

di trent’anni

_

muore

e non crede

d’ una Luce

_

ormai spenta.

Qualche sigaretta

in tasca

_

e sere

in giro da solo

senza strada

_

né Speranze.

Il viso

con qualche ruga

_

e le dita

un po’ ingiallite

dal tabacco.

_

Negli occhi

il fumo

dei ricordi

_

gli lascia cadere

una lacrima

sul viso,

_

senza mai

rendergli davanti

il Sogno ormai perduto.

_

Nel Cuore

l’illusione lontana

di un Amore

_

che ritorna,

due Occhi

nei suoi occhi

_

splendono

come l’argento

in un vassoio.

_

Ritorna a casa

con l’ultima cicca

tra le mani,

_

guardando il cielo

s’affida

a una stella lassù,

_

gli scende

dal viso

un’altra lacrima

_

che ritorna,

due Occhi

nei suoi occhi

_

splendono

come l’argento

in un vassoio.

***

 Si sono fatte le tre del mattino… Giorgio, con le lacrime agli occhi, se ne va a dormire. Forse un giorno, chissà, tornerà di nuovo insieme alla sua Caterina. Forse.

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CAPITOLO IV

La presa di coscienza

Sono trascorsi quasi quattro anni da quella sera in cui Giorgio e Caterina si sono lasciati. Lui non ha più trovato nessuna, mentre lei – dopo circa due anni – ha conosciuto un altro uomo, Francesco Della Valle, dieci anni più grande di lei, ingegnere presso uno dei cantieri della Salerno-Reggio Calabria. Da quello che si sente in giro, pare vogliano sposarsi. Ma Giorgio, la sua Caterina, non l’ha mai dimenticata. I due non si sentono più, fatta eccezione per i primi mesi dopo quella brutta sera. Giorgio non è ancora riuscito a superare gli esami da avvocato, ma ha aperto – con l’aiuto della sua famiglia e dei nonni – una piccola attività commerciale, un negozio al dettaglio di materassi: “Sogni felici”. Suo zio Luca, un ricco commerciante quasi settantenne, è ormai andato in pensione: tornato da Francoforte dove ha lavorato tutta la vita come agente di commercio, ha proposto a Giorgio di voler continuare la sua attività di vendita di materassi, e il nostro ragazzo ha accettato. Sempre meglio di stare a casa senza fare nulla! Il negozio Giorgio lo ha aperto a Reggio Calabria, in una via del centro, con un affitto di 12.000 euro annui, 3.000 euro a trimestre. Ma l’entusiasmo è alle stelle. I primi tempi vanno abbastanza bene, anche perché ha puntato tantissimo sulla pubblicità via internet. Il negozio è ben frequentato: famiglie, giovani coppie e parecchi sono anche gli ordinativi fuori Regione. Certo, l’investimento iniziale è stato impegnativo: la sua famiglia e i suoi nonni gli hanno regalato complessivamente 15.000 euro, più altri 25.000 li ha ottenuti in prestito dalla banca. Suo zio, ormai ritiratosi dall’attività, gli ha fornito un po’ di stoccaggio e qualche prezioso suggerimento.

Siamo nel giugno del 2011. Giorgio ha aperto il negozio da circa un anno e mezzo e riesce comunque a vivere dignitosamente. Paga affitto e fornitori con un po’ di ritardo, ma li paga. Contributi e tasse qualche giorno dopo la scadenza. L’attività va, non si può lamentare.

Giorgio è quindi diventato una delle tante partite IVA che, per tirare avanti la baracca e non morire, lavora circa quattordici ore al giorno, ma è felice: ora può trovarsi una ragazza e concretizzare quei progetti che non era riuscito a portare avanti con Caterina. Già, Caterina. “Chissà che fine avrà fatto” pensa tutti i giorni. In fin dei conti, il suo cuore è sempre lì.

Caterina lavora sempre in quel supermercato e con Francesco hanno deciso di sposarsi, forse nell’autunno del 2012, al più tardi nella primavera del 2013. Questo è quello che si dice in giro.

Mentre Giorgio è quindi preso tutto il giorno con la sua attività, in televisione e sui giornali sono frequenti le notizie sullo spread che sale e sull’economia italiana che pare non voglia proprio registrare segnali di ripresa. Ma Giorgio non pare preoccuparsene. La sua attività commerciale va bene e quello che guadagna gli è sufficiente per pagare tutto. E con ciò che gli resta in tasca riesce quantomeno a vivacchiare senza eccessivi problemi.

Arriva così l’autunno del 2011. Giorgio ha tenuto aperto il suo negozio tutta l’estate registrando incassi notevoli. Ora potrà chiudere una settimana e farsi una vacanza a Roma, con due suoi amici. Così, tanto per riposarsi un po’ e riprendere l’attività dopo un meritato, seppur breve, periodo di ferie.

Al rientro dalla Capitale riprende il suo lavoro con più entusiasmo di prima. Ha un bel po’ di ordini da evadere e il Natale si avvicina, quindi farà incassi importanti. Nel frattempo televisione e giornali non parlano d’altro: lo spread ha superato i 500 punti base e il Presidente del Consiglio dei ministri, Silvestro Bernasconi (che aveva vinto le elezioni politiche del 2008), sotto una forte pressione internazionale ben accompagnata da una martellante stampa interna, è costretto a rassegnare le dimissioni. Un quotidiano nazionale pochi giorni prima titolava: “Non perdete tempo!”. Al posto di Bernasconi viene nominato un ex commissario europeo e docente universitario, Mariotto Montini (nominato pochi giorni prima senatore a vita dal Presidente della Repubblica Giulio Napolini), che si insedia a Palazzo Chigi a metà novembre. In Italia è in atto un vero e proprio Colpo di Stato, ma gli italiani – che arrivano addirittura ad applaudire l’instaurarsi di una sorta di dittatura €uro-finanziaria forzosamente vestita con abiti costituzionali – se ne accorgeranno solo dopo qualche anno.

Le bombe e le mitragliatrici del passato sono state sostituite dallo spread e dalla speculazione finanziaria. La sovranità del popolo ha lasciato il passo alla sovranità dei mercati. Il diritto e la politica hanno vigliaccamente abdicato in favore dell’economia e del capitale internazionale. Pur con strumenti differenti a quelli utilizzati in passato e nel rispetto (si fa per dire!) della Costituzione formale (ma calpestando con violenza quella materiale), nel nostro Paese si è concretizzato un vero e proprio Golpe permanente che ha lo scopo di esautorare i principi inderogabili della Costituzione primigenia.

Le prime misure adottate dal Governo tecnico presieduto da Montini vanno dall’aumento dell’età pensionabile ad una forte limitazione dei pagamenti con denaro contante, per poi giungere alla sottoscrizione di un Trattato capestro, denominato Fiscal Compact (marzo 2012), e ad una parziale riforma del mercato del lavoro (giugno 2012) che comprime alcune garanzie per il lavoratore in materia di licenziamenti. In un’intervista rilasciata alla televisione inglese, Montini arriva addirittura ad ammettere esplicitamente che il suo Governo sta volutamente distruggendo la domanda interna!

Giorgio, come la stragrande maggioranza degli italiani, in principio non se ne cura più di tanto, ma inizia a preoccuparsi quando – già a partire dalla primavera del 2012 – nel suo negozio entra sempre meno gente. E anche gli ordinativi via internet sono diminuiti di parecchio. Giorgio ha sempre accettato pagamenti in contanti, e qualche volta, per poter sopravvivere e pagare tasse o contributi, ha anche fatto un po’ di nero. Si tratta di quel nero di sopravvivenza che – se dichiarato – toglie quel poco che resta alle partite IVA per poter sopravvivere.

Montini è un fermo sostenitore delle politiche di rigore e austerità, compiacendo così la “suocera” Germania che di quelle politiche ne gode e ne trova – seppur senza alcuna visione lungimirante – un discreto giovamento.

L’estate del 2012 è una debacle. Giorgio incassa 1/3 di quanto aveva incassato l’anno precedente e si trova pertanto in serie difficoltà economiche. Ha due trimestri di affitto in arretrato e qualche fornitore gli ha già notificato i primi decreti ingiuntivi. Nel frattempo, nel mese di luglio, un Parlamento sordo e schiavo ha inserito in Costituzione il vincolo del pareggio di bilancio, ma il popolo non sa neppure di cosa si tratti.

Ad ottobre Giorgio si reca in banca per chiedere un ulteriore prestito di 15.000 euro, ma la banca glielo rifiuta, anche perché da giugno non ha più pagato la rata mensile di 392 euro del prestito precedente. Ma il nostro ragazzo non si arrende. Vuole farcela. Quel Natale potrebbe fruttare vendite importanti, quindi con il ricavato riuscirebbe a pagare l’arretrato degli affitti e delle fatture dei fornitori. Decide che rimarrà aperto durante tutto il periodo natalizio, ma, agli inizi di gennaio del 2013, la situazione è gravemente peggiorata: appena 5 materassi venduti dal 1° dicembre al 6 gennaio. Il guadagno gli consente di pagare soltanto le bollette della luce e del telefono.

A quel punto Giorgio vuole vederci chiaro. Inizia a studiare quanto è successo. Compra libri, e-book, consulta siti web e papers. Si informa. Nel frattempo, col passare dei mesi, il negozio continua a fare incassi insufficienti.

A fine febbraio si sono tenute nuove elezioni politiche ma nessuno degli schieramenti ha ottenuto la maggioranza sufficiente per poter formare e votare la fiducia ad un Governo, quindi il Presidente della Repubblica Napolini – eletto per la seconda volta al soglio quirinalizio (circostanza mai verificatasi nella storia dell’Italia repubblicana) – nomina Presidente del Consiglio dei ministri Emanuele Letti, sostenuto in Parlamento dalla stessa maggioranza “bulgara” che appoggiava Montini.

Anche Letti, al pari del suo predecessore, è un convinto sostenitore del rigore e dell’austerità, ma prosegue l’azione distruttiva con minore intensità. E’ pur sempre un governo politico e non tecnico.

Giorgio nel frattempo ha iniziato a comprendere quel che è successo: l’euro, che è un accordo di cambi fissi, impedisce la svalutazione monetaria attraverso interventi sul cambio e di conseguenza scarica il peso della competitività sul lavoro. Non potendo quindi gli Stati dell’Eurozona intervenire sul cambio come avveniva in passato con le cosiddette svalutazioni competitive, diviene indispensabile svalutare il lavoro! Ma non solo. I parametri fissati dal Trattato di Maastricht (1992) e ribaditi da quello di Lisbona (2007) impediscono agli Stati membri dell’UE di spendere a deficit oltre un certo limite, quindi ciascuno Stato non può intervenire massicciamente sulla spesa pubblica al fine di contrastare disoccupazione e periodi di recessione. Inoltre, studiando testi di autori indipendenti, Giorgio comprende il crimine dell’euro nella sua dimensione più ampia: ciascuno Stato dell’Eurozona, non potendo più creare moneta dal nulla, è costretto ad andarsi a cercare la moneta, e può farlo solo in due modi: prendendola in prestito dai mercati dei capitali privati (es. banche private) ai quali va restituita con gli interessi, oppure andandola a prendere da cittadini e imprese attraverso l’aumento delle tasse, i tagli selvaggi allo stato sociale (sanità, istruzione, pensioni etc…), l’inasprimento dei sistemi di accertamento fiscale e le forti limitazioni all’uso del denaro contante. A questo punto si chiede come possa fare lo Stato, che ha perso sovranità monetaria, a restituire ai mercati dei capitali privati la moneta da questi presa in prestito. La risposta gli giunge in un attimo leggendo uno dei tanti libri acquistati nell’ultimo mese: andandola a prendere (anche estorcendola con strumenti e metodi anti-democratici) da imprese e cittadini!

Ora la situazione è chiara. Giorgio ha ben compreso sia i motivi per cui non riusciva a trovare lavoro sia che quella crisi economica – che ha messo in ginocchio la sua attività – è stata coscientemente pianificata e voluta, quindi causata da chi avrebbe invece dovuto, per Costituzione, difendere e tutelare il lavoro, i diritti fondamentali e la democrazia. Il tutto sotto la regia di un apparato eurocratico criminale a libro paga dei mercati finanziari, ai quali i principi del lavoro, della sovranità popolare e della democrazia costituzionale non interessano assolutamente nulla, anzi, sono addirittura di intralcio!

Ma v’è di più. Giorgio ha anche letto alcuni libri sulla costituzionalizzazione del pareggio di bilancio. Avendo inserito in Costituzione il predetto vincolo, il Parlamento italiano ha tradito e calpestato il principio supremo del lavoro sul quale si fonda la Repubblica.

Il cerchio si è chiuso: la sua situazione lavorativa ed economica, al pari di quella di altri milioni di italiani, è stata causata dall’euro, dal contenuto di Trattati capestro e da tecnocrati – anche italiani – che hanno stuprato le Costituzioni nazionali degli Stati membri dell’Unione! Il tutto allo scopo di tutelare il capitale internazionale a scapito dei diritti fondamentali.

Giorgio è laureato in giurisprudenza, quindi sa benissimo quanti morti è costata la nostra Costituzione! Una sera, mentre è a casa, trova per caso su you tube il discorso che Piero Calamandrei, uno dei più autorevoli Padri Costituenti, fece agli studenti milanesi il 26 gennaio 1955: “[…] L’art. 34 dice: “I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Eh! E se non hanno i mezzi? Allora nella nostra Costituzione c’è un articolo che è il più importante di tutta la Costituzione, il più impegnativo per noi che siamo al declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi. Dice così: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. E’ compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana: quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare una scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’art. Primo – “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” –  corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica perché una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto una uguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la società […]”.

Ascoltando le parole di Calamandrei, Giorgio approfondisce anche il rapporto tra i Trattati europei e la nostra Costituzione, giungendo alla conclusione che la loro convivenza è praticamente impossibile: l’Unione Europea nata a Maastricht e consolidatasi a Lisbona è del tutto incompatibile con la Carta del 48’!

Giorgio si sente tradito! Ha capito che quanto gli sta accadendo non è quello che i Padri Costituenti avrebbero voluto per il nostro Paese. Ma ora, quantomeno, tutto è chiaro.

§§§

CAPITOLO V

A che serve?

Trascorre così un altro anno, durante il quale Giorgio cerca di reagire in tutti i modi alla situazione drammatica in cui versa la sua attività commerciale.

Siamo nel giugno del 2014. Al Governo del Paese, con un’abile manovra di Palazzo e senza passare dalle urne, è salito da circa quattro mesi un giovane rampante di poco meno di quarant’anni, Mattia Renzini, ma la situazione – al di là degli annunci fantasmagorici – non è affatto cambiata! Tutto fumo, solo fumo! Ai ripetuti annunci di crescita e ripresa economica da parte del giovane Presidente del Consiglio fanno da contrappasso dati reali negativi o, se in alcuni casi positivi, di appena lo “zero virgola”, quindi non percepiti nell’economia reale! Intanto il negozio di Giorgio continua ad andare sempre peggio: i clienti e gli incassi diminuiscono, i fornitori – pur pazienti – hanno quasi tutti notificato le ingiunzioni di pagamento, mentre la banca gli ha già revocato il fido di 5.000 euro. Ma il problema che toglie il sonno a Giorgio è quello che il proprietario delle mura del negozio gli ha notificato lo sfratto per morosità, con udienza di convalida che si terrà a fine settembre.

Nel frattempo, in quella stessa primavera, Giorgio ha saputo da amici comuni che Caterina e il suo nuovo compagno si sposeranno a fine estate, il 9 settembre.

Giorgio sta male, ma cerca di reagire. Non vuole chiudere. Crede nella sua attività e nelle sue capacità. Ma deve prima risolvere quantomeno il problema dell’affitto e dei fornitori. In fin dei conti, come spesso si ripete per trovare coraggio, all’inizio il suo negozio andava bene, quindi non può finire così. Vuole lottare e cercare di salvare il suo lavoro, del quale negli anni si è addirittura innamorato. Il nostro protagonista è diventato un uomo, un uomo che ama il suo lavoro e fa di tutto per difenderlo e salvarlo.

Durante l’estate – sulla quale Giorgio ha scommesso tutto per la ripresa della sua attività – le cose non vanno affatto bene. Luglio è deludente: 3 materassi. Neppure i soldi per pagare un solo fornitore. Agosto non lascia segnali di speranza: 4 materassi.

Giorgio è ormai caduto nello sconforto, non riesce più a vedere prospettive positive.

E’ la mattina del 3 settembre, un mercoledì. Il nostro ragazzo non ha dormito tutta la notte. Ha intenzione di recarsi in banca e chiedere la riapertura del fido e un nuovo finanziamento con rinegoziazione del debito pregresso. Così potrà pagare l’affitto, i fornitori e ridare nuovo slancio all’attività, magari rivolgendosi a fornitori più convenienti. Sa che sarà difficile, ma è convinto che la banca lo aiuterà.

Sono le 8;45. La banca ha appena aperto e Giorgio, con il coraggio che si è costruito negli ultimi anni, entra e si dirige verso l’ufficio del direttore. «Buongiorno, sono Paternò. E’ libero il direttore?» chiede ad un’impiegata. «Un attimo che chiedo» risponde una ragazza esile ed elegante. Dopo pochi minuti la stessa lo introduce nello studio del direttore: «Prego, si accomodi. Il direttore Le può dedicare appena cinque minuti perché è molto impegnato». Giorgio si accomoda di fronte alla scrivania di colui che potrebbe salvarlo e gli chiede di non lasciarlo da solo, quindi avanza le proposte che aveva in mente. Ma la doccia fredda arriva in un attimo, infatti il direttore della banca è perentorio: «Dott. Paternò, purtroppo non siamo in grado di aiutarLa, anzi, dovrebbe cercare il modo di rientrare al più presto dal vecchio finanziamento, altrimenti ci troveremo costretti a passare la pratica all’ufficio legale per il recupero forzoso. Purtroppo non possiamo venirLe incontro. Mi dispiace. Non dipende da me».

Giorgio vorrebbe piangere, ma comprende che non c’è più nulla da fare. Esce dalla banca e va in negozio. Durante tutto il giorno la sua mente è assorta in un viaggio misto di brutti pensieri e ipotetiche soluzioni irrealizzabili. Quel 3 settembre, poi, neppure una telefonata. Solo una giovane coppia che entra, dà un’occhiata veloce in negozio ed esce distratta.

Nel tardo pomeriggio, preso dallo sconforto, chiama Caterina, che non risponde.

Si è fatto tardi ormai. Alle otto e mezza chiude la saracinesca ma non vuole tornare a casa. Non ne ha voglia. Fa un giro in macchina a Reggio. Si ferma vicino ad una rosticceria della periferia e compra un arancino e una birra. Poi gira ancora in macchina. La sua mente non produce più pensieri razionali. La banca, l’affitto, i fornitori, i decreti ingiuntivi, la mancanza di ordinativi, i clienti che non entrano più in negozio. E poi Caterina. La sua Caterina che non ha risposto al telefono e che tra sei giorni si sposerà con un altro. “Forse ci aveva visto giusto a lasciarmi”, pensa mentre una lacrima scende giù sulla guancia sinistra. … ecco che, dopo aver fumato un intero pacchetto di sigarette, passa sul lungo mare tra Gallico e Catona, proprio lì, dove sotto quell’alberello di arance dalle foglie verdi, lui e Caterina facevano l’amore. E giù con un’altra sigaretta. Accende la radio. C’è “Resta cu’ mme” di Domenico Modugno, bellissima canzone. L’ascoltava sempre con Caterina. Poi esce dalla macchina, vuole fumare l’ennesima sigaretta sugli scogli. Sale su uno di quelli abbastanza alti che si trovano più avanti. Il profumo di foglie verdi, misto a quello delle arance, gli ricorda le serate d’amore e di speranza di dieci anni prima. Poi gli ritorna in mente lo sfratto, la banca e il suo negozio. E scoppia in un pianto terribile. L’acqua del mare è burrascosa. Zampilli d’acqua salata gli bagnano la felpa. Sotto quel cielo maculato un vento distratto scuote fiori verdastri. La voce straziante di quel vento, muta, gli parla di Caterina. S’è fatto tardi ormai, ma gli ritorna in mente una poesia che ha scritto un anno prima. Non ricorda bene, ma forse s’intitolava “La notte”:

 Son tutte sere come queste.

_

Mentre giunge

la notte

mi spaventa un po’

_

viverla.

Il cielo scuro

m’ incupisce il Cuore

_

e la mia mente viaggia

sulle onde

d’un mare petrolio.

_

Le stelle non fanno più

da coperta

e Nulla mi conforta.

_

Mi si ghiaccia il Cuore.

***

Che bella la luna stasera, sembra che parli. Ha occhi, bocca, pare che segua con lo sguardo il volto di Giorgio. Tra quei fiumi di stelle che stasera dipingono il cielo Giorgio vede riflessi i capelli di Caterina. E il verde dei suoi occhi si confondono con le onde del mare bluastro. Feroce l’acqua del mare dondola nelle gole marine. Giorgio non ne può più… l’affitto, la banca, i debiti, il lavoro, Caterina, l’affitto, il negozio, la banca, le ingiunzioni, Caterina, i debiti… e giù. Giù in un volo senza ritorno.

Il mare risucchia indifferente il corpo di un invisibile.

Sono da poco trascorse le dieci di sera del 3 settembre 2014.

All’indomani, quando la notizia fa il giro della città, un poeta di passaggio scrive di getto alcuni Versi:

La Solitudine di una generazione senza lavoro

La giovane pianta d’ulivo

s’accascia sotto il peso d’un cielo

di polvere e pece.

Il vento avvicina le nuvole;

il sole che la pianta e le foglie

da decenni attendono, fugge

senza promesse. Dai rami d’ulivo

non cadono più foglie ingiallite,

si perdono nell’aria soltanto

foglie robuste che volano,

volano nello spazio Infinito

d’un cielo senza profumi

e verso Illimitati orizzonti

d’un futuro senza colore.

_

Si muore a trent’anni senza morire.

Si muore a trent’anni senza più sogni.

Si muore a trent’anni vedendo il sole al Mattino.

§§§

CAPITOLO VI

(ULTIMO CAPITOLO) 

Il profumo delle foglie verdi d’arancio

Mentre Giorgio si inabissava tra le fauci del mare consegnando la propria anima a Dio, il suo cellulare, dimenticato sul sedile destro della macchina, aveva squillato per ben tre volte. Era Caterina. Voleva dirgli di non essere riuscita a rispondergli nel pomeriggio perché impegnata sul lavoro.

Caterina si sposerà tra pochi giorni, ma la sua è una vita infelice. Francesco è un uomo distratto e non le dedica nulla che sia paragonabile a quell’amore intenso che invece le donava Giorgio. Per carità, l’ingegnere è un brav’uomo, ma Caterina, dopo essersi resa conto che l’amore vero era quello che il suo Giorgio le regalava quotidianamente, non è contenta della vita che l’aspetta! Le piacerebbe tantissimo, anche solo per qualche minuto, rivedere quel ragazzo che la faceva sentire speciale. Magari per un caffè. Magari, chissà, per un ultimo bacio.

All’indomani mattina, 4 settembre, la notizia della morte di Giorgio passa di bocca in bocca per tutta Reggio Calabria, fino a Scilla. I genitori, Antonio e Angelica, vengono avvisati all’alba dai Carabinieri. Lo strazio, l’incredulità e lo sconforto avvolgono l’intera cittadina. Caterina lo viene a sapere casualmente al supermercato ascoltando due signore alla cassa che parlano di “quello dei materassi” che si è suicidato buttandosi in mare! Il dubbio che si tratti di Giorgio le provoca una colata di vomito. Chiede al direttore del supermercato di potersi allontanare per capire se si tratta del suo perduto amore. Sale in macchina e si dirige verso il centro di Reggio, dove Giorgio ha il negozio. Nel frattempo lo chiama al cellulare. Spento. Poi fa il numero di telefono dei suoi genitori. Libero, ma non risponde nessuno. Poi ancora a Giorgio. Spento. Cerca la notizia su internet, ma il nome del ragazzo suicida ancora non c’è. Giunta sul lungo mare di Reggio trova parcheggio vicino ad una gelateria e sale verso il viale principale che va dal museo al Duomo. La saracinesca del negozio di Giorgio è chiusa. Entra in un bar e chiede perché il negozio di materassi non abbia ancora aperto. «Pare si sia buttato in mare ieri sera signora. Così ci hanno detto stamattina i Carabinieri» risponde la cassiera del bar. Caterina si sente svenire. Fugge verso la macchina e corre a Scilla, dove apprende l’ufficialità della notizia da un’anziana zia di Giorgio che vive non distante dall’abitazione dove il ragazzo viveva coi suoi genitori. Il corpo di Giorgio, che il mare ha restituito alla terra, si trova adesso nella camera mortuaria dell’Ospedale di Reggio, ma Caterina non vuole andarci. Il dolore la ucciderebbe. Per tutta la giornata se ne va girovagando in macchina con la radio accesa. Non ha mai fumato in vita sua, ma compra un pacco di sigarette che finisce fino a sera.

L’intera giornata di Caterina trascorre così, girando in macchina da sola col telefono spento e via una sigaretta dietro l’altra! Sono da poco trascorse le sette e mezza di sera. La ragazza si fa forza e si dirige lì dove Giorgio si è ucciso. Lo stesso profumo di arance. Lo stesso odore di foglie verdi. Gli stessi zampilli d’acqua salata. Sul vialetto sottostante di sabbia bagnata, l’erba spicciola recisa; il cielo all’improvviso non ha più macchie: le nuvole sono fuggite dal teatro della Vita. Caterina avverte un beato torpore procuratole dal sole tiepido che all’orizzonte tramonta a tre quarti. In un attimo passa di lì il profumo dell’Amore del tempo che fu, quando Giorgio l’amava sotto quello stesso tappeto di stelle…

Uno strillo di donna squarcia l’aria dolciastra di settembre! Caterina ha raggiunto il suo Giorgio. In silenzio s’è lasciata abbracciare da quelle stesse onde che hanno ucciso il suo antico ed unico amore.

Una luna color oro si tinge di un misto di sangue e bronzo…

I due ragazzi, su decisione delle famiglie di entrambi, vengono sepolti nella stessa tomba al cimitero di Reggio Calabria.

La morte li ha fatti tornare insieme. Per l’eternità.

Ma rimarranno due invisibili. Come tanti altri. L’indifferenza popolare e delle Istituzioni li ucciderà per la seconda volta, seppellendoli tra la spazzatura del tempo.

Sulla parte appena antistante quello stesso scoglio dal quale Giorgio e Caterina si sono ammazzati, un anziano signore che abita lì di fronte, quando il sole si fonde con l’orizzonte, tutte le sere strimpella con la sua vecchia chitarra un’antica canzone di Franco Li Causi, che fa pressappoco così:

C’è nu giardinu ammenzu di lu mari
tuttu ‘ntissutu d’aranci e ciuri,
tutti l’aceddi ci vannu a cantari,
puru li pisci ci fannu l’amuri. 

Senti li trona di lu Mungibeddu
chi ghietta focu e fiammi di tutti i lati;
oh Bedda Matri, Matri addulurata,
sarva la vita mia e d’ ‘a mia amata. 

Vitti na crozza supra nu cannuni,
fui curiusu e ci vosi spiari.
Idda m’arrispunniu cu gran duluri:
“Murivi senza toccu di campani”. 

Sinni eru, sinni eru li me anni
chiangennu sinni eru, cun gran duluri…
ca’ si putissi ancora chiuù nun vurria,
cchiù nun vurria muriri chi pi amuri. 

…Ah si putissi ancora, chiuù nun vurria,
cchiù nun vurria muriri chi pi amuri”.

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FINE

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Giuseppe PALMA

autore del racconto