Esco da “Riscossa Italia” e torno a fare ciò che so fare meglio: scrivere e divulgare per il bene del Paese e allo scopo di salvare la Costituzione (Giuseppe PALMA)

Ho iniziato la mia attività di scrittore e divulgatore culturale nel lontano 2010 (mentre tutti dormivano), quando, attraverso la letteratura e la storia del diritto moderno, denunciai scientificamente come la magistratura sia purtroppo in grado di attaccare – e in alcuni casi sostituire – governi democraticamente eletti (qualcuno ricorderà il mio libro “Il Fiore e la Lama“, giugno 2011). E nel 2012, prima degli altri, denunciai la nascita della nuova Aristocrazia Europea che prendeva il posto – dopo duecento anni – dell’Ancien Régime (alcuni ricorderanno il mio libro “La Rivoluzione francese e i giorni nostri. Dall’Ancien Régime alla nuova Aristocrazia Europea“, GDS, ottobre 2013, la cui stesura iniziava nel luglio 2012).

Da allora ho scritto ben venticinque libri: dal diritto costituzionale al diritto dell’Unione Europea, dalla storia moderna e contemporanea alla critica letteraria, dalla narrativa alla poesia.

Nel 2014 fui trai i primi scrittori italiani a denunciare – dopo Luciano Barra Caracciolo, Giuseppe Guarino, Paolo Maddalena e Paolo Barnard – i gravissimi aspetti di criticità esistenti nel rapporto tra Costituzione da un lato e Trattati europei/moneta unica dall’altro! Ricorderete a tal proposito il mio libro “Il male assoluto“, GDS, ottobre 2014, recensito positivamente da Barnard, che nuovamente ringrazio.

Nel gennaio 2015 mi telefonò il prof. Antonio Maria Rinaldi per chiedermi se volessi scrivere per il blog scenarieconomici.it. Con Antonio c’erano anche Marco Mori, Luigi Pecchioli, Fabio Lugano, Maurizio Gustinicchi, Luca Mussati, Giampaolo Atzori, Jean Sebastien Lucidi e tanti altri… una squadra che giunse a costruire – senza neppure un centesimo – un blog da circa dieci milioni di pagine viste ogni anno.

Il potere ci temeva. Ci leggeva. Ci rispettava!

Non c’era parlamentare della Repubblica che non consultava i nostri articoli. Eravamo diventati un punto di riferimento critico per l’intero Paese. E di questo ringrazio Antonio Maria Rinaldi. A lui devo il vasto pubblico di lettori che ho oggi!

Una volta un deputato di opposizione mi disse: <<Caro Palma, un parlamentare su tre legge sotto banco il Suo libro “Figli Destituenti”. Parecchi interventi in aula sono ripresi dal Suo libro>>.

Ma devo ringraziare una persona in particolare, che è il collega Marco Mori, il quale, cedendo a me alcune sue conferenze, ovvero chiedendo agli organizzatori di chiamare anche me insieme a lui (comprese alcune ospitate in TV), mi ha letteralmente regalato un ampio pubblico di lettori e veri propri fans. Se c’è una cosa che non appartiene a Marco, quella è proprio l’invidia! Generoso come pochi, sincero come nessuno!

Poi è arrivata la politica. Prima Alternativa per l’Italia e poi Riscossa Italia.

Ci sono tre motivi sui quali gli uomini rovinano i rapporti personali:

a) i soldi;

b) le donne;

c) la politica.

A noi ci ha fulminato la politica! Infatti è stata proprio la politica a rovinare – in un vortice senza ragione – i rapporti con Antonio Maria Rinaldi, anche se tra me e lui restano sinceri rapporti cordiali. Eravamo una famiglia. Ora siamo nulla più che semplici persone distanti… Ahi, quanto dolore e quante notti insonni… 

Ma per fortuna con Marco Mori abbiamo un solido rapporto di amicizia che va oltre la politica. Il nostro rapporto non sarà mai scalfito da questioni politiche. Si resta legati da un profondo sentimento di amicizia sincera e da un obiettivo comune: estirpare il crimine dell’euro e liberare il Paese dalle catene di Bruxelles e Francoforte!

Marco è come Robespierre: puro d’animo, autentico, incorruttibile e incapace di scendere a compromessi. Per lui esiste solo la rivoluzione! E per la rivoluzione sacrifica ogni cosa! Su questo, chapeau amico mio!

Io, invece, sono come Danton: pronto ad arrabbiarmi ma incapace di portare rancore, disponibile a trattare con chiunque – anche col nemico, se necessario – pur di raggiungere un nobile obiettivo comune allo scopo di ripristinare i principi inderogabili della Costituzione primigenia.

Ciò premesso, dopo le mie dimissioni da vice-segretario di “Riscossa Italia” rassegnate mercoledì 14 giugno per motivi personali, oggi – lunedì 19 giugno 2017 – rassegno le mie dimissioni anche da semplice membro del medesimo partito.

Torno a fare ciò che so fare meglio: scrivere libri ed articoli allo scopo di salvare il Paese e proteggere la nostra Costituzione!

Caro Marco, Ti aspetto in quello che sappiamo fare meglio e lì dove eri un vero campione, un autentico fuoriclasse senza eguali: la divulgazione scientifica e letteraria su temi come Costituzione, Unione Europea, Trattati europei, Euro! Il Paese ha ancora bisogno di noi! Ma come scrittori e divulgatori però! La politica, al momento, lasciamola stare. Ricordi Padova? Più di quattrocento persone in piedi ad applaudirci senza che avessimo mai avuto una minima comparizione televisiva! Ricordi Urbino? Persone fuori dalla porta perché erano finiti i posti a sedere! Arriverà il giorno che da Roma ci chiameranno – come tecnici – per contribuire a salvare il Paese. Tu, amico mio, a Genova hai fatto il possibile. Più di come Ti sei impegnato non potevi fare! Non hai nulla da rimproverarTi. Ora però, a mio modesto parere, devi tornare a fare divulgazione da indipendente! Questo è, ovviamente, solo un semplice consiglio da amico… è nella libera divulgazione scientifica e culturale la leva più efficace per salvare l’Italia!

Io torno a scrivere e a divulgare come ho sempre fatto, cioè con rigore scientifico ed onestà intellettuale, da uomo libero e indipendente!

Ma un appunto sul “fronte sovranista” me lo lascerete fare: tutte prime donne! Tutti che ritengono di essere più bravi degli altri! Tutti che si ritengono indispensabili! E no, cari amici combattenti! Il Paese non lo si libera facendo le prime donne! Il Paese lo liberiamo solo se ciascuno di noi rispetta l’altro per le sue competenze ed il suo valore! Il resto è pubblicità. Serve a un cazzo! E scusate il francesismo! 

Ma nutro ancora una speranza: la Rivoluzione francese nacque sotto un unico club, quello dei giacobini, che raccoglieva dal conte di Mirabeau a Robespierre, dall’abate di Sieyès a Brissot! Poi si divisero. E fu lì che la Rivoluzione inghiottì se stessa! Noi, invece, partiamo divisi in partenza. Per proprietà transitiva dovremmo unirci alla fine. E forse sarà proprio alla fine che, invece di inghiottire noi stessi, insieme – e sottolineo insieme – riusciremo a liberare il Paese! 

Un saluto ed un abbraccio sincero anche all’amico Luigi Pecchioli, uomo come pochi e di equilibrio invidiabile, alle senatrici Paola De Pin e Monica Casaletto, ai combattenti Caterina Betti, Tiziano Tanari, Filippo Altobelli (un ragazzo speciale ed unico), Valerio Palandri, Vittorio Banti, Giorgio Gaetani e tantissimi altri… Con ciascuno di voi realizzerò tutto quello che serve per liberare il Paese dalla schiavitù sovranazionale che l’opprime! Ma io lo farò da semplice scrittore e divulgatore culturale, libero e indipendente!

Un caro saluto e un abbraccio a tutti.

Giuseppe PALMA

 

 

PER USCIRE DALL’EURO E’ SUFFICIENTE UN DECRETO LEGGE: articolo di Giuseppe PALMA e Giuseppe PACCIONE su “La Verità”

Qui di seguito un articolo di Giuseppe PALMA e Giuseppe PACCIONE pubblicato su “La Verità” di oggi, mercoledì 15 marzo 2017 (a pagina 7):

Per fare uscire l’Italia dall’euro è sufficiente un decreto legge

di Giuseppe PALMA e Giuseppe PACCIONE

Si parta da un presupposto imprescindibile: l’Italia ha certamente sia la facoltà di abbandonare l’euro restando nell’Unione Europea (in tal caso sarebbe preferibile lo strumento del decreto legge emanato dall’esecutivo applicando il principio della Lex Monetae nell’interesse nazionale, quindi convertendo il 96% circa del debito pubblico – ancora sotto nostra giurisdizione – in nuova moneta nazionale), sia di uscire anche dall’UE appellandosi all’articolo 50 del TUE, il quale prevede un meccanismo di recesso volontario e unilaterale di un Paese dall’UE (e di conseguenza dall’eurozona). Se l’Italia decidesse di uscire contemporaneamente dall’UE e dall’euro, dovrebbe dunque notificare la decisione al Consiglio europeo, aprendo così la fase dei negoziati (della durata di circa due anni). Soluzione farraginosa che ci esporrebbe a pesanti ricatti da parte dei mercati e della BCE.

Ciò detto, tornare a moneta sovrana è una facoltà non esclusa neppure dai Trattati stessi: in tal caso gli artt. 139 e 140 del TFUE – Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea – non escludono la possibilità per gli Stati “la cui moneta è l’euro” di tornare allo status antecedente all’adesione, e per far ciò sarebbe sufficiente il mancato rispetto di alcuni parametri economico-finanziari richiesti per l’adesione alla moneta unica.

Inoltre, gli artt. 139 e 140 del TFUE andrebbero letti in parallelo alla Convenzione di Vienna sul Diritto dei Trattati del 1969, la quale renderebbe il recesso dall’eurozona meno traumatico da un punto di vista giuridico. E’ opportuno dunque precisare che il recesso è possibile anche in relazione alla sola moneta unica senza dover uscire del tutto dall’UE.

Una volta usciti dall’euro, la nuova moneta nazionale (alla quale andrebbe attribuito “valore intrinseco”, cioè le tasse andrebbero fissate in nuova lira) sarebbe convertita 1:1 con l’euro, con la possibilità di operare aggiustamenti sul cambio e rendere maggiormente competitive le nostre esportazioni rispetto a quelle della Germania (nostro maggior competitor continentale nell’export), senza la necessità di svalutare il lavoro, cioè senza dover contrarre salari e garanzie del lavoratore.

Ma per quale ragione in Italia non viene data la parola ai cittadini se restare o meno nell’UE e/o nell’eurozona? Perché la Costituzione lo vieta, per due ragioni.

Il primo è rappresentato dall’articolo 75, comma 2, che non prevede il referendum abrogativo per le leggi di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali, per cui ab antiquo si è voluto riservare al Parlamento la tutela di alcuni interessi fondamentali dello Stato. A tal proposito la Consulta ha asserito che è inammissibile la richiesta sull’abrogazione di leggi a contenuto vincolato: si tratta di una limitazione emersa in alcune sentenze con le quali si precisava che non può ritenersi ammissibile un referendum che miri all’abrogazione di una normativa interna avente contenuto tale da costituire per l’Italia il soddisfacimento di un obbligo derivante dall’appartenenza all’UE. Il ragionamento della Consulta è quello che, se la normativa nazionale fosse abrogata, lo Stato italiano si troverebbe inadempiente rispetto agli obblighi imposti a livello europeo, ragion per cui la normativa in questione non può essere oggetto di un quesito referendario. Il secondo impedimento è invece riscontrabile dalla lettura dell’articolo 80 della Costituzione in base al quale le Camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali: da ciò si deduce che il Parlamento è l’unico ad avere il potere di ratifica con legge ordinaria dei trattati internazionali, e che tali leggi non possono essere oggetto di referendum abrogativo.

Per dare quindi ai cittadini la possibilità di ricorrere allo strumento referendario sui trattati europei sarebbe necessaria una modifica della Costituzione, nel senso che per superare tale divieto occorrerebbe una legge costituzionale ad hoc approvata secondo la procedura aggravata prevista dall’articolo 138 della Costituzione, la quale potrebbe anche non modificare il secondo comma dell’art. 75 della Carta bensì introdurre un referendum di tipo consultivo. Tuttavia, si resta convinti che l’unica soluzione davvero praticabile per uscire dall’euro sia quella del decreto legge da emanarsi allo scopo di tutelare e ripristinare i principi inderogabili della Costituzione primigenia!

di Giuseppe PALMA e Giuseppe PACCIONE 

su “La Verità”, mercoledì 15 marzo 2017 (a pagina 7)

 

 

Arriva il DDL di revisione costituzionale che salva il Paese e lo libera dalle catene di Bruxelles e Francoforte (redatto da Giuseppe PALMA, a firma delle senatrici De Pin e Casaletto)

Arriva il DDL di revisione costituzionale che salva il Paese e lo libera dalle catene di Bruxelles e Francoforte

(redatto da Giuseppe PALMA, a firma delle senatrici De Pin e Casaletto)

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Vi presento il mio DDL di revisione costituzionale (n. 2703 comunicato alla Presidenza il 15 febbraio 2017), a firma delle senatrici Paola De Pin e Monica Casaletto (di Riscossa Italia – Gruppo Misto).

A breve terrò la conferenza-stampa in Senato per la presentazione di questo DDL da me redatto, alla quale prenderanno parte le senatrici De Pin e Casaletto (firmatarie del DDL), oltre agli avvocati Marco Mori e Luigi Pecchioli (rispettivamente segretario e presidente di “Riscossa Italia“).

I principali obiettivi di questo mio DDL di revisione costituzionale sono:

  • la costituzionalizzazione dei contro-limiti così come sanciti dalla Corte costituzionale (Sentenze numm. 284/2007 e 238/2014);
  • l’abrogazione del vincolo del pareggio di bilancio vigliaccamente introdotto in Costituzione nel 2012, oltre alla costituzionalizzazione del suo ripudio;
  • la costituzionalizzazione dell’inderogabilità della sovranità monetaria (quindi il suo ripristino per via costituzionale);
  • il ripristino della sovranità nazionale attraverso la costituzionalizzazione della preminenza della legislazione nazionale su quella europea ed internazionale;
  • la costituzionalizzazione dell’obbligo per la Repubblica di perseguire l’obiettivo della piena occupazione;
  • la costituzionalizzazione dei limiti all’imposizione fiscale;
  • il mantenimento del sistema del bicameralismo paritario ma con l’introduzione di una commissione parlamentare di conciliazione che funzioni attraverso procedure democratiche previste da legge costituzionale. L’approvazione delle leggi avverrà sempre e comunque da parte di entrambe le aule parlamentari in un sistema di bicameralismo paritario, ma con un tentativo di miglioramento del sistema stesso, pur garantendo il ruolo paritario delle due Camere.

§§§

Per poter legge il mio DDL è possibile scaricarlo direttamente dal sito del Senato cliccando uno dei seguenti link:

Versione in PDF, stampabile (con allegata Relazione al DDL):

Versione a video:

 Versione stampabile (da video):

 

Avvocato Giuseppe PALMA

 

 

 

 

Giuseppe PALMA e Marco MORI: chiacchierata (in viaggio) su EURO e UE – video

 

Qui di seguito il VIDEO di una chiacchierata in macchina tra me ed il collega Marco Mori, in viaggio per Padova (sabato 11 febbraio 2017), su EURO e UNIONE EUROPEA:

Buona visione e buon ascolto:

Avv. Giuseppe Palma

 

 

La stretta correlazione tra Euro e metodi giacobini utilizzati da Equitalia (VIDEO di Giuseppe PALMA)

 

Propongo qui di seguito un mio VIDEO del dicembre 2015 col quale spiego la stretta correlazione tra l’euro e i metodi giacobini utilizzati da Equitalia:

Avv. Giuseppe PALMA

 

EVASIONE FISCALE: LA COLPA E’ DELL’EURO! INUTILE SCARICARE LA RESPONSABILITA’ SUI CITTADINI (di Giuseppe PALMA)

 

EVASIONE FISCALE: LA COLPA E’ DELL’EURO! INUTILE SCARICARE LA RESPONSABILITA’ SUI CITTADINI (di Giuseppe PALMA)

L’Euro è una moneta fiat, cioè creata dal nulla dalla BCE (più precisamente dalle banche centrali di ciascuno Stato appartenenti al SEBC, d’accordo con la BCE), ma non è destinata direttamente ai Governi dell’Eurozona, bensì alle riserve dei mercati dei capitali privati.

Pertanto, ciascuno Stato è costretto ad andarsela a cercare. E può farlo solo in due modi: a) chiedendola in prestito ai mercati dei capitali privati (esempio banche private, assicurazioni etc…) ai quali va restituita con gli interessi, quindi, prima di prestarla, valutano con la lente di ingrandimento l’affidabilità finanziaria dello Stato richiedente a poterla restituire; b) andandola a prendere da cittadini e imprese, quindi attraverso l’aumento delle tasse, i tagli selvaggi alle voci di spesa pubblica più sensibili (esempio sanità, pensioni, giustizia, istruzione etc…) e la lotta all’evasione fiscale condotta attraverso strumenti giacobini, indegni per Paesi che vogliano continuare a definirsi civili e democratici (si pensi ad esempio all’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente). Inoltre, tale meccanismo di reperimento della moneta serve – ed è allo stesso tempo funzionale – anche a far “quadrare” la finanza pubblica, ma solo in funzione della valutazione dei mercati dei capitali privati di dare o meno in prestito la moneta e a quali tassi di interesse! 

Vi ricorda qualcosa lo spread Btp-Bund? In pratica si sono sacrificate la democrazia, la Costituzione e la libertà solo a causa dei differenziali di interesse tra Italia e Germania. In altre parole, per dirla semplicemente, il sistema-euro è un sistema perverso che uccide senza pietà i piccoli commercianti, gli artigiani e i professionisti, tutelando di riflesso le multinazionali, dalla cui evasione fiscale non è possibile recuperare le somme che invece si recuperano dalla molteplicità dei piccoli! Tanto più che, nella cornice degli obiettivi della sovrastruttura EUropea, il fine è quello di distruggere i piccoli a vantaggio dei grossi! E questo non per capriccio, ma sempre a causa della moneta unica, che serve da apposito strumento di governo. L’euro è un accordo di cambi fissi, quindi rende impossibile per ciascuno Stato dell’Eurozona l’intervento sul cambio (le cosiddette svalutazioni competitive del passato), costringendolo a scaricare il peso della competitività sul lavoro! Questo vuol dire che, se le merci prodotte in un determinato Paese vogliono tornare ad essere competitive sul mercato rispetto alle stesse merci prodotte in altri Paesi dell’area-euro, non potendo più svalutare la moneta, lo Stato è costretto a ridurre i salari e a comprimere le garanzie contrattuali e di legge in favore del lavoratore (svalutazione del lavoro), determinando in tal modo l’abbassamento dei prezzi e quindi una ripresa delle esportazioni! Riforma Fornero, Jobs Act e immigrazione selvaggia vi dicono qualcosa? Avere tanti poveri e moltissimi disoccupati significa poter abbassare le pretese degli schiavi! Per questo, voler rimanere nell’Euro significa dover necessariamente spalancare le porte alle multinazionali, più capaci ed attrezzate dei piccoli a tenere prezzi bassi e schiavi a libro paga! E se ciò non bastasse a distruggere la piccola-medio impresa, ecco che ci pensa lo Stato con la lotta giacobina all’evasione fiscale.

Avv. Giuseppe PALMA

articolo di Giuseppe Palma pubblicato su “Il Giornale d’Italia” il 4 novembre 2016: http://www.ilgiornaleditalia.org/news/economia/882516/Evasione-fiscale–la-colpa-e.html

 

Il NO al referendum costituzionale è stato un NO all’Unione Europea! Giuseppe PALMA spiega il perché (VIDEO)

 

Propongo qui di seguito un mio VIDEO con il quale, durante la campagna elettorale per il referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre, evidenziavo coma la Riforma Renzi-Boschi, attraverso la costituzionalizzazione del vincolo esterno UE nella parte riguardante l’esercizio della funzione legislativa, intendesse esplicitamente e definitivamente sottomettere il Paese al potere sovranazionale ed antidemocratico dell’Unione Europea.

Il VIDEO è dell’autunno scorso, ma è assolutamente attuale al fine di comprendere il vero significato di oltre 19 milioni di NO al referendum costituzionale.

Buona visione:

Avv. Giuseppe PALMA

UN PIANO GIURIDICO PER USCIRE DALL’EURO (dossier di Giuseppe PALMA)

 

UN PIANO GIURIDICO PER USCIRE DALL’EURO (dossier di Giuseppe PALMA)

Qui di seguito un mio dossier con il quale presento il mio PIANO GIURIDICO PER USCIRE DALL’EURO.

Dopo una breve premessa su cos’è la moneta unica e come funziona, quindi sul rapporto tra euro e lavoro, elaboro quelli che potrebbero essere gli strumenti giuridici idonei – da applicarsi nell’interesse nazionale – per uscire dall’euro.

Il dossier è redatto con un linguaggio comprensibile a tutti (all’interno vi sono anche schemi e tabelle) e può costituire uno strumento giuridico molto utile per coloro che si troveranno – presto o tardi – alle prese con la decisione/gestione dell’uscita dell’Italia dalla moneta unica.

La parte del dossier riguardante il piano giuridico di uscita dall’euro è la seconda (Capitolo II).

Per consultare l’intero dossier (disponibile in PDF e già pubblicato su “Itinerari costituzionali” il 31 gennaio 2017) è possibile cliccare uno dei link sottostanti:

Avv. Giuseppe PALMA

 

IL “LODO PALMA”: UNA PROPOSTA DI LEGGE ELETTORALE CHE METTEREBBE D’ACCORDO TUTTI (o quasi!) – di Giuseppe PALMA

 

IL “LODO PALMA”: UNA PROPOSTA DI LEGGE ELETTORALE CHE METTEREBBE D’ACCORDO TUTTI (o quasi!) – di Giuseppe PALMA

Vi presento, in pillole, uno schema riassuntivo circa una mia proposta di legge elettorale.

Voglio anzitutto precisare che, in linea di principio, sono favorevole al proporzionale puro (esatta corrispondenza tra voto popolare e relativa traduzione di questa in seggi) con soglia di sbarramento molto bassa (1 o 2 per cento al massimo), ma sono altrettanto convinto che, vivendo in un periodo storico molto particolare dove la maggior parte delle forze politiche sono a libro paga – o sotto ricatto – della sovrastruttura EUropea e del capitale internazionale, e che per questo sventrano in continuazione la Costituzione e i diritti fondamentali in essa sanciti, occorre una legge elettorale, sì, proporzionale, ma con equilibrata e diversificata correzione maggioritaria che consenta ad eventuali forze anti-crimin€ di ottenere la maggioranza in Parlamento e portarci finalmente fuori (quantomeno) dalla gabbia dell’euro.

Fatta questa doverosa premessa, ecco lo schema della mia proposta di legge elettorale:

1) se nessuna lista dovesse superare la soglia del 30% dei voti validamente espressi, i seggi dovranno essere assegnati con metodo proporzionale puro (cioè esatta corrispondenza tra voto popolare e traduzione in seggi);

2) se la lista vincente dovesse superare la soglia del 30% dei voti validamente espressi (cioè prendere almeno il 30% + 1 dei voti), ma non dovesse superare il 40%, le verrebbe assegnato un premio di maggioranza pari al 7% (esempio: la lista A vince le elezioni con il 31,7% dei voti, quindi ottiene il premio di maggioranza del 7%, cioè ottiene seggi pari al 38,7%);

3) se la lista vincente dovesse superare la soglia del 40% dei voti validamente espressi (cioè prendere almeno il 40% + 1 dei voti), le verrebbe assegnato un premio di maggioranza pari al 10% (esempio: la lista B vince le elezioni con il 41,9% dei voti, quindi ottiene il premio di maggioranza del 10%, cioè ottiene seggi pari al 51,9%);

4) qualunque sia la sommatoria tra esatta percentuale dei voti ottenuti e percentuale del premio di maggioranza attribuito, il numero dei seggi assegnati alla lista vincente non dovrà in nessun caso superare i 340 alla Camera e i 170 al Senato, salvo il solo caso che un numero più alto di seggi non venga regolarmente ottenuto con voto popolare (cioè se la lista vincente dovesse ottenere ad esempio il 58% del voto popolare, si aggiudica regolarmente il 58% dei seggi);

5) soglia di sbarramento al 2% su base nazionale;

6) gli elettori dovranno poter esprimere fino ad un massimo di tre preferenze tra i candidati della lista prescelta (NO a liste bloccate e NO a capilista imposti);

7) ciascun candidato non potrà candidarsi in più di 10 circoscrizioni e, se eletto in più circoscrizioni, varrà il sistema del sorteggio (che stabilirà la circoscrizione d’elezione) così come enunciato pochi giorni fa dalla Corte costituzionale;

8) ciascuna lista, all’atto del deposito delle liste dei candidati o anche sul proprio simbolo presente sulla scheda elettorale, avrà la facoltà di indicare il nominativo della persona indicata a ricoprire la carica di Presidente del Consiglio dei ministri (fatto salvo, in ogni caso, quanto previsto dalla Costituzione in merito al conferimento dell’incarico da parte del Capo dello Stato al Presidente del Consiglio);

9) perché ciascuna lista possa presentarsi in tutte le circoscrizioni elettorali, occorrerà – a mio parere – diminuire il numero di firme necessarie da raccogliere, portandolo (ad esempio) a non più di 5.000 firme valide (complessivamente), indifferentemente dalle aree geografiche dove le stesse verrebbero raccolte (in tal modo si amplierebbe la partecipazione democratica e si garantirebbero le minoranze);

10) si ritiene sia meglio non prevedere coalizioni tra liste (in senso stretto), bensì alleanze politico-elettorali (in sede di elezioni) tra liste diverse che potranno confluire in un’unica lista. Il resto (cioè la formazione di una maggioranza parlamentare) dovrebbe essere demandato alle alleanze in Parlamento.

Questa, in breve, la mia proposta. Da un lato verrebbe garantita la rappresentatività democratica e l’esatta (o quantomeno tendenziale) traduzione in seggi della sovranità popolare espressa col voto, dall’altro si eviterebbe che le liste esecutrici del crimine dell’euro abbiano sempre e comunque la golden share per la formazione del Governo.

Avv. Giuseppe PALMA

mio articolo pubblicato su “Il Giornale d’Italia” venerdì 3 febbraio 2017: