Fiscal Compact: ecco i nomi dei porci (in quanto eletti col porcellum) che votarono in favore della sua ratifica (di Giuseppe PALMA)

Il Fiscal Compact è un Trattato intergovernativo denominato “Patto di bilancio europeo” o “Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria”, sottoscritto da venticinque Stati membri dell’Unione Europea il 2 marzo 2012 (ad eccezione del Regno Unito e della Repubblica Ceca). Per noi, a sottoscriverlo fu Mario Monti, all’epoca Presidente del Consiglio dei ministri.

Il nostro Parlamento, con una rapidità che dimostra la non criticità del bicameralismo paritario, ne ha autorizzato la ratifica nel luglio del 2012 (appena quattro mesi dopo la sua sottoscrizione), arrivando addirittura ad inserire in Costituzione (soprattutto agli articoli 81 e 119) il vincolo del pareggio di bilancio (Legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1).

Più nello specifico, il Fiscal Compact prevede principalmente queste tre misure che tutti gli Stati firmatari dovranno rispettare:

  • significativa riduzione del rapporto fra debito pubblico e PIL al ritmo di un ventesimo all’anno (5%), fino al raggiungimento del rapporto del 60% sul PIL nell’arco di vent’anni;
  • obbligo del perseguimento del pareggio di bilancio;
  • obbligo di non superamento della soglia di deficit strutturale superiore allo 0,5% del PIL (e superiore all’1% per i Paesi con debito pubblico inferiore al 60% del PIL).

L’aver sottoscritto il Fiscal Compact, averne autorizzato la ratifica e aver inserito in Costituzione il vincolo del pareggio di bilancio rappresenta, senza ombra di dubbio, un vile attentato ai “principi supremi” dell’ordinamento costituzionale, i quali, lo ricordo per chi tenta di fare il furbo, rappresentano un limite implicito al processo di revisione costituzionale, sia che esso avvenga attraverso lo strumento tipico previsto dall’art. 138 Cost., sia che avvenga – seppur solo nella sostanza – tramite la sottoscrizione e la ratifica di Trattati che sono in aperto contrasto con il dettato costituzionale.

Ma v’è di più.

La costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio, oltre a rappresentare un attentato a quelle che sono le funzioni necessarie e indispensabili che uno Stato deve poter svolgere nell’interesse dei suoi cittadini, è del tutto contraria al dettato costituzionale, e, più nello specifico, al primo comma dell’art. 1: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. E’ la norma più importante della Costituzione, il faro dell’intera legislazione, la rotta maestra che tutte le Istituzioni della Repubblica devono necessariamente percorrere! Se i Padri Costituenti decisero di fondare la Repubblica sul lavoro, vuol dire che ammettevano – sia implicitamente che esplicitamente – la possibilità di indebitamento al fine di creare piena occupazione. Se così non fosse, avrebbero potuto scrivere – ad esempio – che la Repubblica si fonda sulla democrazia rappresentativa, oppure sulla lotta ai totalitarismi, ovvero si sarebbero potuti spingere addirittura a fondarla (per assurdo) sul pareggio di bilancio o sulla stabilità dei prezzi, e non sul lavoro. Perché hanno scritto “sul lavoro”? E’ ovvio che l’intenzione della Costituente era quella di creare uno Stato democratico che garantisse a tutti la possibilità di vivere liberi dal bisogno, garantendo a chiunque un medio benessere non scaturente dalla rendita o dalla proprietà, bensì dal lavoro!

Ciò detto, l’Assemblea Costituente si spinse addirittura oltre scrivendo sia l’art. 4 co. I e II (“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”), sia gli artt. 35 e seguenti (tutela del lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni). Di fronte a tali principi, scalfiti con il fuoco e con il sangue nella Carta fondamentale dello Stato, ogni diversa interpretazione da quella predetta è del tutto contraria al dettato costituzionale e alle intenzioni della Costituente.

Tutto ciò premesso, esistono due rimedi (alternativi) per superare lo scempio della costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio: A) che sia il Parlamento stesso – attraverso la procedura aggravata ai sensi dell’art. 138 Cost. – ad abrogare le disposizioni introdotte con Legge costituzionale n. 1/2012; B) che sia la Corte Costituzionale a dichiarare l’incostituzionalità della nuova formulazione dell’art. 81 Cost. (ma anche dell’art. 119) per palese violazione dei “principi inderogabili” della Costituzione primigenia.

Fatta questa doverosa premessa, a distanza di cinque anni tutti – dal PD a Forza Italia – rinnegano il Fiscal Compact.

Tanto per non passare per scemi, né per sprovveduti, andiamo a leggere i nominativi dei deputati e dei senatori che votarono in favore dell’autorizzazione alla ratifica del Fiscal Compact, macchiandosi le mani di sangue, il sangue che sgorga dal petto della nostra Costituzione:

Ricordateveli e stampateveli bene in mente!

Tra qualche mese l’Unione Europea discuterà se inserire il Fiscal Compact addirittura all’interno dei Trattati europei, facendolo entrare nel diritto originario dell’UE. Il PD ha già annunciato che apporà il veto. Io non ci credo. E voi?

Giuseppe PALMA

 

Cacciamo via i nostri Tarquini (di Giuseppe PALMA)

Era il 509 a.C. quando i romani cacciarono via da Roma l’ultimo tiranno della dinastia etrusca dei Tarquini, Tarquinio il Superbo.

Oggi, a distanza di circa 2500 anni, non molto è cambiato rispetto ad allora, se non il fatto che noi – a differenza dei romani – non abbiamo il coraggio di cacciare via i nostri Tarquini.

La nostra democrazia e le nostre Istituzioni sono ormai nelle mani dei tiranni, i quali continuano lo smantellamento del Paese e della Costituzione senza neppure doversi difendere dall’ira del popolo.

Eletti (si fa per dire!) con una legge elettorale dichiarata incostituzionale e in grave alterazione del principio di rappresentatività democratica (Corte Costituzionale, sent. 1/2014; Corte di Cassazione sent. 8878/2014), i nostri parlamentari continuano lo stupro della Costituzione e dei diritti fondamentali in essa sanciti. Da Monti a Gentiloni abbiamo avuto il Fiscal Compact, le due leggi Fornero, la costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio, il Jobs Act, la deforma costituzionale che tentava di darci allo straniero e, da ultimo, sono pronti i colpi di coda dello Ius Soli e del CETA. Tutti crimini contro il popolo e contro la Costituzione allo scopo di salvare l’euro, una moneta criminale introdotta su volere di autentici assassini della democrazia e dei diritti fondamentali, alcuni dei quali siedono ancora in Parlamento.

Senza parlare poi della vera e propria invasione da parte di un “esercito industriale di riserva” cui il Partito Democratico ci ha condannato, oppure delle vili armi di distrazione di massa come ad esempio l’idiozia della legge Fiano sull’antifascismo; una legge neo-fascista contro il falso pericolo di un fascismo che non c’è più.

L’Italia e la sua Costituzione sono ormai a terra, stuprate, derise e gettate nel fango. In lacrime per i continui stupri subiti dagli usurpatori, urlano di rabbia e dolore. Agli abusivi non interessano le esigenze del popolo; essi debbono portare a compimento la “soluzione finale” imposta dal capitale internazionale e dalla sovrastruttura europea, cioè lo smantellamento dei principi inderogabili della Costituzione primigenia. Di fronte a questo crimine, la sovranità popolare non conta proprio nulla!

Alzati popolo! E caccia via da Roma i tuoi Tarquini! Riprenditi la tua Italia!

Ascolta il tuo Poeta: “O compagni sul letto di morte, o fratelli sul libero suol“.

Avv. Giuseppe PALMA 

 

 

“Oltre le barricate” intervista Giuseppe PALMA su euro, Costituzione, Trattati europei, Fiscal Compact, ius soli, Ceta, Parlamento abusivo e legge Fiano (intervista-video)

Propongo qui di seguito l’intervista-video che ho rilasciato il 16/7/2017 a “Oltre le barricate” su euro, Costituzione, Trattati europei, Fiscal Compact, pareggio di bilancio in Costituzione, ius soli, Ceta, Parlamento abusivo e legge Fiano.

Durata, circa 47 minuti.

Buon ascolto:

Un parlamento e un governo di abusivi continuano a fare danni, tra Ceta, vaccini e immigrazione di massa. Intervista all’avvocato Giuseppe Palma

Avv. Giuseppe PALMA

 

 

Fiscal Compact e pareggio di bilancio: questo è l’economista che “consigliava” Renzi? (di Giuseppe PALMA)

Questi due tweet di Luigi Marattin, consigliere economico a Palazzo Chigi ai tempi in cui Renzi era Presidente del Consiglio dei ministri (e forse anche tutt’ora), non meritano commenti. Sarà il lettore a giudicare:

Entrambi i tweet risalirebbero al gennaio 2013, quando Renzi non era ancora Presidente del Consiglio. All’epoca a Palazzo Chigi c’era ancora Mario Monti. E Marattin seguiva probabilmente l’onda del momento… ma il suo pensiero è esattamente quello di cui sopra. Per cui, durante gli anni in cui Renzi è stato a Palazzo Chigi, avendo avuto costui quale “consigliere” economico, il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio in Costituzione erano cosa “buona e giusta”!

Il Partito Democratico non è credibile. Oggi sono tutti contro il Fiscal Compact e contro il pareggio di bilancio in Costituzione. Allora perché Matteo Renzi, con la sua riforma costituzionale bocciata a furor di popolo al referendum confermativo dello scorso 4 dicembre, non abrogò – con quella sua stessa riforma – le disposizioni con le quali (nel 2012) fu introdotto in Costituzione il vincolo capestro del pareggio di bilancio?

Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei… 

Giuseppe PALMA

 

Mario Monti ammette sul Corriere: è Mario Draghi il padre del Fiscal Compact (di Giuseppe PALMA)

Ecco uno stralcio dell’intervista che Mario Monti ha rilasciato a Federico Fubini del Corriere della Sera il 14 luglio.

In pratica Mario Monti afferma espressamente che il Fiscal Compact nasce da un’idea di Mario Draghi a fine 2011, e ciò anche per accreditarsi nei confronti di Angela Merkel

Leggete. E capirete come Mario Draghi ha tradito il Paese!

Fubini: Però Renzi la accusa di aver approvato il Fiscal Compact, lasciando ai governi successivi l’onere di applicarlo. Vorrà pur rispondergli.
Monti: «Il Fiscal Compact ha un padre, Mario Draghi, che lanciò l’idea nel dicembre 2011 appena diventato presidente della Bce, e una madre, Angela Merkel, che la spinse politicamente. Draghi doveva accreditarsi presso quel mondo tedesco che era preoccupato per l’arrivo al vertice della BCE di un italiano, sia pure con ottima reputazione. Draghi decise anche di cessare gli acquisti di titoli di Stato italiani da parte della Bce, che avevano dato ossigeno al governo Berlusconi nell’estate e autunno 2011, senza peraltro riuscire a frenare l’impennata dello spread a causa della sfiducia dei mercati verso un governo che non era in grado di prendere i provvedimenti necessari».

Capito chi ha voluto e ideato il Fiscal Compact? Ecco mostrato l’intreccio per cui PD-PDL-UDC decisero nel 2012 di votare in favore della ratifica di quel Trattato-crimine! Su spinta di Mario Draghi, gli esecutori Bersani, Berlusconi e Casini tradirono il Paese! Il tutto per compiacere i mercati (dai quali siamo costretti ad andare a prendere la moneta in prestito avendo perso sovranità monetaria) e Angela Merkel.

Del resto, il ministro della giustizia Andrea Orlando lo ammise espressamente a La Versiliana a settembre 2016, quando disse che se il Parlamento italiano non avesse inserito in Costituzione il vincolo del pareggio di bilancio previsto dal Fiscal Compact, la BCE avrebbe “chiuso i rubinetti”. E chi era il presidente della BCE nella primavera-estate del 2012? Proprio Mario Draghi, cioè il padre del fiscal compact!

Tutto torna. Siamo stati traditi da una classe politica che andrebbe processata per Alto Tradimento!

Giuseppe PALMA 

 

Ma il Fiscal Compact non è nei Trattati. La Ue non può obbligarci ad accettarlo (di Paolo Becchi e Giuseppe Palma su “Libero” di oggi) 

Ma il Fiscal Compact non è nei Trattati.
La Ue non può obbligarci ad accettarlo

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma
su “Libero” di oggi 
In questi giorni si fa di nuovo un gran parlare di Fical Compact. Dopo che con il solo voto contrario della Lega quel Trattato nel 2012 è stato ratificato dal nostro parlamento, Renzi vorrebbe ora porre il veto in Europa al suo inserimento all’interno dei Trattati europei.
Sul punto regna parecchia confusione, pertanto ci permettiamo di ricordare alcune cose. Il Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’Unione economica e monetaria (altrimenti detto Fiscal Compact o patto di bilancio europeo) è un Trattato intergovemativo e quindi come tale non rientra nel diritto originario della Ue. Esso prevede misure che sono in palese contrasto non solo con la maggior parte delle Costituzioni nazionali degli Stati membri, ma anche con gli stessi Trattati dell’Unione europea. Questi, da Maastricht a Lisbona, non prevedono infatti né la misura del pareggio di bilancio (introdotta dal Fiscal Compact), né l’obbligo di costituzionalizzazione di nessuno dei parametri da essi stabiliti.
Secondo il Trattato di Maastricht il rapporto deficit-Pil deve attestarsi entro la misura del 3%, parametro confermato in seguito anche dal Trattato di Lisbona. Addirittura i Trattati della Ue ammettono che in casi eccezionali l’indice del 3% possa persino essere legittimamente superato. Il Fiscal Compact, di contro, prevede zero spesa a deficit (cioè sostanzialmente il pareggio di bilancio), quindi è in aperto contrasto con il diritto dell’Unione, costituito dai Trattati istitutivi, che invece la spesa a deficit la consentono seppur entro i limiti indicati. Ciononostante ci è stato imposto – proprio attraverso il Fiscal Compact – il pareggio di bilancio.
La questione ridotta ai minimi termini è la seguente: se il diritto dell’Unione europea consente la spesa a deficit nella misura del 3% del Pil, ammettendo persino il superamento di quella soglia, il Fiscal Compact, prevedendo invece l’obbligo del pareggio di bilancio, lede palesemente quanto previsto dal diritto dell’Unione.
Il Fiscal Compact, in quanto non conforme ai Trattati istitutivi della Ue, pertanto semplicemente non dovrebbe essere applicato. Non basta dire, come Renzi, che non intendiamo inserirlo nei Trattati, con cui peraltro è incompatibile, bisogna dire che è carta straccia. Chi oggi ancora lo difende fa solo propaganda o non sa di cosa parla. Non stiamo dicendo niente di nuovo. Questa, come è noto, è la tesi sostenuta da tempo da uno dei più illustri giuristi italiani, Giuseppe Guarino, classe 1922, ex professore universitario di diritto pubblico ed ex ministro.
Già nel periodo immediatamente successivo alla ratifica del Fiscal Compact, Guarino argomentava che, se avessimo voluto rispettare i Trattati europei, quel trattato intergovemativo non andava applicato. Così come, aggiungiamo noi, non si doveva procedere all’inserimento in Costituzione del vincolo del pareggio di bilancio, misura capestro imposta proprio dal Fiscal Compact. I trattati europei avevano come scopo una crescita sostenibile e non esiste precedente nella storia in cui gli Stati, volendo conseguire obiettivi di crescita, si siano vincolati al rispetto del pareggio di bilancio.
Eppure tutto ciò è accaduto. Ed è accaduto, per la prima volta, proprio nell’era dell’Unione europea. Una follia di cui paghiamo e continueremo a pagare le conseguenze. E la cosa che più sconforta è che a ricordare queste cose oggi si passa per essere dei sovversivi. Quando i sovversivi in realtà sono coloro che per salvare l’euro hanno violato addirittura tutti i Trattati della Ue.
Prof. Paolo Becchi
Avv. Giuseppe Palma 

Fiscal Compact: perché Renzi non abrogò il pareggio di bilancio in Costituzione con la sua riforma costituzionale? (articolo di Giuseppe Palma su “Il Giornale d’Italia” di oggi)

Propongo la lettura del mio articolo pubblicato oggi su “Il Giornale d’Italia“, a pagina 3, dal titolo: “A proposito di Fiscal Compact: perché Renzi con la sua riforma non abrogò il pareggio di bilancio?

http://edicoladigitale.ilgiornaleditalia.org/giornaleditalia/books/giornaleditalia/2017/20170713giornaleditalia/index.html#/3/

Testo dell’articolo: 

Nel suo ultimo libro “Avanti. Perché l’Italia non si ferma“, uscito pochi giorni fa, Matteo Renzi propone di superare il Fiscal Compact (che prevede, tra le altre scempiaggini, zero spesa a deficit) e di portare il livello di spesa pubblica annuale al 2,9% del rapporto deficit/Pil, insomma, tornare ai parametri di Maastricht.

Che poi, a dirla tutta, al netto degli interessi passivi sul debito pubblico, faremmo sempre e comunque avanzo primario. Quindi serve a nulla! Tanto più che, proprio lo stesso Renzi, fino a qualche anno fa affermava che il tetto del 3% era anacronistico e dannoso, mentre adesso sarebbe salvifico. In pratica ci hanno fatto sprofondare all’inferno per poi dirci che il purgatorio era buono.

Ciò detto, dopo l’uscita di “Avanti“, tutto il Partito Democratico sembra essersi convertito sulla necessità di rinnegare il Fiscal Compact, dopo che – nel 2012 – oltre ad esprimere voto favorevole alla sua ratifica (è un Trattato intergovernativo), votò in favore anche della vile costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio, una norma capestro che esautora non solo il diritto al lavoro di cui ai Principi Fondamentali della nostra Costituzione, ma anche la specificazione del predetto diritto agli articoli 35 e seguenti rubricati alla Parte Prima della Carta.

Era il 2012. Renzi si è insediato a Palazzo Chigi nel febbraio 2014 e vi è rimasto fino al dicembre 2016. In quasi tre anni l’ex Presidente del Consiglio altro non ha fatto che rispettare le indicazioni capestro provenienti da Bruxelles, ottenendo solo briciole. Anzi, spesso usava dire che bisognava rispettare le regole europee, anche se sbagliate.

E dov’era il Segretario del PD quando, pochi mesi fa, Bruxelles ci chiedeva una manovra correttiva da 3,4 miliardi di euro e il Governo Gentiloni obbediva acriticamente facendosela votare proprio da quel PD di cui Renzi era ed è il Segretario?

Ma il problema è un altro.

Ricordate la riforma costituzionale bocciata a furor di popolo in sede referendaria lo scorso 4 dicembre? Bene. Quella riforma, il cui ddl iniziale recava firma Renzi-Boschi, NON provvedeva all’abrogazione del vincolo del pareggio di bilancio introdotto in Costituzione nel 2012! Quindi, caro Matteo, cosa ci sei venuto a dire? Se davvero avessi voluto superare il Fiscal Compact, avresti potuto benissimo provvedere ad abrogare il vincolo del pareggio di bilancio in Costituzione con la Tua riforma costituzionaleCosa che non hai fatto. Quindi, adesso, cosa vuoi dal popolo? Che Ti creda come nel 2014?

Che poi, a dire il vero, il veto che Renzi dice di voler porre sul Fiscal Compact è solo riferito all’introduzione dello stesso all’interno dei Trattati europei, cioè del diritto originario dell’UE. Il Trattato intergovernativo siglato e ratificato nel 2012, quello, purtroppo, resta. Così come resta il vincolo del pareggio di bilancio in Costituzione!

Il Partito Democratico è ormai allo sbando. E con esso il suo Segretario. E ancor peggio i fuoriusciti Bersani e company, cioè quelli che pigiarono materialmente il tasto verde nelle Aule parlamentari in ratifica del Fiscal Compact e in approvazione del vincolo del pareggio di bilancio in Costituzione.

E’ dunque giunta l’ora di tornare alle urne. Più passa il tempo e più un Parlamento abusivo, costituitosi in grave alterazione del principio di rappresentatività democratica (Corte costituzionale, sent. 1/2014; Corte di cassazione, sent. 8878/2014), reca gravi danni al Paese!

Avv. Giuseppe PALMA

 

Caro Matteo, perchè non abrogasti il pareggio di bilancio in Costituzione con la Tua riforma costituzionale? Chi sono i Tuoi consiglieri? (di Giuseppe PALMA)

Nel suo ultimo libro “Avanti. Perché l’Italia non si ferma“, Matteo Renzi propone di superare il Fiscal Compact (che prevede, tra le altre scempiaggini, zero spesa a deficit) e di portare il livello di spesa pubblica annuale al 2,9% del rapporto deficit/Pil, insomma, tornare ai parametri di Maastricht.

Che poi, a dirla tutta, al netto degli interessi passivi sul debito pubblico, faremmo sempre e comunque avanzo primario. Quindi serve a nulla!

Ciò detto, dopo l’uscita di “Avanti“, tutto il Partito Democratico sembra essersi convertito sulla necessità di rinnegare il Fiscal Compact, dopo che – nel 2012 – oltre ad esprimere voto favorevole alla sua ratifica (è un Trattato intergovernativo), votò in favore anche della vile costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio, una norma capestro che esautora non solo il diritto al lavoro di cui ai Principi Fondamentali della nostra Costituzione, ma anche la specificazione del predetto diritto agli articoli 35 e seguenti rubricati alla Parte Prima della Carta.

Era il 2012. Renzi si è insediato a Palazzo Chigi nel febbraio 2014 e vi è rimasto fino al dicembre 2016. In quasi tre anni l’ex Presidente del Consiglio altro non ha fatto che rispettare le indicazioni capestro provenienti da Bruxelles, ottenendo solo briciole. Anzi, spesso usava dire che bisognava rispettare le regole europee, anche se sbagliate.

E dov’era il Segretario del PD quando, pochi mesi fa, Bruxelles ci chiedeva una manovra correttiva da 3,4 miliardi di euro e il Governo Gentiloni obbediva acriticamente facendosela votare proprio da quel PD di cui Renzi era ed è il Segretario?

Ma il problema è un altro.

Ricordate la riforma costituzionale bocciata in sede referendaria lo scorso 4 dicembre? Bene. Quella riforma, il cui ddl iniziale recava firma Renzi-Boschi, NON provvedeva all’abrogazione del vincolo del pareggio di bilancio introdotto in Costituzione nel 2012! Quindi, caro Matteo, cosa ci sei venuto a dire? Se davvero avessi voluto superare il Fiscal Compact, avresti potuto benissimo provvedere ad abrogare il vincolo del pareggio di bilancio in Costituzione con la Tua riforma costituzionale. Cosa che non hai fatto. Quindi, adesso, cosa vuoi dal popolo? Che Ti creda come nel 2014? 

Che poi, a dirla tutta, il veto che Renzi dice di voler porre sul Fiscal Compact è solo riferito all’introduzione dello stesso all’interno dei Trattati europei, cioè del diritto originario dell’UE. Il Trattato intergovernativo siglato e ratificato nel 2012 purtroppo quello resta. Così come resta il vincolo del pareggio di bilancio in Costituzione!

Del resto, se questo era uno dei consiglieri economici a Palazzo Chigi negli anni in cui Renzi era Presidente del Consiglio, le risposte posso benissimo darmele da solo…

Che il buon Dio salvi la mia amata Patria!

Avv. Giuseppe PALMA

 

Attenzione! Il FISCAL COMPACT potrebbe entrare presto nei Trattati europei (di Giuseppe PALMA)

Il 2 marzo 2012 venticinque Stati dell’Unione Europea firmarono il famigerato FISCAL COMPACT (per noi firmò l’allora Presidente del consiglio Mario Monti), cioè quel Trattato intergovernativo che – tra le altre scempiaggini – prevede l’obbligo di perseguimento del pareggio di bilancio e la riduzione sistematica del rapporto debito pubblico/PIL al ritmo di 1/5 ogni anno (in pratica un vero e proprio massacro sociale!).

L’Italia, unico tra i Paesi firmatari, ha addirittura provveduto – sotto il ricatto dei mercati finanziari e della BCE – a costituzionalizzare il vincolo del pareggio di bilancio (Legge costituzionale n. 1/2012).

Ciò detto, nonostante la Legge costituzionale n. 1/2012 avrebbe dovuto trovare applicazione a partire dal 2014, il Governo Renzi è riuscito ad ottenere uno slittamento al 2019.

Considerato che facciamo avanzo primario da oltre vent’anni (cioè lo Stato spende meno di quanto incassa), e che il deficit annuale è dato esclusivamente dagli interessi passivi sul debito pubblico, immaginate il livello di macelleria sociale cui andremo incontro ora che dovremo fare addirittura pareggio di bilancio…

Ma al peggio non v’è limite. A Bruxelles spingono senza freni affinché, addirittura entro il 2017, il FISCAL COMPACT entri a far parte dei Trattati europei, cioè del diritto originario dell’UE! Un bel cappotto di cemento che condannerebbe il nostro Paese, e non solo, a morte certa!

Ma i “patrioti europei” sono impegnati ad esultare per la vittoria di Macron, il banchiere al servizio dei Rothschild costruito a tavolino dall’establishment finanziario ed eurocratico! Contenti loro…

Al momento il FISCAL COMPACT è “solo” un Trattato intergovernativo (già ratificato dai Parlamentari nazionali degli Stati firmatari) , ma entro l’anno potrebbe entrare a far parte dei Trattati dell’UE, con tutte le nefaste conseguenze che ciò comporterebbe! 

È proprio il caso di dirlo… ce lo chiede l’Europa!

La nostra Costituzione è ormai stuprata, senza alcuna pietà, da una classe politica criminale e priva di qualsivoglia legittimazione democratica! E con essa vengono violentemente stuprati i principi inderogabili ivi sanciti! 

Auguri!

Giuseppe PALMA

 

 

Cosa vuol dire PAREGGIO DI BILANCIO in Costituzione? (VIDEO di Giuseppe PALMA)

Propongo qui di seguito un mio VIDEO di pochi mesi fa con il quale spiego, in breve, il PAREGGIO DI BILANCIO in Costituzione.

Trattasi della sesta puntata di un mio speciale-video per la pagina facebook “Economia Democratica“. Il video qui di seguito riportato è ripreso da youtube. Buona visione:

§§§

L’Italia, a partire dal 2019 (inizialmente era stato previsto dal 2014, ma abbiamo goduto di diverse proroghe), dovrà fare PAREGGIO DI BILANCIO, quindi dovrà necessariamente lasciare ZERO ricchezza al suo popolo (tanto lo Stato spenderà, tanto dovrà incassare, lasciando quindi NULLA a imprese e cittadini)! Già il prossimo anno (2018), secondo quanto previsto dal DEF, dovremo mantenere un rapporto deficit/PIL entro l’1,2%… il pareggio di bilancio è ormai alle porte, e con esso la definitiva distruzione di cittadini e imprese!

Chi ha voluto il PAREGGIO di BILANCIO, prima con il Fiscal Compact e poi con l’inserimento del relativo vincolo in Costituzione?

  • Partito Democratico
  • l’allora PDL (con qualche eccezione coraggiosa)
  • e UDC (oggi sarebbe scelta civica e alternativa popolare)
  • Il tutto sotto la guida del Governo presieduto da Mario Monti, che sottoscriveva il Fiscal Compact il 2 marzo 2012.

Giuseppe PALMA