L’Euro è divisivo, per questo finirà per sparire (di Giuseppe PALMA e Cristiano MANFRE’ su LA VERITÀ di oggi)

Il mio articolo, scritto a quattro mani con il prof. Cristiano Manfre’ dell’Università di Los Angeles (docente di economia), pubblicato su La Verità di oggi a pagina 11, dal titolo: “L’Euro è divisivo, per questo finirà per sparire”…

Nel titolo c’è scritto “diviso” al posto di “divisivo”, ma si tratta di un refuso al momento della stampa del quotidiano:

Avv. Giuseppe PALMA 

 

La doppia moneta può essere una soluzione? (di Giuseppe PALMA)

Premetto che l’euro è un crimine contro l’Umanità e chi lo ha introdotto è un vile criminale. E su questo punto non si tratta e non può esservi discussione. Tuttavia, allo scopo di non precludere alcuna soluzione per il bene del Paese, cerco di addentrarmi nel tema spinoso della cosiddetta doppia moneta.

Silvio Berlusconi, che conosce benissimo sia il funzionamento dell’euro che i suoi gravi aspetti di criticità, sa altrettanto bene che – qualora proponesse l’uscita dell’Italia dall’euro – le sue aziende sarebbero immediatamente poste sotto attacco. Gli è già capitato nel 2011 quando, bisbigliando nell’orecchio dell’allora presidente francese Sarkozy circa l’eventualità di un’uscita dell’Italia dall’euro, l’asse franco-tedesco lo fece fuori sostituendolo con Mario Monti, l’uomo della Troika per eccellenza.

Il Cavaliere sa anche che, prima o poi, l’euro imploderà. E lo sa bene. Ma probabilmente, quando ciò accadrà, lui non ci sarà più, quindi tenta di individuare soluzioni alternative. Tra queste, il ripristino parziale della sovranità monetaria attraverso l’introduzione di una doppia moneta nazionale, cioè una Nuova Lira da affiancare alla moneta unica europea, la quale – per effetto dell’introduzione di una doppia moneta nazionale a circuito interno – diverrebbe moneta comune europea.

Ma la questione è anche – e soprattutto – di natura politica: l’alleanza per le prossime elezioni politiche tra Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia, cioè la classica coalizione di centrodestra che – stando ai sondaggi – è avanti sia al M5S che al PD e suoi cespugli, è compromessa proprio su un punto: l’euro.

Salvini vorrebbe uscirne, così come anche la Meloni, mentre Berlusconi non può affermarlo per i motivi di cui sopra.

Ed ecco che qualche mese fa l’ex presidente del consiglio arrivava a proporre la soluzione della doppia moneta, proposta ribadita più volte anche pochi giorni fa a Porta a Porta:

  • L’euro resterebbe la moneta per l’import/export;
  • La Nuova Lira varrebbe per i cosiddetti consumi interni (una moneta a circuito interno, utilizzabile solo per i consumi e gli scambi in Italia).

Il Cavaliere parla della Nuova Lira riferendosi – come esempio – alle AM-Lire degli anni 1946-1953, ma sbaglia completamente riferimento perché la nuova moneta nazionale non sarebbe paragonabile alla doppia moneta del dopoguerra (per tanti motivi), ma questo è un dettaglio, seppur molto importante.

Anzitutto occorrerebbe sapere cosa sarebbe possibile fare con questa Nuova Lira, la quale, quasi sicuramente, verrebbe convertita 1:1 con l’euro (1 euro = 1 Nuova Lira). Certamente sarebbe una moneta da accreditare inizialmente – forse in egual misura e gratuitamente – su tutti i conti correnti degli italiani in quantità da stabilirsi, quindi – per esempio – insieme ad uno stipendio mensile di 1.500,00 euro, lo Stato ne accrediterebbe un altro – per un periodo da stabilirsi – di 1.500,00 Nuove Lire. Con queste ultime, oltre a poter fare la spesa , si potrà pagare il mutuo già contratto per l’acquisto di una casa? Io credo di no, anche perché i rapporti di debito/credito relativi ai contratti di mutuo già in essere sono tutti regolati in euro, e in euro resterebbero (la banca, almeno per i primi anni, mai accetterebbe di mutare la denominazione dei rapporti debito/credito da euro in Nuove Lire). Si potranno pagare le tasse? Cioè la Nuova Lira avrà valore intrinseco? E qui credo che la risposta non può che essere affermativa, altrimenti nessuno accetterebbe in pagamento la nuova moneta nazionale. Il valore intrinseco della moneta, infatti, incoraggia tutti gli operatori economici ad andarsi a cercare la moneta con la quale pagare le tasse. Si potranno pagare i dipendenti? Credo di sì, altrimenti il datore di lavoro non troverebbe conveniente accettare in pagamento dai propri clienti le Nuove Lire, così come il lavoratore non troverebbe utile accettarla quale retribuzione. Si potrà pagare l’affitto di casa o dell’ufficio? Credo che lo si potrà fare solo per i nuovi contratti, mentre per quelli già in essere la questione dipenderà dalla libera determinazione tra le parti. E lo stesso discorso dicasi per i mutui contratti con gli Istituti di credito: se i vecchi contratti resteranno certamente denominati in euro, un’eventuale nuova Banca pubblica sotto il controllo del Parlamento o del Governo potrebbe erogare mutui in Nuova Lira, risolvendo parzialmente il problema.

Tuttavia, sarebbe preferibile che la nuova moneta nazionale fosse creata direttamente dal Tesoro e non da una Banca, seppur pubblica. In tal caso, il Tesoro o l’eventuale nuova Banca pubblica dovrebbero fungere necessariamente da prestatrice illimitata di ultima istanza. E non potrebbe essere altrimenti, infatti, in caso contrario, non avrebbe neppure senso mettersi a discutere di doppia moneta.

Restano però tutti i problemi connessi alle esportazioni, infatti, dovendo l’euro restare la moneta per l’import/export, l’Italia continuerebbe a soffrire il regime di cambi fissi che impone di scaricare il peso della competitività sul lavoro attraverso la riduzione dei salari e la contrazione delle garanzie contrattuali e di legge in favore del lavoratore. Aspetto, questo, che sta massacrando il nostro Paese esautorando e svilendo i principi supremi della Costituzione primigenia.

Ulteriore aspetto che sembra insormontabile è quello dell’eventuale consenso da parte delle Istituzioni europee alla doppia moneta. L’intera sovrastruttura dell’eurozona vive e si regge proprio sul sistema-euro, quindi sulla sostenibilità dei conti pubblici, sulla moneta a debito e sull’assenza di una prestatrice illimitata di ultima istanza, che tradotto significa AUSTERITA’, la quale conduce gli Stati verso il crimine dell’avanzo primario e del pareggio di bilancio, cioè la morte di un Paese! Paradossalmente, se le Istituzioni europee non fossero accecate come lo sono sempre state, proprio la doppia moneta – visto che sarebbe una moneta creata dal nulla dallo Stato italiano – potrebbe garantire non solo la sostenibilità dei conti pubblici (in euro), ma anche una riduzione sia del rapporto deficit/Pil che del rapporto debito pubblico/PIL (stiamo parlando sempre in euro), e ciò per effetto di un incremento del prodotto interno lordo a causa del ripristino – seppur parziale – della sovranità monetaria. Ma ciò non basterebbe, infatti sarebbe in ogni caso necessario ridiscutere i Trattati europei (da Maastricht a Lisbona) ed accantonare definitivamente il Fiscal Compact

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PROBLEMATICHE E SOLUZIONI GIURIDICHE IN ORDINE ALLA DOPPIA MONETA:

L’art. 128 TFUE, primo comma, così recita: “La banca centrale europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro all’interno dell’Unione. La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione“.

Leggendo questo articolo sembrerebbe che la soluzione della doppia moneta non sia fattibile in quanto vietata dai Trattati, infatti l’ultimo periodo del primo comma dell’art. 128 TFUE prescrive che le uniche monete aventi corso legale nell’Unione siano quelle create dalla BCE e dalle BC nazionali.

Ma il punto è un altro. La doppia moneta, nei termini in cui ne parla Silvio Berlusconi, sarebbe una moneta a circuito interno, quindi non utilizzabile negli scambi import/export ma solo per gli scambi e i consumi interni (solo in Italia), e ciò renderebbe praticabile la soluzione proposta dall’ex presidente del consiglio in quanto nessuno può vietare ad uno Stato sovrano (seppur quel poco che resta all’Italia della propria sovranità) di creare una unità di misura (da chiamarsi anche moneta) che serva a determinare e a regolare il valore in termini monetari degli scambi interni. 

A tal proposito, se si legge l’art. 117 della Costituzione vigente, introdotto con la revisione costituzionale del 2001, esso attribuisce allo Stato la legislazione esclusiva sulla moneta [lettera e) del medesimo articolo, secondo comma], seppur riferendosi alla ripartizione delle competenze Stato-Regioni. Attraverso la leva costituzionale rappresentata dal predetto articolo l’Italia potrebbe quindi creare una propria moneta (in tal caso la doppia moneta da affiancare all’euro), seppur all’interno dei limiti delineati dall’ultimo periodo dell’art. 128 TFUE! 

Ad avallare la predetta soluzione vi sarebbe la circostanza che l’Italia non ha ceduto sovranità monetaria (atto costituzionalmente illegittimo), bensì l’ha solo limitata (facendo leva sulle cosiddette limitazioni di sovranità di cui parla l’art. 11 della Costituzione), quindi la creazione di una moneta nazionale a circuito interno da affiancare all’euro – in linea generale – non potrebbe essere vietata. Tuttavia, a scanso di equivoci e come ho già dimostrato nei miei libri ed articoli, le limitazioni di sovranità di cui all’art. 11 della Costituzione non si riferivano – leggendo i verbali dei lavori preparatori dell’Assemblea Costituente che costituiscono fonte autentica di interpretazione della Costituzione – né alle limitazioni della sovranità monetaria, né tanto meno a quelle riguardanti la sovranità economica e legislativa! 

Inoltre, la doppia moneta a livello nazionale non è da equiparare neppure lontanamente alle cosiddette monete parallele a livello locale: le due cose sono molto diverse anche alla luce del fatto che, per quanto riguarda l’eventuale creazione di una nuova moneta nazionale da affiancare all’euro, questa sarebbe creata dal nulla dallo Stato italiano che – a tal riguardo – eserciterebbe quel potere di imperio proprio di uno Stato sovrano! 

Tutto ciò premesso, le problematiche giuridiche connesse all’introduzione di una moneta nazionale da affiancare all’euro non sarebbero affatto di facile soluzione! 

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Sempre in ordine alla doppia moneta vi sarebbe anche la soluzione rappresentata dai cosiddetti CCF (Certificati di Credito Fiscale), proposta elaborata dagli amici Giovanni Zibordi, Marco Cattaneo e Stefano Sylos Labini. Ricordo un viaggio da Roma a L’Aquila durante il quale Stefano me ne parlò nel dettaglio. Io nutro serie perplessità sui CCF, tuttavia, non sarebbe – neppure questa – una proposta da scartare a priori, fosse solo per la serietà e l’onestà intellettuale dei tre che l’hanno proposta. Credo però che, trattandosi di certificati di credito fiscale, le Istituzioni europee non sarebbero disponibili a fornire il proprio consenso alla loro introduzione perché verrebbe loro a mancare la base sulla quale l’Unione stessa fonda la propria sopravvivenza (non tanto l’UE quanto l’eurozona), e i motivi li spiegai a Stefano durante quel viaggio.

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Ciò premesso, sui dubbi e sulle perplessità in ordine alla doppia moneta così come proposta da Silvio Berlusconi, non posso che condividere pienamente questo tweet di qualche mese fa di Claudio Borghi, responsabile economico nazionale di Lega Nord:

Claudio ha perfettamente ragione! Quindi le criticità restano…

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Io resto convinto che l’unica soluzione per il bene del Paese sia l’uscita dell’Italia dall’euro ed il ripristino totale della sovranità monetaria, tuttavia, se ad occuparsi della doppia moneta fossero economisti in buona fede che avessero a cuore la Costituzione e l’interesse nazionale, la soluzione non sarebbe da scartare a priori.

L’euro è un crimine, quindi – in un modo o nell’altro – dobbiamo liberarcene!

Avv. Giuseppe PALMA

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P.S. Coloro che volessero approfondire l’argomento EURO, potranno leggere questo mio libro (in e-book)…

…oppure consultare questo mio dossier su come si esce dall’euro:

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Avv. Giuseppe PALMA

 

L’euro ci protegge. O no? (di Giuseppe PALMA)

Ecco tre annunci di lavoro ai tempi dell’euro.

– Requisiti richiesti per fare il portalettere: laurea con 102/110 (o diploma con 70/100)

– Requisiti richiesti per raccogliere i pomodori: diploma di ragioniere e inglese fluente

– Requisiti richiesti per addetto alle pulizie: diploma di maturità

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E niente… l’euro ci protegge…

Vero, “patrioti europei”? Vero, imbecilli che vi dipingete la faccia di blu stellato? Milioni di giovani idioti in giro per l’Europa a fare l’Erasmus, per poi laurearsi ed essere felici di vivere a tremila km da casa per fare i lavapiatti a 600 euro al mese per 12 ore di lavoro al giorno. Ma con la laurea in tasca e un inglese fluente.

L’euro e l’Unione Europea sono crimini contro l’umanità!

P.S. Ringrazio la signora che ha trovato gli annunci di cui sopra, postandoli sui social.

Giuseppe PALMA 

 

 

 

Osservazioni sulla proposta di Stiglitz di creare due aree valutarie (di Giuseppe PALMA)

Con il suo ultimo libro pubblicato nell’agosto 2016 (“L’Euro. Come una moneta comune minaccia il futuro dell’Europa”, edito in Italia da Einaudi nel 2017), il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz proponeva – al fine di salvare l’intero progetto europeo – di riformare integralmente l’euro, ritenuto il vero motivo per cui l’Unione Europea – e l’intera Eurozona – sono destinate a fallire.

Stiglitz proponeva infatti due diverse aree valutarie, cioè un euro per i Paesi del nord e un euro per quelli del sud, dove questi ultimi avrebbero la possibilità di far fluttuare il cambio (entro una certa misura) rispetto alla moneta del nord e alle altre valute. Esperimento tuttavia già miseramente fallito con lo SME ma che – a seconda della forbice di fluttuazione – potrebbe funzionare. Il premio Nobel consigliava altresì che la BCE – modificando il proprio statuto – dovrebbe garantire gran parte dei debiti pubblici di tutti gli Stati dell’Eurozona (cioè diventare prestatrice illimitata di ultima istanza), soluzione che la Germania fa fatica anche solo a prendere in considerazione.

Stiglitz ci diceva anche che l’Italia non dovrebbe far parte della stessa area valutaria della Germania, essendo noi ed i tedeschi i maggiori Paesi esportatori e quindi i principali competitor nell’export  in una comparazione continentale infra-Stati. E ciò alla luce del fatto che l’Italia soffre in modo ineguagliabile ben vent’anni di cambi fissi che invece hanno avvantaggiato a dismisura la Germania (vedesi i dati sul surplus commerciale tedesco).

Ovvio che, con queste premesse, la Germania non ne vuole sapere!

La proposta di Stiglitz, benché io sia fermamente convinto che l’unica via di salvezza per l’Italia sia quella del pieno ripristino della sovranità monetaria, è certamente molto interessante.

Ma state tranquilli… Macron, Merkel e Juncker non la metteranno in pratica. I vari Rothschild, Soros, Goldman Sachs e JPMorgan, di cui Macron e Co. sono diretta espressione ovvero al diretto servizio, tenderanno a portarci verso sempre maggiori e criminali cessioni di sovranità nazionali in favore della tirannica sovrastruttura europea, cercando di salvare l’attuale struttura della moneta unica, la quale – per poter sopravvivere – ha bisogno sia dello smantellamento della democrazia costituzionale che della soluzione capestro rappresentata dalla completa svalutazione del lavoro (riduzione dei salari e contrazione delle garanzie contrattuali e di legge in favore del lavoratore), non essendo più possibile con l’euro intervenire sul cambio (ecco perché Stiglitz ha avanzato la proposta delle due aree valutarie con possibilità di far fluttuare il cambio).

I tiranni di Bruxelles stanno semmai pensando NON ad un euro a due velocità, bensì ad un’Europa a due velocità (che sono due cose totalmente diverse) dove gli Stati dell’Eurozona farebbero parte del vagone di testa costringendoli a cedere sempre più ampie porzioni di sovranità nazionali verso il definitivo smantellamento delle Costituzioni e dei principi inderogabili in esse scolpiti!

Il Vecchio Continente è dunque destinato a schiantarsi contro la sua stessa cecità. Peccato che a pagarne le conseguenze saremo solo noi cittadini…

Resto tuttavia convinto che l’unica via di salvezza per l’Europa sia quella non solo del ripristino della sovranità monetaria di ciascuno Stato, ma anche – e soprattutto – quella del pieno ripristino ed attuazione dei principi fondamentali inseriti nelle Costituzioni degli Stati membri. L’Unione Europea va smantellata! Al suo posto dovremmo avere Stati sovrani, capaci di autodeterminarsi, che collaborino e cooperino tra di loro per la pace, la prosperità e la tutela dei diritti fondamentali.

Avv. Giuseppe PALMA

 

 

L’euro, per sopravvivere, non ha bisogno di Macron ma di svalutazioni interne dolorose: parola di Paul De Grauwe (di Giuseppe PALMA)

Da quando è entrata nell’euro, l’economia italiana è andata malissimo. Il Pil pro capite è più basso di com’era nel 1999 al momento della creazione della moneta unica. Questo significa che la popolazione italiana nel suo complesso oggi è più povera […]”. Inizia così l’articolo del prof. Paul De Grauwe apparso oggi su IlSole24Ore, che conclude: “[…] L’inevitabile conclusione è che l’Italia non funziona bene in un’unione monetaria. Le sue istituzioni politiche la rendono inadatta all’Eurozona. Se queste istituzioni politiche non cambieranno radicalmente, l’Italia sarà costretta a lasciare la moneta unica: non può rimanere ferma a guardare il suo tessuto economico che continua a deteriorarsi. Prima dell’arrivo dell’euro, quando l’Italia aveva una propria moneta, capitava spesso che perdesse competitività a causa dell’inflazione, ma riusciva sempre a ripristinarla attraverso le svalutazioni. Questo aveva creato un modello economico con frequenti crisi valutarie e inflazione alta. Non era un granché, ma almeno era coerente con la debolezza delle istituzioni politiche. In assenza di istituzioni politiche più forti, l’Italia dovrà prepararsi a un’uscita dall’euro nel prossimo futuro” (Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2017-05-09/politiche-piu-forti-o-l-italia-potrebbe-lasciare-l-euro-202859_PRV.shtml?uuid=AEbrM2IB).

Il prof. De Grauwe (70 anni, docente di economia politica europea alla London School of Economics and Political) mette dunque in evidenza la necessità – se si vuole restare nell’euro, quindi nell’impossibilità di poter tornare ad essere competitivi attraverso la leva del cambio che con la moneta unica non è più utilizzabile – di porre in essere una serie di misure dolorose (svalutazione interna!) che investano istituzioni politiche (quindi riforme istituzionali) e mercato del lavoro (riduzione dei salari e contrazione delle garanzie contrattuali e di legge in favore dei lavoratori).

L’articolo è agghiacciante, ma sottolinea alcune verità altrettanto terrificanti: per poter sopravvivere, l’euro ha bisogno di quelle riforme strutturali che investano sia le istituzioni politiche (che tradotto significa una riforma costituzionale che esautori il Parlamento a vantaggio di Governi forti, cioè eletti con sistemi elettorali a forte vocazione maggioritaria a prescindere dai meccanismi di democrazia costituzionale insiti nella Costituzione del 48′), sia i diritti fondamentali connessi al rapporto di lavoro (sul punto, riforma Fornero e Jobs Act vanno già in questa direzione)!

Ciò detto, non sarà certamente l’elezione di Macron o la rielezione di Angela Merkel a salvare l’euro, anzi, tutt’altro! Perché l’euro sopravviva sono necessarie le amare misure di cui sopra: lo smantellamento della Costituzione al fine di avere istituzioni politiche più forti (esattamente quello che prevedeva la riforma Renzi-Boschi fortunatamente bocciata dal popolo in sede referendaria) e una serie di svalutazioni interne strettamente attinenti al mercato del lavoro che cancellino, o quantomeno limitino, i diritti fondamentali a tutela dei lavoratori!

L’articolo odierno di De Grauwe è preceduto dalle dichiarazioni di due giorni fa del presidente della Consob, Giuseppe Vegas, il quale ha espressamente dichiarato: “L’Italia dovrà preparasi ad affrontare la nuova situazione che si profila, non potendo più contare sul puntello esterno della leva monetaria”. Sapete cosa vuol dire questo? Finito il Quantitative Easing della BCE, mancando quelle riforme criminali necessarie al mantenimento dell’euro e non potendo più far leva sulla svalutazione della moneta, si profileranno tutte le problematiche cui ha fatto sinora scudo la BCE con il QE! Tradotto, o facciamo le riforme strutturali richieste dall’UE (smantellamento della democrazia costituzionale e svalutazione del lavoro) oppure saremo costretti ad uscire dall’euro (che nell’ottica europeista sarebbe un dramma, mentre per noi l’unica via di salvezza)!

Che il buon Dio ci dia sempre la forza di resistere anche ai prossimi attacchi nei confronti della Costituzione e della democrazia costituzionale! Forse solo così, seppur in extremis, riusciremo a sconfiggere il crimine! 

Avv. Giuseppe PALMA

 

 

IMPERDIBILE! Sette lezioni-video su EURO e UE (a cura di Giuseppe PALMA)

Propongo qui di seguito sette mie lezioni-video (della durata massima di dieci minuti ciascuna) sul funzionamento e sui principali aspetti di criticità dell’Unione Europea e dell’euro, già trasmesse pochi mesi fa sulla pagina facebook “Economia Democratica“. Molto importanti sono le gravi criticità esistenti nel rapporto tra la nostra Costituzione e i Trattati europei.

Buona visione:

PRIMA LEZIONE (COS’E’ L’EURO E COME FUNZIONA):

SECONDA LEZIONE (RAPPORTO COSTITUZIONE/TRATTATI EUROPEI: GLI ASSETTI ISTITUZIONALI):

TERZA LEZIONE (RAPPORTO COSTITUZIONE/TRATTATI EUROPEI: L’ESERCIZIO DELLA FUNZIONE LEGISLATIVA):

QUARTA LEZIONE (I CONTRO-LIMITI, CIOE’ LA “LINEA DEL PIAVE” A DIFESA DEI PRINCIPI FONDAMENTALI E DEI DIRITTI INALIENABILI DELLA PERSONA):

QUINTA LEZIONE (IL VINCOLO DEL PAREGGIO DI BILANCIO E LE PAROLE DI CALAMANDREI):

SESTA LEZIONE (LA COSTITUZIONALIZZAZIONE DEL VINCOLO DEL PAREGGIO DI BILANCIO):

SETTIMA ED ULTIMA LEZIONE (L’INCOSTITUZIONALITA’ DEGLI EVENTUALI “STATI UNITI D’EUROPA”):

 

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Avv. Giuseppe PALMA

 

In Grecia è ormai vile occupazione da parte della tirannide UE (di Giuseppe PALMA)

Dopo mesi di negoziati la Grecia ha raggiunto l’ennesimo accordo capestro sul debito con i suoi creditori (UE, BCE e FMI). L’intesa prevede anche un nuovo taglio delle pensioni e l’abbassamento della soglia di esenzione dai redditi tra i 5.700 e i 6.000 euro dagli attuali 8.636 euro. L’accordo dovrà essere quindi ratificato all’Ecofin il prossimo 22 maggio.

In Grecia è ormai vile occupazione da parte dell’esercito UE! La democrazia e i diritti fondamentali sono stati calpestati del tutto! 

Questa è l’Unione Europea! Questo è l’euro! Quando si perde sovranità monetaria, si finisce con l’essere massacrati dagli strozzini!

Giuseppe PALMA

Domani, sabato 29 aprile, a Cecina per parlare del crimine dell’€uro (con Giuseppe PALMA, Marco MORI e Marco ZANNI)

Domani, sabato 29 aprile, ore 15;00, Giuseppe PALMA, Marco MORI e l’europarlamentare Marco ZANNI saranno a Cecina (Toscana) per parlare del crimine dell’€uro.

Appuntamento alle ore 15;00 presso il Centro Accademico Fabrici, via Landi n. 14, davanti al Tribunale, Cecina (LI).

I dettagli nella locandina:

Nell’occasione, Giuseppe PALMA porterà il suo nuovo libro “La Costituzione come nessuno l’ha mai spiegata. Un viaggio con la più bella del mondo in occasione dei suoi 70 anni“, Key editore, 2017:

lacostituzioneblog.com

 

 

Giuseppe PALMA spiega in TV perché l’EURO dopo il fallimento dello SME

Mercoledì 26 aprile Giuseppe PALMA è stato ospite in TV, in collegamento telefonico, alla trasmissione “IL VASO DI PANDORA” su SerenissimaTV del gruppo Canale Italia (ch 287 sul nazionale e ch 15 in triveneto).

Il tema affrontato insieme all’altro ospite – il dott. Marcotti, esperto di mercati finanziari – è stato quello del perché fu introdotto l’EURO nonostante il fallimento dello SME.

Qui di seguito il VIDEO della puntata:

lacostituzioneblog.com

 

 

Aumenta l’IVA, ma la notizia passa come se fosse una diminuzione! Giornalai di regime! (di Giuseppe PALMA)

Ce lo chiede l’Europa, è proprio il caso di dirlo!

Siamo servi dell’UE: il Governo italiano presieduto da Paolo GENTILONI – come del resto i suoi predecessori Monti, Letta e Renzi – non fa altro che obbedire acriticamente ai criminali di Bruxelles fregandosene altamente sia dell’interesse nazionale, sia dello stato (pietoso!) in cui versa l’economia del nostro Paese già da diversi anni a questa parte.

L’agenda politica dei Governi succedutisi dal novembre 2011 in avanti è infatti dettata – senza resistenza alcuna da parte di chi dovrebbe difendere il popolo italiano e la sua Costituzione – dai burocrati di Bruxelles e Francoforte!

Ma veniamo al punto: secondo la “manovrina” contenuta nel decreto legge n. 50/2017 (richiestaci proprio dalla sovrastruttura europea), firmata dal Capo dello Stato e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, a partire dal 2018 l’IVA ordinaria aumenterà di ben 3 punti percentuali, passando dal 22% al 25%! Ciò significherà una drastica riduzione dei consumi e, di conseguenza, una contrazione sia del PIL che dell’occupazione! Ma al Governo, e alla maggioranza parlamentare che lo sostiene, non interessa! Per loro prima vengono le esigenze criminali di Bruxelles e del capitale internazionale, e poi – se ne avanza – quelle del popolo italiano!

Tuttavia, circostanza che fa ancor più rabbia, è il servilismo dei giornaloni nazionali. Leggete come IlSole24Ore (che non è il solo) presenta la notizia dell’aumento dell’IVA:

L’anno prossimo l’aumento del 3% dell’Iva su beni di largo consumo, che è attualmente previsto, si dimezza a un +1,5, spalmando l’altra metà dei rincari nel 2019 (+0,5%) e nel 2020 (+1%). Per l’aliquota ordinaria del 22% il prelievo crescerebbe di tre punti come previsto dalle norme attuali, per poi aumentare solo dello 0,4% e non più dello 0,9% l’anno successivohttp://www.ilsole24ore.com/articlegallery/norme-e-tributi/2017/manovrina/index.shtml?uuid=AE9YR69 (IlSole24Ore – Norme & Tributi – articolo del 23/4/2017).

Nemmeno durante il regime fascista i giornalisti erano così asserviti al potere! Una vergogna per l’intero giornalismo italiano e per la libertà d’informazione!

Siamo in dittatura! E chi ci governa è vile collaborazionista dello straniero, uno straniero che calpesta senza alcuna pietà la nostra Costituzione e i diritti fondamentali in essa sanciti!

Il Governo italiano aumenta l’IVA perché ce lo chiede l’Europa (la famosa manovra aggiuntiva da 3,4 miliardi richiesta da Bruxelles, divenuta da 3,1 miliardi per “bontà” loro): ciò costituirà l’ennesimo e criminale massacro sociale ai danni del popolo italiano! Un Parlamento di nominati, composto da deputati e senatori “eletti” con legge elettorale dichiarata incostituzionale, che a sua volta esprime la fiducia ad un Governo di non eletti espressione dell’establishment eurocratico, sta letteralmente distruggendo il Paese! E noi lì a guardare… del resto, come scrivo ormai da diversi anni, restando nell’€uro non v’è alcuna via di salvezza!

Giuseppe PALMA