Elezioni in Germania: batosta per i signori del “ci vuole più Europa”. E Macron scivola sul Senato (di Giuseppe PALMA)

Tutti, io compreso, credevamo che in Germania vi sarebbe stata un’affermazione elettorale di tipo bulgaro da parte del partito cristiano-democratico di Angela Merkel. Così come tutti pensavano che il partito anti-euro ed anti-immigrazione AfD, dopo le divisioni interne, non sarebbe riuscito ad entrare in Parlamento (i sondaggi lo davano al 4%). E invece è successo un terremoto elettorale: la signora Merkel, pur vincendo le elezioni, ha ottenuto un misero 32,93% (circa l’8% in meno sia rispetto ai sondaggi che rispetto alle elezioni politiche del 2013), mentre l’Spd dell’ultra-europeista Schultz ha praticamente raggiunto i minimi storici con un misero 20,5%. Ma la vera sorpresa, quella che riapre la partita sull’euro e sull’immigrazione (che sembrava chiusa dopo la vittoria di Macron in Francia), è stata la strepitosa affermazione elettorale di Afd, con il 12,64% dei consensi. Non era mai successo. È la prima volta, dal 1945 ad oggi, che un partito di destra entra nel Bundestag. I motivi sono tanti: dalle politiche sull’immigrazione portate avanti in questi anni dalla Merkel (molto permissiva) alle condizioni dei lavoratori tedeschi dopo le riforme neoliberiste del mercato del lavoro, cioè contratti a termine da 450 euro al mese. Tasso di disoccupazione tra i più bassi d’Europa ma a condizioni da fame e da sfruttamento.
Ora la signora Merkel dovrà trovare alleanze in Parlamento per formare una maggioranza che sostenga il suo quarto governo consecutivo. L’Spd ha già detto, per bocca di Schultz, che è finita l’era della grossa coalizione (per evitare che ad AfD vadano le presidenze delle commissioni parlamentari), quindi i probabili alleati della Merkel saranno i Liberali e i Verdi, questi ultimi euro-critici.
Ma l’aspetto più importante è un altro. Il Presidente francese Macron aveva pronto nel cassetto un programma di maggiore integrazione tra gli Stati dell’eurozona: superministro delle finanze dell’Eurozona, esercito unico europeo e un altro meccanismo europeo di stabilità a strozzo. E per fare ciò aveva bisogno di una netta vittoria elettorale deĺla Merkel e di una definitiva sconfitta dei cosiddetti “populisti”. Nessuna delle due condizioni si è verificata. Ma v’è di piu: contestualmente alle elezioni politiche tedesche si sono tenute anche le elezioni di secondo livello per il Senato francese, dove il partito di Macron ha ottenuto appena 1/5 dei seggi. Quindi non vi sarà alcun facile smantellamento della Costituzione francese per mano dell’uomo dei Rothschild.

Tornando alle elezioni tedesche, dal grafico emerge come sia stato più l’elettorato social-democratico a spostarsi a destra che quello cristiano-democratico. E questo la dice lunga su tutto. AfD è quindi il terzo partito in Germania. Piaccia o non piaccia, è cosi…
Insomma, la storia cambia un’altra volta. A Berlino si ferma, quantomeno per il momento, il progetto criminale dello smantellamento degli Stati nazionali.

Avv. Giuseppe PALMA