Non in mio nome! (di Giuseppe PALMA)

 

A) Corte costituzionale, sentenza n. 1/2014
il porcellum è incostituzionale:
1) nella parte in cui non veniva attribuita agli elettori la facoltà di esprimere preferenze per i candidati;
2) nella parte in cui veniva attribuito un premio di maggioranza senza che fosse prevista una soglia minima di voti oltre la quale avrebbe potuto trovare applicazione il premio.

Diversamente da quanto dicono tv, giornali e usurpatori del potere politico, da nessuna parte in sentenza v’è scritto che il Parlamento è comunque legittimo. V’è solo scritto che le Camere sono organi indefettibili, concetto – in diritto – totalmente diverso da quello di legittimità. È ovvio che le Camere siano organi indefettibili, ma occorre vedere cosa possano fare se costituitesi attraverso meccanismi elettorali dichiarati incostituzionali. È la Corte stessa che ce lo dice portando ad esempio l’istituto della prorogatio, cioè quel regime che si applica a Camere sciolte. Costantino Mortati, uno dei più autorevoli Padri Costituenti, sosteneva (e con lui Calamandrei) che in regime di prorogatio le Camere possano adottare atti non rinviabili (es. calamità naturali, guerra, conversione decreti legge etc). Gli abusivi, invece, privi di ogni rispetto nei confronti dei lavori preparatori dell’Assemblea Costituente (che costituiscono fonte autentica di interpretazione della Costituzione) hanno smantellato la Costituzione e il lavoro, ci hanno fatto invadere da centinaia di migliaia di migranti economici costituenti quello che Marx chiamava “esercito industriale di riserva”, e in autunno approveranno Ius Soli e Ceta.

B) Corte di Cassazione, prima sezione civile, sentenza n. 8878/2014:
1) con il porcellum si è verificata una grave alterazione del principio di rappresentatività democratica.

Anche la Cassazione, dunque, accerta la gravissima lesione del principio democratico!

☆☆☆

Ciononostante, da più di tre anni e mezzo un manipolo di usurpatori del potere politico sta distruggendo il Paese, incurante della democrazia costituzionale e della sovranità popolare!

In nome di chi questi vigliacchi ed usurpatori tradiscono il Paese? In nome di chi?
Non in mio nome!
Non in mio nome!

Avv. Giuseppe PALMA 

 

“Un Parlamento illegittimo calpesta la democrazia” (articolo di Giuseppe PALMA su “La Verità” di oggi)

Propongo qui di seguito la lettura del mio articolo pubblicato oggi su “La Verità” (a pagina 8):

UN PARLAMENTO ILLEGITTIMO CALPESTA LA DEMOCRAZIA

Viviamo una vera e propria assenza di democrazia sostanziale! Se da un lato viene garantito quel minimo di democrazia formale (a scadenza naturale della Legislatura non potranno vietarci di andare al voto), dall’altro è del tutto esautorato il principio di democrazia sostanziale, cioè quel senso profondo del significato di democrazia che lega inscindibilmente le scelte delle Istituzioni parlamentari alla sovrana volontà popolare. La democrazia rappresentativa ha senso, e funziona, solo se la composizione parlamentare rispecchia tendenzialmente la volontà del popolo. In caso contrario, non si può parlare più né di democrazia né tanto meno di rispetto della volontà popolare. Purtroppo in Italia, già da parecchi anni, viviamo nella situazione di totale esautoramento del principio di democrazia sostanziale, esautoramento non casuale ma voluto addirittura dalle Istituzioni stesse.

La sentenza della Corte costituzionale n. 1/2014 dichiarò l’incostituzionalità del porcellum (legge n. 270/2005), cioè della legge elettorale con la quale si è formata anche la Legislatura in corso, sia nella parte in cui non prevedeva la facoltà per l’elettore di esprimere le preferenze per i candidati, sia nella parte in cui assegnava alla lista o coalizione di liste vincente il premio di maggioranza senza prevedere una soglia minima di voti perché il premio trovasse applicazione.

Ne consegue che l’attuale compagine parlamentare è composta da deputati e senatori tutti nominati (non scelti direttamente dai cittadini ma precompilati dalle segreterie di partito prima del voto) e in gran parte “eletti” con un premio di maggioranza che – nei termini di cui sopra – la Consulta dichiarava incostituzionale. La Corte, pur precisando che le Camere sono organi indefettibili (cioè che non possono venir meno), nell’ambito di ciò che le stesse avrebbero potuto fare portava come esempio il regime della prorogatio, cioè quel particolare istituto che si applica a Camere sciolte. Ma cosa possono fare le Camere in regime di prorogatio? Ed è qui che viene in nostro aiuto uno dei più autorevoli Padri Costituenti, il calabrese Costantino Mortati, il quale durante i lavori preparatori dell’Assemblea Costituente evidenziava che in regime di prorogatio le Camere possono deliberare su questioni urgenti e non rinviabili (come ad esempio una calamità naturale o lo stato di guerra).

Fregandosene altamente sia della sentenza della Corte che dell’interpretazione di Mortati, questo Parlamento non solo andava avanti (tant’è che la Legislatura è ancora in corso e molto probabilmente arriverà a sua scadenza naturale), ma addirittura arrivava ad approvare un’ampia riforma costituzionale (successivamente bocciata dal popolo in sede referendaria), a smantellare le garanzie costituzionali a tutela del lavoratore (vedesi Jobs Act)  e ora si accinge a ratificare il CETA (quel Trattato capestro di libero scambio UE-Canada che smantella definitivamente la Costituzione e i diritti fondamentali in essa sanciti, come il diritto alla salute e i diritti connessi al lavoro ) e ad approvare lo Ius Soli, cioè quel grimaldello a disposizione del capitale internazionale che tenta di creare – prendendo in prestito le parole di Marx – un “esercito industriale di riserva” allo scopo di incentivare la cosiddetta “guerra tra poveri”, tentando quindi di far sopravvivere l’euro, una moneta senza Stato che – essendo un accordo di cambi fissi – impone agli Stati di scaricare il peso della competitività non più sulla moneta bensì sul lavoro (riducendo i salari e comprimendo le garanzie costituzionali, contrattuali e di legge in favore del lavoratore)! Ma v’è di più. La Corte di cassazione, son sentenza n. 8878/2014, dichiarava – in forza della sentenza di incostituzionalità del porcellum – l’avvenuta grave alterazione del principio di rappresentatività democratica, quindi, vista l’assoluta mancanza di corrispondenza tra volontà popolare e composizione parlamentare, il Parlamento dovrebbe a mio parere fermarsi ed evitare di legiferare su materie che non attengano a quelle strettamente rientranti nell’istituto della prorogatio secondo l’interpretazione del Mortati.

E’ ora di dire basta! Si restituisca quanto prima la parola al popolo italiano!

Avv. Giuseppe PALMA

 

IUS SOLI e CETA: è pronto un altro “COLPO DI STATO” da parte di un PARLAMENTO ABUSIVO! (di Giuseppe PALMA)

Con questo articolo vorrei concentrare la mia analisi sulla legittimazione democratica e costituzionale di questo Parlamento ad adottare provvedimenti come ad esempio quello sullo Ius Soli oppure sull’eventuale voto favorevole alla ratifica del CETA. La classe politica, nel vile tentativo di auto-proteggersi, nonostante la dichiarazione di incostituzionalità dei meccanismi elettorali con i quali è stata eletta anche la Legislatura in corso, si difende affermando che la sentenza n. 1/2014 con la quale la Corte Costituzionale dichiarava l’incostituzionalità del porcellum, avrebbe in ogni caso sancito la legittimità del Parlamento.

Nulla di più falso!

La Consulta, in sentenza, si limita a scrivere soltanto che “le Camere sono organi costituzionalmente necessari ed indefettibili e non possono in alcun momento cessare di esistere o perdere la capacità di deliberare. Tanto ciò è vero che, proprio al fine di assicurare la continuità dello Stato, è la stessa Costituzione a prevedere, ad esempio, a seguito delle elezioni, la prorogatio dei poteri delle Camere precedenti «finchè non siano riunite le nuove Camere» (art. 61 Cost.), come anche a prescrivere che le Camere, «anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni» per la conversione in legge di decreti-legge adottati dal Governo (art. 77, secondo comma, Cost.)”.

Ciò detto, non è affatto vero che il Parlamento sia in ogni caso legittimo. Esso è solo indefettibile, cioè organo irrinunciabile, ma non per questo – di fronte ad una pronuncia di incostituzionalità della legge elettorale con la quale risulta costituito – può arrogarsi il titolo di poter fare quello che vuole! A tal proposito la Corte – nella cornice sostanziale dell’esercizio della funzione legislativa delle Camere di fronte a quella pronuncia di incostituzionalità – porta ad esempio l’istituto della prorogatio, cioè di quell’istituto che si applica a Camere sciolte.

Pertanto, cosa possono fare le Camere in regime di prorogatio? Secondo l’interpretazione fornita dai verbali preparatori dell’Assemblea Costituente (che costituiscono fonte autentica di interpretazione della Costituzione), ci viene in soccorso Costantino Mortati, il quale – d’accordo con Piero Calamandrei – giunse alla conclusione che in regime di prorogatio le Camere possano adottare provvedimenti strettamente necessari e non rinviabili (come ad esempio i provvedimenti relativi allo stato di guerra o ad una calamità naturale). A tal proposito, leggasi il verbale della seduta della seconda sottocommissione (Commissione per la Costituzione – Assemblea Costituente) del 6 novembre 1946.

Ciò detto la Legislatura in corso, oltre a smantellare i diritti connessi alla tutela del lavoro (vedesi Jobs Act) e a riformare l’intera Parte Seconda della Costituzione (tentativo fallito grazie all’esito del referendum confermativo dello scorso 4 dicembre), tenta ora di approvare lo Ius Soli (forse a colpi di fiducia) e di ratificare il CETA, l’ennesimo Trattato capestro in grado di smantellare i diritti fondamentali del lavoro e della salute costituzionalmente garantiti.

La Corte Costituzionale dichiarava l’incostituzionalità del porcellum sia nella parte in cui questo non attribuiva all’elettore la facoltà di esprimere le preferenze per i candidati (tant’è che deputati e senatori sono tutti nominati e non scelti direttamente dai cittadini come prescritto dalla Costituzione agli artt. 56 e 57), sia nella parte in cui era prevista l’applicazione di un premio di maggioranza senza la previsione di una soglia minima di voti oltre la quale il premio avrebbe potuto eventualmente trovare applicazione. L’attuale maggioranza parlamentare risulta pertanto costituita da deputati e senatori “eletti” in gran parte per effetto di un premio di maggioranza dichiarato incostituzionale (nei limiti di cui sopra). Va da sé che eventuali voti necessari e sufficienti ad esprimere un voto di fiducia o un voto favorevole a qualsiasi provvedimento, provengono da deputati e senatori tutti nominati ed “eletti” per effetto di un premio di maggioranza che – nei limiti delineati dalla Consulta – non avrebbe mai e poi mai dovuto trovare applicazione! 

Tanto più che, in soccorso alle predette argomentazioni, è intervenuta anche la Corte di Cassazione civile con sentenza n. 8878/2014, la quale – in ordine alla composizione parlamentare scaturita dall’applicazione della legge elettorale dichiarata incostituzionale – dichiarava espressamente la grave alterazione del principio di rappresentatività democratica.

Insomma, siamo di fronte ad un vero e proprio Parlamento abusivo. E di “Parlamento abusivo” parlava anche l’ex presidente della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky, il quale utilizzava proprio il termine “abusivo” in un suo saggio del gennaio 2015 (numero 3/2014 della rivista “Giurisprudenza costituzionale”) a proposito degli effetti della sentenza n. 1/2014 della Consulta.

Il “Colpo di Stato permanente” di cui scriveva il prof. Paolo Becchi in un suo libro è ancora in corso. E a fine Legislatura aspettiamoci altri due colpi di mano: sullo Ius Soli e sul CETA.

Siamo di fronte – non da ora ma dal gennaio del 2014 – all’ipotesi di reato di cui all’art. 287 del codice penale (usurpazione di potere politico), ma nessuno fa niente! Nemmeno il Capo dello Stato. Nel gennaio 2014 l’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano avrebbe dovuto – se avesse avuto senso delle Istituzioni e rispetto della democrazia costituzionale – invitare il Parlamento ad approvare una nuova legge elettorale in modo da sciogliere le Camere e indire nuove elezioni entro un tempo ragionevole (circa un anno sarebbe stato certamente un tempo ragionevole). E invece niente! Addirittura disse che, in considerazione del fatto che il Parlamento era comunque legittimo (argomentazione infondata), le Camere dovevano proseguire nel lavoro di revisione costituzionale. Nel gennaio 2015 arrivò al Quirinale Sergio Mattarella, e anche lui – nonostante un paio di messaggi alle Camere sulla necessità di approvare una nuova legge elettorale – non ha fatto niente! Il Parlamento di abusivi continua quindi lo smantellamento della Costituzione! E lo fa nel totale silenzio dei media di regime e dei giornaloni nazionali!

In nome della Costituzione e della democrazia, fermatevi! 

Avv. Giuseppe Palma