L’Euro è divisivo, per questo finirà per sparire (di Giuseppe PALMA e Cristiano MANFRE’ su LA VERITÀ di oggi)

Il mio articolo, scritto a quattro mani con il prof. Cristiano Manfre’ dell’Università di Los Angeles (docente di economia), pubblicato su La Verità di oggi a pagina 11, dal titolo: “L’Euro è divisivo, per questo finirà per sparire”…

Nel titolo c’è scritto “diviso” al posto di “divisivo”, ma si tratta di un refuso al momento della stampa del quotidiano:

Avv. Giuseppe PALMA 

 

Convegno Italexit a L’Aquila: Giuseppe PALMA spiega la via giuridica per uscire dall’euro (VIDEO)

Sabato 13 maggio 2017, a L’Aquila, si è tenuto il convegno Italexit organizzato dal quotidiano on-line AbruzzoWeb.

Tra i relatori, oltre a me, l’eurodeputato Marco Zanni, il prof. Massimo Pivetti (già ordinario di economia politica all’Università di Roma), il dott. Stefano Sylos Labini (figlio dell’economista Paolo) e il dott. Esposito, esperto di mercati finanziari e sistema bancario.

Qui di seguito il VIDEO del mio intervento (in sintesi) sulla via giuridica per uscire dall’euro:

Avv. Giuseppe PALMA

 

IMPERDIBILE! Sette lezioni-video su EURO e UE (a cura di Giuseppe PALMA)

Propongo qui di seguito sette mie lezioni-video (della durata massima di dieci minuti ciascuna) sul funzionamento e sui principali aspetti di criticità dell’Unione Europea e dell’euro, già trasmesse pochi mesi fa sulla pagina facebook “Economia Democratica“. Molto importanti sono le gravi criticità esistenti nel rapporto tra la nostra Costituzione e i Trattati europei.

Buona visione:

PRIMA LEZIONE (COS’E’ L’EURO E COME FUNZIONA):

SECONDA LEZIONE (RAPPORTO COSTITUZIONE/TRATTATI EUROPEI: GLI ASSETTI ISTITUZIONALI):

TERZA LEZIONE (RAPPORTO COSTITUZIONE/TRATTATI EUROPEI: L’ESERCIZIO DELLA FUNZIONE LEGISLATIVA):

QUARTA LEZIONE (I CONTRO-LIMITI, CIOE’ LA “LINEA DEL PIAVE” A DIFESA DEI PRINCIPI FONDAMENTALI E DEI DIRITTI INALIENABILI DELLA PERSONA):

QUINTA LEZIONE (IL VINCOLO DEL PAREGGIO DI BILANCIO E LE PAROLE DI CALAMANDREI):

SESTA LEZIONE (LA COSTITUZIONALIZZAZIONE DEL VINCOLO DEL PAREGGIO DI BILANCIO):

SETTIMA ED ULTIMA LEZIONE (L’INCOSTITUZIONALITA’ DEGLI EVENTUALI “STATI UNITI D’EUROPA”):

 

§§§

Avv. Giuseppe PALMA

 

Giuseppe PALMA spiega in TV perché l’EURO dopo il fallimento dello SME

Mercoledì 26 aprile Giuseppe PALMA è stato ospite in TV, in collegamento telefonico, alla trasmissione “IL VASO DI PANDORA” su SerenissimaTV del gruppo Canale Italia (ch 287 sul nazionale e ch 15 in triveneto).

Il tema affrontato insieme all’altro ospite – il dott. Marcotti, esperto di mercati finanziari – è stato quello del perché fu introdotto l’EURO nonostante il fallimento dello SME.

Qui di seguito il VIDEO della puntata:

lacostituzioneblog.com

 

 

L’EURO spiegato in un’opera letteraria (narrativa): la novella “ANIME DEL SUD” di Giuseppe PALMA, gratuitamente su lacostituzioneblog.com

Il popolo italiano, spesso distratto e pigro, non ha la pazienza di mettersi a leggere saggi in materia economica e giuridica, di cui anch’io sono autore di molteplici pubblicazioni.

Per questo, lo scorso anno, decisi di spiegare la crisi economica e le sue cause – quindi l’euro – oltre che con la saggistica anche con la NARRATIVA, scrivendo sull’argomento ben due racconti e una novella.

A tal riguardo, nel settembre 2016 uscì (in e-book) il mio libro intitolato: “ANIME DEL SUD una giornata qualunque ai tempi dell’€uro“, edito da Editrice GDS. Trattasi di un’opera letteraria inquadrabile nella struttura della novella (narrativa).

Successivamente, nel gennaio 2017, decisi di pubblicare l’opera gratuitamente – in tre puntate – su “Il Giornale d’Italia“, il quale uscì per tre domeniche consecutive (8, 15 e 22 gennaio 2017) pubblicando l’intera novella:

PRIMA PUNTATA:

http://edicoladigitale.ilgiornaleditalia.org/giornaleditalia/books/170108giornaleditalia/#/5/

***

SECONDA PUNTATA:

http://edicoladigitale.ilgiornaleditalia.org/giornaleditalia/books/170115giornaleditalia/#/7/

***

TERZA ed ULTIMA PUNTATA:

http://edicoladigitale.ilgiornaleditalia.org/giornaleditalia/books/170122giornaleditalia/#/5/

§§§

Qui di seguito riecco la pubblicazione gratuita (e completa) delle tre puntate della mia novella:

ANIME DEL SUD una giornata qualunque ai tempi dell’€uro

di Giuseppe PALMA

PRIMA PUNTATA

 Estate 2016. Contrada Galante, campagna pugliese del territorio di Ostuni.

Antonio Francioso è un ragazzo di ventisette anni laureato in economia. Suo padre, Giovanni, è un contadino in pensione: dopo aver lavorato poco meno di un lustro in Germania negli anni Settanta, è tornato al paese dove si è sposato con Ninetta, tre anni più giovane di lui, anche lei contadina. Giovanni non aveva terminato neppure l’avviamento quando ha dovuto iniziare a lavorare, così come Ninetta non aveva concluso nemmeno le scuole elementari.

Giovanni e sua moglie si sono spezzati la schiena nei campi per tutta la vita, ed oggi, in due, non prendono neanche milletrecento euro di pensione al mese. Ma negli anni, un pezzo alla volta, si sono costruiti una bella casa in campagna dove è cresciuto Antonio, il loro unico figlio che, al costo di indicibili sacrifici, sono riusciti a far studiare fino alla laurea.

Oggi Antonio non ha un lavoro e aiuta saltuariamente i genitori; in inverno nella raccolta delle olive, in estate-autunno nella vendemmia. Ma i guadagni non sono più quelli di una volta. I raccolti servono a malapena per pagare le giornate degli operai e a soddisfare le minime esigenze familiari. Alla fine degli anni Settanta un quintale di olive costava circa centomila lire, mentre oggi, a distanza di quasi quarant’anni, non supera nemmeno i trenta euro, con l’olio che invece va ben oltre i dieci euro a litro. Del resto, non ci si poteva aspettare altro da una politica comunitaria completamente sbagliata: gli italiani sono costretti a far marcire i prodotti della propria terra e ad acquistare quelli provenienti dalla Grecia o dalla Spagna. “Ce lo chiede l’Europa” è la vulgata del “politicamente corretto”…

Antonio vorrebbe, dal canto suo, trovare un’occupazione tendenzialmente stabile e rendersi economicamente indipendente. Durante gli anni dell’Università ha svolto piccoli lavoretti stagionali: dal cameriere al barista, dalla raccolta delle olive a quella delle mandorle. Ma ora, dopo anni trascorsi sui libri, cerca un lavoro che si addica agli studi che ha svolto. Nell’ultimo anno ha inviato in tutta Italia centinaia di curricula, ma, fatta eccezione per qualche impiego a termine e malpagato, non ha mai ricevuto proposte minimamente decenti. E’ tutta colpa della casta, della corruzione e del debito pubblico si sente in televisione e si legge sui giornali…

Ma Antonio non si arrende. Negli ultimi quattro mesi ha lavorato per dodici ore al giorno come magazziniere in un supermercato della zona, che però non gli ha rinnovato il contratto. Un po’ di depressione e malessere assalgono l’animo del ragazzo che, nonostante le difficoltà, non vuole darsi per vinto. Alcuni suoi coetanei, terminate le scuole superiori, sono entrati chi in marina chi in aeronautica, ed oggi vivono in paese e hanno una famiglia. E’ stata l’ultima generazione ad aver avuto facile accesso all’alveare statale che faceva da indispensabile ammortizzatore sociale ad un Sud disgraziato. Ma almeno, chi vi è riuscito ad entrare, si è definitivamente sistemato e gode sia di un reddito sicuro che di una invidiabile serenità. Antonio, che invece aveva voglia di studiare, non fece quella scelta, ed oggi si ritrova, sì, laureato, ma senza lavoro e privo di qualsiasi fonte di reddito.

Come si spiega tutto questo? Perché un giovane laureato non riesce più a trovare un’occupazione stabile e in linea con gli studi compiuti? Perché non esiste più la possibilità di accedere ad impieghi che garantiscano un reddito fisso e dignitoso?

Queste le domande che Antonio si pone quando pensa alla sua condizione…

[…]

FINE PRIMA PUNTATA.

§§§

SECONDA PUNTATA

 […] E’ un giorno come tanti altri, giovedì 23 giugno.

Antonio trascorre l’intera mattinata davanti al computer ad inviare il suo curriculum: banche, assicurazioni, multinazionali della grande distribuzione e così via… ma niente. Nessuna risposta. Anzi no, un paio di riscontri sono arrivati la settimana scorsa: – una compagnia telefonica che gli “offriva” un lavoro di promoter nella zona a sud di Torino, a provvigione e senza alcuna retribuzione fissa, neppure minima; – un bar in centro a Matera che aveva bisogno di un barista per tre mesi, da pagare esclusivamente tramite voucher. Per entrambe le proposte Antonio si è trovato costretto a non poter accettare: nel primo caso sarebbe probabilmente “morto di fame”, nel secondo non avrebbe recuperato neanche i soldi della benzina…

Un suo amico di infanzia, Francesco, lo ha chiamato pochi mesi fa dall’Inghilterra, dove lavora da quattro anni come lavapiatti in un ristorante della periferia di Manchester. Francesco ha proposto ad Antonio di trasferirsi lì, dove lo avrebbe aiutato a trovare un’occupazione, magari come cameriere nel ristorante dove lui lavora. Ma Antonio non parla bene l’inglese, quindi non se la sente di fare un salto nel buio. Del resto, imparare l’inglese per andare a fare il lavapiatti a Manchester, a mille sterline al mese, non è una grande idea, soprattutto se si va per i trenta e con una laurea nel cassetto. Ha preso informazioni anche su un corso di inglese one-to-one presso una famiglia londinese, ma il costo è di ben duemilaottocento euro per un mese, una cifra di cui non dispone né può chiedere ai genitori, visto che vivono con meno di settecento euro di pensione ciascuno. Deve quindi cercare un lavoro in Italia, anche al nord se necessario, ma un’occupazione che gli garantisca quantomeno di pagare l’affitto e di mantenersi dignitosamente.

Mentre questi pensieri si affollano gli uni sugli altri, si sono fatte le tre del pomeriggio.

Antonio, che pur è laureato in economia, nei giorni scorsi ha acquistato su internet tre libri in formato e-book di economisti e giuristi indipendenti. Vuole capire cosa accade al suo Paese e perché lui, come tanti suoi coetanei, non riesce a trovare lavoro, quindi per quale strano motivo deve essere costretto ad imparare una lingua straniera per andare all’estero a servire ai tavoli.

Inizia così a leggerne uno, poi un altro, fino a quando batte indignato i pugni sul tavolo: «Ci hanno traditi! Questi farabutti hanno svenduto la nostre anime e il nostro futuro al capitale internazionale!». Ma cosa avrà letto di così sconvolgente da farlo indignare? La verità si è palesata in tutta la sua dimensione: non solo i Trattati europei sono incompatibili con la nostra Costituzione, ma addirittura anche la moneta unica è una costruzione che rasenta il crimine. In pratica, da ciò che Antonio ha potuto comprendere da quelle letture pomeridiane, non potendo più intervenire sul cambio essendo l’euro un accordo di cambi fissi, gli aggiustamenti in termini di competitività avvengono sui redditi, diminuendo i salari, e sulla qualità occupazionale, riducendo cioè le garanzie contrattuali e di legge in favore del lavoratore, essendo necessario – a tale scopo – mantenere alto il tasso di disoccupazione. In altre parole solo ora Antonio comprende che il peso della competitività, che un tempo si scaricava sulla moneta, con l’euro si scarica sul lavoro! E la casta/cricca/corruzione non c’entrano proprio nulla! Così come anche il debito pubblico, il quale, seppur espresso in euro, è ancora per il 96% sotto giurisdizione nazionale, quindi un’uscita dell’Italia dalla moneta unica non creerebbe affatto quelle “catastrofi” paventate da economisti e “giornalai” di regime a libro paga del Potere sovranazionale.

[…]

FINE SECONDA PUNTATA.

§§§

TERZA ED ULTIMA PUNTATA

 […] Adesso tutto è chiaro: la sua condizione, come quella di tanti altri laureati disoccupati, è strettamente funzionale al sistema-euro: mantenere alto il tasso di disoccupazione al fine di creare una guerra tra poveri “necessaria” a ridurre le “pretese” dei lavoratori, in modo da riconquistare importanti posizioni in termini di competitività, ma a scapito dei redditi e dei diritti fondamentali. E chi ha bisogno di lavorare deve conoscere le lingue straniere, soprattutto l’inglese, in modo tale da essere pronto a trasferirsi all’estero: la libera circolazione delle persone sancita dai Trattati altro non è che una mascherata deportazione continentale dei lavoratori, addolcita – come avrebbe sostenuto Orwell – dall’uso della “neolingua”: mobilità, opportunità, esperienza etc…

Di tutto questo, “ovviamente”, sui testi universitari non v’è minima traccia.

Ora Antonio sa cosa è successo a lui e al suo Paese. Esce di casa per l’ora di cena e prende la vecchia ford fiesta del padre, guidando senza meta e fumando una sigaretta dietro l’altra. Va al mare, poi sui colli e poi di nuovo al mare, mentre la sua mente sistema ciascun elemento al proprio posto: l’Unione Europea e l’euro non rappresentano affatto una possibilità, bensì una iattura; due strumenti al solo servizio del capitale internazionale, dei mercati finanziari e delle multinazionali, a scapito dei diritti fondamentali, dei salari e della democrazia. «Eppure – borbotta sotto voce mentre ritorna a casa – la nostra Costituzione fonda la Repubblica sul lavoro, parla di reddito dignitoso per il lavoratore e per la sua famiglia, definisce l’Italia una Repubblica democratica! Che cos’è la democrazia – si chiede con l’ennesima sigaretta tra le dita sotto l’illuminata cinta muraria di Ostuni che gli fa da cornice – se non la possibilità per ciascun essere umano di poter vivere libero dal bisogno?».

Tutte verità, in questo giovedì di fine giugno, che consegnano ad Antonio la giusta proporzione di quella cruda realtà con la quale lui stesso fa i conti tutti i giorni.

Ma ormai s’è fatta mezzanotte. Prima di varcare il cancello di casa, forse ispirato da quel manto di stelle che sovrasta la contrada, prende un foglietto di carta e una penna racimolati nella pantuccia dello sportello dell’auto. Quand’era adolescente si dilettava a scrivere poesie, così, di getto, butta giù queste parole:

Anime del Sud

I sassi della strada,

avorio sbriciolato

_

l’erba dei campi vicini,

ventagli innamorati

_

il vento del nord,

canto di foglie ingiallite

_

l’anima degli uomini

s’affida gridando

al cielo opaco

di sera

_

i nostri cuori

al tramonto

dipingono l’orizzonte

con tintura d’arancio.

***

Assorto nei pensieri e preso dalla scrittura non si è reso conto che si son fatte le tre di notte. Per non disturbare i genitori si abbandona sul divano nel salotto di casa. Accende la televisione e si accorge con sorpresa che i cittadini d’oltre manica stanno votando in favore dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. «Loro non hanno neppure l’euro – sussurra mentre sta per addormentarsi -, quindi questa uscita ha proprio il sapore del ripristino della libertà perduta… chissà se un giorno ci arriveremo anche noi…».

FINE TERZA ED ULTIMA PUNTATA.

§§§

Avv. Giuseppe PALMA

autore della novella

 

 

 

 

TAGLI ALLA SANITA’-OSPEDALE DI OSTUNI: LETTERA APERTA AGLI OSTUNESI E A MICHELE EMILIANO. LA COLPA E’ DELL’EURO (di Giuseppe PALMA)

Lettera aperta a tutti gli ostunesi…
e
p.c. al Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, candidato Segretario nazionale del Partito Democratico
e
p.c. al Sindaco del Comune di Ostuni Gianfranco Coppola

Cari amici,

Ostuni mi scorre nel sangue e nelle vene, anche perché lì sono nato e vi ho vissuto fino ai 29 anni.

Verrò subito al dunque.
Sapete perché occorre, quasi come una missione incomprensibile, tagliare reparti e posti letto degli ospedali?
Adesso ve lo spiego.
E non mi ripeterò una seconda volta:
la responsabilità è della MONETA UNICA, accompagnata dal patto di stabilità interno.

Leggete e capirete:

– l’euro è una moneta fiat (creata dal nulla) dalla BCE, o, meglio, dal SEBC, cioè dal sistema europeo delle banche centrali;
– ciascuno Stato dell’eurozona, avendo perso sovranità monetaria, è purtroppo costretto ad andarsi a cercare la moneta.

E può farlo solo in tre modi:

1) chiedendola in prestito ai mercati dei capitali privati (come ad esempio le banche private), che la prestano allo Stato richiedente applicando tassi d’interesse commisurati all’affidabilità finanziaria dello Stato a poterla restituire. Cosa vuol dire? Vuol dire che se taglio la spesa pubblica (cioè soprattutto pensioni, SANITÀ, istruzione e giustizia) ed ho quindi i conti in ordine (sulla pelle della povera gente), i tassi d’interesse saranno minori;

2) andandola ad estorcere a cittadini e imprese. In che modo? Aumentando le tasse, inasprendo i sistemi di accertamento fiscale ed effettuando tagli selvaggi alle voci di spesa pubblica più sensibili (SANITÀ, pensioni, giustizia, istruzione etc…);

3) favorendo l’ingresso di capitali esteri attraverso l’aumento delle esportazioni. Ma, essendo l’EURO un accordo di cambi fissi, come (e dove) scaricano gli Stati dell’eurozona il peso della competitività, non potendolo più scaricare sulla moneta? Ovviamente sul LAVORO, quindi attraverso la riduzione dei salari e la forte contrazione dei diritti dei lavoratori!

Capite adesso – dopo aver letto soprattutto i punti 1) e 2) – perché ad Ostuni, come negli altri Comuni più piccoli, non è possibile sostenere tutti i reparti ospedalieri avuti sinora?
Il problema è uno solo e si chiama EURO, accompagnato dai crimini del patto di stabilità interno e del vincolo del pareggio di bilancio, quest’ultimo vigliaccamente costituzionalizzato nel 2012 anche grazie ai voti del PD e degli scissionisti del DP, che oggi fanno finta di non avere responsabilità, ma sono i peggiori.

Cari concittadini ostunesi, se vi dicono il contrario sappiate che vi stanno prendendo per fessi! Ed io non lo permetterò. Sarò qui a vigilare. Ad Ostuni ci sono nato e vi ho vissuto fino ai 29 anni… Non vi lascerò soli e vigilerò sui soloni (nostrani e non) che tentano di prendervi in giro…

Con Amore.

Giuseppe PALMA

 

UN PIANO GIURIDICO PER USCIRE DALLA GABBIA DELL’EURO (dossier a cura dell’avv. Giuseppe PALMA)

UN PIANO GIURIDICO PER USCIRE DALLA GABBIA DELL’EURO

(dossier a cura dell’avv. Giuseppe PALMA)

 

Ripropongo ai miei lettori – e non – un mio dossier con il quale presento il mio PIANO GIURIDICO PER USCIRE DALL’EURO.

Dopo una breve premessa su cos’è la moneta unica e come funziona, quindi sul rapporto tra euro e lavoro, elaboro quelli che potrebbero essere gli strumenti giuridici idonei – da applicarsi nell’interesse nazionale – per uscire dall’euro.

Il dossier è redatto con un linguaggio comprensibile a tutti (all’interno vi sono anche schemi e tabelle) e può costituire uno strumento giuridico molto utile per coloro che si troveranno – presto o tardi – alle prese con la decisione/gestione dell’uscita dell’Italia dalla moneta unica.

La parte del dossier riguardante il piano giuridico di uscita dall’euro è la seconda (Capitolo II).

Per consultare l’intero dossier (disponibile in PDF e già pubblicato su “Itinerari costituzionali” il 31 gennaio 2017) è possibile cliccare uno dei link sottostanti:

§§§

Uscire dall’euro si può e si deve! I principi inderogabili della Costituzione primigenia possono concretamente attuarsi solo se l’Italia decide di abbandonare l’Eurozona! E occorre farlo nell’interesse nazionale, a tutela dei “principi supremi” sui quali si fonda la Repubblica e pensando al bene delle generazioni future. 

Avv. Giuseppe PALMA

 

 

COME L’EURO UCCIDE I COMUNI ITALIANI (VIDEO di Giuseppe PALMA)

Propongo qui di seguito un mio intervento (VIDEO) attraverso il quale spiego la stretta correlazione tra il funzionamento della moneta unica e lo stato in cui versano i Comuni italiani, ossia come questi ultimi siano i più penalizzati dal sistema-€uro!

Il VIDEO è stato girato durante la presentazione del candidato a sindaco di Padova per “Riscossa Italia“, Alessio Farinella, da parte del direttivo di RI – Padova, 11 febbraio 2017.

COME L’EURO UCCIDE I COMUNI ITALIANI (VIDEO di Giuseppe PALMA)

Buona visione (durata 18 minuti circa):

Avv. Giuseppe PALMA

 

Euro: ciò che “giornalai” ed economisti di regime non vi diranno mai (di Giuseppe PALMA)

 

Euro: ciò che “giornalai” ed economisti di regime non vi diranno mai

(di Giuseppe PALMA)

L’Unione “si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale […]” (art. 3 TUE). E’ il solito sistema orwelliano: belle parole, talvolta affascinanti, ma con “pillola avvelenata”: l’UE tenderebbe dunque a raggiungere addirittura la piena occupazione, ma in una cornice capestro rappresentata dalla stabilità dei prezzi e da un’economia sociale di mercato (?) fortemente competitiva. Ciò significa che la piena occupazione può raggiungersi solo sul terreno della competitività. E il grimaldello è dato proprio dalla moneta unica: l’euro è un accordo di cambi fissi, quindi, per poter essere competitivi, non essendo più possibile intervenire sul cambio occorre intervenire sul lavoro attraverso la riduzione dei salari e la contrazione dei diritti dei lavoratori. In pratica il peso della competitività, non essendo più possibile scaricarlo sulla moneta, lo si scarica sul lavoro!

In passato l’Italia ha più volte fatto leva sulle cosiddette svalutazioni competitive, cioè svalutava la moneta (soprattutto nei confronti del marco, essendo la Germania il nostro maggior competitor nell’export) allo scopo di abbassare i prezzi delle merci da esportare, senza infierire né sui salari né sui diritti. E ciò a vantaggio sia dell’impresa (che continuava a vendere) che dei lavoratori (che non perdevano il posto di lavoro e non si vedevano smantellare i diritti).

Con la perdita della sovranità monetaria, oltre ad esserci castrati della possibilità di intervenire sul cambio, abbiamo rinunciato anche a stampare moneta. Cosa vuol dire? L’euro è una moneta fiat, cioè creata dal nulla dalla BCE (più precisamente dalle banche centrali di ciascuno Stato appartenenti al SEBC), ma non è destinata ai Governi, bensì alle riserve dei mercati dei capitali privati (es. banche private e assicurazioni). Ciascuno Stato dell’eurozona è quindi costretto ad andarsi a cercare la moneta. In che modo? Chiedendola in prestito ai mercati dei capitali privati (che applicano tassi di interesse commisurati all’affidabilità finanziaria di ciascuno Stato a poterla restituire) e/o estorcendola a cittadini e imprese attraverso l’aumento delle tasse, l’inasprimento dei sistemi di accertamento fiscale e i tagli selvaggi alle voci di spesa pubblica più sensibili come sanità e pensioni. E il debito pubblico, che negli Stati a moneta sovrana con una banca centrale che funge da prestatrice di ultima istanza non rappresenta alcun problema, nell’eurozona è diventato un macigno che mette a repentaglio finanche il patto sociale! Il tutto aggravato dal fatto che la BCE – per statuto – non può garantire i debiti pubblici di nessuno degli Stati della zona euro. Il Quantitative Easing di Draghi, che da un lato ha svalutato l’euro sul dollaro rendendo maggiormente competitiva l’intera eurozona in una comparazione globale ma non l’Italia nei confronti della Germania, dall’altro sta provvedendo ad “acquistare” i Titoli di Stato sul mercato secondario (cioè quelli già in circolazione) e non sul mercato primario (battuti mensilmente dal Tesoro e che incidono direttamente sulla finanza pubblica), quindi tutte le criticità connesse al debito pubblico restano!

Con buona pace degli intellettuali salariati!

***

Avv. Giuseppe PALMA

articolo di Giuseppe Palma pubblicato su “Il Giornale d’Italia” l’11 ottobre 2016: http://www.ilgiornaleditalia.org/news/economia/881801/-uro–cio-che-giornalai.html