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Avv. Giuseppe PALMA (fondatore e autore principale de lacostituzioneblog.com)

 

Costituzione, Unione Europea ed €uro: quattro libri di Giuseppe PALMA contro il “pensiero unico dominante”

Proponiamo qui di seguito quattro libri (saggistica) scritti dall’avvocato Giuseppe PALMA – fondatore di questo blog – su Costituzione, Unione Europea ed Euro, contro il “pensiero unico dominante”:

LA COSTITUZIONE COME NESSUNO L’HA MAI SPIEGATA. Un viaggio con la più bella del mondo in occasione dei suoi 70 anni“, Key editore, 2017 (disponibile sia in formato cartaceo che in e-book):

La costituzione come nessuno l’ha mai spiegata. Un viaggio con la più bella del mondo in occasione dei suoi 70 anni

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IL TRADIMENTO DELLA COSTITUZIONE. Dall’Unione Europea agli Stati Uniti d’Europa. La rinuncia alla sovranità nazionale“, Edizioni Sì, 2016 (disponibile sia in formato cartaceo che in e-book):

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€UROCRIMINE. Cos’è la moneta unica e come funziona. Soluzioni giuridiche per uscire dall’€uro“, GDS, 2016 (disponibile solo in e-book):

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IL MALE ASSOLUTO. Dallo Stato di Diritto alla modernità Restauratrice. L’incompatibilità tra Costituzione e Trattati dell’UE. Aspetti di criticità dell’Euro“, GDS, 2014 (disponibile sia in formato cartaceo che in e-book):

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Altri libri dell’avv. Giuseppe PALMA (che, in totale, ne ha scritti finora ventiquattro): http://lacostituzioneblog.com/shop/

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lacostituzionablog.com

 

Facciamo avanzo primario da oltre vent’anni… altro che pareggio di bilancio! (articolo per cuori forti) – di Giuseppe PALMA

Prima di entrare nel cuore dell’articolo, si rendono necessarie alcune nozioni-base di economia spiegate alla massaia di Vigevano:

a) lo Stato fa pareggio di bilancio quando tassa (e incamera) tutto quello che ha speso, lasciando ZERO ricchezza alla collettività;

b) si ha invece avanzo primario quando le entrate dello Stato sono superiori alle uscite, generando in tal modo un massacro della collettività. Il calcolo è svolto al netto degli interessi passivi sul debito pubblico. In pratica è la differenza tra entrate ed uscite dello Stato (con un risultato che vede prevalere le prime),   senza calcolare gli interessi sul debito! 

c) lo Stato spende a deficit quando la sua spesa è superiore alle sue entrate, quindi quando decide di tassare (e incamerare) meno di quanto ha speso, lasciando la residua fetta di ricchezza alla collettività;

d) uno Stato privo di sovranità monetaria (i 19 Paesi che adottano l’euro), non potendo più creare moneta dal nulla (peculiarità riservata solo alla BCE), per reperire la moneta ha tre possibilità: 1) andandola a chiedere in prestito ai mercati dei capitali privati (es. banche private) attraverso il collocamento sul mercato primario dei Titoli di Stato (che poi costituiscono il famigerato debito pubblico). Il mercato decide quindi i tassi di interesse a seconda della sostenibilità dei conti pubblici dello Stato “richiedente”! Più i conti saranno in ordine (indipendentemente dalle condizioni socio-economiche in cui versa la collettività) e più gli interessi saranno bassi; più lo Stato spenderà a deficit (aiutando la collettività) e più gli interessi saranno alti; 2) andandola ad estorcere a cittadini e imprese attraverso l’aumento delle tasse, l’inasprimento dei sistemi di accertamento fiscale e i tagli selvaggi alle voci di spesa pubblica più sensibili (sanità, pensioni, sicurezza, istruzione, giustizia etc);  3) favorendo l’ingresso di capitali esteri attraverso gli investimenti stranieri e le esportazioni. Nel primo caso, chi investe non vuole tra i piedi i così detti “irritanti commerciali” (i diritti dei lavoratori), altrimenti trova conveniente investire altrove. Nel secondo caso, ciò quello delle esportazioni, il discorso è invece più articolato: l’euro è un accordo di cambi fissi, quindi, per poter essere competitivi, non potendo più scaricare il peso della competitività sulla moneta, lo si scarica sul lavoro attraverso la riduzione dei salari e la contrazione delle garanzie contrattuali e di legge in favore del lavoratore (riforma Fornero e Jobs Act questo sono);

e) la BCE (Banca Centrale Europea), addirittura per suo statuto, non funge da prestatrice illimitata di ultima istanza, cioè non garantisce i debiti pubblici di nessuno degli Stati dell’Eurozona. Il Quantitative Easing di Draghi sta provvedendo ad acquistare Titoli di Stato sul mercato secondario (cioè quelli già in circolazione) e non quelli sul mercato primario (cioè battuti mensilmente dal Tesoro). Ciò detto, nei Paesi dell’area-euro la funzione di prestatrice di ultima istanza è purtroppo esercitata da cittadini e imprese!

Tenete a mente queste cinque nozioni perché torneranno utili più avanti. 

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Fatta questa doverosa e non breve premessa, senza la quale sarebbe impossibile per i non addetti ai lavori comprendere il contenuto di questo articolo, entriamo ora nel vivo.

L’Italia, come ormai tutti dovrebbero sapere, con la sottoscrizione del Fiscal Compact (marzo 2012) e la costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio (aprile 2012), si è obbligata a fare (inizialmente dal 2014, ora dal 2019) pareggio di bilancio, castrandosi per i decenni a venire di qualsiasi politica economica che miri a creare occupazione e benessere!

E fin qui, vista l’incessante attività divulgativa degli ultimi anni, nulla di nuovo.

Ma attenzione! Forse non tutti sanno che l’Italia, a partire dal 1991 in avanti, non è affatto vero che spende a deficit! Forse è vero tecnicamente, ma non nella sostanza!

Come sarebbe a dire, direbbe un qualsiasi cittadino?! Ma è proprio così. Anzi, vi dirò di più: non fa neppure pareggio di bilancio! Fa AVANZO PRIMARIO! Cioè incassa di più di quello che spende, massacrando cittadini e imprese! Ma allora, si chiederebbe chiunque, perché in televisione e sui giornaloni si sente e si legge che spendiamo ogni anno a deficit? La risposta è semplice: sono gli interessi passivi sul debito, quindi non è spesa lasciata in ricchezza alla collettività: è solo per effetto degli interessi che una situazione di avanzo primario si trasforma in deficit!

Per cui, quando in TV sentite che quest’anno l’Europa ci “concede” di spendere entro il 2,1% nel rapporto deficit/PIL, vuol dire che quella spesa a deficit del 2,1% sul PIL (che sarebbe ricchezza per  la collettività) altro non è che un deficit avutosi per effetto degli interessi passivi sul debito pubblico, e che in realtà la spesa dello Stato è (al netto degli interessi sul debito) addirittura inferiore alle entrate, determinando un massacro sociale degno dei più criminali eserciti d’occupazione!

Alla luce di quanto sopra, immaginate cosa accadrà al nostro Paese ora che – a partire dal 2019 – dovremo fare pareggio di bilancio: in pratica saremo costretti, considerati gli interessi passivi sul debito pubblico, a fare tutti gli anni un consistente AVANZO PRIMARIO, ben superiori di quelli collezionati negli ultimi decenni. Ciò vorrà dire vero e proprio massacro sociale, ben più pesante di quanto accade ormai da diversi anni…

Ma non aspetteremo neppure il 2019… già a partire dal prossimo anno, secondo quanto previsto dall’ultimo DEF, l’Europa ci ha “concesso” per il 2018 un rapporto deficit/PIL entro l’1,2%! Capirete che, alla luce delle argomentazioni fin qui esposte, se non è tirannia è quantomeno sottomissione coloniale!

Capite adesso perché non ci fanno votare nonostante la dichiarata incostituzionalità del porcellum e nonostante l’esito referendario dello scorso dicembre? Qualora alle elezioni politiche vincessero le forze anti-euro, l’Unione Europea non vedrebbe garantita l’assunzione da parte dell’Italia di quegli impegni capestro indispensabili alla sopravvivenza dell’euro e della stessa sovrastruttura europea! È tutto qui. 

Tuttavia, qualcuno potrebbe giustamente osservare che, prima o poi, entro il marzo 2018 dovremo per forza andare a votare per scadenza costituzionale della Legislatura. Vero! Ma non è detto: la nostra Costituzione prevede che la durata di ciascuna Camera non possa superare i cinque anni, salvo proroga ma soltanto in caso di guerra. Visti i recenti sviluppi internazionali, non è detto che ciò non possa verificarsi, con conseguente sopravvivenza di questa Legislatura costituitasi in grave alterazione del principio di rappresentatività democratica (Cass. sentenza n. 8878/2014).  E, in ogni caso, con la “copertura di continuità” offerta all’Europa dal Governo Gentiloni in questi mesi, i burocrati di Bruxelles e Francoforte si sono garantiti impegni importati (e forcaioli) da parte del nostro Paese.

Ma rallegratevi… ce lo chiede l’Europa!

Ah, dimenticavo: buona Pasqua!

Avv. Giuseppe PALMA

 

 

 

ATTENZIONE! “La Costituzione come nessuno l’ha mai spiegata. Un viaggio con la più bella del mondo in occasione dei suoi 70 anni” (il nuovo libro di Giuseppe PALMA)

E’ uscito il mio nuovo libro (con prefazione del prof. Paolo Becchi):

LA COSTITUZIONE COME NESSUNO L’HA MAI SPIEGATA. Un viaggio con la più bella del mondo in occasione dei suoi 70 anni

(Key editore, 31 marzo 2017)

Autore: Giuseppe PALMA

Prefazione di Paolo BECCHI

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Il 27 dicembre di quest’anno (2017), e il 1° gennaio dell’anno prossimo (2018), ricorrono i settant’anni rispettivamente dalla promulgazione e dall’entrata in vigore della nostra Costituzione, non a torto definita la più bella del mondo.

Ho dunque sentito il dovere, ma soprattutto la felicità, di scrivere questo libro che non ha affatto la pretesa di essere esaustivo, infatti non spiega tutti gli articoli della Costituzione, ma svolge un compito ancor più importante e difficile: racconta il senso profondo della Costituzione, cioè entra nell’anima della Carta fondamentale dello Stato e ne presenta radici e finalità, fornendone la chiave di lettura autentica secondo le intenzioni dei Padri Costituenti.

Dopo una presentazione un tantinello “romantica”, cerco di riassumere l’intera Costituzione in un viaggio storico-giuridico, addentrandomi successivamente nell’analisi dei Principi Fondamentali della Carta che sono a fondamento della Repubblica, vero obiettivo di questa pubblicazione.

Dopo aver commentato nel dettaglio i primi dodici articoli della Costituzione, svolgo un’analisi sulle gravi criticità scaturenti dal rapporto tra i principi inderogabili della Costituzione primigenia con la moneta unica europea e con la vile costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio, strumenti del potere sovranazionale europeo che hanno esautorato gran parte di quei “principi supremi” sui quali trova fondamento l’intero ordinamento costituzionale.

Successivamente analizzo, nel dettaglio, il rapporto difficile – per non dire impossibile – tra Costituzione e Trattati europei.

Infine svolgo un’analisi critica nei confronti della revisione costituzionale respinta dal popolo in sede referendaria lo scorso 4 dicembre, in ordine al tentativo (fortunatamente scongiurato) di costituzionalizzare il vincolo esterno UE.

Coloro che leggeranno per intero questo mio nuovo lavoro avranno la fortuna – quantomeno nelle mie intenzioni – di percepire finanche l’odore dei sassi di quel percorso e di quel programma che i Padri Costituenti vollero lasciare in dono alle generazioni future, le quali, ignorando del tutto la bellezza di una creatura unica e irripetibile, l’hanno consegnata in catene prima a Bruxelles e poi a Francoforte.

Lo scorso anno, il 2016, ho girato l’Italia da nord a sud con il mio libro “Figli destituenti” per spiegare le ragioni del NO al referendum costituzionale del 4 dicembre. Ho sempre trovato ad accogliermi sale stracolme e persone che pendevano dalle mie labbra. C’era gente che, mentre andavo via, mi inseguiva con carta e penna per chiedermi conforto o chiarimenti.  Un giorno a Ferrara, verso la metà di novembre, una donna – ascoltando le mie parole – ha pianto. Sì, ha pianto e – con la voce strozzata dalle lacrime – mi ha detto: «Avvocato, Lei mi ha fatto capire cose che ignoravo completamente. Da domani mattina mi impegnerò anch’io personalmente per salvare la nostra Costituzione». Non lo dimenticherò mai! Quella donna non l’ho più rivista, e forse non la rivedrò mai più, però mi dicono che da quella sera non è più la stessa: ha iniziato a parlare di Costituzione con tutti i suoi amici e parenti.

Adesso ho quasi trentanove anni, ma ho iniziato ad amare la nostra Costituzione sin dai tempi delle scuole superiori quando, studiando per la prima volta il diritto pubblico, sentii dentro di me una forza ed un piacere che non ho più sentito per nessun’altra cosa.

Amate la Costituzione, amatela e vigilate su di essa come un bambino vigila sui suoi giochi, con possessività, gelosia, rispetto e Amore. Credevamo fosse una conquista irreversibile, e invece, a causa della colpevole disattenzione dei suoi figli, è oggi indifesa e inapplicata.

Avv. Giuseppe PALMA

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Per l’acquisto:

Per acquistare il libro, momentaneamente disponibile in e-book (tra qualche giorno sarà disponibile anche la versione cartacea), è possibile farlo direttamente dal sito della Key editore oppure attraverso una qualsiasi libreria on-line:

La lista delle librerie on-line verrà continuamente aggiornata nelle prossime ore.

N.B. Si precisa che il formato cartaceo della pubblicazione sarà in vendita su tutto il territorio nazionale nelle principali librerie giuridiche, i cui nominativi e indirizzi sono reperibili sul sito dell’editore: http://www.keyeditore.it/mappa-punti-vendita/

Solo per l’edizione cartacea: nel caso in cui dall’elenco delle librerie indicate nel sito dell’editore non doveste trovare la vostra città, è possibile acquistare il libro effettuando un ordine on-line (dal sito della casa editrice o tramite una qualsiasi libreria on-line), oppure recandovi in una qualsiasi libreria della vostra città ed ordinarlo.

http://www.homebookshop.it/index.php/diritto/diritto-pubblico/la-costituzione-come-nessuno-l-ha-mai-spiegata.html

La costituzione come nessuno l’ha mai spiegata. Un viaggio con la più bella del mondo in occasione dei suoi 70 anni

La costituzione come nessuno l’ha mai spiegata. Un viaggio con la più bella del mondo in occasione dei suoi 70 anni

 

 

 

 

 

 

 

L’incompatibilità tra Costituzione ed eventuali “Stati Uniti d’Europa” (paper di Giuseppe PALMA e Marco MORI)

Ripropongo qui di seguito la lettura del mio paper, scritto a quattro mani con il collega avv. Marco Mori, sull’incompatibilità tra Costituzione ed eventuali Stati Uniti d’Europa (U.S.E. – United States of Europe), pubblicato nel settembre 2015 sulla rivista scientifica Diritto Italiano.

Per consultare il paper, cliccare su uno dei link sottostanti:

Avv. Giuseppe PALMA

 

 

L’incompatibilità tra Costituzione e Trattati europei (paper di Giuseppe PALMA)

Ripropongo, qui di seguito, il mio paper sull’incompatibilità tra Costituzione italiana e Trattati europei, pubblicato nel settembre 2015 sulla rivista giuridica diritto.it

Per accedere alla lettura del paper, cliccare su uno dei link sottostanti:

Avv. Giuseppe PALMA

 

Oggi in Senato la conferenza-stampa per presentare il DDL di revisione costituzionale che ripristina la sovranità nazionale (di Giuseppe PALMA)

Oggi, giovedì 23 marzo 2017, ore 12, terrò una conferenza stampa in Senato per presentare il mio DDL di revisione costituzionale (n. 2703 comunicato alla Presidenza il 15 febbraio 2017), a firma delle senatrici Paola De Pin e Monica Casaletto (di Riscossa Italia – Gruppo Misto).

Appuntamento presso il Senato della Repubblica, sala ISMA (Istituto Santa Maria in Aquiro), P.zza Capranica n. 72, Roma, giovedì 23 marzo 2017 ore 12;00. 

A partire da mezzogiorno sarà disponibile la diretta facebook!

Alla conferenza stampa, oltre a me, prenderanno parte la senatrice Paola De Pin (co-firmataria del DDL), quindi gli avvocati Marco Mori e Luigi Pecchioli (rispettivamente segretario e presidente di “Riscossa Italia“).

I principali obiettivi di questo mio DDL di revisione costituzionale sono:

  • la costituzionalizzazione dei contro-limiti così come sanciti dalla Corte costituzionale (Sentenze numm. 284/2007 e 238/2014);
  • l’abrogazione del vincolo del pareggio di bilancio vigliaccamente introdotto in Costituzione nel 2012, oltre alla costituzionalizzazione del suo ripudio;
  • la costituzionalizzazione dell’inderogabilità della sovranità monetaria (quindi il suo ripristino addirittura per via costituzionale);
  • il ripristino della sovranità nazionale attraverso la costituzionalizzazione della preminenza della legislazione nazionale su quella europea ed internazionale;
  • la costituzionalizzazione dell’obbligo per la Repubblica di perseguire l’obiettivo della piena occupazione;
  • la costituzionalizzazione dei limiti all’imposizione fiscale;
  • il mantenimento del sistema del bicameralismo paritario ma con l’introduzione di una commissione parlamentare di conciliazione che funzioni attraverso procedure democratiche previste da legge costituzionale. L’approvazione delle leggi avverrà sempre e comunque da parte di entrambe le aule parlamentari in un sistema di bicameralismo paritario, ma con un tentativo di miglioramento del sistema stesso, pur garantendo il ruolo paritario delle due Camere.

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Per poter legge il mio DDL è possibile scaricarlo direttamente dal sito del Senato cliccando uno dei seguenti link:

Versione in PDF, stampabile (con allegata Relazione al DDL):

Versione a video:

 Versione stampabile (da video):

Avvocato Giuseppe PALMA

 

 

Giovedì 23 marzo la mia conferenza-stampa in Senato per presentare il DDL di revisione costituzionale da me redatto, che ripristina la sovranità (di Giuseppe PALMA)

Giovedì 23 marzo 2017, ore 12, terrò una conferenza stampa in Senato per presentare il mio DDL di revisione costituzionale (n. 2703 comunicato alla Presidenza il 15 febbraio 2017), a firma delle senatrici Paola De Pin e Monica Casaletto (di Riscossa Italia – Gruppo Misto).

23 marzo 2017, ore 12, Senato della Repubblica, sala ISMA (Istituto Santa Maria in Aquiro), P.zza Capranica n. 72, Roma.

Per accreditarsi e quindi partecipare all’incontro, inviate una e-mail a: ierardi.michela@gmail.com  specificando nome, cognome, luogo e data di nascita, residenza e quindi l’intenzione di partecipare.

I dettagli nella locandina:

Alla conferenza stampa, oltre a me, prenderanno parte la senatrice Paola De Pin (co-firmataria del DDL), quindi gli avvocati Marco Mori e Luigi Pecchioli (rispettivamente segretario e presidente di “Riscossa Italia“).

I principali obiettivi di questo mio DDL di revisione costituzionale sono:

  • la costituzionalizzazione dei contro-limiti così come sanciti dalla Corte costituzionale (Sentenze numm. 284/2007 e 238/2014);
  • l’abrogazione del vincolo del pareggio di bilancio vigliaccamente introdotto in Costituzione nel 2012, oltre alla costituzionalizzazione del suo ripudio;
  • la costituzionalizzazione dell’inderogabilità della sovranità monetaria (quindi il suo ripristino addirittura per via costituzionale);
  • il ripristino della sovranità nazionale attraverso la costituzionalizzazione della preminenza della legislazione nazionale su quella europea ed internazionale;
  • la costituzionalizzazione dell’obbligo per la Repubblica di perseguire l’obiettivo della piena occupazione;
  • la costituzionalizzazione dei limiti all’imposizione fiscale;
  • il mantenimento del sistema del bicameralismo paritario ma con l’introduzione di una commissione parlamentare di conciliazione che funzioni attraverso procedure democratiche previste da legge costituzionale. L’approvazione delle leggi avverrà sempre e comunque da parte di entrambe le aule parlamentari in un sistema di bicameralismo paritario, ma con un tentativo di miglioramento del sistema stesso, pur garantendo il ruolo paritario delle due Camere.

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Per poter legge il mio DDL è possibile scaricarlo direttamente dal sito del Senato cliccando uno dei seguenti link:

Versione in PDF, stampabile (con allegata Relazione al DDL):

Versione a video:

 Versione stampabile (da video):

 

Avvocato Giuseppe PALMA

 

PER USCIRE DALL’EURO E’ SUFFICIENTE UN DECRETO LEGGE: articolo di Giuseppe PALMA e Giuseppe PACCIONE su “La Verità”

Qui di seguito un articolo di Giuseppe PALMA e Giuseppe PACCIONE pubblicato su “La Verità” di oggi, mercoledì 15 marzo 2017 (a pagina 7):

Per fare uscire l’Italia dall’euro è sufficiente un decreto legge

di Giuseppe PALMA e Giuseppe PACCIONE

Si parta da un presupposto imprescindibile: l’Italia ha certamente sia la facoltà di abbandonare l’euro restando nell’Unione Europea (in tal caso sarebbe preferibile lo strumento del decreto legge emanato dall’esecutivo applicando il principio della Lex Monetae nell’interesse nazionale, quindi convertendo il 96% circa del debito pubblico – ancora sotto nostra giurisdizione – in nuova moneta nazionale), sia di uscire anche dall’UE appellandosi all’articolo 50 del TUE, il quale prevede un meccanismo di recesso volontario e unilaterale di un Paese dall’UE (e di conseguenza dall’eurozona). Se l’Italia decidesse di uscire contemporaneamente dall’UE e dall’euro, dovrebbe dunque notificare la decisione al Consiglio europeo, aprendo così la fase dei negoziati (della durata di circa due anni). Soluzione farraginosa che ci esporrebbe a pesanti ricatti da parte dei mercati e della BCE.

Ciò detto, tornare a moneta sovrana è una facoltà non esclusa neppure dai Trattati stessi: in tal caso gli artt. 139 e 140 del TFUE – Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea – non escludono la possibilità per gli Stati “la cui moneta è l’euro” di tornare allo status antecedente all’adesione, e per far ciò sarebbe sufficiente il mancato rispetto di alcuni parametri economico-finanziari richiesti per l’adesione alla moneta unica.

Inoltre, gli artt. 139 e 140 del TFUE andrebbero letti in parallelo alla Convenzione di Vienna sul Diritto dei Trattati del 1969, la quale renderebbe il recesso dall’eurozona meno traumatico da un punto di vista giuridico. E’ opportuno dunque precisare che il recesso è possibile anche in relazione alla sola moneta unica senza dover uscire del tutto dall’UE.

Una volta usciti dall’euro, la nuova moneta nazionale (alla quale andrebbe attribuito “valore intrinseco”, cioè le tasse andrebbero fissate in nuova lira) sarebbe convertita 1:1 con l’euro, con la possibilità di operare aggiustamenti sul cambio e rendere maggiormente competitive le nostre esportazioni rispetto a quelle della Germania (nostro maggior competitor continentale nell’export), senza la necessità di svalutare il lavoro, cioè senza dover contrarre salari e garanzie del lavoratore.

Ma per quale ragione in Italia non viene data la parola ai cittadini se restare o meno nell’UE e/o nell’eurozona? Perché la Costituzione lo vieta, per due ragioni.

Il primo è rappresentato dall’articolo 75, comma 2, che non prevede il referendum abrogativo per le leggi di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali, per cui ab antiquo si è voluto riservare al Parlamento la tutela di alcuni interessi fondamentali dello Stato. A tal proposito la Consulta ha asserito che è inammissibile la richiesta sull’abrogazione di leggi a contenuto vincolato: si tratta di una limitazione emersa in alcune sentenze con le quali si precisava che non può ritenersi ammissibile un referendum che miri all’abrogazione di una normativa interna avente contenuto tale da costituire per l’Italia il soddisfacimento di un obbligo derivante dall’appartenenza all’UE. Il ragionamento della Consulta è quello che, se la normativa nazionale fosse abrogata, lo Stato italiano si troverebbe inadempiente rispetto agli obblighi imposti a livello europeo, ragion per cui la normativa in questione non può essere oggetto di un quesito referendario. Il secondo impedimento è invece riscontrabile dalla lettura dell’articolo 80 della Costituzione in base al quale le Camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali: da ciò si deduce che il Parlamento è l’unico ad avere il potere di ratifica con legge ordinaria dei trattati internazionali, e che tali leggi non possono essere oggetto di referendum abrogativo.

Per dare quindi ai cittadini la possibilità di ricorrere allo strumento referendario sui trattati europei sarebbe necessaria una modifica della Costituzione, nel senso che per superare tale divieto occorrerebbe una legge costituzionale ad hoc approvata secondo la procedura aggravata prevista dall’articolo 138 della Costituzione, la quale potrebbe anche non modificare il secondo comma dell’art. 75 della Carta bensì introdurre un referendum di tipo consultivo. Tuttavia, si resta convinti che l’unica soluzione davvero praticabile per uscire dall’euro sia quella del decreto legge da emanarsi allo scopo di tutelare e ripristinare i principi inderogabili della Costituzione primigenia!

di Giuseppe PALMA e Giuseppe PACCIONE 

su “La Verità”, mercoledì 15 marzo 2017 (a pagina 7)

 

 

L’EUROPA A DUE VELOCITÀ SARÀ UN LAGER PEGGIORE DI QUELLO ATTUALE: è in atto la “SOLUZIONE FINALE”… E VI SPIEGO IL PERCHÉ (di Giuseppe PALMA)

Alea iacta est – Il Consiglio europeo, composto dai capi di Stato e di governo dei 27 Paesi membri dell’UE, nei giorni scorsi ha deciso che – per salvare quel che resta di questa tirannica struttura sovranazionale – si creerà una Unione (che nulla ha a che fare col concetto di Europa) a due velocità.

Cosa significa? In pratica, da quanto emerge dalle prime dichiarazioni (più o meno ufficiali), si tratterà di due velocità totalmente diverse da quanto proposto dal premio Nobel Stiglitz la scorsa estate nel suo ultimo libro, cioè la possibilità di dar vita a due aree valutarie. Stiglitz proponeva infatti un euro per i Paesi del nord ed un euro per quelli del sud, dove questi ultimi avrebbero dovuto avere la possibilità di far fluttuare il cambio (entro una certa misura) rispetto alla moneta del nord. Lo stesso premio Nobel consigliava anche che la BCE arrivasse a garantire gran parte dei debiti pubblici di tutti gli Stati dell’Eurozona. Ma non solo. Stiglitz ci diceva anche che l’Italia non avrebbe dovuto far parte della stessa area valutaria della Germania, essendo noi ed i tedeschi i maggiori Paesi esportatori (e quindi i principali competitor nell’export in una comparazione infra-Stati). E ciò alla luce del fatto che l’Italia soffre in modo ineguagliabile ben vent’anni di cambi fissi, che invece hanno avvantaggiato a dismisura la Germania (vedesi i dati del surplus commerciale).

Se la proposta di Stiglitz poteva davvero apparire interessante, l’Europa a due velocità che hanno in mente di realizzare i tiranni di Bruxelles e i vili collaborazionisti nazionali è un qualcosa di totalmente diverso: il Consiglio europeo ha pensato infatti ad un’Europa a due vagoni: quello di testa con all’interno gli Stati disposti a cedere in misura pressoché totale la loro sovranità in favore della sovrastruttura europea (quindi ulteriori ed illegittime cessioni di sovranità in materia militare, fiscale, di intelligence e quant’altro), mentre quello di coda composto da quegli Stati non disposti a cedere alcune fette residue della propria sovranità (come ad esempio quella in materia di difesa e di servizi segreti).

Per quanto riguarda invece l’euro, che è l’elemento di maggiore distruzione sociale ed economica dell’intero Vecchio Continente, pare che resti irrevocabile! Cioè nessuna doppia area valutaria come proposto da Stiglitz, nessuna BCE prestatrice di ultima istanza e nessuna fluttuazione del cambio!

Quindi non sarà – sostanzialmente – un’Europa a due velocità. Sarà un modo più efficace, veloce e definitivo per costringere i Paesi dell’eurozona (e sottolineo eurozona) ad ulteriori e criminali cessioni di sovranità necessarie al capitale internazionale per portare a compimento la “SOLUZIONE FINALE” di distruggere definitivamente i diritti fondamentali e le Costituzioni nazionali, senza alcun intralcio da parte  di quei Paesi dove la democrazia è ancora in grado di bloccare o rallentare il processo di maggiore distruzione dei diritti sociali!

E infatti immediatamente Francia, Spagna, Italia e Germania si sono visti a Versailles lanciando la proposta. Tutti e quattro Paesi dell’eurozona. Mica la proposta è partita dalla Polonia o dalla Svezia, Paesi membri dell’UE ma non della zona-euro?!

Ovvio che questa Europa a due velocità sarà solo uno strumento criminale per salvare – e per tutelare in modo irrevocabile – il capitale internazionale, portando gli Stati dell’eurozona a cedere definitivamente quel che resta della loro sovranità in modo tale da blindare – irreversibilmente – la moneta unica. 

La battaglia si gioca sul filo del rasoio. Hanno poco tempo. Le elezioni in Olanda e in Francia potrebbero mutare il corso degli eventi. Ma non è detto. Il nostro governo, per bocca del presidente del consiglio Gentiloni, ha già dichiarato che l’Italia (cioè lui, ma non il popolo italiano) intende far parte sin da subito del vagone di testa: in pratica un altro crimine contro i principi inderogabili della Costituzione primigenia!

Si gioca tutto sul tempo. Se in Italia si votasse nel febbraio 2018 (cioè a scadenza naturale della Legislatura), probabilmente il governo Gentiloni riuscirebbe ad avere il tempo di sottoscrivere le ulteriori ed illegittime cessioni di sovranità. Ecco perché non si va a votare a giugno di quest’anno. Il vitalizio e la legge elettorale sono solo uno specchietto per le allodole.

L’apparato tirannico sovranazionale sa benissimo che, nel caso in cui in Italia vincessero le forze anti-euro, il progetto dell’Europa a due velocità salterebbe, e di conseguenza l’intera UE. E salterebbe anche nel caso in cui l’Italia scegliesse di stare nel vagone di coda: il sistema-euro ne risentirebbe, e non poco!

La libertà è sotto attacco come mai lo è stata nella storia! Forse solo gli americani, gli inglesi e i russi, esattamente come settantadue anni fa, potrebbero salvarci un’altra volta da questo lager neo-nazista, ad una o due velocità che sia.

Da soli, purtroppo, non ne siamo capaci. Sono più importanti i dibattiti calcistici e quelli sui vitalizi dei parlamentari o sulla trilogia per polli casta/cricca/corruzione!

Il vero problema è invece rappresentato dall’euro e dai parametri capestro contenuti nei Trattati europei. Ma si devia l’attenzione popolare verso finti problemi fornendo le soluzioni sbagliate! Il vero potere sa come maneggiare le masse…

Svegliati popolo! O sarai responsabile non meno dei tuoi carnefici…

Avv. Giuseppe PALMA