Con voto disgiunto e preferenze il Rosatellum bis migliora (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI sul Secolo XIX)

Qui di seguito l’articolo a firma di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI pubblicato oggi sul Secolo XIX, in occhiello di prima pagina e in continuazione a pagina 4,dal titolo: “Con voto disgiunto e preferenze il Rosatellum bis migliora – Preferenze e voto disgiunto: così si rispettano cittadini e Consulta“.

Dopo le diverse proposte avanzate in questi mesi, dal Mattarellum corretto al tedeschellum, siamo ora giunti al Mattarellum capovolto, detto anche Rosatellum bis. Diciamolo: non se ne può più di questo teatrino in cui a dare spettacolo è un Parlamento di abusivi che, dopo aver fatto due leggi elettorali bocciate dalla Consulta, si appresta a farne una terza che – così come l’ha scritta il Pd – presenta evidenti profili di incostituzionalità. Ma entriamo nel merito.

Il Rosatellum 2.0 prevede l’assegnazione dei seggi in misura di poco più di un terzo con collegi uninominali a turno unico e poco meno di due terzi con sistema proporzionale. L’elettore potrà votare il candidato prescelto del collegio uninominale e contestualmente una sola lista tra quelle a lui collegate per la quota proporzionale (collegi plurinominali), dove i nomi dei candidati saranno espressamente indicati sulla scheda elettorale, da un minimo di due ad un massimo di quattro (i famigerati listini bloccati), senza poter esprimere alcuna preferenza. Non è ammesso il voto disgiunto. Con tale sistema i partiti disattendono la sentenza n. 1/2014 della Corte costituzionale nella parte in cui questa dichiara l’incostituzionalità del Porcellum in quanto non consentiva all’elettore la facoltà di esprimere le preferenze per i candidati. E anche se la sentenza n. 35/2017 della Consulta (quella sull’Italicum) pur non dichiarando l’incostituzionalità dei capilista bloccati, giustifica la sua scelta in ordine al fatto che l’talicum consentisse comunque all’elettore di esprimere fino a due preferenze per i candidati. Possibilità del tutto assente nel Mattarellum capovolto. Il risultato? Ci ritroveremo con la terza legge elettorale consecutiva destinata a non superare il giudizio di costituzionalità. Sentiamo dire che i listini bloccati, con i nomi dei candidati indicati sulla scheda elettorale, non sono incostituzionali perché anche il Mattarellum del 1993 li prevedeva così, senza che quella legge sia mai stata oggetto di censura da parte della Consulta. Precisiamo. Anzitutto, il Mattarellum del 1993 assegnava ben tre quarti dei seggi col sistema dei collegi uninominali, quindi veniva rispettato il criterio del voto diretto sancito dalla Costituzione, mentre il Mattarellum capovolto ne assegna poco più di un terzo, e per giunta senza la possibilità per l’elettore di esprimere il voto disgiunto, facoltà invece consentita dal Mattarellum del 93. E poi, il Mattarellum “originale” non è mai finito davanti alla Corte costituzionale. Quest’ultima però, nella sentenza con la quale dichiarava la parziale incostituzionalità dell’Italicum, precisava che i capilista bloccati sono legittimi solo in ordine a due motivi: 1) che i nomi dei candidati siano espressamente indicati sulla scheda elettorale in modo da darne previa e piena conoscibilità agli elettori: 2) che all’elettore sia data comunque la facoltà di esprimere le preferenze per i candidati, facoltà che l’Italicum rispettava. Con il Rosatellum bis, invece, i candidati dei collegi plurinominali (quota proporzionale) sono tutti bloccati, con la conseguenza che a risultare eletti saranno solo quelli posizionati nei primi posti dei listini come preventivamente deciso a tavolino dalle segreterie di partito, o nel caso del M55 da Di Maio & Associati con votazioni di dubbia legittimità, senza che l’elettore possa effettuare una scelta diretta se non limitatamente ai candidati dei collegi uninominali. I partiti tentano di approvare una nuova legge elettorale che non serve a ridare voce al popolo, bensì, ancora una volta, a difendersi dal popolo, dando vita nuovamente ad un Parlamento composto in larga parte da nominati.

Tuttavia il cosiddetto Mattarellum capovolto potrebbe essere un compromesso accettabile, ma dovrebbe essere oggetto di due miglioramenti al fine di renderlo conforme alla Costituzione. Si dovrebbe prevedere il voto disgiunto, in modo da rispettare il requisito del voto libero, e nella parte riguardante i collegi plurinominali (la quota proporzionale) si dovrebbe dare all’elettore la facoltà di esprimere le preferenze, pur mantenendo eventualmente i capilista bloccati. L’elettore potrebbe ad esempio esprimere da un minimo di una ad un massimo di tre preferenze a seconda delle “dimensioni” del listino, salvo i capilista bloccati. Così il Legislatore rispetterebbe non solo la Costituzione (voto diretto), ma anche le due sentenze della Corte costituzionale. Con i listini bloccati, invece, il popolo ha la sola facoltà di determinare i rapporti di forza tra le liste, senza poter scegliere direttamente i candidati da mandare in Parlamento. E ciò lede palesemente il principio del voto diretto sancito dagli articoli 56 e 58 della Costituzione. Se la politica continua ad imporre i listini bloccati, non fa altro che esautorare la sovranità popolare allontanando definitivamente i cittadini dalla vita democratica.

Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI (sul Secolo XIX di mercoledì 4 ottobre 2017).

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