“La sinistra senza idee rispolvera i fascisti” (articolo di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)

Qui di seguito l’articolo di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero dell’8 ottobre 2017, sulla Legge Fiano in merito ad una manifestazione “antifascista” a Milano.

Ci risiamo. Ecco l’ennesima strumentalizzazione politica. Il solito antifascismo fasullo di fronte ad un fascismo che è morto e sepolto. È il caso della manifestazione che si terrà oggi tra Milano e Sesto San Giovanni, organizzata dall’Aned – Associazione Nazionale Ex Deportati – e dall’Anpi – Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – in risposta al danneggiamento avvenuto nella notte tra il 24 ed il 25 settembre ai danni del Monumento al Deportato che si trova al Parco Nord. Fatto senza dubbio deprecabile e punibile con leggi già esistenti. Si legge sul comunicato pubblicato sui giornali: «Una grande manifestazione antifascista per rispondere ai nuovi fascisti».

In pratica, l’ennesima solfa di un antifascismo radical chic contro un fascismo inesistente. Chiunque abbia danneggiato il Monumento è un idiota e un vandalo, e come tale va condannato, ma da qui a farne una manifestazione piena di luoghi comuni e strumentalizzazioni ce ne passa. Del resto, visto che la sinistra si è legata mani e piedi all’euro, giurando alla moneta unica fedeltà cameratesca, non potendo più difendere i diritti fondamentali dei lavoratori ha virato la sua azione politica verso il nulla, combattendo i fantasmi del passato o ergendosi a paladina di alcuni diritti civili, visto che quelli sociali li ha traditi sulla via di Bruxelles e Francoforte. Il fascismo, tanto per essere chiari, esiste oggi solo sulle bottiglie di vino o sugli accendini in vendita in qualche negozio romagnolo. Chi invece danneggia statue o targhe alla memoria è solo un imbecille, non un fascista.

Ma all’idiozia non v’è limite, purtroppo. La manifestazione odierna si ricollega, come si legge da più parti, alla cosiddetta Legge Fiano, cioè a quella proposta di legge liberticida già approvata alla Camera dei deputati e che è in attesa di superare anche il vaglio di Palazzo Madama. Scommettiamo che oggi, durante la manifestazione, si chiederà a gran voce l’approvazione immediata della Legge Fiano? Questa legge antifascista è il peggior prodotto del fascismo: introduce infatti nel codice penale un vero e proprio reato d’opinione, contravvenendo palesemente all’articolo 21 della Costituzione che garantisce a tutti, quindi eventualmente anche ai fascisti, la libertà di pensiero e di espressione dello stesso.

Per di più, tanto per fare chiarezza, la nostra Costituzione non vieta nessun tipo di ideologia, ma si limita a vietare solo la ricostituzione del disciolto partito fascista, e non anche l’ideologia fascista. (XIIesima disposizione transitoria e finale). La Legge Fiano invece, nell’introdurre l’articolo 293 bis del codice penale, punisce con la reclusione da sei mesi a due anni addirittura chi propaganda le idee (avete capito bene, le idee!) del partito fascista o nazionalsocialista tedesco, oppure chi produce, distribuisce, diffonde e vende beni raffiguranti – ad esempio – il volto di Mussolini o la verga fascista, che del resto era un simbolo rievocativo dell’esercito di Roma antica. Per poi passare a punire anche la gestualità rievocativa del ventennio, quindi fate attenzione a mettere le mani sui fianchi o a sporgere il mento in avanti, le porte delle patrie galere potrebbero aprirsi molto presto. Per di più, la pena è aumentata se tutto ciò avviene attraverso strumenti informatici (su internet).

Varrebbe la pena chiedersi perché la Legge Fiano non punisca anche la propaganda stalinista, il cui regime sanguinoso ha sulla coscienza ben 96 milioni di morti, parecchi dei quali deportati – ripetiamo: de-por-ta-ti – in Siberia e lasciati morire in condizioni disumane. Ma si sa, ci sono deportati di serie A e deportati di serie B.

Visto che il deputato Fiano sarà presente alla manifestazione, ci farebbe piacere se riflettesse anche sui morti dello stalinismo e visto che siamo in Italia, del «compagno» Tito, che ha fatto fucilare migliaia di italiani innocenti gettandoli nelle foibe. Ma questa considerazione ha solo un rilievo polemico. In ogni caso leggi che intendono colpire la storia non hanno alcun senso.

Pier Paolo Pasolini nel 1974 scriveva: «Attenti al fascismo degli antifascisti». Son passati più di quarant’anni e il fascismo degli antifascisti si è fatto ancora più pericoloso.

Giuseppe PALMA, Paolo BECCHI su Libero dell’8 ottobre 2017

 

Legge Fiano: un caso di coscienza al limite della decenza (di Vetullio MUSSOLINI)

Di fronte ad una situazione economica ed occupazionale ai limiti della sopravvivenza e al cospetto dell’incontrollata invasione migratoria degli ultimi anni, a cosa pensa il Partito Democratico? Ad introdurre all’interno del codice penale una norma che punisce chiunque propagandi, con qualsiasi mezzo, l’ideologia fascista e nazionalsocialista.

Questo il testo dell’art. 293 bis del codice penale proposto dal relatore Emanuele Fiano del PD(Propaganda del regime fascista e nazifascista) “Chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero delle relative ideologie, anche solo attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne richiama pubblicamente la simbologia o la gestualità è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.
La pena di cui al primo comma è aumentata di un terzo se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici
”.

Ho alle spalle ben quarantadue anni di professione forense, quindi, leggendo la norma, ho pensato che siamo al limite della decenza democratica, se non già in una situazione di anti-democrazia conclamata.

Trattasi infatti non solo di reato di opinione contrario al senso e al significato profondo della nostra Costituzione, ma anche – e soprattutto – di problema culturale.

Dopo settantadue anni dalla morte di Benito Mussolini, e quindi dalla fine del fascismo, si ritiene finanche necessario invocare l’approvazione di una legge dello Stato per cancellare non solo un periodo morto e sepolto, ma addirittura la Storia del nostro Paese.

Il pensiero o l’ideologia fascista appartengono alla Storia, e, in quanto tali, non possono essere cancellati attraverso una norma del codice penale. Chi mai in Francia si sognerebbe di cancellare il bonapartismo? Eppure Napoleone ha sulla coscienza quasi tre milioni di morti. Mussolini, tra la guerra e il successivo periodo dell’occupazione tedesca, può essere accusato di non più di trecentomila morti.

Benito Mussolini era cugino di mio padre, Tullio Mussolini. In pratica mio nonno (il papà di mio padre) era fratello del papà del Duce. In casa ho migliaia di cimeli: dagli occhiali originali di Benito Mussolini ai quadri di Romano, dai telegrammi che il Duce indirizzava a mia madre ai ricordi di famiglia di Donna Rachele e Vittorio. Che faccio? Brucio tutto? Dovrò affrontare un processo penale perché uno Stato privo di cultura e di senso democratico intende dimostrare a se stesso, nonostante si sia auto-smantellato, che esiste ancora?

Non credo proprio che simboli, gadget , bandiere, fotografie o bottiglie di vino con l’immagine di Mussolini costituiscano un crimine a tal punto da preoccupare uno Stato democratico che sia fondato su basi solide. Mi pare ovvio che se uno Stato che vuole difendersi dal fascismo (che non c’è più) si fonda esso stesso su presupposti democratici di facciata e non su contenuti culturali di spessore, ovvero su una classe politica che non risponde più al popolo ma ai mercati finanziari e alle multinazionali, non solo avverte la necessità di approvare leggi liberticide, ma si serve addirittura di uomini di basso livello culturale nati sotto il segno dell’ambiguità e di Giano bifronte.

Avv. Vetullio MUSSOLINI