Giuseppe PALMA legge due sue Poesie contenute nel suo ultimo libro (LA SOLITUDINE DI UNA GENERAZIONE SENZA LAVORO) – VIDEO

Ecco il VIDEO con il quale presento su facebook il mio ultimo libro (in e-book) dal titolo: “La solitudine di una generazione senza lavoro” – Raccolta di Poesie Sociali e dell’Essere  (come la crisi economica ha devastato l’animo umano), Editrice GDS, giugno 2017.

Nel video, di circa cinque minuti, leggo due delle mie poesie contenute nell’e-book:

Video su Facebook:

Coloro che volessero acquistare l’e-book (costo € 0,99) potranno farlo attraverso qualsiasi libreria on-line. 

Giuseppe PALMA 

 

Il Giornale d’Italia presenta l’ultimo libro di Giuseppe PALMA: “La solitudine di una generazione senza lavoro”, raccolta di Poesie in e-book

Qui di seguito la recensione della redazione de “Il Giornale d’Italia” all’ultimo libro (in e-book) di Giuseppe PALMA, “La solitudine di una generazione senza lavoro“, una raccolta di Poesie Sociali e dell’Essere su come la crisi economica e la mancanza di lavoro devastano l’animo umano:

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“Giuseppe Palma, avvocato di professione, è certamente uno degli scrittori italiani più prolifici degli ultimi anni. Ad oggi, nonostante abbia neppure 39 anni, ha pubblicato ben venticinque libri: dal diritto costituzionale al diritto dell’Unione Europea, dalla storia del diritto alla storia moderna e contemporanea, dalla critica letteraria alla narrativa, fino alla poesia.

Nei giorni scorsi è uscito infatti in e-book il suo ultimo libro dal titolo “La solitudine di una generazione senza lavoro” , una raccolta di poesie Sociali e dell’Essere con le quali Palma mette in Versi gli effetti devastanti che la crisi economica e la mancanza di lavoro provocano all’animo umano.

L’intellighènzia radical-chic del nostro Paese pubblicizza solo i libri degli intellettuali salariati. Noi invece no; noi abbiamo la corretta abitudine di presentarvi soprattutto l’altra faccia delle situazioni, quella nascosta, quella che l’establishment nazionale e sovranazionale non vuole farvi vedere né tantomeno conoscere.

Palma è certamente uno scrittore libero e indipendente, uno di quelli che proprio  l’establishment vorrebbe nascondervi. Per questo noi accogliamo su questo giornale sia i suoi articoli che i suoi libri – La Redazione”.

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Recensione pubblicata a pag. 4 su “Il Giornale d’Italia” di venerdì 23 giugno 2017: http://edicoladigitale.ilgiornaleditalia.org/giornaleditalia/books/giornaleditalia/2017/20170623giornaleditalia/index.html#/4/

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Chi volesse acquistare l’e-book (al costo di € 0,99), potrà farlo attraverso qualsiasi libreria on-line:

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Ibs: https://www.ibs.it/solitudine-di-generazione-senza-lavoro-ebook-giuseppe-palma/e/9788867826391?inventoryId=75904606

Libreria Universitaria: https://www.libreriauniversitaria.it/ebook/9788867826391/autore-giuseppe-palma/la-solitudine-di-una-generazione-senza-lavoro-e-book.htm

BookRepublic: https://www.bookrepublic.it/book/9788867826391-la-solitudine-di-una-generazione-senza-lavoro/

Nelle prossime ore verrà continuamente aggiornato l’elenco delle librerie on-line presso le quali sarà possibile acquistare l’e-book.

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lacostituzioneblog.com

 

“LA SOLITUDINE DI UNA GENERAZIONE SENZA LAVORO” – Raccolta di Poesie Sociali e dell’Essere sulla mancanza di lavoro (e-book di Giuseppe PALMA)

E’ uscito un mio nuovo libro. 

Trattasi di una raccolta in e-book di Poesie Sociali e dell’Essere circa la devastazione dell’animo umano a causa della mancanza di lavoro o della precarietà dello stesso: 

LA SOLITUDINE DI UNA GENERAZIONE SENZA LAVORO

Raccolta di Poesie Sociali e dell’Essere (come la crisi economica ha devastato l’animo umano)”

Autore: Giuseppe PALMA

Editore: Editrice GDS, giugno 2017

Formato: e-book; costo: € 0,99

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Scrivo Poesie dal 1996. E’ stata la mia prima passione.

Il pubblico mi conosce ormai come scrittore di testi soprattutto di diritto costituzionale e diritto dell’Unione Europea, o anche come divulgatore storico e letterario. Meno come narratore. Ma certamente in pochi, tranne i compagni dell’ “età mia nova” (cit. Leopardi), mi conoscono come poeta. Tuttavia, come talvolta uso affermare nelle mie conferenze, “io nasco poeta”.

Dopo aver scritto e pubblicato otto saggi e tre racconti con i quali ho denunciato e messo in evidenza – da un lato tecnicamente e dall’altro in narrativa – i gravi aspetti di criticità sia dei Trattati europei che dell’Euro, oltre che spiegare la Costituzione, i suoi principi fondamentali e il suo rapporto critico con i Trattati UE e la moneta unica, ecco che su questi temi arriva anche la Poesia.

Ho messo dunque in Versi le terribili conseguenze della crisi economica compiendo un viaggio profondo nella devastazione dell’animo umano a causa della mancanza di lavoro o della precarietà dello stesso…

In questo libretto raccolgo pertanto quattordici mie composizioni poetiche degli ultimi anni su temi sociali e sull’indagine introspettiva dell’animo umano in merito alle conseguenze della crisi economica e della mancanza di lavoro.

Il capitale internazionale, che ha nell’euro il suo più solido strumento di governo, impone salari bassi e comprime le garanzie contrattuali e di legge in favore del lavoratore, quindi reprime violentemente – fino ad esautorarne il senso – il principio fondamentale del lavoro sul quale si fonda la nostra Repubblica ai sensi del primo comma dell’art. 1 della Costituzione.

Il resto lo fa l’intellighenzia di casa nostra, la quale, vigliaccamente assoggettatasi all’establishment eurocratico, non solo avalla il corso criminale della restaurazione globalista, ma si spinge addirittura oltre arrivando a giustificare finanche il lavoro gratuito, smembrando e stuprando uno dei pilastri fondamentali sul quale trova fondamento la Repubblica italiana. Il lavoro, infatti, secondo quelle che furono le intenzioni dei nostri Padri Costituenti, costituisce sia strumento di dignitoso sostentamento per il lavoratore e per la sua famiglia, ma anche – e soprattutto – strumento di progresso sociale e di sviluppo della persona umana.

Su questo, gli articoli 1, 4, 35, 36, 37 e 38  della Costituzione sono chiarissimi.

Infine, per quanto riguarda la politica, questa – al pari degli intellettuali salariati e degli scribacchini di regime – altro non fa che eseguire acriticamente gli ordini provenienti dalla sovrastruttura europea e dal capitale internazionale, stuprando quotidianamente la sovranità popolare e tutti i principi inderogabili della Costituzione primigenia.

Finora ho spiegato la modernità Restauratrice attraverso la saggistica e la narrativa. Non potevo non farlo anche attraverso la Poesia.

Questo è il mio 25° libro.

Buona lettura.

 Giuseppe PALMA

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Giuseppe PALMA

 

100.000 volte grazie! In appena quattro mesi abbiamo superato le centomila visualizzazioni!

In appena quattro mesi (il blog ha aperto i battenti il 14 febbraio di quest’anno) abbiamo superato le 100.000 visualizzazioni!

Grazie mille e continuate a seguirci! Insieme, ripristineremo i principi inderogabili della Costituzione del 1948!

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Nuovamente grazie!

Avv. Giuseppe PALMA (fondatore e autore principale de lacostituzioneblog.com)

 

I nuovi intellettuali e le rovine (articolo di Matteo Fais su “L’intellettuale Dissidente”)

Proponiamo qui di seguito il link di un interessante articolo di Matteo Fais pubblicato oggi su “L’Intellettuale Dissidente”…

I nuovi intellettuali e le rovine:

http://www.lintellettualedissidente.it/letteratura-2/nuovi-intellettuali-rovine/

lacostituzioneblog.com

Tedeschellum (o Tedescum): a breve uscirà un libro di Paolo BECCHI e Giuseppe PALMA sui sistemi elettorali! Un utile vademecum sulla nuova legge elettorale

Potrebbe uscire già a giugno, comunque non più tardi di luglio.

Si tratta di un nuovo libro, scritto a quattro mani dal prof. Paolo BECCHI e dall’avv. Giuseppe PALMA, con il quale gli autori – oltre a spiegare i meccanismi di quella che sarà la nuova legge elettorale italiana – svolgeranno ampie analisi anche sui sistemi elettorali vigenti in Italia dal 1946 ai giorni nostri, presentandone criticità e aspetti poco conosciuti.

Becchi e Palma ci spiegheranno dunque come i sistemi elettorali siano capaci di incidere – soprattutto in chiave negativa – sulla democrazia e sugli equilibri istituzionali: compresi gli ampi aspetti critici di quello che sarà il cosiddetto Tedeschellum o Tedescum

E’ bene che gli italiani, prima di recarsi a votare, conoscano sufficientemente la nuova legge elettorale. Il professore e l’avvocato si assumono pertanto questo onore ed onere: l’assoluta mancanza di una corretta informazione sul porcellum determinò i disastri che tutti ben conosciamo. E ciò non deve più accadere…

lacostituzioneblog.com

COME FUNZIONA IL SISTEMA ELETTORALE TEDESCO CHE SEMBRA PIACERE A RENZI-GRILLO-BERLUSCONI (di Giuseppe PALMA)

Sembra che le forze politiche, seppur con qualche distinguo, vogliano portarci verso un sistema elettorale “alla tedesca”.
Ma come si sposerebbe il nostro quadro politico con una legge elettorale come quella vigente in Germania?
Anzitutto vediamo come funziona il sistema elettorale tedesco.
L’elettore esprime due voti: il PRIMO VOTO serve ad eleggere i candidati nei collegi uninominali col sistema first-past-the-post (ottiene il seggio il candidato che ottiene più voti in ciascun collegio uninominale), mentre il SECONDO VOTO (che è il più importante) serve a determinare attraverso il sistema proporzionale la composizione numerica dei seggi spettanti a ciascuna lista in base ai voti ottenuti.
Soglia di sbarramento al 5%.
Una volta determinato con il secondo voto il numero di seggi spettanti a ciascuna lista all’interno del Bundestag, gli eletti vengono scelti in base ai risultati elettorali del primo voto (collegi uninominali).
Qualora la lista elegga nei collegi uninominali meno candidati di quelli che le spetterebbero in base ai risultati del secondo voto, i restanti degli eletti vengono cooptati dai listini bloccati redatti da ciascuna lista prima delle elezioni (l’elettore in tal caso non esprime nessuna preferenza per i candidati).
Se viceversa nei collegi uninominali (primo voto) risultassero vincenti più candidati rispetto ai seggi spettanti alla lista così cone stabiliti con il secondo voto, viene innalzato il numero dei componenti del Bundestag fino a contenere tutti gli eletti nei collegi uninominali.
Tale sistema, perché trovi applicazione in Italia, dovrebbe presuppore una revisione costituzionale in ordine all’eventuale superamento della rigidità normativa circa la componente numerica di entrambi i rami del Parlamento (tesi giustamente sostenuta dall’amico Paolo Becchi qualche giorno fa su Libero). Una soluzione ritenuta del tutto bizzarra e certamente irrealizzabile.
Tuttavia, il sistema tedesco potrebbe adeguarsi al nostro quadro politico-istituzionale prevedendo l’assegnazione dei seggi entro e non oltre la composizione numerica del Parlamento così come prevista dalla Costituzione.

Io, sinceramente, sul “tedesco” nutro serie perplessità.

A breve uscirà un libro, scritto a quattro mani da me e dal prof. Paolo Becchi, proprio su come le leggi elettorali incidano sugli equilibri democratici. In esso, oltre a presentare quella che sarà la nuova legge elettorale, io e Becchi spiegheremo altresì tutti i meccanismi elettorali dal 1946 ad oggi, con ampie analisi.

Giuseppe Palma

 

Su “Libero” l’ultimo libro di Giuseppe PALMA (recensione di Paolo BECCHI)

Prefazione al libro dell’Avv. Giuseppe Palma “La Costituzione come nessuno l’ha mai spiegata“. Un estratto di questa prefazione è stato pubblicato su Libero in data 27/05/2017. Del titolo fuorviante con cui il pezzo è apparso su Libero l’autore non è responsabile.

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Giuseppe Palma, da avvocato e non da docente universitario, è uno dei principali studiosi del diritto costituzionale e di quello europeo. In questo libro Giuseppe compie un viaggio nell’anima della Carta fondamentale dello Stato, analizzando da vicino sia i Principi Fondamentali della Costituzione che il rapporto tra questa e i Trattati europei. E lo fa perché quest’anno, e più precisamente il 27 dicembre, ricorre il settantesimo anniversario della promulgazione della più bella del mondo!

Con questa mia prefazione vorrei, nello specifico, sottolineare ciò che Palma affronta in ordine al rapporto Costituzione-Trattati europei. Come siamo entrati in Europa? E soprattutto, era corretto entrarvi nel modo in cui lo abbiamo fatto? Questi interrogativi di solito non vengono neppure posti, dando per scontato la convivenza felice tra Cosstituzione e Trattati. E in effetti l’adattamento dell’ordinamento italiano al diritto delle Comunità europee (Ceca, Cee, Ce, Euratom), e in seguito dell’Unione europea, è avvenuto senza mai modificare formalmente la Costituzione, e questo sembrerebbe confermare la tradizionale vulgata. Le sempre più ampie cessioni di sovranità a favore delle istituzioni europee sono però avvenute attraverso una lettura piuttosto “forzata” dell’art. 11 della Costituzione. Questo articolo, infatti, dopo aver ripudiato la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali, si limita a dichiarare che l’Italia «consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni», senza alcun riferimento all’Europa, quindi il Costituente pensava evidentemente solo all’Onu. L’art. 11 Cost. non consente, dunque, di dare una “copertura” di rango costituzionale alle sempre più profonde cessioni di aspetti tipici della sovranità interna in favore dell’Unione europea, avvenute nel corso del tempo: anche se, come tra poco vedremo, proprio la Corte costituzioanle ha favorito questa interpretazione.

L’adattamento del nostro ordinamento ai Trattati avviene in concreto attraverso l’”ordine di esecuzione”, il quale solitamente è contenuto nella legge di autorizzazione alla ratifica: i Trattati, pertanto, entrano nell’ordinamento assumendo il rango della fonte che ha dato loro esecuzione, ossia la legge ordinaria. Così è avvenuto con il Trattato di Lisbona, ultimo passo nel processo di integrazione europea, al quale è stata data esecuzione con legge ordinaria (L. 2 agosto 2008, n. 130). Nel nostro paese i Trattati internazionali – ivi compresi quelli relativi all’Unione europea – dovrebbero avere semplice rango di legge, e come tali non dovrebbero mai essere in contrasto con la Costituzione.

In altri Stati europei le cose sono diverse. In Francia, ad esempio, è previsto espressamente che «les traités ou accords régulièrement ratifiés ou approuvés ont, dès leur publication, une autorité supérieure à celle des lois» (art. 55). In Germania, invece, la ratifica del Trattato di Lisbona è avvenuta attraverso l’adozione di due leggi costituzionali, le quali sono state peraltro sottoposte al controllo della Corte costituzionale. L’art. 23 della Costituzione tedesca, nella sua forma modificata proprio nel 1992, prevede infatti esplicitamente la partecipazione della Repubblica federale tedesca «allo sviluppo dell’Unione Europea» (bei der Entwicklung der Europäischen Union), ferma la presenza di una serie di limitazioni all’applicazione del diritto comunitario, il cui fondamento è in particolare il principio democratico, che deve sempre essere rispettato.

Rispetto ai meccanismi previsti dai Paesi quali Francia e Germania, l’Italia ha evidentemente due problemi: da un lato l’assenza sinora di un’espressa previsione costituzionale avente ad oggetto i rapporti con l’Europa; dall’altro la natura di legge ordinaria con cui si è sempre proceduto a dare applicazione ed esecuzione ai Trattati internazionali. Del fatto che l’art. 11 Cost. non fosse sufficiente a garantire una “copertura” al diritto comunitario era peraltro consapevole lo stesso Legislatore, tanto da modificare, con una legge costituzionale (L. n. 3/2001), l’art. 117 Cost., dedicato ai rapporti tra Stato e Regioni, disponendo che «la potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali».

Si tratta però di una disposizione che non risolve e non garantissce un fondamento costituzionale ai Trattati: tanto che ancora oggi la Corte costituzionale continua ad argomentare il principio del “primato” del diritto comunitario sul diritto interno sulla base dell’art. 11: «con l’adesione ai Trattati comunitari, l’Italia è entrata a far parte di un “ordinamento” più ampio, di natura sopranazionale, cedendo parte della sua sovranità, anche in riferimento al potere legislativo, nelle materie oggetto dei Trattati medesimi» (Corte cost., sentenza n. 348 del 2007). Ma quale parte della sua sovranità? La Costituzione italiana fa riferimento alla “sovranità” sia all’art. 1 – stabilendo che essa appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione – sia all’art. 11: il quale consente le limitazioni di sovranità necessarie a garantire il funzionamento di un ordinamento internazionale che assicuri pace e giustizia nel mondo. Appare evidente come l’art. 1 e l’art. 11 si riferiscano ai due differenti aspetti propri della “sovranità” nel suo concetto classico: l’art. 1 alla sovranità interna, ossia al rapporto tra lo Stato e quanti risiedono sul proprio territorio; l’art. 11 alla sovranità esterna, ossia ai rapporti dello Stato con gli altri Stati o organizzazioni internazionali. L’art. 11 non limita dunque la sovranità del popolo, ma solo quella dello Stato in rapporto agli altri Stati. Questo articolo, in altre parole, non consentiva l’interpretazione data dalla Consulta, perché l’Unione europea e i suoi Trattati istitutivi erano già in origine in contrasto con i principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale, in particolare con quei principi che si riferiscono al diritto al lavoro e alla “pari dignità sciale” dei cittadini, esattamente come Giuseppe Palma sostiene e dimostra in questo suo libro. E inoltre, non dimentichiamolo, siamo entrati nell’Unione non “in condizione di parità”, dal momento che gli oneri degli interessi passivi sul nostro debito pubblico erano sin dall’inizio superiori a quelli tedeschi. Insomma, per entrare in Europa abbiamo di fatto rinunciato a porzioni sempre più ampie di sovranità attraverso semplici leggi ordinarie, peraltro al contempo sottratte ad ogni possibilità di controllo di costituzionalità, e lo abbiamo fatto forzando quanto previsto dalla Costituzione. Ecco la storia di come siamo entrati in Europa, la storia che nessuno sinora ha avuto il coraggio di raccontarvi.

Coloro che leggeranno per intero questo nuovo libro di Giuseppe Palma conosceranno, a mio avviso, gran parte della verità sulla nostra Costituzione, quindi su come è nata e sul senso profondo dei suoi Principi Fondamentali, secondo quell’autentico programma politico-istituzionale che avevano in mente i Padri Costituenti. Ma non solo. Palma offre anche – e soprattutto – una chiave di lettura assolutamente condivisibile sulle gravi criticità esistenti nel rapporto tra Costituzione da un lato e Trattati europei/moneta unica dall’altro. Insomma, questo è un libro da leggere. Una Madre di settant’anni, ancor oggi la più bella del mondo, ha bisogno – soprattutto in questo preciso momento storico – di essere difesa da quei suoi figli (pochi per la verità) che ancora l’amano per davvero.

Prof. Paolo BECCHI

(Recensione all’ultimo libro di Giuseppe PALMA, pubblicata su Libero il 27 maggio 2017)

 

Costituzione, Unione Europea ed €uro: quattro libri di Giuseppe PALMA contro il “pensiero unico dominante”

Proponiamo qui di seguito quattro libri (saggistica) scritti dall’avvocato Giuseppe PALMA – fondatore di questo blog – su Costituzione, Unione Europea ed Euro, contro il “pensiero unico dominante”:

LA COSTITUZIONE COME NESSUNO L’HA MAI SPIEGATA. Un viaggio con la più bella del mondo in occasione dei suoi 70 anni“, Key editore, 2017 (disponibile sia in formato cartaceo che in e-book):

La costituzione come nessuno l’ha mai spiegata. Un viaggio con la più bella del mondo in occasione dei suoi 70 anni

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IL TRADIMENTO DELLA COSTITUZIONE. Dall’Unione Europea agli Stati Uniti d’Europa. La rinuncia alla sovranità nazionale“, Edizioni Sì, 2016 (disponibile sia in formato cartaceo che in e-book):

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€UROCRIMINE. Cos’è la moneta unica e come funziona. Soluzioni giuridiche per uscire dall’€uro“, GDS, 2016 (disponibile solo in e-book):

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IL MALE ASSOLUTO. Dallo Stato di Diritto alla modernità Restauratrice. L’incompatibilità tra Costituzione e Trattati dell’UE. Aspetti di criticità dell’Euro“, GDS, 2014 (disponibile sia in formato cartaceo che in e-book):

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Altri libri dell’avv. Giuseppe PALMA (che, in totale, ne ha scritti finora ventiquattro): http://lacostituzioneblog.com/shop/

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lacostituzionablog.com

 

Legge elettorale: Legalicum o Mattarellum corretto? Sarà Legalicum, e vi spiego il perché (di Giuseppe PALMA)

In commissione Affari Costituzionali alla Camera dei deputati è approdato, per mano del suo presidente, un testo di legge elettorale che altro non è che l’Italicum smembrato dalla Corte costituzionale, il cosiddetto Legalicum, esteso anche al Senato.

In pratica un sistema proporzionale con soglia di sbarramento al 3% (nazionale alla Camera e regionale al Senato) con premio di maggioranza di circa il 55% dei seggi alla lista (e non alla coalizione di liste, che non sono previste) che ottiene almeno il 40% dei voti validamente espressi (il premio di maggioranza è nazionale per la Camera e regionale per il Senato).

Tuttavia, non sono escluse (e non potrebbe essere altrimenti) coalizioni tra liste che confluissero eventualmente in liste unitarie

Per il resto vi sono 100 collegi per la Camera e 50 per il Senato, con capi-lista bloccati e la facoltà per l’elettore di esprimere fino ad un massimo di due preferenze.

Il Movimento 5 Stelle ha già detto che, se il PD dovesse convergere su questo testo, lo voterà sia in commissione che in Aula, dando al Paese una legge elettorale non più tardi di luglio.

Tuttavia, considerato che al momento appare impossibile per chiunque raggiungere il 40% dei voti perché trovi applicazione il premio di maggioranza, il Legalicum altro non è che una legge proporzionale! E ciò lascia ampiamente scontento il segretario del PD Matteo Renzi, che invece si è espresso favorevolmente per un ritorno al Mattarellum, ipotizzandone alcune correzioni: il 50% dei parlamentari eletti col sistema maggioritario per collegio (a turno unico, quindi all’inglese) e l’altra metà con sistema proporzionale con preferenze ma con soglia di sbarramento al 5%!

Credo che la soluzione migliore, giunti a questo punto della Legislatura, sia il Legalicum, ma il PD tenterà sicuramente di apportarne significative correzioni maggioritarie (ad esempio abbassando la soglia circa l’applicazione del premio di maggioranza dal 40% al 35%, circostanza che sicuramente troverà d’accordo i Grillo e adepti), oppure di virare sul Mattarellum corretto, ma quest’ultima soluzione non trova – già sin d’ora – l’assenso né dei 5S né di Forza Italia!

Considerato che il PD non ha la maggioranza al Senato, occorre ovviamente che la legge elettorale sia approvata anche da una parte delle opposizioni: Forza Italia, M5S e Lega voterebbero sicuramente il Legalicum, mentre il Mattarellum corretto troverebbe i voti favorevoli solo di PD e Lega.

Staremo a vedere. Sperando che non si verifichi l’ennesima soluzione incostituzionale. Infatti, dal 2005 in avanti, abbiamo avuto due leggi elettorali (porcellum e italicum) entrambe dichiarate incostituzionali!

Sabato pomeriggio ho avuto una lunga chiacchierata telefonica con l’amico Paolo BECCHI, e insieme abbiamo convenuto che – al netto di eventuali sorprese – il Legalicum dovrebbe convenire a tutti per i seguenti motivi:

  1. al PD perché, essendo il Legalicum di facile “soluzione” parlamentare, sarebbe approvato non oltre luglio con la conseguenza che Renzi potrebbe tentare il colpaccio di andare a votare ad ottobre e sfruttare l’onda buona delle primarie, anticipando le mosse degli altri partiti ed evitando – nel caso lo scioglimento delle Camere avvenisse prima del 15 settembre – una campagna elettorale all’attacco da parte del M5S nei confronti del Partito Democratico per aver fatto maturare il vitalizio;
  2. al M5S perché potrebbe, stando ad alcuni sondaggi, risultare la lista più votata (pur non raggiungendo la soglia del 40%) e ricevere comunque dal Presidente della Repubblica l’incarico di formare il nuovo Governo;
  3. a Silvio Berlusconi perché, nel caso in cui nessuna lista ottenesse il 40% dei voti per l’applicazione del premio di maggioranza, tornerebbe trionfalmente in sella facendo pesare la sua forza parlamentare al fine di sostenere un eventuale Governo targato Matteo Renzi (o affini);
  4. alla Lega e a Fratelli d’Italia perché, nel caso in cui il M5S dovesse risultare il primo partito pur senza raggiungere la soglia premiale del 40%, sosterrebbero in Parlamento (col voto di fiducia) un eventuale Governo pentastellato (pur non facendone parte) tenendolo “per le palle” e dirigendolo verso sincere posizioni anti-euro e anti-UE;
  5. ad Alfano, Casini e montiani perché, prevedendo il Legalicum una soglia di sbarramento al 3% (nazionale alla Camera e soprattutto regionale al Senato), potrebbero essere rieletti in un listone unico che comprenda Alternativa Popolare, quel che resta dei centristi e Scelta Civica;
  6. ad Articolo Uno e Sinistra Italiana perché, nel caso a vincere le elezioni fosse il PD (pur senza raggiungere la soglia premiale del 40%), Bersani, D’Alema e Co. farebbero pesare – e molto – il loro eventuale appoggio ad un eventuale Governo targato PD, mettendo il veto sulla persona di Matteo Renzi!

Insomma, per dirla con parole semplici, il Legalicum conviene a tutti! Il Mattarellum invece, originario o corretto, parte sconfitto in partenza!

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Da parte mia, avevo invece pensato alla seguente ipotesi di legge elettorale che – a mio parere – avrebbe messo d’accordo tuttihttp://lacostituzioneblog.com/2017/03/10/legge-elettorale-una-proposta-di-giuseppe-palma-il-lodo-palma/

Avv. Giuseppe PALMA