Come saremo nel 2060? Più poveri e più diseguali (di Ilaria BIFARINI)

Le previsioni economiche sono strumenti utilizzati dagli economisti per anticipare scenari futuri in base all’andamento di serie storiche di dati empirici e all’applicazione di modelli teorici di sviluppo. In un rapporto del 2014, “Le sfide politiche per i prossimi 50 anni”, l’Ocse prospetta gli scenari di evoluzione da qui al 2060. Ne esce un quadro sconfortante e allarmante, le cui avvisaglie sono già riscontrabili nei fenomeni sociali e nell’economia reale. La crescita mondiale considerata a livello aggregato, ossia di Paesi Ocse (nei quali rientrano le cosiddette economie occidentali) e non Ocse, subirà un rallentamento e si attesterà a livelli di gran lunga inferiori a quelli pre-crisi. Entro il 2060 la quota dei paesi non OCSE nel PIL mondiale sarà significativamente maggiore di quella dei Paesi OCSE attuali. Per gli economisti che hanno elaborato il documento previsionale una delle cause più determinanti del rallentamento da parte delle economie avanzate risiederebbe nella diminuzione della popolazione in età lavorativa (15-74 anni), che secondo le proiezioni dovrebbe diminuire del 7%, nonostante l’aumento previsto della popolazione totale del 17%. Dunque la longevità della popolazione e la bassa natalità occidentale rappresentano la grande sfida del futuro. Vengono quindi prospettate da parte degli analisti ulteriori riforme del mercato del lavoro volte a prolungare la vita lavorativa.

Ma perché il modello economico di crescita sottostante a questo studio funzioni (inutile specificare che si tratta di quello inflessibile e dogmatico del neoliberismo) è necessario che l’Europa e gli Stati Uniti accolgano da qui al 2060 la considerevole cifra di 50 milioni di migranti. Tale accrescimento della popolazione lavorativa sarebbe funzionale a garantire le richieste di forza lavoro necessaria.

Ma quali sono gli scenari previsti dagli economisti per il mercato del lavoro?

Essendo il modello economico futuro sempre più “technology oriented”, l’automazione diminuirà la richiesta di lavoratori mediamente qualificati, che verranno opportunamente sostituti dalla tecnologia, mentre sopravvivranno quelli ad alto e basso livello di qualifica e responsabilità, cui corrisponde un correlato livello di salario.

Ne consegue un inevitabile e inarrestabile aumento del livello di disuguaglianza della popolazione: è il fenomeno già in atto della distruzione del ceto medio, elemento fondante e prerogativa del benessere delle economie occidentali. Su scala mondiale il livello di disuguaglianza da qui al 2060, mantenendo inalterato l’attuale modello economico neoliberista, potrebbe riportare un’impennata addirittura del 40% secondo le previsioni stimate.

Quindi, ricapitolando: le nostre economie saranno più povere, la disparità socio-economica tra fasce di popolazione sarà a livello dei Paesi in via di Sviluppo, i quali invece si avvicineranno sempre di più al nostro decadente modello, ma saremo tutti più globalisti e “accoglienti”!

Ilaria BIFARINI 

autrice del libro “Neoliberismo e manipolazione di massa“: https://www.amazon.it/Neoliberismo-manipolazione-massa-bocconiana-redenta/dp/1521097100/ref=sr_1_fkmr0_1?s=books&ie=UTF8&qid=1494228055&sr=1-1-fkmr0&keywords=neoliberismo+e+manipolazione+di+massa

 

ATTENZIONE! Il Parlamento italiano sta per ratificare il CETA, cioè la morte dei diritti fondamentali (di Giuseppe PALMA)

Arriva oggi in Senato il ddl per la ratifica del Trattato di libero scambio UE-Canada denominato CETA. Non è un caso che, come già accaduto per la ratifica del Trattato di Lisbona e per il Fiscal Compact, tali procedure avvengano tra giugno ed agosto, cioè quando gli italiani sono al mare impegnati nelle solite discussioni di calcio-mercato.

Ma cosa prevede il CETA? Nella sostanza, e in breve, è un accordo di libero scambio tra UE e Canada che consente alle multinazionali delle rispettive aree di esportare e vendere prodotti (EU-Canada, considerando che parecchie multinazionali americane hanno sede legale in Canada) senza trovare intralci né nelle legislazioni nazionali a tutela della salute e del lavoro, né nei diritti fondamentali sanciti dalle Costituzioni degli Stati membri come ad esempio il diritto al lavoro, alla giusta retribuzione, al giorno di riposo settimanale, all’orario di lavoro, alla retribuzione minima e così via. Trattasi dei cosiddetti “irritanti commerciali” che tanto infastidiscono le multinazionali. Con il CETA vengono definitivamente superati!

Ma v’è di più! Il CETA introduce anche un sistema di giustizia privata, il cosiddetto ISDS – Investor-state dispute settlement  cioè una forma di risoluzione privata delle controversie tra investitore e Stato. Attraverso questo sistema le multinazionali potranno non tenere conto dei diritti fondamentali vigenti negli Stati adire organismi di giustizia privata sovranazionali al fine di redimere le controversie con quegli Stati che intendessero rispettare le proprie disposizioni costituzionali a tutela – ad esempio – della salute e del lavoro!

Un vero e proprio cavallo di troia a tutela del capitale internazionale e a scapito dei diritti fondamentali.

Il CETA, già approvato dal Parlamento europeo pochi mesi fa, dovrà essere ora ratificato da ciascuno Stato membro a seconda delle procedure costituzionali di ognuno. In cambio chissà di quale incarico o beneficio (magari successivo all’attività politica) i nostri parlamentari consentiranno che sulle nostre tavole finiscano prodotti intrisi di antibiotici (rendendo gli stessi inefficaci quando ve ne sarà bisogno), condannando noi e i nostri figli alla schiavitù perenne! E chi si permetterà di alzare la testa o la voce, non troverà nello Stato un amico a difesa dei diritti fondamentali sanciti nelle Costituzioni nazionali!

Nel frattempo l’informazione di regime sonnecchia! La notizia che il Parlamento si accinga a ratificare il CETA è passata totalmente in secondo piano. Il televideo della Rai non ne fornisce neppure menzione!

Con il CETA gli Stati sono definitivamente morti! I criminali di Bruxelles continuano la loro opera distruttiva nei confronti delle Costituzioni nazionali, quindi della libertà, dei diritti fondamentali e della democrazia! E i nostri parlamentari, a libro paga del capitale internazionale, eseguono acriticamente gli ordini provenienti dalla criminale sovrastruttura EUropea!

Un Parlamento eletto con meccanismi elettorali dichiarati incostituzionali, in grave e palese alterazione dei principi di rappresentatività democratica (Corte costituzionale, sentenza n. 1/2014; Corte di Cassazione, sentenza n. 8878/2014), continua indisturbato la sua opera distruttiva della Costituzione! 

 Giuseppe PALMA

 

 

L’euro ci protegge. O no? (di Giuseppe PALMA)

Ecco tre annunci di lavoro ai tempi dell’euro.

– Requisiti richiesti per fare il portalettere: laurea con 102/110 (o diploma con 70/100)

– Requisiti richiesti per raccogliere i pomodori: diploma di ragioniere e inglese fluente

– Requisiti richiesti per addetto alle pulizie: diploma di maturità

☆☆☆

E niente… l’euro ci protegge…

Vero, “patrioti europei”? Vero, imbecilli che vi dipingete la faccia di blu stellato? Milioni di giovani idioti in giro per l’Europa a fare l’Erasmus, per poi laurearsi ed essere felici di vivere a tremila km da casa per fare i lavapiatti a 600 euro al mese per 12 ore di lavoro al giorno. Ma con la laurea in tasca e un inglese fluente.

L’euro e l’Unione Europea sono crimini contro l’umanità!

P.S. Ringrazio la signora che ha trovato gli annunci di cui sopra, postandoli sui social.

Giuseppe PALMA 

 

 

 

Ius Soli, euro ed esercito industriale di riserva (di Giuseppe PALMA)

Lo avrò scritto migliaia di volte: l’euro, essendo un accordo di cambi fissi, impedisce agli Stati di intervenire sul cambio per poter tornare ad essere competitivi, costringendoli a scaricare il peso della competitività sul lavoro attraverso la riduzione dei salari e la contrazione delle garanzie contrattuali e di legge in favore del lavoratore.

Le garanzie costituzionali, con l’euro, diventano pertanto lettera morta!

Ciò detto, per poter salvare l’euro, occorre non solo ridurre i salari, ma bisogna soprattutto smantellare le tutele costituzionali in favore dei lavoratori. Riforma Fornero e Jobs Act ne sono un esempio tangibile. Idem la Loi travail in Francia ed Hartz IV in Germania.

Ma non basta. Occorre creare una guerra tra poveri affinché il lavoratore, pur di lavorare e non morire di fame, accetti condizioni di lavoro schiavistiche e salari ridotti. E quale migliore occasione se non quella di far arrivare in Europa milioni di persone pronte alla manovalanza in grado di accettare 2-3 euro per ogni ora di lavoro? Gli italiani, a quel punto, invece di pretendere (giustamente) una paga dignitosa da 10-15 euro l’ora, dovranno ridimensionare le pretese avvicinandosi a quelle degli immigrati. In tal modo l’euro è salvo! E poco importa se la Costituzione sia totalmente smantellata! Ce lo chiede l’Europa!

La legge sullo Ius Soli, se approvata, concederebbe la cittadinanza a milioni di figli di immigrati nati nel nostro Paese, i quali, grazie all’ottenimento della cittadinanza, sarebbero italiani a tutti gli effetti. Quindi non vi sarebbe neppure un’eventuale rivendicazione italiani-stranieri: la lotta per la sopravvivenza sarebbe solo tra “italiani”, con la differenza di aver aumentato esponenzialmente il numero di poveri allo scopo di creare le perfette condizioni per una concorrenza spietata che miri alla riduzione dei salari e allo smantellamento delle garanzie costituzionali in favore dei lavoratori italiani. Ce lo chiede l’Europa! 

Karl Marx ne “Il Capitale” parlava di esercito industriale di riserva, cioè di quella enorme forza lavoro di manovalanza in grado di tutelare e salvaguardare gli interessi e le finalità del capitale a scapito delle retribuzioni e dei diritti fondamentali del lavoratore!

E’ pur vero che il “nostro” Ius Soli sarebbe temperato (quindi non uno Ius Soli puro), ma è altrettanto vero che – qualora approvato – incentiverebbe una guerra tra poveri a scapito non solo di quanto premesso, ma anche del benessere generale. Da Monti in poi, infatti, allo scopo di salvare l’euro, siamo costretti a vivere ogni giorno sotto il continuo attacco di ricette economiche criminali e neo-naziste!

Ad avallare il crimine, oltre ai nostri governanti illegittimi e ai giornalai di regime, ci sono anche i sedicenti intellettuali, cioè quegli scribacchini salariati a libro paga del capitale internazionale, che hanno avuto l’ardire di firmare addirittura un manifesto in favore della legge sullo Ius Soli. Esattamente come fecero contro il commissario Calabresi!

Il tutto per mano di un Parlamento eletto con meccanismi elettorali dichiarati incostituzionali e in grave alterazione del principio di rappresentatività democratica (Corte costituzionale, Sent. n. 1/2014; Corte di Cassazione, Sent. n. 8878/2014)!

Tuttavia, io preferisco ricordarmi delle parole di Sciascia: “se mi chiamano intellettuale, non mi volto“!

Svegliati popolo! Se non farai nulla, tra qualche anno sarai definitivamente schiavo! 

Giuseppe PALMA

 

“LA SOLITUDINE DI UNA GENERAZIONE SENZA LAVORO” – Raccolta di Poesie Sociali e dell’Essere sulla mancanza di lavoro (e-book di Giuseppe PALMA)

E’ uscito un mio nuovo libro. 

Trattasi di una raccolta in e-book di Poesie Sociali e dell’Essere circa la devastazione dell’animo umano a causa della mancanza di lavoro o della precarietà dello stesso: 

LA SOLITUDINE DI UNA GENERAZIONE SENZA LAVORO

Raccolta di Poesie Sociali e dell’Essere (come la crisi economica ha devastato l’animo umano)”

Autore: Giuseppe PALMA

Editore: Editrice GDS, giugno 2017

Formato: e-book; costo: € 0,99

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Scrivo Poesie dal 1996. E’ stata la mia prima passione.

Il pubblico mi conosce ormai come scrittore di testi soprattutto di diritto costituzionale e diritto dell’Unione Europea, o anche come divulgatore storico e letterario. Meno come narratore. Ma certamente in pochi, tranne i compagni dell’ “età mia nova” (cit. Leopardi), mi conoscono come poeta. Tuttavia, come talvolta uso affermare nelle mie conferenze, “io nasco poeta”.

Dopo aver scritto e pubblicato otto saggi e tre racconti con i quali ho denunciato e messo in evidenza – da un lato tecnicamente e dall’altro in narrativa – i gravi aspetti di criticità sia dei Trattati europei che dell’Euro, oltre che spiegare la Costituzione, i suoi principi fondamentali e il suo rapporto critico con i Trattati UE e la moneta unica, ecco che su questi temi arriva anche la Poesia.

Ho messo dunque in Versi le terribili conseguenze della crisi economica compiendo un viaggio profondo nella devastazione dell’animo umano a causa della mancanza di lavoro o della precarietà dello stesso…

In questo libretto raccolgo pertanto quattordici mie composizioni poetiche degli ultimi anni su temi sociali e sull’indagine introspettiva dell’animo umano in merito alle conseguenze della crisi economica e della mancanza di lavoro.

Il capitale internazionale, che ha nell’euro il suo più solido strumento di governo, impone salari bassi e comprime le garanzie contrattuali e di legge in favore del lavoratore, quindi reprime violentemente – fino ad esautorarne il senso – il principio fondamentale del lavoro sul quale si fonda la nostra Repubblica ai sensi del primo comma dell’art. 1 della Costituzione.

Il resto lo fa l’intellighenzia di casa nostra, la quale, vigliaccamente assoggettatasi all’establishment eurocratico, non solo avalla il corso criminale della restaurazione globalista, ma si spinge addirittura oltre arrivando a giustificare finanche il lavoro gratuito, smembrando e stuprando uno dei pilastri fondamentali sul quale trova fondamento la Repubblica italiana. Il lavoro, infatti, secondo quelle che furono le intenzioni dei nostri Padri Costituenti, costituisce sia strumento di dignitoso sostentamento per il lavoratore e per la sua famiglia, ma anche – e soprattutto – strumento di progresso sociale e di sviluppo della persona umana.

Su questo, gli articoli 1, 4, 35, 36, 37 e 38  della Costituzione sono chiarissimi.

Infine, per quanto riguarda la politica, questa – al pari degli intellettuali salariati e degli scribacchini di regime – altro non fa che eseguire acriticamente gli ordini provenienti dalla sovrastruttura europea e dal capitale internazionale, stuprando quotidianamente la sovranità popolare e tutti i principi inderogabili della Costituzione primigenia.

Finora ho spiegato la modernità Restauratrice attraverso la saggistica e la narrativa. Non potevo non farlo anche attraverso la Poesia.

Questo è il mio 25° libro.

Buona lettura.

 Giuseppe PALMA

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Chi volesse acquistare l’e-book:

Amazonhttps://www.amazon.it/solitudine-una-generazione-senza-lavoro-ebook/dp/B071KMZSSF/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1497960348&sr=1-1&keywords=la+solitudine+di+una+generazione+senza+lavoro

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Libreria Universitaria: https://www.libreriauniversitaria.it/ebook/9788867826391/autore-giuseppe-palma/la-solitudine-di-una-generazione-senza-lavoro-e-book.htm

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Nelle prossime ore verrà continuamente aggiornato l’elenco delle librerie on-line presso le quali sarà possibile acquistare l’e-book:

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Giuseppe PALMA

 

100.000 volte grazie! In appena quattro mesi abbiamo superato le centomila visualizzazioni!

In appena quattro mesi (il blog ha aperto i battenti il 14 febbraio di quest’anno) abbiamo superato le 100.000 visualizzazioni!

Grazie mille e continuate a seguirci! Insieme, ripristineremo i principi inderogabili della Costituzione del 1948!

Coloro che volessero regalare un contributo economico al blog e alla sua incessante attività divulgativa, seguano le istruzioni cliccando qui sotto:

Sostieni questo blog e contribuirai a salvare la Costituzione

Nuovamente grazie!

Avv. Giuseppe PALMA (fondatore e autore principale de lacostituzioneblog.com)

 

Cari euroinomani, state “tranquilli”! Sarà ugualmente “HARD BREXIT”! Theresa May ha vinto le elezioni e formerà il Governo con gli unionisti irlandesi del Dup (di Giuseppe PALMA)

I giornalai di regime firmano editoriali farlocchi scrivendo che Theresa May ha perso le elezioni! Nei talk-show stessa musica: commentatori idioti, e a libro paga del capitale internazionale, fanno analisi pietose e in mala fede!

Sappiate che ciò che vi dicono è falso! Totalmente falso!

Certamente è svanito l’obiettivo del primo ministro britannico di ottenere quella solida maggioranza parlamentare che le avrebbe consentito un percorso più agevole nelle trattative con Bruxelles, ma da qui a dire che ha perso le elezioni ce ne vuole… bisogna proprio essere scribacchini al servizio della finanza internazionale per scrivere che Theresa May ha perso le elezioni!

I conservatori hanno ottenuto 318 seggi, mentre i laburisti 261, quindi lo scarto tra i due principali partiti britannici è di ben 57 seggi. Il vero sconfitto è invece il partito nazionale scozzese che ha ottenuto appena 35 seggi (21 in meno di quelli conquistati due anni fa), cioè quello che – tanto per intenderci – è sempre stato fortemente contrario alla Brexit, arrivando a minacciare la secessione qualora il Governo britannico avesse avviato le trattative di uscita dall’UE. Partito punito! Seggi quasi dimezzati!

Inoltre, nella sommatoria totale dei voti a livello nazionale (che per il sistema elettorale del Regno Unito non conta nulla perché vige un sistema maggioritario secco a turno unico), i Conservatori guidati da Theresa May hanno ottenuto addirittura il 42,4% dei voti (cioè il 5,5% in più rispetto al 2015 quando ottennero invece la maggioranza assoluta dei seggi), mentre i Laburisti di Jeremy Corbyn hanno ottenuto il 40%, in forte crescita di quasi dieci punti percentuali rispetto a due anni fa.

I Conservatori non ottengono quindi la maggioranza assoluta dei seggi, come nelle intenzioni della signora May, tuttavia vincono le elezioni sia in termini di attribuzione dei seggi, sia in termini di sommatoria dei voti popolari sull’intero territorio nazionale.

Ma i giornalai di regime scrivono che Theresa May ha perso. Sapete perché lo fanno? Per creare confusione sulla Brexit millantando all’opinione pubblica che il popolo si sarebbe pentito degli esiti referendari dello scorso 23 giugno. Nulla di più falso! A parte il fatto che Theresa May (che è quella della “hard Brexit“) non ha perso le elezioni ma le ha vinte (semmai non ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi ma solo quella relativa, cioè otto seggi in meno di quella assoluta), si sappia che anche i laburisti sono – in parte – per la Brexit! Inoltre, il leader laburista Jeremy Corbyn, pur avendo lo scorso anno sostenuto il remain (come anche Theresa May, del resto), in campagna elettorale ha annunciato che – in caso di una vittoria dei laburisti – lui avrebbe avviato un ampio piano di nazionalizzazioni, quindi un progetto totalmente incompatibile con l’eventuale permanenza del Regno unito nell’Unione Europea. Sulla Brexit, infatti, Corbyn ha più volte espresso la sua intenzione di rispettare la decisione del popolo dello scorso 23 giugno, ma che avrebbe avviato le trattative di recesso in modo più morbido rispetto a quanto invece annunciato da Theresa May. Tutto qui! Ma i giornalai di regime ci raccontano ugualmente una “verità” che non esiste!

Tanto per “tranquillizzare” gli euroinomani tifosi circa la loro speranza di fermare la Brexit, si sappia che la signora May ha da poche ore ricevuto l’incarico dalla Regina di formare il nuovo Governo (e non poteva essere altrimenti, vista la vittoria elettorale), e lo farà con gli unionisti nord-irlandesi del Dup, una formazione politica fortemente euroscettica che ha ottenuto 10 seggi (due in più rispetto al 2015). La Camera dei Comuni è composta da 650 membri, quindi la maggioranza assoluta dei seggi è di 326. Se ai 318 scranni dei Conservatori si aggiungono i 10 seggi degli alleati del Dup, ecco che il primo ministro della hard brexit ha la maggioranza assoluta alla Camera dei Comuni!

Sarà dunque Brexit, miei cari euroinomani! Hard Brexit! Fatevene una ragione!

Giuseppe PALMA

 

Giuseppe PALMA per Marco MORI sindaco di Genova (breve intervista televisiva): sforare il patto di stabilità interno!

Genova, elezioni amministrative 2017

Propongo qui di seguito il VIDEO della breve intervista televisiva che ho rilasciato su “Primo Canale” sabato 3 giugno 2017. Temi: violazione del patto di stabilità interno e ripristino dei diritti fondamentali!

Giuseppe PALMA

Sono candidato al Consiglio comunale di Genova con la lista “Riscossa Italia“, per Marco MORI sindaco (elezioni amministrative 11 giugno 2017):

Giuseppe PALMA

 

Comuni italiani, sforate il patto di stabilità interno! L’intervista che Giuseppe PALMA ha rilasciato ad AbruzzoWeb

Riportiamo qui di seguito l’intervista che l’avv. Giuseppe PALMA, candidato a Genova come Consigliere comunale con la lista “Riscossa Italia” – Marco MORI sindaco, ha rilasciato al quotidiano on-line AbruzzoWeb (05 giugno 2017):

Comuni italiani, sforate il patto di stabilità interno!

 (direttamente da AbruzzoWebhttp://www.abruzzoweb.it/contenuti/comuni-italiani-sforate-patto-stabilita-e-strozzinaggio-ora-piu-spesa-pubblica-/629253-2/)

Articolo a firma di Roberto Santilli
L’AQUILA – “Tecnicamente, i Comuni italiani non hanno più soldi. C’è il patto di stabilità interno, la cui genesi è nei vincoli esterni dell’Unione Europea, costituzionalizzati con la legge n. 1 del 2012 che è, per riassumere, quella del pareggio di bilancio in Costituzione sia a livello locale che nazionale. E allora, per cominciare, i Comuni sforino il patto di stabilità e lascino perdere i fondi europei, uno degli strumenti di ricatto e di maggiore impoverimento del Paese”.

Così ad AbruzzoWeb Giuseppe Palma, avvocato e scrittore che di recente è stato tra i relatori a L”Aquila del convegno sull’uscita dell’Italia dall’Euro, “Italexit”, organizzato da questo giornale.

Nel clima della campagna elettorale in Italia per le elezioni comunali, Palma punta a spiegare, come sta facendo a Genova (candidandosi al Consiglio comunale) con il candidato sindaco di “Riscossa Italia” Marco Mori – avvocato che in passato ha denunciato, chiedendone l’arresto, tra gli altri, l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e l’ex premier Mario Monti, – quelle questioni che difficilmente trovano spazio nei dibattiti e nelle proposte elettorali.

“Siamo ormai al punto in cui i Comuni chiedono in prestito i soldi alle banche – spiega, polemizzando, l’avvocato Palma – le quali, ovviamente, applicano tassi di interesse come se si trattasse di un normale prestito a chiunque. I Comuni, quindi, usano le tasse per ripagare il prestito, come un poveretto che chiede i soldi allo strozzino”.

“E si faccia attenzione quando i politici e i tecnici si riempiono la bocca con aggettivi come ‘virtuoso’, o con i fondi europei, altro strumento folle nell’Italia dell’Euro – prosegue l’esperto –. Essere virtuosi è una ottusità alla Monti, è un concetto sdoganato da lui e da quelli come lui. Lo Stato, gli Enti locali, non sono come una famiglia. La famiglia deve poter risparmiare, Stato ed Enti locali assolutamente no! Per fare gli interessi della collettività occorre più spesa pubblica, non tagli! Nel sistema dell’euro e dei vincoli esterni, invece, se qualcuno non lo ha ancora inteso, si tagliano le voci di spesa pubblica più sensibili e si privatizzano i servizi pubblici essenziali, in pratica si massacrano i più deboli, si crea povertà diffusa.

E attenzione anche quando ci parlano degli sprechi, i quali, benché deprecabili, non c’entrano assolutamente nulla con la crisi economica.

Perché, parlando solo e soltanto di sprechi, non si dà mai spazio al fatto, ad esempio, che da oltre vent’anni l’Italia fa avanzo primario, cioè tassa più di quanto spende, al netto degli interessi passivi sul debito pubblico, in un sistema, quello dell’Euro, che costringe gli Stati privi ormai di sovranità monetaria a prendere in prestito i soldi dai mercati dei capitali privati, cioè dagli strozzini, e che quindi diventano proprietari delle nostre vite e delle Istituzioni”.

“È lo Stato che deve garantire i trasferimenti agli Enti Locali in misura di ciò che occorre a soddisfarne tutte le esigenze – dice ancora Palma – altrimenti, sarà sempre più facile tagliare tutto per tenersi in piedi. L’originaria formulazione dell’articolo 119 della Costituzione era perfetta: lo Stato trasferiva agli Enti Locali ciò che serviva per soddisfarne tutti i bisogni. Punto. Ora, con l’euro e l’Unione Europea, non è più così”.

Sui Comuni che non possono creare lavoro, Palma afferma che “Possono invece farlo nei limiti di spesa. È tuttavia impossibile nel sistema euro creare la piena occupazione, mentre  in passato era diverso. Perché si chiedevano i trasferimenti allo Stato, perché soprattutto al sud deindustrializzato si toglievano le persone dalle rovine della disoccupazione assumendole nelle amministrazioni locali, mentre al nord il fenomeno era meno ‘forte’, ma anche il nord ormai è pressoché deindustrializzato. Gli ‘orrori’ del modello economico neoliberista si trovano anche al nord”.

Dunque, per il giurista e scrittore di origini pugliesi, “Bisogna aumentare la spesa pubblica, non diminuirla. Quindi, per quel che riguarda i Comuni, è necessario violare il patto di stabilità interno. Non va mai dimenticato che c’è una sentenza della Corte Costituzionale, la numero 275 del 2016, che dice che il principio dell’equilibrio di bilancio, cioè il pareggio di bilancio, non può mai prevalere sui diritti incomprimibili. Quindi, va da sé che per garantire questi diritti, si possa violare il patto di stabilità interno. E chi parla di fondi europei è come quel tale che ti consiglia di andare dallo strozzino. Idem i project financing, alla fine si va sempre a bussare al privato, facendo più danni di quanti se ne possano immaginare”.

Sulla campagna elettorale al fianco di Mori a Genova – conclude Palma – “La stiamo portando avanti sul territorio, utlilizzando al meglio anche i social network e le tv locali. Non so come risponderà elettoralmente la cittadinanza, ma per noi è arrivata l’ora di spezzare le catene euriste. Le stesse che producono il terribile e criminale patto di stabilità interno”.

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Intervista che l’avvocato Giuseppe PALMA ha rilasciato al quotidiano on-line AbruzzoWeb il 05 giugno 2017: http://www.abruzzoweb.it/contenuti/comuni-italiani-sforate-patto-stabilita-e-strozzinaggio-ora-piu-spesa-pubblica-/629253-2/

 

lacostituzioneblog.com

 

 

 

I nuovi intellettuali e le rovine (articolo di Matteo Fais su “L’intellettuale Dissidente”)

Proponiamo qui di seguito il link di un interessante articolo di Matteo Fais pubblicato oggi su “L’Intellettuale Dissidente”…

I nuovi intellettuali e le rovine:

http://www.lintellettualedissidente.it/letteratura-2/nuovi-intellettuali-rovine/

lacostituzioneblog.com