Ilaria Bifarini su La7 spiega la sottomissione del Paese a Bruxelles

Una grande Ilaria Bifarini spiega su La7, durante la trasmissione Coffee Break cui era ospite, la sottomissione del Paese a Bruxelles.

Buona visione:

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“Oltre le barricate” intervista Giuseppe PALMA su euro, Costituzione, Trattati europei, Fiscal Compact, ius soli, Ceta, Parlamento abusivo e legge Fiano (intervista-video)

Propongo qui di seguito l’intervista-video che ho rilasciato il 16/7/2017 a “Oltre le barricate” su euro, Costituzione, Trattati europei, Fiscal Compact, pareggio di bilancio in Costituzione, ius soli, Ceta, Parlamento abusivo e legge Fiano.

Durata, circa 47 minuti.

Buon ascolto:

Un parlamento e un governo di abusivi continuano a fare danni, tra Ceta, vaccini e immigrazione di massa. Intervista all’avvocato Giuseppe Palma

Avv. Giuseppe PALMA

 

 

Fiscal Compact e pareggio di bilancio: questo è l’economista che “consigliava” Renzi? (di Giuseppe PALMA)

Questi due tweet di Luigi Marattin, consigliere economico a Palazzo Chigi ai tempi in cui Renzi era Presidente del Consiglio dei ministri (e forse anche tutt’ora), non meritano commenti. Sarà il lettore a giudicare:

Entrambi i tweet risalirebbero al gennaio 2013, quando Renzi non era ancora Presidente del Consiglio. All’epoca a Palazzo Chigi c’era ancora Mario Monti. E Marattin seguiva probabilmente l’onda del momento… ma il suo pensiero è esattamente quello di cui sopra. Per cui, durante gli anni in cui Renzi è stato a Palazzo Chigi, avendo avuto costui quale “consigliere” economico, il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio in Costituzione erano cosa “buona e giusta”!

Il Partito Democratico non è credibile. Oggi sono tutti contro il Fiscal Compact e contro il pareggio di bilancio in Costituzione. Allora perché Matteo Renzi, con la sua riforma costituzionale bocciata a furor di popolo al referendum confermativo dello scorso 4 dicembre, non abrogò – con quella sua stessa riforma – le disposizioni con le quali (nel 2012) fu introdotto in Costituzione il vincolo capestro del pareggio di bilancio?

Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei… 

Giuseppe PALMA

 

Mario Monti ammette sul Corriere: è Mario Draghi il padre del Fiscal Compact (di Giuseppe PALMA)

Ecco uno stralcio dell’intervista che Mario Monti ha rilasciato a Federico Fubini del Corriere della Sera il 14 luglio.

In pratica Mario Monti afferma espressamente che il Fiscal Compact nasce da un’idea di Mario Draghi a fine 2011, e ciò anche per accreditarsi nei confronti di Angela Merkel

Leggete. E capirete come Mario Draghi ha tradito il Paese!

Fubini: Però Renzi la accusa di aver approvato il Fiscal Compact, lasciando ai governi successivi l’onere di applicarlo. Vorrà pur rispondergli.
Monti: «Il Fiscal Compact ha un padre, Mario Draghi, che lanciò l’idea nel dicembre 2011 appena diventato presidente della Bce, e una madre, Angela Merkel, che la spinse politicamente. Draghi doveva accreditarsi presso quel mondo tedesco che era preoccupato per l’arrivo al vertice della BCE di un italiano, sia pure con ottima reputazione. Draghi decise anche di cessare gli acquisti di titoli di Stato italiani da parte della Bce, che avevano dato ossigeno al governo Berlusconi nell’estate e autunno 2011, senza peraltro riuscire a frenare l’impennata dello spread a causa della sfiducia dei mercati verso un governo che non era in grado di prendere i provvedimenti necessari».

Capito chi ha voluto e ideato il Fiscal Compact? Ecco mostrato l’intreccio per cui PD-PDL-UDC decisero nel 2012 di votare in favore della ratifica di quel Trattato-crimine! Su spinta di Mario Draghi, gli esecutori Bersani, Berlusconi e Casini tradirono il Paese! Il tutto per compiacere i mercati (dai quali siamo costretti ad andare a prendere la moneta in prestito avendo perso sovranità monetaria) e Angela Merkel.

Del resto, il ministro della giustizia Andrea Orlando lo ammise espressamente a La Versiliana a settembre 2016, quando disse che se il Parlamento italiano non avesse inserito in Costituzione il vincolo del pareggio di bilancio previsto dal Fiscal Compact, la BCE avrebbe “chiuso i rubinetti”. E chi era il presidente della BCE nella primavera-estate del 2012? Proprio Mario Draghi, cioè il padre del fiscal compact!

Tutto torna. Siamo stati traditi da una classe politica che andrebbe processata per Alto Tradimento!

Giuseppe PALMA 

 

Ma il Fiscal Compact non è nei Trattati. La Ue non può obbligarci ad accettarlo (di Paolo Becchi e Giuseppe Palma su “Libero” di oggi) 

Ma il Fiscal Compact non è nei Trattati.
La Ue non può obbligarci ad accettarlo

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma
su “Libero” di oggi 
In questi giorni si fa di nuovo un gran parlare di Fical Compact. Dopo che con il solo voto contrario della Lega quel Trattato nel 2012 è stato ratificato dal nostro parlamento, Renzi vorrebbe ora porre il veto in Europa al suo inserimento all’interno dei Trattati europei.
Sul punto regna parecchia confusione, pertanto ci permettiamo di ricordare alcune cose. Il Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’Unione economica e monetaria (altrimenti detto Fiscal Compact o patto di bilancio europeo) è un Trattato intergovemativo e quindi come tale non rientra nel diritto originario della Ue. Esso prevede misure che sono in palese contrasto non solo con la maggior parte delle Costituzioni nazionali degli Stati membri, ma anche con gli stessi Trattati dell’Unione europea. Questi, da Maastricht a Lisbona, non prevedono infatti né la misura del pareggio di bilancio (introdotta dal Fiscal Compact), né l’obbligo di costituzionalizzazione di nessuno dei parametri da essi stabiliti.
Secondo il Trattato di Maastricht il rapporto deficit-Pil deve attestarsi entro la misura del 3%, parametro confermato in seguito anche dal Trattato di Lisbona. Addirittura i Trattati della Ue ammettono che in casi eccezionali l’indice del 3% possa persino essere legittimamente superato. Il Fiscal Compact, di contro, prevede zero spesa a deficit (cioè sostanzialmente il pareggio di bilancio), quindi è in aperto contrasto con il diritto dell’Unione, costituito dai Trattati istitutivi, che invece la spesa a deficit la consentono seppur entro i limiti indicati. Ciononostante ci è stato imposto – proprio attraverso il Fiscal Compact – il pareggio di bilancio.
La questione ridotta ai minimi termini è la seguente: se il diritto dell’Unione europea consente la spesa a deficit nella misura del 3% del Pil, ammettendo persino il superamento di quella soglia, il Fiscal Compact, prevedendo invece l’obbligo del pareggio di bilancio, lede palesemente quanto previsto dal diritto dell’Unione.
Il Fiscal Compact, in quanto non conforme ai Trattati istitutivi della Ue, pertanto semplicemente non dovrebbe essere applicato. Non basta dire, come Renzi, che non intendiamo inserirlo nei Trattati, con cui peraltro è incompatibile, bisogna dire che è carta straccia. Chi oggi ancora lo difende fa solo propaganda o non sa di cosa parla. Non stiamo dicendo niente di nuovo. Questa, come è noto, è la tesi sostenuta da tempo da uno dei più illustri giuristi italiani, Giuseppe Guarino, classe 1922, ex professore universitario di diritto pubblico ed ex ministro.
Già nel periodo immediatamente successivo alla ratifica del Fiscal Compact, Guarino argomentava che, se avessimo voluto rispettare i Trattati europei, quel trattato intergovemativo non andava applicato. Così come, aggiungiamo noi, non si doveva procedere all’inserimento in Costituzione del vincolo del pareggio di bilancio, misura capestro imposta proprio dal Fiscal Compact. I trattati europei avevano come scopo una crescita sostenibile e non esiste precedente nella storia in cui gli Stati, volendo conseguire obiettivi di crescita, si siano vincolati al rispetto del pareggio di bilancio.
Eppure tutto ciò è accaduto. Ed è accaduto, per la prima volta, proprio nell’era dell’Unione europea. Una follia di cui paghiamo e continueremo a pagare le conseguenze. E la cosa che più sconforta è che a ricordare queste cose oggi si passa per essere dei sovversivi. Quando i sovversivi in realtà sono coloro che per salvare l’euro hanno violato addirittura tutti i Trattati della Ue.
Prof. Paolo Becchi
Avv. Giuseppe Palma 

Fiscal Compact: perché Renzi non abrogò il pareggio di bilancio in Costituzione con la sua riforma costituzionale? (articolo di Giuseppe Palma su “Il Giornale d’Italia” di oggi)

Propongo la lettura del mio articolo pubblicato oggi su “Il Giornale d’Italia“, a pagina 3, dal titolo: “A proposito di Fiscal Compact: perché Renzi con la sua riforma non abrogò il pareggio di bilancio?

http://edicoladigitale.ilgiornaleditalia.org/giornaleditalia/books/giornaleditalia/2017/20170713giornaleditalia/index.html#/3/

Testo dell’articolo: 

Nel suo ultimo libro “Avanti. Perché l’Italia non si ferma“, uscito pochi giorni fa, Matteo Renzi propone di superare il Fiscal Compact (che prevede, tra le altre scempiaggini, zero spesa a deficit) e di portare il livello di spesa pubblica annuale al 2,9% del rapporto deficit/Pil, insomma, tornare ai parametri di Maastricht.

Che poi, a dirla tutta, al netto degli interessi passivi sul debito pubblico, faremmo sempre e comunque avanzo primario. Quindi serve a nulla! Tanto più che, proprio lo stesso Renzi, fino a qualche anno fa affermava che il tetto del 3% era anacronistico e dannoso, mentre adesso sarebbe salvifico. In pratica ci hanno fatto sprofondare all’inferno per poi dirci che il purgatorio era buono.

Ciò detto, dopo l’uscita di “Avanti“, tutto il Partito Democratico sembra essersi convertito sulla necessità di rinnegare il Fiscal Compact, dopo che – nel 2012 – oltre ad esprimere voto favorevole alla sua ratifica (è un Trattato intergovernativo), votò in favore anche della vile costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio, una norma capestro che esautora non solo il diritto al lavoro di cui ai Principi Fondamentali della nostra Costituzione, ma anche la specificazione del predetto diritto agli articoli 35 e seguenti rubricati alla Parte Prima della Carta.

Era il 2012. Renzi si è insediato a Palazzo Chigi nel febbraio 2014 e vi è rimasto fino al dicembre 2016. In quasi tre anni l’ex Presidente del Consiglio altro non ha fatto che rispettare le indicazioni capestro provenienti da Bruxelles, ottenendo solo briciole. Anzi, spesso usava dire che bisognava rispettare le regole europee, anche se sbagliate.

E dov’era il Segretario del PD quando, pochi mesi fa, Bruxelles ci chiedeva una manovra correttiva da 3,4 miliardi di euro e il Governo Gentiloni obbediva acriticamente facendosela votare proprio da quel PD di cui Renzi era ed è il Segretario?

Ma il problema è un altro.

Ricordate la riforma costituzionale bocciata a furor di popolo in sede referendaria lo scorso 4 dicembre? Bene. Quella riforma, il cui ddl iniziale recava firma Renzi-Boschi, NON provvedeva all’abrogazione del vincolo del pareggio di bilancio introdotto in Costituzione nel 2012! Quindi, caro Matteo, cosa ci sei venuto a dire? Se davvero avessi voluto superare il Fiscal Compact, avresti potuto benissimo provvedere ad abrogare il vincolo del pareggio di bilancio in Costituzione con la Tua riforma costituzionaleCosa che non hai fatto. Quindi, adesso, cosa vuoi dal popolo? Che Ti creda come nel 2014?

Che poi, a dire il vero, il veto che Renzi dice di voler porre sul Fiscal Compact è solo riferito all’introduzione dello stesso all’interno dei Trattati europei, cioè del diritto originario dell’UE. Il Trattato intergovernativo siglato e ratificato nel 2012, quello, purtroppo, resta. Così come resta il vincolo del pareggio di bilancio in Costituzione!

Il Partito Democratico è ormai allo sbando. E con esso il suo Segretario. E ancor peggio i fuoriusciti Bersani e company, cioè quelli che pigiarono materialmente il tasto verde nelle Aule parlamentari in ratifica del Fiscal Compact e in approvazione del vincolo del pareggio di bilancio in Costituzione.

E’ dunque giunta l’ora di tornare alle urne. Più passa il tempo e più un Parlamento abusivo, costituitosi in grave alterazione del principio di rappresentatività democratica (Corte costituzionale, sent. 1/2014; Corte di cassazione, sent. 8878/2014), reca gravi danni al Paese!

Avv. Giuseppe PALMA

 

Se ha fatto il patto sui migranti l’ex premier va processato (articolo di Paolo BECCHI e Giuseppe PALMA su Libero di oggi)

Su Libero di oggi, a pagina 6, un articolo a firma di Paolo BECCHI e Giuseppe PALMA sugli eventuali risvolti di natura penale in merito al presunto accordo di Renzi con l’UE sul “baratto” migranti/flessibilità dei conti pubblici:

Se ha fatto il patto sui migranti l’ex premier va processato

Secondo l’ex ministro degli Esteri del governo Letta, Emma Bonino, dal 2014 al 2016 il governo Renzi si sarebbe impegnato per conto dell’Italia, d’accordo con altri governi europei, ad accogliere tutti i migranti che giungevano in Europa. E fin qui nulla di nuovo, visto che ciò è scritto nero su bianco sugli accordi relativi all’operazione Triton. Il problema sorge se, come ha lasciato velatamente intendere l’ex ministro della Difesa del governo Letta, Mario Mauro, ciò fosse avvenuto in cambio di una maggiore flessibilità da parte dell’Ue sui nostri conti pubblici, circostanza non scritta evidentemente da nessuna parte, ma tutto di un eventuale accordo segreto tra il governo Renzi e l’Ue. In cambio di una flessibilità, che gli serviva a scopi politici, è possibile che Renzi abbia tradito il Paese, consentendo l’invasione migratoria, indirizzata unicamente sul nostro territorio? Le dichiarazioni della Bonino e di Mauro, se lette insieme, a tanto porterebbero. Molti ne hanno parlato, avanzando critiche anche dure, ma nessuno ha sottolineato un punto decisivo: se un accordo di quel tipo vi è stato, come l’accordo segreto di scambio tra petrolio e migranti a Malta (di cui su Libero si è già data notizia), la cosa avrebbe persino riflessi penali.

Vi sarebbero infatti responsabilità penali, oltre che politiche, in capo all’ex presidente del Consiglio ed eventuali ministri in concorso con lui. L’art. 243 del codice penale recita: «Chiunque tiene intelligenze con lo straniero affinché uno Stato estero muova guerra o compia atti di ostilità contro lo Stato italiano, ovvero commette altri fatti diretti allo stesso scopo, è punito con la reclusione non inferiore a dieci ami. Se la guerra segue o se le ostilità si verificano, si applica l’ergastolo».

La finalità della condotta non deve essere necessariamente la guerra, ma un qualsiasi atto di ostilità verso lo Stato. E, a quanto pare, di accordi segreti si tratterebbe, visto che Renzi si difende parzialmente dichiarando che gli accordi Triton sono scritti nero su bianco, lasciando senza risposta l’altra parte del problema, quello dello scambio con la flessibilità di cui non si fa nessun cenno in tali accordi.

La norma del codice penale punisce la condotta di chiunque stipuli accordi con lo straniero, di qualsiasi tipo, al fine di indurre lo Stato estero (o più Stati esteri) a muovere guerra o comunque a compiere atti di ostilità verso lo Stato italiano, i quali non necessariamente debbono tradursi in atti di violenza. Quali sono quindi gli «atti ostili»? Le «cessioni di sovranità» rientrano nel novero degli atti ostili puniti dall’art. 243 del codice penale? Si parta dal presupposto che l’articolo citato punisce i delitti contro la personalità dello Stato, quindi contro i suoi tre elementi costitutivi: popolo, territorio e potestà di imperio. Venisse meno anche solo uno di essi, verrebbe meno anche lo Stato. Renzi, in cambio di una flessibilità sui conti, che tra l’altro di fatto non c’è stata, avrebbe ceduto una parte ulteriore della nostra sovranità nazionale. E se qualcuno cede porzioni di sovranità nazionale in segreto, senza accordi trasparenti, compie certamente atto ostile nei confronti e a danno dello Stato. In nome di chi avrebbe agito il governo Renzi per quello scellerato accordo (segreto) con lo straniero? Perché di straniero si tratta, parliamoci chiaro. In nome di chi o di cosa, e con chi, Renzi avrebbe barattato la questione migranti con una maggiore flessibilità sui conti pubblici? E a giovamento di chi?

Al fine di fare chiarezza urgono, a nostro avviso, due cose 1) un pubblico ministero che apra un fascicolo e indaghi sulla vicenda; 2) una commissione parlamentare d’inchiesta che faccia luce su questa brutta storia. La cosa più sorprendente è che tutti ne continuino a parlare, ma nessuno faccia veramente qualcosa. I pubblici ministeri sembrano poco interessati e le forze politiche (tutte) anche. Tanto rumor per nulla, in fondo.

Prof. Paolo BECCHI

Avv. Giuseppe PALMA

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Legge Fiano: un caso di coscienza al limite della decenza (di Vetullio MUSSOLINI)

Di fronte ad una situazione economica ed occupazionale ai limiti della sopravvivenza e al cospetto dell’incontrollata invasione migratoria degli ultimi anni, a cosa pensa il Partito Democratico? Ad introdurre all’interno del codice penale una norma che punisce chiunque propagandi, con qualsiasi mezzo, l’ideologia fascista e nazionalsocialista.

Questo il testo dell’art. 293 bis del codice penale proposto dal relatore Emanuele Fiano del PD(Propaganda del regime fascista e nazifascista) “Chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero delle relative ideologie, anche solo attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne richiama pubblicamente la simbologia o la gestualità è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.
La pena di cui al primo comma è aumentata di un terzo se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici
”.

Ho alle spalle ben quarantadue anni di professione forense, quindi, leggendo la norma, ho pensato che siamo al limite della decenza democratica, se non già in una situazione di anti-democrazia conclamata.

Trattasi infatti non solo di reato di opinione contrario al senso e al significato profondo della nostra Costituzione, ma anche – e soprattutto – di problema culturale.

Dopo settantadue anni dalla morte di Benito Mussolini, e quindi dalla fine del fascismo, si ritiene finanche necessario invocare l’approvazione di una legge dello Stato per cancellare non solo un periodo morto e sepolto, ma addirittura la Storia del nostro Paese.

Il pensiero o l’ideologia fascista appartengono alla Storia, e, in quanto tali, non possono essere cancellati attraverso una norma del codice penale. Chi mai in Francia si sognerebbe di cancellare il bonapartismo? Eppure Napoleone ha sulla coscienza quasi tre milioni di morti. Mussolini, tra la guerra e il successivo periodo dell’occupazione tedesca, può essere accusato di non più di trecentomila morti.

Benito Mussolini era cugino di mio padre, Tullio Mussolini. In pratica mio nonno (il papà di mio padre) era fratello del papà del Duce. In casa ho migliaia di cimeli: dagli occhiali originali di Benito Mussolini ai quadri di Romano, dai telegrammi che il Duce indirizzava a mia madre ai ricordi di famiglia di Donna Rachele e Vittorio. Che faccio? Brucio tutto? Dovrò affrontare un processo penale perché uno Stato privo di cultura e di senso democratico intende dimostrare a se stesso, nonostante si sia auto-smantellato, che esiste ancora?

Non credo proprio che simboli, gadget , bandiere, fotografie o bottiglie di vino con l’immagine di Mussolini costituiscano un crimine a tal punto da preoccupare uno Stato democratico che sia fondato su basi solide. Mi pare ovvio che se uno Stato che vuole difendersi dal fascismo (che non c’è più) si fonda esso stesso su presupposti democratici di facciata e non su contenuti culturali di spessore, ovvero su una classe politica che non risponde più al popolo ma ai mercati finanziari e alle multinazionali, non solo avverte la necessità di approvare leggi liberticide, ma si serve addirittura di uomini di basso livello culturale nati sotto il segno dell’ambiguità e di Giano bifronte.

Avv. Vetullio MUSSOLINI

 

Caro Matteo, perchè non abrogasti il pareggio di bilancio in Costituzione con la Tua riforma costituzionale? Chi sono i Tuoi consiglieri? (di Giuseppe PALMA)

Nel suo ultimo libro “Avanti. Perché l’Italia non si ferma“, Matteo Renzi propone di superare il Fiscal Compact (che prevede, tra le altre scempiaggini, zero spesa a deficit) e di portare il livello di spesa pubblica annuale al 2,9% del rapporto deficit/Pil, insomma, tornare ai parametri di Maastricht.

Che poi, a dirla tutta, al netto degli interessi passivi sul debito pubblico, faremmo sempre e comunque avanzo primario. Quindi serve a nulla!

Ciò detto, dopo l’uscita di “Avanti“, tutto il Partito Democratico sembra essersi convertito sulla necessità di rinnegare il Fiscal Compact, dopo che – nel 2012 – oltre ad esprimere voto favorevole alla sua ratifica (è un Trattato intergovernativo), votò in favore anche della vile costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio, una norma capestro che esautora non solo il diritto al lavoro di cui ai Principi Fondamentali della nostra Costituzione, ma anche la specificazione del predetto diritto agli articoli 35 e seguenti rubricati alla Parte Prima della Carta.

Era il 2012. Renzi si è insediato a Palazzo Chigi nel febbraio 2014 e vi è rimasto fino al dicembre 2016. In quasi tre anni l’ex Presidente del Consiglio altro non ha fatto che rispettare le indicazioni capestro provenienti da Bruxelles, ottenendo solo briciole. Anzi, spesso usava dire che bisognava rispettare le regole europee, anche se sbagliate.

E dov’era il Segretario del PD quando, pochi mesi fa, Bruxelles ci chiedeva una manovra correttiva da 3,4 miliardi di euro e il Governo Gentiloni obbediva acriticamente facendosela votare proprio da quel PD di cui Renzi era ed è il Segretario?

Ma il problema è un altro.

Ricordate la riforma costituzionale bocciata in sede referendaria lo scorso 4 dicembre? Bene. Quella riforma, il cui ddl iniziale recava firma Renzi-Boschi, NON provvedeva all’abrogazione del vincolo del pareggio di bilancio introdotto in Costituzione nel 2012! Quindi, caro Matteo, cosa ci sei venuto a dire? Se davvero avessi voluto superare il Fiscal Compact, avresti potuto benissimo provvedere ad abrogare il vincolo del pareggio di bilancio in Costituzione con la Tua riforma costituzionale. Cosa che non hai fatto. Quindi, adesso, cosa vuoi dal popolo? Che Ti creda come nel 2014? 

Che poi, a dirla tutta, il veto che Renzi dice di voler porre sul Fiscal Compact è solo riferito all’introduzione dello stesso all’interno dei Trattati europei, cioè del diritto originario dell’UE. Il Trattato intergovernativo siglato e ratificato nel 2012 purtroppo quello resta. Così come resta il vincolo del pareggio di bilancio in Costituzione!

Del resto, se questo era uno dei consiglieri economici a Palazzo Chigi negli anni in cui Renzi era Presidente del Consiglio, le risposte posso benissimo darmele da solo…

Che il buon Dio salvi la mia amata Patria!

Avv. Giuseppe PALMA

 

Europa federale? Lettera aperta a Papa Francesco (di Giuseppe Palma)

Santità,

ho letto con enorme stupore che, nell’intervista che avete rilasciato ad Eugenio Scalfari su Repubblica, avreste detto sull’Europa: “O diventa una comunità federale oppure con conterà più nulla nel mondo”.

Se mi consentite Santità, da umile e indegno cristiano quale sono, vorrei portare alla Vostra attenzione alcuni aspetti criminali di questa Europa.

Questa è l’Europa dell’euro, la moneta unica europea che, essendo un accordo di cambi fissi, impone agli Stati che l’hanno adottata e che vogliano essere competitivi, non potendo più intervenire sul cambio, di intervenire sul lavoro, cioè riducendo i salari e comprimendo le garanzie costituzionali, contrattuali e di legge in favore del lavoratore. E, citando Karl Marx, il capitale ha bisogno di un vero e proprio “esercito industriale di riserva” che crei una guerra tra poveri allo scopo di comprimere salari e tutele in favore del lavoratore.

Ma non è solo questo il punto.

L’Europa, a mio modesto parere, non può essere confusa con l’Unione Europea, una struttura sovranazionale verticistica ed anti-democratica che persegue finalità del tutto differenti rispetto a quelle scolpite con il sangue all’interno della maggior parte delle Costituzioni nazionali degli Stati membri.

Sempre a proposito dell’euro vorrei condurre la Vostra attenzione sulle seguenti argomentazioni: pur essendo una moneta fiat, cioè creata dal nulla dalla BCE (e più precisamente dalle banche centrali di ciascuno Stato appartenenti al SEBC), non è destinata ai Governi, bensì alle riserve dei mercati dei capitali privati (es. banche private e assicurazioni). Ciascuno Stato dell’eurozona – avendo perso sovranità monetaria – è quindi costretto ad andarsi a cercare la moneta. E può farlo principalmente in tre modi: a) chiedendola in prestito ai mercati dei capitali privati che applicano tassi di interesse commisurati all’affidabilità finanziaria di ciascuno Stato a poterla “restituire” (quindi lo Stato è costretto ad effettuare tagli selvaggi alle voci di spesa pubblica più sensibili come sanità, pensioni e istruzione); b) estorcendola a cittadini e imprese attraverso l’aumento delle tasse, l’inasprimento dei sistemi di accertamento fiscale e – anche qui – effettuando tagli selvaggi alla spesa pubblica; c) attraverso investimenti stranieri e quindi attraendo capitali esteri, ma, come Voi potrete immaginare, chi detiene e investe il capitale non vuole fare i conti con i cosiddetti “irritanti commerciali”, cioè con quelle tutele costituzionali a garanzia soprattutto del lavoro e della salute, costringendo ciascuno Stato a smantellare se stesso.

Ciò detto, Santo Padre, quale Europa federale vorreste che si costituisse? Quella del Fiscal Compact, che impone zero spesa a deficit incidendo negativamente sul diritto costituzionalmente garantito della piena occupazione? O quella che impone addirittura l’avanzo primario? O quella che persegue le finalità di progresso sociale e piena occupazione all’interno della cornice capestro rappresentata dalla stabilità dei prezzi e da un’economia sociale di mercato fortemente competitiva? Dove, come ho già evidenziato, il peso della competitività – non essendo più possibile scaricarlo sulla moneta – lo si scarica sul lavoro!

Ma v’è di più, Eccellentissimo Padre.

Le “cessioni di sovranità nazionale” poste in essere dalla nostra classe politica negli ultimi decenni non sono affatto conformi alle intenzioni dei Padri Costituenti, i quali, se si leggono i verbali dei lavori preparatori dell’Assemblea Costituente – che costituiscono fonte autentica di interpretazione della nostra Costituzione -, vietavano le cessioni di sovranità consentendo soltanto circoscritte “limitazioni” verso un ordinamento sovranazionale che garantisse la pace e la giustizia fra le Nazioni in condizioni di parità con gli altri Stati, riferendosi esclusivamente all’ONU. Non è di certo l’Unione Europea che garantisce pace e giustizia fra le Nazioni, e questo lo si vede tutti i giorni: Grecia e Italia docet!

Continuerò a lottare attraverso la cultura e la libera divulgazione, Eccellentissimo Padre, perché mia figlia – sulla quale umilmente Vi chiedo di voler pregare – non cresca e non viva in questa Unione Europea, struttura del tutto differente dall’idea nobile di Europa degli Stati liberi e sovrani in grado di non farsi la guerra ma di cooperare pacificamente tra di loro.

E nell’Unione Europea, come previsto dai suoi stessi Trattati istitutivi, la regola principe è proprio la competizione selvaggia. Con l’euro quale strumento di governo!

Vogliate perdonarmi Santità se, con questa lettera, ho osato troppo.

Sempre Vostro umilissimo servitore.

Giuseppe PALMA