Atto di denuncia/querela contro le cessioni di sovranità nazionale (a cura dell’avv. Mori)

Qui di seguito l’atto di denuncia/querela predisposto dall’avv. Marco Mori, contro le cessioni di sovranità nazionale e contro chi le commette o invita a commetterle.

Stampate l’atto qui di seguito riportato, compilatelo negli spazi bianchi con i vostri dati e firmatelo. Dopo di che depositatelo presso la Procura della Repubblica c/o il Tribunale del vostro Paese oppure presso la Stazione dei Carabinieri o il Commissariato di Polizia di competenza del vostro luogo di residenza o dimora: 

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PROCURA DELLA REPUBBLICA

ATTO DI DENUNCIA – QUERELA

Promosso da __________________________________________________ nato/a a _______________________ il ____________________ e residente in____________________________, via ____________________________ ed ai fini del presente atto elettivamente domiciliato presso lo studio e la persona dell’Avv. Marco Mori che condivide in toto il contenuto del presente atto da esso integralmente redatto in ogni sua parte (C.F.: MRO MRC 78P29 H183L – Tel e Fax: 0185.23122 – Pec: studiolegalemarcomori@pec.it), sito in Rapallo (GE), C.so Mameli 98/4.

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L’art. 1 della Costituzione Italiana recita:L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

-L’art. 11 della Costituzione Italiana dispone:“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente in condizioni di parità con gli altri Stati, alle LIMITAZIONI di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni;promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

-L’art. 243 c.p. punisce: Chiunque tiene intelligenze con lo straniero affinché uno Stato estero muova guerra o compia atti di ostilità contro lo Stato italiano, ovvero commette altri fatti diretti allo stesso scopo, è punito con la reclusione non inferiore a dieci anni. Se la guerra segue, si applica la pena di morte; se le ostilità si verificano, si applica l’ergastolo”.

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PREMESSO IN FATTO

1) I trattati europei costituiscono pacifiche cessioni della nostra sovranità, l’art. 3 TFUE infatti dispone un elenco di materie in cuil’Unione Europea ha competenza esclusiva, ovvero:

-unione doganale;

-definizione delle regole di concorrenza necessarie al funzionamento del mercato interno;

-politica monetaria per gli Stati membri la cui moneta è l’euro;

-conservazione delle risorse biologiche del mare nel quadro della politica comune di caccia e pesca;

-politica commerciale comune;

2) La Costituzione italiana, con il suo art. 11 Cost., non consente la cessione di sovranità, autorizzando unicamente la sua limitazione a fini di pace e giustizia, oltre che in condizioni di reciprocità tra le nazioni, norma concepita espressamente per la sola adesione dell’Italia all’O.N.U;

3) Uno Stato può esistere unicamente se ha i propri elementi fondanti irrinunciabili. Essi sono il popolo, il territorio ed appunto la sovranità del popolo sul territorio stesso. La nostra Costituzione infatti fissa nei suoi principi fondamentali il concetto centrale di appartenenza della sovranità al popolo (art. 1 Cost.);

4) La Corte Costituzionale, da ultimo con la sentenza n. 238/14, ha avuto modo di ribadire che i principi fondamentali dell’ordinamento costituiscono barriera invalicabile all’ingresso delle norme dell’Unione Europea nel nostro sistema giuridico. L’appartenenza della sovranità al popolo è un principio fondamentale dell’ordinamento, che non può essere superato dalle norme dell’Unione;

5) L’Italia non poteva in alcun modo cedere sovranità e tantomeno cedere ad esempio la sovranità monetaria, che oggi appartiene in via esclusiva al SEBC, al sistema europeo delle Banche Centrali, che la esercita in via indipendente (ex art. 130 TFUE) da qualsivoglia decisione dei Parlamenti, europeo e nazionali, con buona pace anche del disposto dell’art. 47 Cost. che prevede che la Repubblica debba invece disciplinare, coordinare e controllare il credito;

6) In merito alla cessione della sovranità monetaria ed alle sue incredibili conseguenze valgano su tutte le parole dell’ex Presidente della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky: Si parla di fallimento dello Stato come di cosa ovvia.

Oggi, è “quasi” toccato ai Greci, domani chissà. È un concetto sconvolgente, che contraddice le categorie del diritto pubblico formatesi intorno all’idea dello StatoEsso poteva contrarre debiti che doveva onorare. Ma poteva farlo secondo la sostenibilità dei suoi conti. Non era un contraente come tutti gli altri. Incorreva, sì, in crisi finanziarie che lo mettevano in difficoltà. Ma aveva, per definizione, il diritto all’ultima parola. Poteva, ad esempio, aumentare il prelievo fiscale, ridurre o “consolidare” il debito, oppure stampare carta moneta: la zecca era organo vitale dello Stato, tanto quanto l’esercito.Come tutte le costruzioni umane, anche questa poteva disintegrarsi e venire alla fine. Era il “dio in terra”, ma pur sempre un “dio mortale”, secondo l’espressione di Thomas Hobbes. Tuttavia, le ragioni della sua morte erano tutte di diritto pubblico: lotte intestine, o sconfitte in guerra. Non erano ragioni di diritto commerciale, cioè di diritto privato.

Se oggi diciamo che lo Stato può fallire, è perché il suo attributo fondamentale — la sovranità — è venuto a mancare. Di fronte a lui si erge un potere che non solo lo può condizionare, ma lo può spodestare. Lo Stato china la testa di fronte a una nuova sovranità, la sovranità dei creditori”.

7) Il codice penale ovviamente punisce i delitti contro la personalità giuridica dello Stato, ovvero punisce coloro che attentano agli elementi fondanti dello Stato stesso, appunto popolo, territorio e sovranità;

8) Nel 2006 alcune norme penali furono incredibilmente modificate, il 241 c.p. ad esempio vide l’introduzione della violenza quale nuovo elemento costitutivo del reato (violenza che peraltro oggi esiste, visto che la leva con cui sottraggono ulteriore sovranità agli Stati è quella del ricatto economico ottenuto artificialmente attraverso l’applicazione di regole giuridiche che portano matematicamente alla recessione. Tuttavia spiegarlo sin d’ora appesantirebbe un atto che vuole essere lineare e semplice per “spingere” codesta Procura ad aprire finalmente un’indagine seria sul tema, anziché archiviare come se si trattasse di mere fantasie. Si resta comunque a disposizione del P.M. per approfondire il punto qualora si voglia dare un maggiore spessore all’attività investigativa. L’intreccio tra politica e finanza d’altronde è ormai oltremodo evidente e conclamato);

9) L’art. 243 c.p. invece non ha subito modifica alcuna e tale norma punisce, anche i semplici accordi diretti a commettere atti ostili contro la personalità giuridica dello Stato, ovvero gli accordi diretti a colpire uno degli elementi fondanti di esso;

10) Chi ha ceduto la nostra sovranità stipulando i trattati europei, chi ci mantiene in tali condizioni asservendoci quotidianamente al vincolo esterno di Bruxelles obbligandoci a subire la sovranità dei creditori, chi pianifica o invoca ulteriori cessioni della nostra sovranità, commette o ha commesso il delitto di cui all’art. 243 c.p.;

11) Stiamo dunque parlando di reati commessi da tutte le più alte cariche dello Stato dal 1992 ad oggi, nonché dai membri del Parlamento che a vario titolo hanno consapevolmente appoggiato le cessioni di sovranità compiute, reati che oggi permangono e sono in corso di consumazione;

12) Con decreto del 6.10.2017 che si produce il Tribunale Penale di Cassino, in persona del G.I.P. Massimo Lo Mastro, seppur incidentalmente, ha finalmente confermato, accogliendo le tesi dello scrivente sul punto, che la cessione di sovranità è un atto illecito punito dal codice penale quando ne ricorrono i presupposti oggettivi e soggettivi:“(omisiss…) rileva questo giudice la differenza tra limitazioni e cessione di sovranità, non ritenendo (giustamente – n.d.s.) detti concetti assimilabili. L’art. 11 Cost. precisa e fissa, con estrema chiarezza a quali condizioni sia possibile “limitare” la sovranità nazionale (ovvero limitare la sovranità popolare). Proprio perché senza sovranità lo Stato non esisterebbe, i limiti della Costituzione in materia di compressione del potere d’imperio sono rigorosi (proprio per questo il legislatore si è occupato di sanzionare penalmente la lesione del potere d’imperio e dello Stato e si parla all’uopo di delitti contro la personalità giuridica internazionale dello Stato ove ne risultino integrati gli estremi oggettivi e soggettivi). Orbene (omissis…) la sovranità dunque non può essere ceduta ma solo limitata e anche le mere limitazioni hanno ulteriori “limiti”Fermo il divieto assoluto di cessioni, la limitazione della sovranità può avvenire unicamente in condizioni di reciprocità ed al fine esclusivo (ogni altra soluzione è stata espressamente bocciata in seno all’Assemblea Costituente) di promuovere un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le nazioni. Limitare significa circoscrivere un potere entro certi limiti, overo omettere di esercitare il proprio potere d’imperio (che pure deve rimanere intatto) in una determinata materia, oppure esercitarlo all’interno di certi limiti generalmente riconosciuti dal diritto internazionale a fini di pace e di cooperazione tra le nazioni. Purché il contenimento dell’esercizio del proprio potere (che secondo la nostra impostazione democratica, appartiene al popolo, ovvero al soggetto rappresentato), sia in ogni caso rispettoso degli ulteriori cd. “controlimiti” costituzionali (cfr. Sent. Corte Cost. 238/2014)La cessione di sovranità invece comporta la consegna ad un terzo di un potere d’imperio proprio di uno Stato che cosiì per definizione perde anche la propria indipendenza”.

Ovviamente questo è esattamente ciò che è avvenuto, l’Italia ha perso radicalmente la sua indipendenza e la sua sovranità, fatto inaccettabile.

Tutto ciò richiamato e premesso, l’esponente ritiene che i fatti sommariamente esposti costituiscano le condotte commissive del reato di cui all’art. 243 c.p..

IN DIRITTO

L’art. 243 c.p. che punisce: “Chiunque tiene intelligenze con lo straniero affinché uno Stato estero muova guerra o compia atti di ostilità contro lo Stato italiano, ovvero commette altri fatti diretti allo stesso scopo, è punito con la reclusione non inferiore a dieci anni. Se la guerra segue, si applica la pena di morte; se le ostilità si verificano, si applica l’ergastolo”.

Il verificarsi dell’evento bellico non è elemento necessariamente richiesto per la consumazione del reato in parola per il quale è sufficiente l’avvenuta intelligenza con lo straniero a tale fine o, per quanto qui interessa davvero, al fine di compiere anche altri atti altrimenti ostili alla nazione.

Tenere “intelligenze” significa semplicemente stringere un accordo con lo straniero, accordo che ai fini del reato in parola può anche essere assolutamente palese e non già occulto. La stipula di un trattato è pacificamente un atto d’intelligenza con lo straniero.

La qualificazione giuridica apparentemente meno immediata è quella che definisce appunto il concetto di “atto ostile diverso dalla guerra”.

Per comprendere il senso del termine basta ricordare il capo del codice penale in cui il reato è inserito, ovvero quello che mira a tutelare la personalità giuridica dello Stato.

Atti di ostilità sono tutte le azioni d’inimicizia diverse dalla guerra stessa che risultino dannose degli interessi del Paese anche qualora non coercitive o non violente.

L’ordinamento democratico della Repubblica italiana si basa ovviamente sulla nostra Costituzione, che all’articolo 1 attribuisce espressamente la sovranità al popolo. Tale passaggio costituisce l’essenza di una democrazia nel senso proprio del termine.

Un atto d’intelligenza con lo straniero che comporta la sottrazione della sovranità e dell’indipendenza nazionale deve necessariamente qualificarsi come “atto ostile” a quel bene giuridico che si può definire personalità dello Stato Italiano.

Non vi è infatti azione più ostile nei confronti di una nazione di quella diretta a cancellarne la sovranità o a menomarne l’indipendenza, poiché se ne compromette un elemento fondante ed irrinunciabile.

Ogni evento bellico è per sua definizione il tentativo di sottomettere un altro Stato menomandone proprio la sua sovranità e la sua indipendenza.

Infatti in caso di invasione armata lo Stato certamente non perde il territorio, che geograficamente rimane, non perde neppure il popolo, che nonostante i morti conseguenti alla guerra non si estingue completamente.Uno Stato invaso perde invece il potere d’imperio, ovvero la sovranità sul suo territorio.

Oggi la compromissione dell’indipendenza e della sovranità nazionale non avviene dunque con i carri armati, ma con i trattati europei che spogliano la nazione di qualsivoglia capacità giuridica in materia politica ed economica, siamo dunque in presenza di palesi atti ostili contro la personalità giuridica del Paese.

La cessione di sovranità dell’Italia in favore dell’Europa rappresenta indiscutibilmente la fine dell’Italia quale nazione libera ed indipendente, ciò è esattamente quello che accadrebbe in caso di occupazione militare del paese.

Laddove la cessione della sovranità e la menomazione dell’indipendenza avviene ricorre la piena punibilità ex art. 243 c.p. Atto ostile è pertanto semplicemente ciò che contrasta con la personalità dello Stato.

Se si parla di interessi nazionali la valutazione che spetterà all’Ill.mo PM che esaminerà il presente atto dovrà quindi essere esclusivamente giuridica e non di mera opportunità.

Anche se si ritenesse che la cancellazione dell’Italia come Stato possa essere atto compiuto nell’interesse del popolo italiano stesso (non è ovviamente così visto che si tratta unicamente di asservire il Paese al potere economico, ma non lo spiegherò in questa sede), ciò non toglierebbe la qualifica di atto ostile ad un trattato che disponga suddetta cancellazione.

Ergo il carattere ostile di un atto è in re ipsa nella cessione di sovranità compiuta in violazione di principi fondamentali della nostra costituzione indipendentemente dal fatto che si possa pensare o meno che tale cessione migliorerà la qualità della vita nel nostro paese.

Dunque discorsi come quelli di Mario Monti, di Giorgio Napolitano, di Mario Draghi, Laura Boldrini, Padoan, Matteo Renzi, Sergio Mattarella ove si enfatizza il disegno criminoso di “cedere” (dichiarano apertamente che non si tratta di limiti!) la sovranità nazionale in favore del regime violento dell’europa dei mercati e della finanza, non fanno altro che evidenziare indiscutibilmente l’elemento psicologico del reato in parola in capo a tutti i soggetti indicati.

Il fatto che gli ultimi tre Presidenti del Consiglio imposti dagli stranieri sponsorizzino la fine dell’Italia quale nazione sovrana ed indipendente, e legiferino in tale direzione, è per evidenza logica un atto ostile all’Italia.

Peraltro non impedire un evento che si ha l’obbligo di impedire equivale, ex art. 40 comma secondo c.p.c., a cagionarlo e certamente tra gli obblighi delle Istutuzioni vi è quello di conservare il potere d’imperio dello Stato.

Oggi il Governo ed il Parlamento non muovono un dito per riscattare la sovranità e riconsegnarla al popolo, anzi proseguono della direzione opposta.

In merito all’elemento psicologico necessario alla consumazione del reato non rileva che il soggetto agente voglia il male della popolazione italiana ma unicamente che il soggetto agente abbia il dolo specifico di compiere un atto ostile alla sopravvivenza della nazione Italia quale entità indipendente e sovrana dotata di propria personalità giuridica.

D’altro canto è facile comprendere, come già spiegato nelle premesse del presente atto e come ben rilevato dal Tribunale di Cassino, che la stessa definizione di Stato comporta il potere sovrano dello stesso sul proprio territorio, il cd. potere d’imperio.

Lo Stato appunto è popolo, territorio e sovranità, ed in uno Stato democratico la sovranità appartiene al popolo e dunque non può essere ceduta a terzi.

Se uno Stato non ha più questo potere perché sottoposto ad un “vincolo esterno”, qualsiasi siano le ragioni per cui ciò avviene, la personalità giuridica è irrimediabilmente perduta.

Che piaccia o meno costruire un nuovo Stato cancellando la personalità giuridica di quello in essere è sic et simpliciter un atto eversivo.

Senza poi dimenticare che questa Europa è semplicemente una dittatura finanziaria e non il sogno d’integrazione che pensavamo di portare avanti.

E’ in corso un vasto disegno per spazzare via le moderne democrazie e sostituirle con un ordinamento che tuteli unicamente gli interessi delle grandi lobby d’affari internazionali. Vedere e fermare questo disegno è compito delle Procure, assurdo combattere mafia o corruzione e non accorgersi che entrambi sono reati di serie B, rispetto a quelli commessi da coloro che ci stanno strappando la democrazia.

Riguardo poi ai fatti per cui è causa si significano a Codesta spettabile Procura alcune delle principali dichiarazioni confessorie che si sono registrate in questi anni, utilizzabili come primi elementi di prova a carico dei futuri indagati ed imputati.

Mario Monti: Io ho una distorsione che riguarda l’Europa ed è una distorsione positiva, anche l’Europa, non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di crisi e di GRAVI crisi per fare passi avanti. I passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario. E’ chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini, ad una collettività nazionale possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico di non farle diventa superiore al costo del farle perché c’è una crisi in atto visibile conclamata. Certamente occorrono delle autorità di enforcement (n.d.s. costrizione traducendo in Italiano) rispettate che si facciano rispettare che siano indipendenti e che abbiano risorse e mezzi adeguati oggi abbiamo in Europa troppi Governi che si dicono liberali e che come prima cosa hanno cercato di attenuare la portata la capacità di azione le risorse l’indipendenza delle autorità che si sposano necessariamente al mercato in un’economia anche solo liberale” (video visibile tra gli altri su https://youtu.be/VBvbKv-2ENY).

L’evidenza criminale del pensiero e dell’azione di Monti è eloquente e ribadito ad esempio anche in un’ulteriore disgustosa dichiarazione resa a La7 il 26.05.2015: “ma la domanda che io vi faccio è la seguente. In Europa ci sono in questo momento rischi chiari e ben identificati di disgregazione, la Grecia eventualmente fuori dall’euro, la Gran Bretagna eventualmente fuori dall’Unione Europea. (omissis…) Il quesito che io mi pongo è il seguente: non è per caso che forse le nostre democrazie (omissis…)diventano di fatto incompatibili con l’integrazione internazionale e con l’integrazione Europea(https://youtu.be/pBjxjRcSAFs – minuto 4:30 e 5:18).

In sostanza per l’ex Presidente del Consiglio e precedentemente membro e Presidente della Commissione Trilaterale, ovvero l’associazione eversiva della finanza internazionale che si proprone come scopo istituzionale quello di influenzare le politiche degli Stati a suo favore, la democrazia è un fastidio perché limita l’indipendenza di quel potere economico che serve con abnegazione.

Mario Monti fu anche l’autore con legge costituzionale n. 1/12 con cui è stato inserimento il principio del pareggio in bilancio in Costituzione, norma che rappresenta uno degli esempi più palesi della cessione della nostra sovranità, avvenuto in esecuzione del trattato cd. “Fiscal Compact” che prevedeva la costituzionalizzazione dei vincoli di bilancio europei.

Su tale riforma Costituzionale è clamorosa poi la confessione del Ministro della Giustizia Andrea Orlando: Oggi noi stiamo vivendo un enorme conflitto tra democrazia ed economia.Oggi, sostanzialmente, i poteri sovranazionali sono in grado di bypassare completamente le democrazie nazionali. Io faccio soltanto due esempi. I fatti che si determinano a livello sovranazionale, i soggetti che si sono costituiti a livello sovranazionale, spesso non legittimati democraticamente, sono in grado di mettere le democrazie di fronte al fatto compiuto”.

Di fronte a tale stato di cose si può parlare ancore di un’Italia sovrana ed indipendente, chiaramente no. Il compito a questo punto di fermare tale crimine non può che spettare all’unico potere dello Stato ancora in grado di farlo, la Magistratura.

I Padri Costituenti basavano proprio su di essa la speranza che il Paese non ritornasse nuovamente sotto una feroce dittatura, ma se la Magistratura non interverrà la storia non potrà che ripetersi.

Ma torniamo al discorso del Ministro Orlando, che prosegue ancor più duramente proprio appunto sulla genesi del pareggio in bilancio in Costituzione:

Faccio un esempio. La modifica – devo dire abbastanza passata sotto silenzio – della Costituzione per quanto riguarda il tema dell’obbligo diPareggio di Bilancio non fu il frutto di una discussione nel Paese. Fu il frutto del fatto che a un certo punto la Banca Centrale Europa, più o meno – ora la brutalizzo – disse: “O mettete questa clausola nella vostra Costituzione, o altrimenti chiudiamo i rubinetti e non ci sono gli stipendi alla fine del mese”. Io devo dire che è una delle scelte di cui mi vergogno di più, mi vergogno di più di aver fatto”. (video visibile su http://www.byoblu.com/post/2016/09/18/andrea-orlando-confessa-governo-sotto-ricatto-bce-sul-pareggio-di-bilancio.aspx).

E a proposito di riforme costituzionali. Clamorosamente confessoria ai fine dei reati di cui si dibatte è anche la relazione preparatoria del Governo Renzi al progetto di revisione costituzionale stoppato con il referendum del dicembre 2016.

Ivi a pag. 1 si legge: “Negli ultimi anni il sistema istituzionale si è dovuto confrontare con potenti e repentine trasformazioni, che hanno prodotto rilevanti effetti (omissis…)incidendo indirettamente sulla stessa forma di Stato e di Governo, senza tuttavia che siano stati adottati interventi diretti a ricondurre in modo organico tali trasformazioni entro un rinnovato assetto costituzionale (omissis…).Lo spostamento del baricentro decisionale connesso alla forte accelerazione del processo di integrazione europea e, in particolare, l’esigenza di adeguare l’ordinamento interno alla recente evoluzione della governance economica europea (da cui sono discesi, tra l’altro, l’introduzione del Semestre europeo e la riforma del Patto di stabilità e crescita) e alle relative stringenti regole di bilancio (omissis…) il complesso di questi fattori ha dato luogo ad interventi di revisione costituzionale rilevanti, ancorché circoscritti, che hanno da ultimo interessato gli articoli 81, 97, 117 e 119 della Carta, ma che non sono stati accompagnati da un processo organico di riforma in grado di razionalizzare in modo compiuto il complesso sistema di governo multilivello tra Unione europea, Stato e Autonomie territoriali, entro il quale si dipanano oggi le politiche pubbliche”.

In sostanza si dice chiaro e tondo che si è modificata surrettiziamente la forma di Stato e di Governo (ovviamente attraverso le cessioni di sovranità compiute a favore dell’UE) ergo, siccome quanto fatto ad oggi sarebbe illecito, occorre cambiare la Costituzione per sanare, per così dire ex post, quanto fatto.

Ma possiamo continuare, ecco il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che conferma ed invoca le cessioni di sovranità:“Quella stessa visione che ha condotto diciannove Paesi all’adozione di una moneta comune, con la cessione di sovranitàliberamente e consapevolmente scelta da parte di ciascuno Stato” (dichiarazione del Presidente del 5.07.2015 agli atti sul sito del quirinale.it).

Ovviamente il fatto che la cessione sia stata consapevole e libera, il che peraltro è assai discutibile (anzi non lo è perché è stata un’artificiale emergenza economica che l’ha imposta), non comporta il venir meno del fatto che essa costituisca pacificamente reato, come è reato farci rimanere in tale situazione da parte delle attuali Istituzioni.

E ancora Mattarella il 28 luglio 201 dichiarava:“cedere sovranità all’UE” http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2015-07-28/mattarella-cedere-sovranita-ue-e-vede-draghi-063728.shtml

Ancor prima Giorgio Napolitano, era il 2012, invocava apertamente cessioni di sovranità affermando che l’integrazione europea necessaria a vincere la crisi economica:“comporta ulteriori trasferimenti di poteri decisionali e di quote di sovranità” (video – https://www.youtube.com/watch?v=vWMdleOr9cM).

Se dovessimo riportare tutte le volte in cui Sergio Mattarella, Giorgio Napolitano, Mario Draghi, Laura Boldrini, Pier Carlo Padoan, Paolo Gentiloni, Matteo Renzi, solo per citare alcuni di coloro che dovranno essere processati, hanno invocato ed attuato cessioni di sovranità nazionale occuperemo almeno venti faldoni.

Questo dovrà essere il cuore dell’attività d’indagine di questa Procura. Appurate le cessioni di sovranità i responsabili andranno processati e puniti come per legge, azione che consentirà di restituire finalmente la sovranità al suo unico titolare: il popolo italiano.

Non si osa poi immaginare, e si vuole dare uno spunto per le indagini, cosa potrebbe emergere se si verificassero gli intrecci tra finanza e politica, facile immaginare dazioni di vario genere e specie in cambio di certe scelte politiche altrimenti completamente inspiegabili.

E qui si aprirebbe una finestra sul delitto di cui all’art. 246 c.p. “corruzione del cittadino da parte dello straniero” che una compiuta indagine potrebbe far emergere.

* * *

Tutto ciò richiamato e premesso l’esponente

CHIEDE

Che i responsabili dei reati di cui in epigrafe indicato siano condannati penalmente in base all’art. 243 c.p. ovvero alle norme meglio viste e ritenute da codesta Ill.ma Procura della Repubblica.

Si esprime la volontà di ricevere informazione circa eventuale iniziativa archiviatoria presso il domicilio eletto.

Si chiede di voler affrontare la problematica indicata nel presente esposto con massima attenzione giuridica e non come una mera polemica sulla struttura dell’attuale sistema.

Il fatto che un comportamento sia da tempo consolidato non implica la sua corrispondenza alla legge ed a volte, come in questo caso, più l’operazione fraudolenta è semplice ed alla luce del sole, più è difficile riconoscerne l’antigiuridicità intrinseca che ha determinato a cascata tutte le successive conseguenze sulla personalità giuridica della nostra amata Nazione.

La sovranità appartiene al popolo e non può essere delegata a privati che non hanno fra i propri scopi istituzionali quello del bene pubblico ma unicamente gli utili, privati che stanno portando morte e distruzione in tutta Europa favorendo il rischio di conflitti tra Nazioni.

Si chiede l’emissione dei provvedimenti cautelari meglio visti e ritenuti per fermare quello che appare, a tutti gli effetti, un colpo di Stato, peraltro ormai in fase di oggettiva ultimazione. Non si vede come si possa omettere di disporre la custodia cautelare per i membri dell’attuale esecutivo che continuano a premere verso ulteriori cessioni della sovranità nazionale, omettendo altresì di riscattare quella già illecitamente ceduta.

Si ritiene davvero che non aprire una seria indagine sui fatti suindicati a questo punto costituirebbe una vera e propria omissione d’atti d’ufficio da parte dell’Ill.ma Procura adita.

Data la gravità della situazione ed il collasso del tessuto sociale ed economico nazionale, causato specificatamente ed esclusivamente dalle cessioni della nostra sovranità non fermate sino ad oggi dalla Magistratura, in nome del Popolo Italiano non sono possibili e non saranno ammesse ulteriori perdite di tempo.

Con la massima osservanza da parte di un Italiano che ama il suo Paese, la democrazia e la Costituzione.

Si allega decreto 6.10.2017 del Tribunale di Cassino.

Luogo e data.

Firmato

Oltre mille denunce per Napolitano: reati contro il popolo! (la denuncia dell’avv. Mori)

Qui di seguito l’articolo pubblicato su Libero di oggi, 20 ottobre 2017:

http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/13266454/giorgio-napolitano-class-action-oltre-mille-denunce.html

La tenacia dell’avv. Marco Mori ha portato i quotidiani nazionali, che su questo argomento hanno sempre fatto silenzio, a dare la notizia della denuncia/querela contro chi ha tradito il Paese cedendo la sovranità nazionale alla sovrastruttura europea. 

Nei prossimi giorni, sempre su questo blog, l’ordinanza del Tribunale di Cassino che chiarisce lo stringente perimetro delle limitazioni di sovranità, atteso che le cessioni sono in ogni caso illegittime. Anche in tal caso l’avvocato nella causa era il collega Mori.

lacostituzioneblog.com 

 

In Austria vincono le forze anti-Bruxelles (di Giuseppe PALMA)

Dopo il sospiro di sollievo tirato da Bruxelles con le elezioni politiche olandesi e quelle presidenziali in Francia, in Europa torna finalmente a soffiare il vento di un sano patriottismo contro le scellerate ed anti-democratiche politiche EUropee.

A dire il vero, in Olanda il partito euroscettico era arrivato secondo, così come in Francia Macron al primo turno aveva ottenuto un misero 24% staccando la signora Le Pen di appena un punto. Ma gli ultra-europeisti, tutto capitalismo finanziario ed euro, avevano brindato ad un’inversione di tendenza rispetto alla Brexit, all’elezione di Trump negli USA e al referendum costituzionale italiano.

Terminato il “sogno” (il loro), ecco che l’UE ripiomba nella realtà. In Germania la signora Merkel ha vinto ma non ha stravinto, con una netta affermazione degli euro-scettici dell’AfD (terzo partito) e un crollo epocale dei social-democratici. Ora la Merkel dovrà formare un esecutivo con i liberali che – come da dichiarazioni rilasciate subito dopo il voto – non intendono addivenire alle proposte di maggiore integrazione europea lanciate da Macron.

Ieri l’Austria ha dato un altro segnale inequivocabile: il partito popolare del trentunenne Sebastian Kurz, con un programma anti-immigrazione, ha vinto le elezioni politiche con il 31,4% dei voti, ottenendo 61 seggi. Secondo il partito di ultra-destra, anti-euro ed anti-immigrazione, guidato da Heinz-Christian Strache con il 27,4% e 53 seggi. Terzi i socialisti con il 26,7% e 52 seggi. Ora bisognerà attendere i risultati del voto per corrispondenza, dove certamente – tra brogli e tarocchi – l’ultra-destra perderà la seconda posizione, esattamente come era avvenuto alle elezioni presidenziali di un anno e mezzo fa. Ma poco importa. La vittoria di Kurz, già di per sé, non fa dormire nè Macron né la Merkel.

Stando alle prime indiscrezioni, Kurz dovrebbe formare un nuovo governo composto da popolari e ultra-destra, lasciando fuori i social-democratici di Christian Kern. Ovvio che ciò porterà l’Austria a mettere il bastone tra le ruote ai progetti di Macron e Merkel.

L’Austria è nel cuore dell’Europa, ma è pur sempre un Paese piccolo. La vera svolta potrebbe invece essere proprio la nostra! Se alle elezioni politiche del prossimo anno Pd e cespugli ultra-europeisti dovessero prendere una sonora lezione e non andare al governo, il progetto che prevede maggiori cessioni di sovranità nazionale proposto dall’asse Parigi-Berlino troverà un arresto definitivo.

Sarà quindi un sano patriottismo costituzionale a salvarci.

Avv. Giuseppe PALMA

 

Legge elettorale: “Come finisce una democrazia” – VIDEO di presentazione del libro di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI

VIDEO di presentazione del mio nuovo libro (attualmente disponibile in e-book) scritto a quattro mani con il prof. Paolo Becchi:

Per approfondire l’argomento:

http://lacostituzioneblog.com/2017/09/22/legge-elettorale-e-uscito-il-libro-di-paolo-becchi-e-giuseppe-palma-come-finisce-una-democrazia-i-sistemi-elettorali-dal-dopoguerra-ad-oggi-arianna-editrice-in-ebook/

Avv. Giuseppe PALMA

 

“Rosatellum bis: i limiti di un sistema bloccato” (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI sul SecoloXIX del 14 ottobre 2017)

Qui di seguito l’articolo scritto da Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI, pubblicato sul SecoloXIX di sabato 14 ottobre 2017:

Rosatellum, i limiti di un sistema bloccato

Il dibattito politico di questi ultimi giorni si è concentrato quasi più sulla questione di fiducia posta dal governo che sui contenuti della legge elettorale. Nello specifico il Movimento 5 Stelle è sceso in piazza davanti a Montecitorio per denunciare l’incostituzionalità sia del voto di fiducia in materia elettorale sia dei listini bloccati previsti dal Rosatellum bis nei collegi plurinominali.

Cerchiamo di fare chiarezza. Porre la questione di fiducia sulla legge elettorale, benché sicuramente disdicevole come procedura, non è di per sé un atto contrario al dettato costituzionale. Si tratta solo di una questione di opportunità politica. Diversa invece la questione dei listini bloccati. La Costituzione, agli artt. 56 e 58 fa esplicito riferimento al voto diretto, così come la Corte costituzionale – con la sentenza n. 1/2014 – ha dichiarato l’incostituzionalità del porcellum anche nella parte in cui questo non consentiva all’elettore di esprimere le preferenze per i candidati. Fa scalpore, tuttavia, che il M5S protesti oggi sui listini bloccati visto che appena quattro mesi fa trovò un’intesa col Pd sul cosiddetto tedeschellum, il quale prevedeva proprio i listini bloccati. Poi l’accordo per palese incapacità politica pentastellata saltò, e oggi il Dibba protesta nelle piazze. Sarebbe il caso di dire “chi è causa del suo mal, pianga se stesso”. Prendersela poi con Salvini non ha molto senso. Avrebbe dovuto votare contro una legge che lo favorisce? Sarebbe stato un bel pirla. Ma cosa non funziona in questa legge? Il Rosatellum bis o Mattarellum capovolto è, contrariamente a quanto si dice, migliore del Porcellum, ma non per questo conforme alla Costituzione. Uno dei punti nevralgici che caratterizzano l’incostituzionalità della nuova legge elettorale, oltre alla mancanza delle preferenze, è dato dall’assenza del voto disgiunto, che invece era garantito dal Mattarellum del 1993 per l’elezione della Camera dei deputati. Con le tre elezioni politiche tenutesi dal 1994 al 2001 all’elettore venivano consegnate due schede: l’una per il maggioritario e l’altra per il proporzionale. Il cittadino poteva votare il candidato di una lista nel collegio uninominale e cambiare completamente voto per la quota proporzionale, arrivando anche a non esprimere alcun voto. Con il Rosatellum bis la situazione è completamente diversa. Ed è questo il suo vero limite. L’elettore potrà votare il candidato prescelto del collegio uninominale e contestualmente una sola lista tra quelle ad egli collegate per la quota proporzionale (collegi plurinominali), dove i nomi dei candidati saranno espressamente indicati sulla scheda elettorale. Non essendo ammesso il voto disgiunto, l’elettore che intendesse votare solo il candidato del collegio uninominale troverà il suo voto automaticamente distribuito (pro-quota) in favore delle liste collegate nei collegi plurinominali, senza che abbia la facoltà di poter esprimere una scelta differente, se non quella di votare obbligatoriamente per una lista collegata al candidato dell’uninominale. E medesimo discorso vale anche nel caso contrario: qualora l’elettore esprimesse il proprio voto solo per la lista della quota proporzionale (collegi plurinominali), esso si estenderà automaticamente anche al candidato del collegio uninominale.

Insomma col Rosatellum bis sei costretto a votare per un candidato che non avresti voluto votare. Ed essere costretti a votare per qualcuno cozza con l’idea di democrazia.

Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI sul SecoloXIX di sabato 14 ottobre 2017 (occhiello in prima pagina e continuazione all’interno).


Becchi e Palma sono autori dell’e-book“Come finisce una democrazia, i sistemi elettorali dal dopoguerra ad oggi”, Arianna editrice

“La sinistra vuole imporci la censura (sul web). Come ai tempi del Duce” (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero dell’11 ottobre)

Qui di seguito l’articolo a firma di Giuseppe PALMA e Paolo Becchi su Libero dell’11 ottobre 2017 (a pagina 10):

La sinistra vuole imporci la censura (sul web). Come ai tempi del Duce

L’élite finanziaria e globalista non può più permettersi esiti elettorali come quelli della Brexit o dell’elezione di Trump. Se nei decenni passati era sufficiente mettere le mani sui grandi giornali e le televisioni, dirigendo e manipolando l’informazione, negli ultimi anni si è trovata di fronte ad un fenomeno nuovo, sfuggente: internet, la rete, che da quando è nata ha regalato a tutti la libertà di divulgazione delle idee e la democraticità della loro diffusione. Proprio in Italia le origini, ormai dimenticate, del M5s erano proprio da ricercare nella rete. Troppa libertà in rete? Non resta che ricorrere alla censura. Qualche segnale: il mese scorso Liberoquotidiano.it è stato hackerato e oscurato per qualche giorno, di questi giorni è l’oscuramento del canale youtube del blog scenarieconomici.it, diretto da Antonio Rinaldi.

Ora con la scusa meschina di voler contrastare le fake news, il PD tenta di zittire anche il web. Si cerca cioè di mettere il bavaglio al dissenso, che ormai si esprime soprattutto in rete. In piena estate, mentre tutti erano distratti dai bagni e dal calciomercato, la Camera dei deputati ha approvato una norma – contenuta in un emendamento presentato all’ultimo momento da un deputato di questo partito – che consentirà all’Agcom di sequestrare direttamente i contenuti sul web. Di cosa si tratta?

Si tratta di una disposizione inserita il 19 luglio 2017 nelle “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea”, approvata a Montecitorio in tutta fretta il giorno dopo. In pratica l’Agcom – autorità amministrativa che vigila sulle comunicazioni -, su istanza di chiunque ne faccia richiesta, potrà procedere alla cancellazione o al sequestro preventivo del contenuto di un blog, di un sito o di un semplice post su un qualsiasi social network (facebook, twitter, telegram, etc). Il motivo è sempre il solito: «Ce lo chiede l’Europa», ma in verità la direttiva 2004/48/CE (recepita con decreto legislativo 140/2006) prevede almeno che l’azione “censoria” sia sottoposta al controllo da parte dell’Autorità giudiziaria, cioè di un giudice. La nuova disposizione approvata a luglio, invece, esclude proprio questo: il controllo giudiziario, sia preventivo che postumo. Non vi è alcuna possibilità di rivolgersi alla magistratura nel caso di censura. Il ricorso potrà eventualmente essere presentato solo nei confronti dell’Agcom, cioè del medesimo organo censore. Una procedura medievale, indegna di un paese civile e incostituzionale.

L’appiglio è quello della tutela del diritto d’autore contro eventuali illeciti da parte del cosiddetto “popolo della rete”. Scriviamo pretesto perché proprio di una scusa bella e buona si tratta. L’Agcom potrà sospendere, cancellare, sequestrare il contenuto di un blog o di un post sui social network se violano la proprietà intellettuale, cioè il diritto d’autore, che potrebbe riguardare ad esempio l’articolo di un giornale o lo stralcio di un libro. Non si potrà più citare e magari ridicolizzare con una battuta l’autore della citazione, perché si correrà il rischio di essere censurati. Insomma, con il pretesto di tutelare il diritto d’autore, si finisce col zittire il pensiero libero. Perché la norma trovi applicazione, dovrà essere approvata anche al Senato. Se Palazzo Madama dovesse approvarla, la norma censoria entrerà in vigore. Con conseguente fine della libertà sul web. La “sinistra” antifascista si sta paradossalmente comportando come l’OVRA durante il fascismo. Anzi peggio, perché qui la dittatura del pensiero unico si nasconde dietro la maschera della democrazia.

Giuseppe PALMA, Paolo BECCHI su Libero dell’11 ottobre 2017 (a pagina 10).

 

“La sinistra senza idee rispolvera i fascisti” (articolo di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)

Qui di seguito l’articolo di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero dell’8 ottobre 2017, sulla Legge Fiano in merito ad una manifestazione “antifascista” a Milano.

Ci risiamo. Ecco l’ennesima strumentalizzazione politica. Il solito antifascismo fasullo di fronte ad un fascismo che è morto e sepolto. È il caso della manifestazione che si terrà oggi tra Milano e Sesto San Giovanni, organizzata dall’Aned – Associazione Nazionale Ex Deportati – e dall’Anpi – Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – in risposta al danneggiamento avvenuto nella notte tra il 24 ed il 25 settembre ai danni del Monumento al Deportato che si trova al Parco Nord. Fatto senza dubbio deprecabile e punibile con leggi già esistenti. Si legge sul comunicato pubblicato sui giornali: «Una grande manifestazione antifascista per rispondere ai nuovi fascisti».

In pratica, l’ennesima solfa di un antifascismo radical chic contro un fascismo inesistente. Chiunque abbia danneggiato il Monumento è un idiota e un vandalo, e come tale va condannato, ma da qui a farne una manifestazione piena di luoghi comuni e strumentalizzazioni ce ne passa. Del resto, visto che la sinistra si è legata mani e piedi all’euro, giurando alla moneta unica fedeltà cameratesca, non potendo più difendere i diritti fondamentali dei lavoratori ha virato la sua azione politica verso il nulla, combattendo i fantasmi del passato o ergendosi a paladina di alcuni diritti civili, visto che quelli sociali li ha traditi sulla via di Bruxelles e Francoforte. Il fascismo, tanto per essere chiari, esiste oggi solo sulle bottiglie di vino o sugli accendini in vendita in qualche negozio romagnolo. Chi invece danneggia statue o targhe alla memoria è solo un imbecille, non un fascista.

Ma all’idiozia non v’è limite, purtroppo. La manifestazione odierna si ricollega, come si legge da più parti, alla cosiddetta Legge Fiano, cioè a quella proposta di legge liberticida già approvata alla Camera dei deputati e che è in attesa di superare anche il vaglio di Palazzo Madama. Scommettiamo che oggi, durante la manifestazione, si chiederà a gran voce l’approvazione immediata della Legge Fiano? Questa legge antifascista è il peggior prodotto del fascismo: introduce infatti nel codice penale un vero e proprio reato d’opinione, contravvenendo palesemente all’articolo 21 della Costituzione che garantisce a tutti, quindi eventualmente anche ai fascisti, la libertà di pensiero e di espressione dello stesso.

Per di più, tanto per fare chiarezza, la nostra Costituzione non vieta nessun tipo di ideologia, ma si limita a vietare solo la ricostituzione del disciolto partito fascista, e non anche l’ideologia fascista. (XIIesima disposizione transitoria e finale). La Legge Fiano invece, nell’introdurre l’articolo 293 bis del codice penale, punisce con la reclusione da sei mesi a due anni addirittura chi propaganda le idee (avete capito bene, le idee!) del partito fascista o nazionalsocialista tedesco, oppure chi produce, distribuisce, diffonde e vende beni raffiguranti – ad esempio – il volto di Mussolini o la verga fascista, che del resto era un simbolo rievocativo dell’esercito di Roma antica. Per poi passare a punire anche la gestualità rievocativa del ventennio, quindi fate attenzione a mettere le mani sui fianchi o a sporgere il mento in avanti, le porte delle patrie galere potrebbero aprirsi molto presto. Per di più, la pena è aumentata se tutto ciò avviene attraverso strumenti informatici (su internet).

Varrebbe la pena chiedersi perché la Legge Fiano non punisca anche la propaganda stalinista, il cui regime sanguinoso ha sulla coscienza ben 96 milioni di morti, parecchi dei quali deportati – ripetiamo: de-por-ta-ti – in Siberia e lasciati morire in condizioni disumane. Ma si sa, ci sono deportati di serie A e deportati di serie B.

Visto che il deputato Fiano sarà presente alla manifestazione, ci farebbe piacere se riflettesse anche sui morti dello stalinismo e visto che siamo in Italia, del «compagno» Tito, che ha fatto fucilare migliaia di italiani innocenti gettandoli nelle foibe. Ma questa considerazione ha solo un rilievo polemico. In ogni caso leggi che intendono colpire la storia non hanno alcun senso.

Pier Paolo Pasolini nel 1974 scriveva: «Attenti al fascismo degli antifascisti». Son passati più di quarant’anni e il fascismo degli antifascisti si è fatto ancora più pericoloso.

Giuseppe PALMA, Paolo BECCHI su Libero dell’8 ottobre 2017

 

Il codice anti-mafia è più mafioso della mafia (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)

Qui di seguito l’articolo a firma di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero del 7 ottobre 2017 sul codice anti-mafia, più mafioso della mafia!

Se in Grecia – Patria della democrazia – la democrazia è già morta e sepolta, in Italia – culla del diritto – ad essere morto è proprio il diritto. Ce n’eravamo accorti già nel 2012, quando il governo Monti inverti l’onere della prova nelle vertenze tributarie calpestando l’elementare principio costituzionale che la prova spetta sempre all’accusa e mai alla difesa, per poi – a fine legislatura – far approvare da un parlamento inetto e schiavo la famigerata legge Severino, che anche uno studente al primo anno di giurisprudenza comprenderebbe che è incostituzionale.

Passano gli anni ma la cultura giuridica del nostro Paese peggiora inesorabilmente. A pochi metri dalla fine di questa legislatura un Parlamento di abusivi approva infatti l’ennesima legge incostituzionale, il cosiddetto codice anti-mafia. Si tratta di una serie di norme che consentono alla magistratura di sottoporre a sequestro preventivo – sia in termini di misure personali che patrimoniali – anche i soli indiziati dei reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, associazione a delinquere finalizzata alla commissione di delitti contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione), terrorismo, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e addirittura stalking.

In pratica la cultura giuridica che da Cicerone a Gaetano Filangieri ha dato lustro al nostro Paese per circa duemila anni, finisce per lasciare spazio all’abominevole cultura del sospetto. Ciò porta alla morte non solo del diritto, ma anche della democrazia. E il perché lo si può desumere con la logica. La magistratura politicizzata e a servizio della sovrastruttura europea, avrà in mano uno strumento molto efficace per impedire a leader politici scomodi di fare politica o di assumere determinate scelte politiche nell’interesse del Paese. Pensiamo a Berlusconi. Il Cavaliere negli ultimi ventitré anni ha subito centinaia di processi, ma nessuno – stante lo Stato di Diritto – ha potuto toccare il suo patrimonio. Gli hanno ristretto la libertà, ma nessun magistrato gli ha mai sequestrato i beni o i conti correnti. Non potevano farlo. Ma con il codice anti-mafia tutto cambia. Se domani Silvio Berlusconi decidesse, ad esempio, di allearsi con la Lega di Matteo Salvini e sottoscrivere un programma politico-elettorale che preveda il ripristino parziale della sovranità monetaria (si pensi ad esempio alla doppia moneta o ai minibot), ecco che la magistratura politicizzata – come sempre ha fatto nell’ultimo ventennio – potrebbe indagare Berlusconi o Salvini per corruzione e mettere sottosequestro i loro beni personali, esautorandone l’azione politica. Basterà solo un sospetto perché ciò avvenga, sarà infatti sufficiente che la persona sia semplicemente indagata, quindi senza neppure un elemento che possa elevarsi a rango di prova nel processo penale. Senza neppure aspettare una sentenza di primo grado. Assurdo, ma il codice Anti-mafia questo è.

La nostra preoccupazione è determinata anche da un’altra circostanza, dovuta all’approvazione da parte della Camera dei deputati di un ordine del giorno che impegna il Governo a valutare – dopo una prima fase di applicazione delle norme – la possibilità di rivedere l’equiparazione tra mafiosi e corrotti. Ciò consentirà alla sinistra – e più in generale all’establishment euro-globalista – di tenere sotto scacco Berlusconi fino alle prossime elezioni politiche e, se sarà il caso, anche oltre. Siamo dunque tornati alla cultura del sospetto di giacobina memoria? Crediamo proprio di sì. Piercamillo Davigo, che del giacobinismo ne porta la bandiera, nei giorni scorsi ha detto che «un politico deve essere prima onesto e poi bravo». Un’assurdità, a cui ci permettiamo di rispondere con una celebre frase di Benedetto Croce: «L’onestà politica non è altro che la capacità politica». E di capacità politica oggi in giro se ne vede ben poca.

Giuseppe PALMA, Paolo BECCHI su Libero del 7 ottobre 2017

 

Legge elettorale: VIDEO di presentazione del libro “Come finisce una democrazia. I sistemi elettorali dal dopoguerra ad oggi” (Giuseppe PALMA – Paolo BECCHI)

Video-presentazione del libro “Come finisce una democrazia. I sistemi elettorali dal dopoguerra ad oggi“, Arianna editrice, settembre 2017.

Autori del libro (e-book): Paolo BECCHI e Giuseppe PALMA

Video di Giuseppe PALMA:

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Per chi volesse acquistare il librohttp://lacostituzioneblog.com/2017/09/22/legge-elettorale-e-uscito-il-libro-di-paolo-becchi-e-giuseppe-palma-come-finisce-una-democrazia-i-sistemi-elettorali-dal-dopoguerra-ad-oggi-arianna-editrice-in-ebook/

 

250.000 visualizzazioni in circa 7 mesi. Grazie a tutti!

Questo blog, nato per difendere i principi inderogabili della Costituzione primigenia, ha aperto i battenti il 14 febbraio 2017. In poco più di sette mesi ha superato le 250.000 visualizzazioni!

E dire che, a parte qualche rara eccezione, sono l’unico che vi ci scrive…

Grazie a tutti e continuate a seguirmi…

Avv. Giuseppe PALMA