Con voto disgiunto e preferenze il Rosatellum bis migliora (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI sul Secolo XIX)

Qui di seguito l’articolo a firma di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI pubblicato oggi sul Secolo XIX, in occhiello di prima pagina e in continuazione a pagina 4,dal titolo: “Con voto disgiunto e preferenze il Rosatellum bis migliora – Preferenze e voto disgiunto: così si rispettano cittadini e Consulta“.

Dopo le diverse proposte avanzate in questi mesi, dal Mattarellum corretto al tedeschellum, siamo ora giunti al Mattarellum capovolto, detto anche Rosatellum bis. Diciamolo: non se ne può più di questo teatrino in cui a dare spettacolo è un Parlamento di abusivi che, dopo aver fatto due leggi elettorali bocciate dalla Consulta, si appresta a farne una terza che – così come l’ha scritta il Pd – presenta evidenti profili di incostituzionalità. Ma entriamo nel merito.

Il Rosatellum 2.0 prevede l’assegnazione dei seggi in misura di poco più di un terzo con collegi uninominali a turno unico e poco meno di due terzi con sistema proporzionale. L’elettore potrà votare il candidato prescelto del collegio uninominale e contestualmente una sola lista tra quelle a lui collegate per la quota proporzionale (collegi plurinominali), dove i nomi dei candidati saranno espressamente indicati sulla scheda elettorale, da un minimo di due ad un massimo di quattro (i famigerati listini bloccati), senza poter esprimere alcuna preferenza. Non è ammesso il voto disgiunto. Con tale sistema i partiti disattendono la sentenza n. 1/2014 della Corte costituzionale nella parte in cui questa dichiara l’incostituzionalità del Porcellum in quanto non consentiva all’elettore la facoltà di esprimere le preferenze per i candidati. E anche se la sentenza n. 35/2017 della Consulta (quella sull’Italicum) pur non dichiarando l’incostituzionalità dei capilista bloccati, giustifica la sua scelta in ordine al fatto che l’talicum consentisse comunque all’elettore di esprimere fino a due preferenze per i candidati. Possibilità del tutto assente nel Mattarellum capovolto. Il risultato? Ci ritroveremo con la terza legge elettorale consecutiva destinata a non superare il giudizio di costituzionalità. Sentiamo dire che i listini bloccati, con i nomi dei candidati indicati sulla scheda elettorale, non sono incostituzionali perché anche il Mattarellum del 1993 li prevedeva così, senza che quella legge sia mai stata oggetto di censura da parte della Consulta. Precisiamo. Anzitutto, il Mattarellum del 1993 assegnava ben tre quarti dei seggi col sistema dei collegi uninominali, quindi veniva rispettato il criterio del voto diretto sancito dalla Costituzione, mentre il Mattarellum capovolto ne assegna poco più di un terzo, e per giunta senza la possibilità per l’elettore di esprimere il voto disgiunto, facoltà invece consentita dal Mattarellum del 93. E poi, il Mattarellum “originale” non è mai finito davanti alla Corte costituzionale. Quest’ultima però, nella sentenza con la quale dichiarava la parziale incostituzionalità dell’Italicum, precisava che i capilista bloccati sono legittimi solo in ordine a due motivi: 1) che i nomi dei candidati siano espressamente indicati sulla scheda elettorale in modo da darne previa e piena conoscibilità agli elettori: 2) che all’elettore sia data comunque la facoltà di esprimere le preferenze per i candidati, facoltà che l’Italicum rispettava. Con il Rosatellum bis, invece, i candidati dei collegi plurinominali (quota proporzionale) sono tutti bloccati, con la conseguenza che a risultare eletti saranno solo quelli posizionati nei primi posti dei listini come preventivamente deciso a tavolino dalle segreterie di partito, o nel caso del M55 da Di Maio & Associati con votazioni di dubbia legittimità, senza che l’elettore possa effettuare una scelta diretta se non limitatamente ai candidati dei collegi uninominali. I partiti tentano di approvare una nuova legge elettorale che non serve a ridare voce al popolo, bensì, ancora una volta, a difendersi dal popolo, dando vita nuovamente ad un Parlamento composto in larga parte da nominati.

Tuttavia il cosiddetto Mattarellum capovolto potrebbe essere un compromesso accettabile, ma dovrebbe essere oggetto di due miglioramenti al fine di renderlo conforme alla Costituzione. Si dovrebbe prevedere il voto disgiunto, in modo da rispettare il requisito del voto libero, e nella parte riguardante i collegi plurinominali (la quota proporzionale) si dovrebbe dare all’elettore la facoltà di esprimere le preferenze, pur mantenendo eventualmente i capilista bloccati. L’elettore potrebbe ad esempio esprimere da un minimo di una ad un massimo di tre preferenze a seconda delle “dimensioni” del listino, salvo i capilista bloccati. Così il Legislatore rispetterebbe non solo la Costituzione (voto diretto), ma anche le due sentenze della Corte costituzionale. Con i listini bloccati, invece, il popolo ha la sola facoltà di determinare i rapporti di forza tra le liste, senza poter scegliere direttamente i candidati da mandare in Parlamento. E ciò lede palesemente il principio del voto diretto sancito dagli articoli 56 e 58 della Costituzione. Se la politica continua ad imporre i listini bloccati, non fa altro che esautorare la sovranità popolare allontanando definitivamente i cittadini dalla vita democratica.

Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI (sul Secolo XIX di mercoledì 4 ottobre 2017).

§§§

Per chi volesse approfondire l’argomento potrà acquistare il nuovo libro di Palma e Becchi: “COME FINISCE UNA DEMOCRAZIA. I sistemi elettorali dal dopoguerra ad oggi“, Arianna editrice (22 settembre 2017) – ebook:

  Elenco delle librerie on-line presso le quali è possibile acquistare l’e-book:

Legge Fiano: l’idiozia al potere (di Giuseppe PALMA)

Pochi giorni fa la Camera dei deputati ha approvato, in un’aula semi-vuota, una proposta di legge che mira ad introdurre all’interno del nostro codice penale un reato d’opinione, ossia quello che punisce l’ideologia fascista e del partito nazionalsocialista tedesco. La norma che il Pd vorrebbe introdurre, vale a dire l’art. 293 bis del codice penale, così recita: «Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque propaganda i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero dei relativi metodi sovversivi del sistema democratico, anche attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne fa comunque propaganda richiamandone pubblicamente la simbologia o la gestualità, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni. La pena è aumentata di un terzo se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici». È evidente che il fine della norma è quello di punire la propaganda delle idee del partito fascista e di quello nazionalsocialista tedesco, anche se ciò avvenisse semplicemente – ad esempio – attraverso la produzione, distribuzione e diffusione di accendini, calendari, bottiglie di vino (o altri gadget) raffiguranti il volto di Benito Mussolini. In pratica un’idiozia – a firma del deputato Emanuele Fiano – che non trova precedenti nella storia giuridica di un qualsiasi Paese civile! Come se in Francia l’Assemblea Nazionale decidesse domattina di vietare la propaganda bonapartista: per motivi bellici Mussolini ha sulla coscienza circa 150 mila morti, Napoleone circa 3 milioni. Eppure, per i francesi, guai a parlar male di Napoleone. E che dire del comunismo? Ben 96 milioni di morti, di cui gran parte per motivi politici e non bellici. Allora perché la Legge Fiano non punisce anche la propaganda comunista? Senza parlare del genocidio del “compagno” Tito: le foibe urlano ancora vendetta e dolore. La legge Fiano quindi, qualora fosse approvata in via definitiva (manca ancora il voto del Senato), sarebbe in palese contrasto non solo con l’art. 21 della Costituzione che tutela la libertà del pensiero e della sua diffusione attraverso qualsiasi mezzo, ma anche con la XIIesima disposizione transitoria e finale della Carta, la quale vieta solo la ricostituzione del disciolto partito fascista, e non anche le idee, qualunque esse siano. In altre parole, non potendo più garantire i diritti fondamentali per il motivo di essersi legata mani e piedi all’euro, la sinistra eurista tenta di dimostrare a se stessa d’essere ancora viva inseguendo i fantasmi del passato. In questo caso quelli di un fascismo che non esiste più, morto e sepolto ben 72 anni fa. Ma il punto più alto dell’idiozia censoria di Fiano arriva con quella parte della norma che richiama la gestualità. In pratica, se ad un comizio metto le mani sui fianchi sporgendo leggermente il mento in avanti, rischio di essere arrestato e successivamente condannato fino a due anni di carcere. Un mio vecchio amico, morto all’età di 94 anni, sindaco di Ostuni per vent’anni e prigioniero in un campo di concentramento nazista durante la guerra, due anni prima di morire mi disse: «L’uomo ripeterà di nuovo gli stessi orrori perché si arrogherà il diritto di decidere lui – da solo – se un’idea è giusta oppure sbagliata, pretendendo di imporre alla comunità quella che lui riterrà come giusta». All’epoca non compresi cosa volesse dire esattamente. Ora, grazie all’idiozia di una politica mediocre, l’ho capito perfettamente.

Giuseppe PALMA

tratto da: https://scenarieconomici.it/legge-fiano-lidiozia-al-potere-di-giuseppe-palma/

Legge elettorale: VIDEO di presentazione del libro “Come finisce una democrazia. I sistemi elettorali dal dopoguerra ad oggi” (Giuseppe PALMA – Paolo BECCHI)

Video-presentazione del libro “Come finisce una democrazia. I sistemi elettorali dal dopoguerra ad oggi“, Arianna editrice, settembre 2017.

Autori del libro (e-book): Paolo BECCHI e Giuseppe PALMA

Video di Giuseppe PALMA:

§§§§

Per chi volesse acquistare il librohttp://lacostituzioneblog.com/2017/09/22/legge-elettorale-e-uscito-il-libro-di-paolo-becchi-e-giuseppe-palma-come-finisce-una-democrazia-i-sistemi-elettorali-dal-dopoguerra-ad-oggi-arianna-editrice-in-ebook/

 

250.000 visualizzazioni in circa 7 mesi. Grazie a tutti!

Questo blog, nato per difendere i principi inderogabili della Costituzione primigenia, ha aperto i battenti il 14 febbraio 2017. In poco più di sette mesi ha superato le 250.000 visualizzazioni!

E dire che, a parte qualche rara eccezione, sono l’unico che vi ci scrive…

Grazie a tutti e continuate a seguirmi…

Avv. Giuseppe PALMA

Elezioni in Germania: batosta per i signori del “ci vuole più Europa”. E Macron scivola sul Senato (di Giuseppe PALMA)

Tutti, io compreso, credevamo che in Germania vi sarebbe stata un’affermazione elettorale di tipo bulgaro da parte del partito cristiano-democratico di Angela Merkel. Così come tutti pensavano che il partito anti-euro ed anti-immigrazione AfD, dopo le divisioni interne, non sarebbe riuscito ad entrare in Parlamento (i sondaggi lo davano al 4%). E invece è successo un terremoto elettorale: la signora Merkel, pur vincendo le elezioni, ha ottenuto un misero 32,93% (circa l’8% in meno sia rispetto ai sondaggi che rispetto alle elezioni politiche del 2013), mentre l’Spd dell’ultra-europeista Schultz ha praticamente raggiunto i minimi storici con un misero 20,5%. Ma la vera sorpresa, quella che riapre la partita sull’euro e sull’immigrazione (che sembrava chiusa dopo la vittoria di Macron in Francia), è stata la strepitosa affermazione elettorale di Afd, con il 12,64% dei consensi. Non era mai successo. È la prima volta, dal 1945 ad oggi, che un partito di destra entra nel Bundestag. I motivi sono tanti: dalle politiche sull’immigrazione portate avanti in questi anni dalla Merkel (molto permissiva) alle condizioni dei lavoratori tedeschi dopo le riforme neoliberiste del mercato del lavoro, cioè contratti a termine da 450 euro al mese. Tasso di disoccupazione tra i più bassi d’Europa ma a condizioni da fame e da sfruttamento.
Ora la signora Merkel dovrà trovare alleanze in Parlamento per formare una maggioranza che sostenga il suo quarto governo consecutivo. L’Spd ha già detto, per bocca di Schultz, che è finita l’era della grossa coalizione (per evitare che ad AfD vadano le presidenze delle commissioni parlamentari), quindi i probabili alleati della Merkel saranno i Liberali e i Verdi, questi ultimi euro-critici.
Ma l’aspetto più importante è un altro. Il Presidente francese Macron aveva pronto nel cassetto un programma di maggiore integrazione tra gli Stati dell’eurozona: superministro delle finanze dell’Eurozona, esercito unico europeo e un altro meccanismo europeo di stabilità a strozzo. E per fare ciò aveva bisogno di una netta vittoria elettorale deĺla Merkel e di una definitiva sconfitta dei cosiddetti “populisti”. Nessuna delle due condizioni si è verificata. Ma v’è di piu: contestualmente alle elezioni politiche tedesche si sono tenute anche le elezioni di secondo livello per il Senato francese, dove il partito di Macron ha ottenuto appena 1/5 dei seggi. Quindi non vi sarà alcun facile smantellamento della Costituzione francese per mano dell’uomo dei Rothschild.

Tornando alle elezioni tedesche, dal grafico emerge come sia stato più l’elettorato social-democratico a spostarsi a destra che quello cristiano-democratico. E questo la dice lunga su tutto. AfD è quindi il terzo partito in Germania. Piaccia o non piaccia, è cosi…
Insomma, la storia cambia un’altra volta. A Berlino si ferma, quantomeno per il momento, il progetto criminale dello smantellamento degli Stati nazionali.

Avv. Giuseppe PALMA

 

Libero presenta il nuovo libro di Paolo BECCHI e Giuseppe PALMA: “Come finisce una democrazia. I sistemi elettorali dal dopoguerra ad oggi”

Dal quotidiano Libero del 23 settembre 2017:

Pubblichiamo in anteprima uno stralcio di Come finisce una democrazia, ebook di Paolo Becchi e Giuseppe Palma uscito per la casa editrice Arianna

Se da un lato il sistema elettorale vigente nel Paese dal 1946 al 1993 rispettava il dettato costituzionale, quelli venuti dopo hanno cercato – chi più chi meno – di manipolare la volontà degli elettori. Nel caso del Mattarellum abbiamo visto come la democrazia rappresentativa e pluralista lasciava il posto ad un sistema maggioritario che – pur non essendo mai finito dinanzi al giudizio della Consulta -vanificava almeno in parte i risultati elettorali ottenuti dai partiti minori (…).

Tuttavia il Mattarellum rientrava ancora nell’architettura costituzionale disegnata dai Padri Costituenti (…). Con il porcellum, invece, le cose sono precipitate perché, oltre ad avere deputati e senatori tutti nominati e non scelti direttamente dai cittadini, la composizione di entrambe le Camere era falsata da un premio di maggioranza attribuito senza neppure la previsione di una soglia minima di voti oltre la quale il premio avrebbe dovuto trovare applicazione. Il problema, oltre che tecnico-costituzionale, è però politico: dalla democrazia rappresentativa della Prima Repubblica (con i suoi difetti) siamo passati alla democrazia dei video-spot, per poi evolverci verso la post-democrazia del clic … È innegabile l’esistenza di un filo rosso che collega le scelte politiche degli ultimi decenni alle leggi elettorali adottate. Il porcellum, infatti, andava nella direzione di esautorare la volontà degli elettori (…). E così anche con i tentativi seguenti. Ci hanno provato sia con le leggi elettorali sia con la Costituzione, ma, visti gli esiti dell’ultimo referendum confermativo dello scorso 4 dicembre, ci sono riusciti solo in parte. Scriviamo «in parte» perché in realtà la Costituzione ha subìto – con esito favorevole – la modifica del 2012 sull’introduzione nella Carta costituzionale del vincolo del pareggio di bilancio, l’ennesimo «vincolo esterno» imposto dalla sovrastruttura europea, del tutto in contrasto con i principi inderogabili della Costituzione. Era solo un tassello del progetto già iniziato con il Trattato di Maastricht e soprattutto con i seguenti regolamenti con i quali è stato introdotto l’euro … In materia di legge elettorale i giochi – al momento – sono ancora aperti. Alla data di uscita di questo libro – nella versione digitale – sul tavolo vi sono ancora quattro possibilità: 1) l’eventuale approvazione entro la fine della Legislatura, qualora vi fossero condizioni politiche favorevoli, del nuovo testo presentato dal Partito Democratico (…) Rosatellum bis; 2) la ripresa del dibattito parlamentare sul modello «tedesco all’italiana»; 3) nessuna nuova legge elettorale con la conseguenza che si andrà al voto con il Legalicum per la Camera ed il Consultellum per il Senato, cioè rispettivamente con l’Italicum ed il porcellum (…); 4) l’armonizzazione delle due leggi elettorali oggi vigenti (Legalicum e Consultellum) attraverso alcuni ritocchi alle stesse, così come auspicato e suggerito dalla Corte costituzionale (…) A parere nostro non esiste un sistema migliore di un altro. Qualunque legge elettorale non può in ogni caso prescindere dal rispetto dei principi costituzionali. (…) Resuscitare il Mattarellum originario sarebbe in effetti la cosa più semplice, ma siamo certi che proprio per questo non avverrà…

Articolo apparso su Libero il 23 settembre 2017.

§§§§§

Per chi volesse acquistare il libro (attualmente disponibile solo in e-book):

L’elenco delle librerie on-line sarà in continuo aggiornamento.

IMPORTANTE! APPENDICE al libro sul MATTARELLUM CAPOVOLTO o ROSATELLUM bis:

 

 

Legge elettorale: è uscito il libro di Paolo BECCHI e Giuseppe PALMA “COME FINISCE UNA DEMOCRAZIA. I SISTEMI ELETTORALI DAL DOPOGUERRA AD OGGI” – Arianna editrice (in ebook)

In primo piano

COME FINISCE UNA DEMOCRAZIA. I sistemi elettorali dal dopoguerra ad oggi

di Paolo BECCHI e Giuseppe PALMA

Arianna editrice, 22 settembre 2017 (in e-book)

Elenco delle librerie on-line presso le quali è possibile acquistare l’e-book:

Il tema della legge elettorale, con tutti i suoi inevitabili tecnicismi, non attira nessuno se non il solito pubblico molto ristretto degli addetti ai lavori o appassionati dell’argomento. Eppure, in fin dei conti, dopo la Costituzione si tratta della legge più importante di un Paese, quella che stabilisce le regole del “gioco democratico” che devono essere rispettose del dettato costituzionale. Ora, il nostro Parlamento è riuscito per ben due volte ad adottare leggi elettorali che, sottoposte entrambe al vaglio della Corte costituzionale, non l’hanno superato.

Sconcertati da tutto ciò abbiamo deciso di presentare un contributo che tracci, in modo sintetico, la storia dei sistemi elettorali che si sono succeduti in Italia dal dopoguerra ad oggi, prospettando ed analizzando anche le possibili soluzioni con le quali andremo a votare alle prossime elezioni politiche: dalle due leggi elettorali uscite dalle sentenze della Consulta numm. 35/2017 e 1/2014 (vale a dire il Legalicum alla Camera e il Consultellum al Senato, cioè l’Italicum e il porcellum così come falcidiati dalla Corte costituzionale), all’ipotesi di un modello tedesco “all’italiana” – un porcellinum con crauti – sul quale sembrava che tutti fossero d’accordo – e che poi si è arenato, sino alla novità dell’ ultima ora rappresentata dal Mattarellum capovolto.

Questa storia infinita dimostra una cosa sola. Renzi con la sconfitta al referendum ha perso la sua battaglia politica e ora sta cercando di fare approvare una legge elettorale in cui tutti saranno al contempo vincitori e perdenti. La conseguenza? Un caos post-elettorale di cui sapranno approfittare i poteri forti. Così finisce una democrazia.

ATTENZIONE!Come finisce una democrazia. I sistemi elettorali dal dopoguerra ad oggi” è uscito a ridosso della presentazione, da parte del Partito Democratico, di una nuova proposta di legge elettorale giornalisticamente definita Mattarellum capovolto o Rosatellum bis, depositata in Commissione Affari Costituzionali alla Camera dei deputati nella seduta di giovedì 21 settembre 2017. Tale nuovo sistema è stato spiegato nel libro molto brevemente e in linea generale, senza eccessivi tecnicismi, anche per entrare sin da subito e a pieno titolo nel dibattito politico e parlamentare. Ciò rende necessaria la pubblicazione di un’APPENDICE/INTEGRAZIONE qui di seguito riportata in pdf, nella quale spieghiamo nel dettaglio (e con i necessari tecnicismi) i meccanismi elettorali del MATTARELLUM CAPOVOLTO o ROSATELLUM BIS (in ordine al testo approvato dalla Camera dei deputati – con voto di fiducia – nella giornata di giovedì 12 ottobre 2017), oltre all’indicazione della scheda elettorale, dei profili di incostituzionalità e di alcune correzioni. Per scaricare l’APPENDICE è sufficiente cliccare sul link sottostante:

L’APPENDICE di cui sopra verrà opportunamente aggiornata nell’eventualità il Mattarellum capovolto o Rosatellum bis giungesse ad approvazione definitiva da parte di entrambe le Camere entro fine Legislatura. 

§§§§§

VIDEO di presentazione del libro:

 

Giuseppe PALMA, Paolo BECCHI

 

Legge elettorale: il Mattarellum capovolto quale ultima mossa disperata del PD (articolo di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero di oggi)

Il Pd sa già di aver perso le elezioni politiche, dopo la batosta che si annuncia alle regionali siciliane. Ma non vuole finire all’opposizione. Per questo cerca tutte le soluzioni possibili per ingarbugliare l’esito del voto impedendo a chiunque, coalizioni comprese, di raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi, tanto alla Camera che al Senato. Ci ha provato prima col rosatellum, poi col tedeschellum e infine ha paventato l’idea di andare a votare con le due leggi elettorali uscite dalla Corte costituzionale, senza alcune armonizzazione.

Quest’ultima soluzione è stata osteggiata da più parti, oltre che dal presidente della Repubblica che, da sempre, invita il Parlamento a legiferare in materia elettorale, omogeneizzando quanto meno le due leggi uscite dalla Consulta. Ma niente da fare. Ed ecco che arriva un altro bel fungo avvelenato, sempre raccolto dal Pd, che propone l’idea di un Mattarellum «capovolto» (o rosatellum corretto), cioè con il 37% dei seggi da attribuirsi col sistema maggioritario secco a turno unico, all’inglese, e ben il 63% col sistema proporzionale a listini bloccati, cioè senza preferenze e senza voto disgiunto ma coni nomi dei candidati espressamente indicati sulla scheda elettorale. Con la novità che la soglia di sbarramento sarebbe del 3% e non del 5%, tanto per accontentare Alfano e cespuglietti centristi vari.

Insieme al fatto che i seggi da attribuirsi con l’uninominale saranno appena poco più di un terzo, sarà proprio la bassa soglia di sbarramento prevista per la quota proporzionale che renderà impossibile, in un sistema tripolare, raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi a nessuno dei contendenti. E ciò creerà quel caos post-elettorale a cui Renzi mira e che rimetterà in gioco il Pd, anche da sconfitto. Bisognerebbe avere il coraggio di bloccare sul nascere questa follia. Se proprio si vuole il Mattarellum si faccia «rivivere» la vecchia legge elettorale, nel caso con qualche ritocco, e si vada a votare con quella. Nessuno solleverà la questione della incostituzionalità di una legge fatta dall’attuale presidente della Repubblica.

Questa storia infinita della legge elettorale dimostra comunque solo una cosa: Renzi con la sconfitta al referendum ha perso la sua battaglia politica e ora sta soltanto cercando di vendere cara la pelle.

di Paolo BECCHI e Giuseppe PALMA su Libero di oggi, 20 settembre 2017 (a pagina 5)

Legge elettorale: Renzi vuole il caos post-elettorale. Al centro-destra serve il listone (articolo di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero di oggi)

Chi, come Renato Brunetta, sta aspettando che il Parlamento approvi una nuova legge elettorale, rischia di aspettare Godot, che non arriverà mai. Andremo probabilmente a votare con le due leggi elettorali uscite dalla Consulta, cioè con il Legalicum alla Camera e con il Consultellum al Senato, vale a dire rispettivamente con l’Italicum e il Porcellum così come smembrati dalla Corte costituzionale con sentenze numm. 35/2017 e 1/2014.

E ciò non è per caso. Il Partito democratico ha già messo in conto di subire una sonora batosta elettorale. Renzi sa benissimo che, se si andasse a votare con un sistema maggioritario, sarebbe fuori dai giochi. Se invece si andasse a votare con un sistema proporzionale, il Pd – pur perdendo le elezioni – potrebbe ancora dire la sua entrando a far parte di una coalizione di governo post-elettorale guidata da un nuovo “Monti”, cioè da un esecutore qualunque delle volontà di Bruxelles.

Le due leggi elettorali uscite dalla Consulta consentirebbero infatti al Pd di rimanere in gioco anche da perdente. È pur vero che il Legalicum prevede l’assegnazione di un premio di maggioranza alla Camera consistente nell’attribuzione del 54% dei seggi alla lista che ottiene almeno il 40% dei voti, ma è anche vero che una soglia così alta è proibitiva per chiunque. E anche se un’eventuale listone di centro-destra potesse raggiungerla, lo stallo si potrebbe verificare al Senato, dove il Consultellum non prevede alcun premio di maggioranza. Ci vorrebbe poco ad estendere il premio anche al Senato, ma non è detto che questo avvenga. Renzi mira a creare il caos post-elettorale e queste due leggi sono in grado di consentirglielo. Però non tutto è perso. Vediamo perché.

Il centro-destra potrebbe formare un listone unitario alla Camera (in modo da tentare di raggiungere il 40%) e correre in coalizione – ciascuno con la propria lista – al Senato, in modo da raggiungere percentuali alte al Nord (in Lombardia, Veneto e Piemonte la coalizione di centro-destra dovrebbe ottenere più del 50% dei voti in ciascuna Regione), vincere seppur di misura nella maggior parte delle Regioni del Centro-Sud (ottenendo ottime affermazioni in Puglia, Lazio, Campania, Abruzzo e Sicilia), e tentare così di conquistare almeno 159 seggi a Palazzo Madama, ai quali se ne aggiungerebbero un paio dalle circoscrizioni estero, raggiungendo così la fatidica quota 161, cioè la maggioranza assoluta dei seggi. Impresa difficile da realizzare, ma non del tutto impossibile.

La situazione sarebbe invece proibitiva per il M5s. Anche perché i pentastellati non faranno alleanze pre-elettorali con nessuno e quindi diventa per loro comunque impossibile riuscire ad ottenere la maggioranza assoluta al Senato. E stesso discorso dicasi alla Camera. Tuttavia, non fare alleanze prima non significa non farle dopo ed anzi è molto probabile che se il M5s dovesse, in assenza di listone del centro-destra, risultare il primo partito, il Capo dello Stato dovrà comunque dare l’incarico a Di Maio, il quale si metterà d’accordo con il Pd o con la Lega. Basta intendersi sul reddito di cittadinanza e il gioco è fatto. Insomma il listone potrebbe essere anche utile per evitare alcuni giochetti post-elettorali.

Il listone, però, alla Camera potrebbe scontentare Salvini nei voti di preferenza, dove Forza Italia la farebbe da padrona al Centro-Sud. Per riequilibrare i rapporti di forza Salvini dovrebbe chiedere di inserire nel listone unitario la maggior parte dei candidati leghisti al Nord. In tal modo la Lega non si vedrebbe superata – su base nazionale – dai candidati di Forza Italia. Ciò non vuol certo dire che la Lega non debba presentare i suoi candidati al Centro-Sud all’interno del listone (in tal caso i nominativi dei candidati di “Noi con Salvini”), ma realisticamente non sono questi che gli consentiranno di avere un alto numero di seggi a Montecitorio. Per quanto riguarda invece la suddivisione dei capilista bloccati alla Camera, Forza Italia e Lega dovrebbero dividerseli in egual misura (si parlava del 37% ciascuno, lasciando il resto a Fdi e altri alleati), in modo da non creare gli scompensi che dicevamo prima. Al Senato, invece, dove non sono previsti capilista bloccati ma solo un voto di preferenza, varrebbe lo stesso discorso fatto per la Camera.

Il “listone” certo snatura il proporzionale, ma per il centro-destra è questo l’unico modo per tentare di raggiungere il premio ed evitare giochetti post-elettorali. I rapporti di forza tra i singoli partiti si vedrebbero comunque al Senato col voto di lista. Occorre fare di necessità virtù. Se Renzi – sapendo di perdere – tenta di non far vincere gli altri, bisogna, nell’interesse del Paese, attrezzarsi per contrastarlo.

Articolo di Paolo BECCHI e Giuseppe PALMA su Libero di oggi, 18 settembre 2017 (a pagina 5)

 

“Rinascimento”: critica costruttiva al nuovo libro di Sgarbi e Tremonti (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)

Qui di seguito l’articolo di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero di mercoledì 13 settembre 2017, circa una critica costruttiva al nuovo libro di Vittorio SGARBI e Giulio TREMONTI: “Rinascimento“:

È uscito da qualche giorno un libro che già sta facendo molto discutere dal titolo programmatico “Rinascimento”, edito da Baldini & Castoldi e La nave di Teseo, scritto da Vittorio Sgarbi e Giulio Tremonti. Il libro è molto bello, anche per come si presenta nelle vesti grafiche, perfettamente curato e poi quando c’è la mano di Vittorio Sgarbi ogni pubblicazione acquista sempre una marcia in più. Verrà presentato oggi, alle 18 alla Fondazione del Corriere della Sera (sala Balduzzi, Milano). Dopo che Becchi ne ha già parlato in generale su questo giornale ci siamo spinti nella lettura, soffermandoci nello specifico su due proposte – avanzate da Giulio Tremonti – in ordine alla “questione europea”.

L’ex ministro dell’economia dei Governi Berlusconi propone infatti due soluzioni che – a suo parere – sarebbero idonee a superare l’ empasse nel quale si trova l’Italia ormai da parecchi decenni a causa dell’adesione all’Unione Europea e della moneta unica. La prima riguarda “l’avvio di un referendum, per rimuovere dalla nostra Costituzione la clausola di sottomissione ai “vincoli europei”, riportando l’esempio della Costituzione tedesca, mentre la seconda attiene alla richiesta – da formularsi all’Ue – di “eccezione italiana”, esattamente come fatto lo scorso anno dal Governo Cameron prima della Brexit.

Qui di seguito le nostre osservazioni. La seconda proposta è fattibile, e consisterebbe nel richiedere all’Ue condizioni particolari per noi più vantaggiose per continuare a farne parte, e quindi in deroga agli attuali Trattati europei. La prima proposta, quella del referendum, invece non è perseguibile. E ciò in ordine a diversi motivi che passiamo subito in rassegna.

La nostra Costituzione prevede soltanto due tipi di referendum. Quello abrogativo di cui all’art. 75 della Costituzione (quindi in questo caso non praticabile) e quello confermativo di cui all’art. 138 Cost., ma quest’ultimo presuppone una revisione costituzionale. Forse Tremonti sottintende, perché sia fattibile la sua proposta, l’approvazione di una legge costituzionale ad hoc come quella – ad esempio – che fu approvata dal Parlamento italiano per indire il referendum consultivo del 1989 (anche in quel caso in materia “europea”). Ma perché ciò sia fattibile, occorre appunto l’approvazione di una legge costituzionale secondo la procedura aggravata prevista dall’art. 138 della Carta. Ammesso che ciò avvenga, servono due votazioni sul medesimo testo da parte di Camera e Senato intervallate da un periodo non inferiore ai tre mesi. Ma non solo. Qualora nella seconda votazione la legge costituzionale non fosse approvata da entrambi i rami del Parlamento con una maggioranza di almeno i 2/3 dei componenti di ciascuna Camera, occorrerà – alle condizioni dettate dall’art. 138 Cost. – un referendum popolare di tipo confermativo. Solo successivamente, avvenuti tutti questi passaggi, si potrà indire il referendum suggerito da Tremonti. In parole povere, ci vogliono almeno due anni per realizzarlo e una forte volontà politica. E nel frattempo il Paese continuerebbe a versare in una situazione di agonia irreversibile.

Del tutto condivisibile è invece la seconda proposta avanzata dall’ex ministro. Si va in Europa e si chiede un Protocollo ad hoc che soddisfi le particolari esigenze italiane, in deroga alle pattuizioni previste dai Trattati europei, quindi in deroga non solo a Maastricht e a Lisbona, ma anche al Fiscal Compact. Ma per fare ciò occorre un Governo autorevole che abbia a cuore gli interessi della Nazione. Certo, la proposta di andare in Ue e chiedere per l’Italia un Protocollo eccezionale che tenga conto delle nostre esigenze economico-sociali è difficile che venga accolta. Ma non è questa una ragione sufficiente per non tentare, anche perché consentirebbe di aprire a Bruxelles una seria discussione che fin qui è mancata completamente. E se la proposta non venisse accolta si potrà sempre pensare a “divorziare”. A nostro avviso pertanto quanto proposto da Tremonti e Sgarbi nel loro libro sarebbe il primo obiettivo del futuro governo, sempre che ci lascino votare anzitutto un nuovo Parlamento.

di Paolo BECCHI e Giuseppe PALMA (Libero, 13 settembre 2017, pagina 8).