//La storia di un piano energetico nazionale sbagliato: quello italiano. Parte 1a (di Andrea MELE)

La storia di un piano energetico nazionale sbagliato: quello italiano. Parte 1a (di Andrea MELE)

Tratto dal libro di Andrea MELE: “Morte al sistema! (con la forza delle idee…)”

“Paul si alzò ed il microfono fluttuante lo seguì. Sono microfoni programmati per stare sempre davanti all’interlocutore, alla stessa distanza e senza necessità di intervento. Alan li detestava ed aveva fatto in modo di utilizzare per sé un microfono Lavalier senza fili, ma Paul sembrava trovarsi a suo agio. Paul si girò verso la platea e salutò calorosamente e con un sorriso a trentadue denti tutti i presenti. Poi disse un paio di frasi di rito mentre si incamminava al centro tra il tavolo del suo team e quello degli ufficiali in comando. Con un piccolo telecomando fece comparire sul maxi schermo le slides a supporto della sua presentazione. “Prima di tutto una domanda che sembra banale, ma da non sottovalutare… Di che si occupa l’economia?” e continuò a passeggiare avanti e indietro mentre sul maxi schermo comparve una slide che illustrava l’etimologia della parola economia. “Economia viene dal greco oikos, che significa “casa” o anche “beni di famiglia”, e nomos che vuol dire “norma” o “legge”. Con il termine economia si intende l’organizzazione dell’utilizzo di risorse limitate per soddisfare al meglio i bisogni individuali e collettivi. Il sistema economico è l’insieme delle interazioni e delle regole che supporta e garantisce tale organizzazione.”

Siamo abituati a pensare all’economia come fosse una serie di numeri, statistiche.

Pensiamo al PIL, pensiamo alla pressione fiscale, all’inflazione, al debito pubblico…

Non capita quasi mai di pensare subito all’economia come a quell’organizzazione che serve a soddisfare i nostri bisogni: nutrirsi, stare al caldo d’inverno, spostarsi sul territorio, …

C’è un settore particolare dell’economia che riveste un’importanza ENORME: il settore dell’energia. Senza energia non potremmo accendere la luce di casa, accendere il termosifone, spostarci con la nostra automobile, produrre gran parte dei beni e servizi che conosciamo. Ogni nazione che sia riuscita a limitare al massimo la sua dipendenza energetica dall’estero ha acquisito automaticamente un vantaggio strategico di primaria importanza. Nel caso dell’Italia ci sarebbe un ulteriore vantaggio, tra tanti altri: quello di attutire pesantemente le conseguenze di un’eventuale uscita dall’euro.

Come potete ben immaginare, l’Italia è povera di risorse come il petrolio ed il gas ed importa oltre il 90% del suo fabbisogno (si veda il BEN – Bilancio energetico Nazionale del Ministero dello Sviluppo Economico).

L’Unione Europa, in generale, è dipendente dall’estero per l’energia

https://www.linkiesta.it/it/article/2017/08/07/energia-altro-che-chiacchiere-noi-europei-dipendiamo-dal-nucleare/35148/

Con la direttiva 2001/77/CE fu promossa l’introduzione delle fonti di energia rinnovabile e, recependo tale direttiva, l’Italia diede il via alla prima edizione dei cinque “conti energia”, provvedimenti che incentivarono soprattutto l’eolico, il fotovoltaico e le biomasse.

https://it.wikipedia.org/wiki/Conto_energia#Storia

Grazie alle 5 edizioni dei conti energia l’Italia è balzata tra i primi posti al mondo per ciò che concerne la potenza fotovoltaica ed eolica installata. Finalmente un record positivo? Sembra, ma non è tutt’oro quello che luccica…

Il secondo conto energia aveva stabilito degli incentivi troppo alti. Gli incentivi durano 20 anni e vengono erogati in funzione dell’energia effettivamente prodotta dagli impianti (che è cosa diversa dall’energia che effettivamente si riesce ad impiegare).

Il quinto conto energia si esauriva con il raggiungimento del tetto massimo di 6,7 miliardi di euro annui di incentivi. Questo tetto è stato raggiunto nel 2013, sebbene accertamenti successivi hanno stabilito che in realtà si è raggiunta una cifra cumulata (cumulando cioè tutti e 5 i conti energia e considerando l’effetto del “decreto spalma incentivi”) di 6 miliardi di euro annui.

http://www.qualenergia.it/articoli/20170330-fotovoltaico-mai-raggiunto-il-limite-dei-67-mld-siamo-700-milioni-sotto

Il costo dell’intera operazione ventennale, cari signori, è di circa 120 miliardi di euro (n.d.a. pari a quanto spendiamo in due anni come interessi sul debito pubblico), cifra che esclude gli adeguamenti della rete elettrica che si sono resi necessari e che dopo esamineremo sommariamente.

Riporto di seguito un articolo del fatto quotidiano del 2013, le cui conclusioni a riguardo sono positive.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/18/incentivi-al-fotovoltaico-vale-pena-pagarli/533693/

Purtroppo, sia in virtù di quello che viene riportato che delle informazioni aggiuntive che ho reperito in giro, posso concludere che è stato un PESSIMO investimento e che l’intera strategia perseguita dai governi di questi anni ha generato UNO DEI PIU’ GRANDI SPERPERI DI DENARO PUBBLICO DELLA STORIA.

Per cominciare, lo sviluppo della cosiddetta “filiera del fotovoltaico” è stato un mezzo fallimento. Finché c’erano gli incentivi il settore ha avuto anche periodi di crescita a due cifre, ma una volta finite le installazioni massicce di nuovi impianti…

Altra nota dolente: i primi 3 conti energia non premiavano l’utilizzo di pannelli solari ed inverter di origine europea, quindi parte della quota degli investimenti dei primi 3 conti energia relativa ai materiali è finita all’estero contrariamente alle intenzioni. Per quanto riguarda il “giro d’affari” che c’è stato… beh, quello poteva esserci anche con opere pubbliche di altro tipo.

Continuando… l’articolo afferma che il beneficio annuale ottenuto è di 2 miliardi di euro (immagino si riferisca a minori importazioni di combustibile o elettricità dall’estero). Trattasi quindi di una perdita secca di 4 miliardi di euro l’anno… a carico diretto dei consumatori dato che il costo dell’incentivo viene caricato in bolletta.

I dati della Figura 1 dimostrano (e dobbiamo considerare che nel frattempo c’è stato anche un rinnovo del parco elettrodomestici ed una parziale transizione verso l’illuminazione a LED) che la spesa per la componente energia è tornata, nel 2018, ai livelli del 2013 ed il prezzo complessivo (n.d.a. gli incentivi per il fotovoltaico fanno parte della componente “oneri di sistema”) dei KWh è aumentato, nonostante tutto, in linea con l’inflazione. Il sistema elettrico nazionale, evidentemente, ha al suo interno delle inefficienze che questo ingente investimento non è riuscito a ridurre (n.d.a. sia il gas che il petrolio avevano una quotazione di mercato mediamente superiore nel 2013 rispetto al 2017 e 2018, quindi la causa è da ricercarsi altrove).

Infine prendendo per buono ciò che dice l’articolo de “Il Fatto Quotidiano”, cioè che la famiglia media paga 48 euro per gli incentivi, essendo le famiglie 26 milioni (dati ISTAT) vorrebbe dire che le famiglie pagherebbero 1,3 miliardi di euro all’anno e le aziende 4,7 miliardi… Quindi trattasi dell’ennesima tassa a carico di quest’ultime.

Al di là di tutto questo vi sono delle considerazioni tecniche e delle evidenze storiche che non lasciano scampo e che dimostrano due cose:

1) Si è puntato sulla tecnologia sbagliata;

2) Lo si è fatto nel modo sbagliato.

E’ necessario premettere al discorso che segue il fatto che le fonti di energia rinnovabile si dividono in:

  1. a) Fonti Rinnovabili Non Programmabili (FRNP): energia eolica, fotovoltaica, solare termica, solare termodinamica (quest’ultima può passare nelle FRP se integrata con fonti non rinnovabili)
  2. b) Fonti Rinnovabili Programmabili (FRP): energia idroelettrica, geotermica, biomasse, solare termodinamica (e.g. in caso di centrali a ciclo combinato sole/gas)

In parole povere, le fonti rinnovabili di tipo a) non garantiscono né una erogazione continua h24 né una erogazione programmabile in anticipo con altissimo grado di confidenza. Il fotovoltaico, ad esempio, è influenzato dalle condizioni atmosferiche durante il giorno e non eroga corrente nelle ore notturne. Nelle ore diurne, inoltre, la resa non è uniforme perché da bassissimi rendimenti nelle prime ore di luce si passa al livello massimo quando i raggi del sole sono perpendicolari alla superfice del pannello ed in ogni caso è sufficiente il passaggio di una nuvola per far diminuire drasticamente il rendimento dell’impianto impattato. L’eolico, sebbene capace di erogare corrente anche di notte, è una sorgente fortemente intermittente… anche più del fotovoltaico.

Facciamoci un’idea di che significa tutto ciò a livello nazionale…

Dati statistici di Terna S.p.A. (gestore della rete elettrica nazionale), riferiti al 2017 (tra parentesi la variazione rispetto all’anno precedente):

POTENZA INSTALLATA: 117,1 GW

FABBISOGNO DI ENERGIA ELETTRICA: 320,5 TWh (+2,0%)

PRODUZIONE NETTA: 285,3 TWh (+2,0%)

IMPORT: 42,9 TWh (-0,7%)

EXPORT: 5,1 TWh (-16,6%)

N.B. Come potete leggere dai dati sopra riportati, nel 2017 il nostro saldo import/export relativo all’elettricità è stato pari a circa l’11,8% del nostro fabbisogno, con un principesco miglioramento del 2,1% rispetto al 2006 (dati Terna 2006: saldo import/export pari a 44.984,9 GWh; fabbisogno pari a 322.890,6 GWh), cioè dopo che la potenza installata delle fonti rinnovabili (che includono l’idroelettrico ed il geotermico, che erano già presenti in Italia ben prima del 2006) è passata da meno di 20 GW a 55 GW attraverso:

1) la modica spesa di 120 miliardi di euro per gli incentivi;

2) molti mal di testa per gli ingegneri di Terna (poi vedrete perché);

3) ulteriori X miliardi di euro di costi di adeguamento della rete.

Per capirci, una centrale nucleare di ultima generazione ha una potenza di 1,5 GW e potrebbe costare intorno ai 4,5 miliardi di euro (non sono a favore del nucleare, è solo un termine di paragone).

Potete verificare il consumo in tempo reale della rete italiana a questo indirizzo

https://www.terna.it/DesktopModules/GraficoTerna/GraficoTernaEsteso/ctlGraficoTerna.aspx?sLang=it-IT

Questo screenshot visibile in Figura 2 risale al 7 Luglio 2018 (sabato). Come potete vedere il picco di potenza assorbita stimato da Terna è di circa 42GW, ma vi assicuro che arriva spesso a 52GW o più nei giorni feriali dei periodi estivi.

Il picco massimo di assorbimento fu raggiunto il 21 Luglio 2015 a causa dell’estate particolarmente torrida. Il valore massimo di assorbimento registrato in quella data fu di 59,13 GW.

Ora… è plausibile che la potenza installata sia maggiore di quella del fabbisogno massimo storicamente registrato (che è un caso eccezionale), anche perché ci sono perdite lungo le linee di trasmissione… ma qui stiamo parlando di una potenza installata DOPPIA!

Vediamo come si compone la potenza installata.

POTENZA INSTALLATA (2017 – dati Terna): 117,1 GW ripartiti come nella tabella della Figura 3.

Il sito di Terna consente di vedere le potenze installate regione per regione per le fonti rinnovabili (si veda il link seguente).

https://www.terna.it/it-it/sistemaelettrico/fontirinnovabili.aspx

Come avete appena visto, la potenza installata relativa alle fonti programmabili è più che sufficiente per soddisfare tutto il fabbisogno nazionale. Vi segnalo che negli anni 2000 è partito pure un programma di rinnovo del parco delle centrali termoelettriche e sono state costruite numerose centrali a gas ad alta efficienza, di ultima generazione. Nel 2012 si era raggiunto il picco di 80GW di potenza installata per le centrali termoelettriche e poi siamo scesi a 61 per via delle dismissioni dei vecchi impianti.

Ma allora… Perché abbiamo speso tutti questi soldi per l’eolico ed il fotovoltaico? E soprattutto… perché nonostante quello che abbiamo visto si continua ad importare elettricità dalla Francia di notte? Per quest’ultima domanda, la risposta è: perché costa meno. La notte, specialmente d’estate, piuttosto che accendere le centrali termoelettriche già esistenti per soddisfare la domanda, si preferisce importare elettricità dalla Francia perché costa meno.

Ma andiamo avanti…

Dovete sapere che, per legge, le fonti rinnovabili hanno la priorità di dispacciamento sulla rete. Ciò significa che quando c’è sole e tira vento bisogna prima impiegare l’energia proveniente da quegli impianti e solo quando non è sufficiente (prevederlo con congruo anticipo, dato che ci sono dei tempi tecnici di avvio della produzione, non è facile… quindi si prendono delle cautele che rendono molto inefficiente il sistema) si può “attingere” alle centrali convenzionali.

Principio in teoria sacrosanto ma il problema è che le centrali a gas ed a carbone hanno dei costi fissi non indifferenti: l’ammortamento della loro costruzione, il personale che vi opera, la manutenzione, ecc.

Bisogna mantenere tutto l’apparato “pronto per” ed intervenire spessissimo per sopperire all’intermittenza delle FRNP. L’intero sistema è altissimamente inefficiente e tutta la rete elettrica nazionale si è dovuta adattare (ma vi è veramente riuscita?) in pochissimi anni alla nuova realtà.

Vi racconto un po’ di cose che riguardano il gestore della nostra rete elettrica…

Con il dlg 3 marzo 2011 n. 28 (Attuazione della direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE), il governo ha accolto il suggerimento di Terna S.p.A. prevedendo all’Art.17 quanto segue.

Art.17 comma 2

“In una apposita sezione del Piano di sviluppo della rete di trasmissione nazionale Terna S.p.A. individua gli interventi di potenziamento della rete che risultano necessari per assicurare l’immissione e il ritiro integrale dell’energia prodotta dagli impianti a fonte rinnovabile già in esercizio.”

Curioso, sono andato a vedere di che si trattava nel piano di sviluppo 2012 delle rete di Terna S.p.A.

Signori, nel 2012 c’erano 2,3GW di impianti eolici / fotovoltaici che necessitavano di interventi per l’allaccio alla rete!

Abruzzo: 69 MW

Calabria: 353 MW

Campania: 303 MW

Lazio: 175 MW

Marche: 25 MW

Molise: 116 MW

Puglia: 887MW

Sardegna: 195 MW

Sicilia: 217 MW

Secondo voi ha senso dare degli incentivi a pioggia senza fissare dei vincoli di localizzazione per gli impianti di grossa taglia? Eppure lo hanno fatto…

Poi c’è la questione del collegamento Calabria-Sicilia, che è sempre stato storicamente carente perché consentiva la trasmissione di soli 700MW di potenza (dando origine ad un differenziale di prezzo tra la Sicilia ed il resto della penisola). Per capirci, è come se voleste alimentare la rete idrica di un condominio con un tubo largo come un collo di bottiglia. Considerate che in Sicilia, sin dal 2012, c’erano già oltre 2,5GW di potenza installata tra eolico e fotovoltaico. Da quella data ad oggi si è aggiunto circa un altro mezzo GW.

Il nuovo elettrodotto Sorgente-Rizziconi, costato 700 milioni di euro, avrebbe dovuto risolvere definitivamente il problema nel 2016, dopo mille polemiche degli “ambientalisti” (o presunti tali) e diversi impedimenti burocratici. Nonostante il nuovo elettrodotto sia entrato in esercizio il differenziale di prezzo è rimasto anche adesso, sebbene sia diminuito. Ciò significa tutta la potenza installata di eolico e fotovoltaico (3 GW) non è riuscita a livellarlo… né ci è riuscito il nuovo elettrodotto.

http://www.qualenergia.it/articoli/20170426-nonostante-il-cavo-elettricita-siciliana-resta-la-piu-cara

Eppure, in base ai dati di Terna, la Sicilia gode di un surplus (differenza tra produzione e consumi) di energia elettrica da anni.

Ma dico: CI RENDIAMO CONTO?

C’è una capacità di programmazione in Italia che fa invidia alla NASA… Si produce energia e non si riesce ad impiegarla in maniera efficiente.

Perché?

…e qui passiamo alla nota dolente dei sistemi di accumulo.

In questo link

https://www.terna.it/it-it/sistemaelettrico/progettipilotadiaccumulo.aspx

troverete scritto quanto segue:

“Nell’ambito del Piano di Difesa per la Sicurezza del Sistema Elettrico Nazionale 2012-2015, Terna ha individuato un programma di installazione di 40 MW di sistemi di accumulo al fine di utilizzare le potenzialità introdotte dai rapidi tempi di risposta dei sistemi di accumulo per incrementare i margini di sicurezza di gestione delle reti AT delle Isole Sicilia e Sardegna.

Considerato l’elevato contenuto innovativo del Progetto, Terna ha ritenuto necessario suddividere il programma in una prima fase ad alto contenuto sperimentale denominata Storage Lab, che prevede l’installazione complessiva di circa 16 MWh di diverse tecnologie di accumulo, suddivise in circa 8 MWh in Sicilia ed 8 MWh in Sardegna.“

E’ chiaro che siamo a carissimo amico? Stanno sperimentando sistemi di accumulo che sono pari a meno dell’1% della potenza installata e siamo ancora in fase di sperimentazione!

Per essere efficace, un sistema di accumulo su scala regionale/nazionale deve avere una capacità (che si misura in GWh, ovvero il prodotto tra potenza e tempo) che supera di n volte la potenza sviluppata nell’arco di un’ora (es: potenza di 1GW, sistema di accumulo di 2 GWh).

Proseguiamo con la lettura del link perché è interessante…

“Nell’ambito del Piano di Sviluppo della RTN 2011, Terna ha previsto la realizzazione di progetti Large Scale Energy Storage afferenti a porzioni di rete a 150 kV del Sud Italia che risultano critiche per l’elevato numero di congestioni di rete derivanti da eccessiva penetrazione di FRNP.”

“Con l’obiettivo primario di ridurre le suddette congestioni, Terna ha previsto un progetto pilota fortemente innovativo, basato sull’utilizzo di tecnologie di accumulo elettrochimico cosiddette “energy intensive”, ovvero caratterizzate da elevate capacità di accumulo rispetto alla taglia in potenza degli impianti, selezionando, attraverso un bando di gara pubblico, la tecnologia di batterie NAS (tecnologia sodio/zolfo) come maggiormente idonea al contesto.

Terna ha quindi suddiviso il programma complessivo di 35 MWh di accumuli approvati dal Ministero dello Sviluppo Economico nei seguenti tre impianti SANC (Sistema di Accumulo Non Convenzionale), ciascuno collegato ad una Stazione Elettrica 20/150 kV di connessione alla RTN.”

“Dopo una fase provvisoria di esercizio e tuning con presidio in sito durata l’intero anno 2015, i tre impianti SANC sono attualmente in esercizio in teleconduzione da remoto.”

Anche qui 35MWh sono una frazione infinitesima di quello che servirebbe…

Capito cari signori?

L’ITALIA E’ DIVENTATA IL LABORATORIO SPERIMENTALE DELLE SMART GRID.

https://it.wikipedia.org/wiki/Smart_grid

Vi sembra serio e professionale impegnare 120 miliardi di fondi pubblici e poi ritrovarsi a lanciare progetti sperimentali per gestirne il risultato?

Forse è per questo che il prezzo dell’energia elettrica non diminuisce e le importazioni diminuiscono solo del 2%… Perché l’intera operazione è stata un grande fallimento. Mi sa che se oggi importiamo meno gas per produrre energia elettrica è merito soprattutto delle biomasse (la cui potenza installata è aumentata, grazie agli incentivi, di un ammontare pari equivalente ad un paio di centrali nucleari) e del rinnovo degli impianti termoelettrici obsoleti… Non dico che vi sia l’assenza del contributo dell’eolico e del fotovoltaico ma ritengo che il beneficio sia completamente sproporzionato rispetto alla spesa sostenuta.

Con un quinto dei soldi spesi si poteva trasformare radicalmente il sistema dei trasporti pubblici di Roma, Napoli e Milano ed i benefici in termini di minor inquinamento, minori consumi energetici, salute pubblica e qualità della vita della cittadinanza sarebbero stati ben maggiori.

La transizione alle rinnovabili era ed è ancora possibile ma deve passare per una tecnologia che si chiama “solare termodinamico a ciclo combinato” ed attraverso l’installazione di sistemi di accumulo (necessari in particolare per l’eolico ed il fotovoltaico) che saranno possibili solo tra una decina (o più) di anni quando alcune promettenti tecnologie per le batterie prenderanno piede su larga scala.

Qui su wikipedia potete trovare la triste storia del solare termodinamico, che in Italia è stato snobbato (Carlo Rubbia, premio Nobel, lasciò l’ENEA nel 2005 per contrasti con il governo):

https://it.wikipedia.org/wiki/Impianto_solare_termodinamico#In_Italia

Di seguito i link che descrivono la centrale sperimentale a ciclo combinato sole/gas che è in funzione in Sicilia.

http://www.consulente-energia.com/aa-centrale-enel-archimede-priolo-come-funziona-impianto-solare-termodinamico-tecnologia-ricevitore-sali-fusi-rubbia-enea.html

http://www.archimedesolarenergy.it/it_reference_project_1.htm

Vi racconterò quali dovrebbero essere le linee guida del nostro piano energetico nazionale nella seconda parte dell’articolo.

Andrea MELE