//IL DECRETO DIGNITÀ “LICENZIA” IL JOBS ACT? (di Giulio BETTI)

IL DECRETO DIGNITÀ “LICENZIA” IL JOBS ACT? (di Giulio BETTI)

Vengono rimodulati i termini massimi per i contratti a tempo determinato, vengono reintrodotti i contratti a termine causali (quindi con l’obbligo di motivazione se superiori ai 12 mesi massimi e dopo il primo rinnovo), ridotte a 4 volte anzichè 5 le possibilità di proroghe, e resi più onerosi per i datori di lavoro i rinnovi stessi.

Sicuramente un cambiamento c’è, ma ci sembra eccessivo affermare che il Jobs Act venga del tutto mandato in soffitta, visti tutti gli anni di possibile precariato in cui il lavoratore potrebbe continuare a trovarsi con le durate massime di 24 mesi prorogabili per 4 volte massimo, nonostante l’obbligo di motivazione e i maggiori oneri per i rinnovi.

Certamente è un primo passo rispetto alla completa liberalizzazione del 2015, ma non viene ad esempio toccato l’abusato lavoro accessorio con la nuova disciplina dei voucher 2017, e il vero nocciolo del Jobs Act, il nuovo finto contratto a tempo indeterminato introdotto nel 2015 (il CATUC) rimane in vita, pur con un aumento delle indennità risarcitorie rispetto a quelle precedenti per i licenziamenti ingiustificati.

Insomma, pochino per poterlo considerare un cambiamento epocale.

Ma è pur vero che si parla di un decreto legge, per sua natura emergenziale.
Un primo passo è stato fatto.
Nei prossimi tempi una revisione di molti istituti oggi in vigore dovrebbe certamente passare per la preventiva discussione dei membri di Camera e Senato a seguito della presentazione di un disegno/proposta di legge.

Così come in futuro le forze di governo dovranno realizzare quanto promesso in campagna elettorale: abolire strumenti come spesometro e redditometro, già ribadito dallo stesso Ministro Di Maio a inizio giugno, e al momento invece non previsto da tale decreto.

Bene invece le sanzioni pecuniarie e la restituzione con interessi degli aiuti di Stato ricevuti dalle imprese che poi vanno a delocalizzare anche intra-UE, oltre che extra-UE.
Tutta da vedere però l’efficacia.

All’interno del mercato unico UE le imprese potrebbero comunque accettare tali oneri economici pur di continuare a delocalizzare in paesi dove vi è un basso costo di manodopera se, a conti fatti, questa pratica continuasse ad apportare ai bilanci dei benefici maggiori di quelli che sono i danni economici subiti dalle sanzioni governative.
Situazione da monitorare.

Positiva la sferzata sulle pubblicità dei giochi d’azzardo, vera e propria piaga sociale.

Giulio BETTI