//Il pareggio di bilancio in Costituzione è una MinKiata (con la K della troika) – di Andrea MELE

Il pareggio di bilancio in Costituzione è una MinKiata (con la K della troika) – di Andrea MELE

Buongiorno a tutti,
oggi vi spiegherò perché il principio del pareggio di bilancio inserito in Costituzione è una MinKiata (con la K della troika) dal punto di vista della teoria economica.

Una premessa necessaria per proseguire: un euro oggi non vale quanto un euro domani. Il capitale può essere investito e fruttare interessi. Il costo del capitale, per un investimento qualsiasi, è pari al rendimento che questo capitale avrebbe se fosse investito in uno strumento finanziario avente un livello di rischio equivalente all’investimento preso in esame.

Esempio: Se si dovesse investire una somma in un progetto a bassissimo rischio, il costo del denaro sarebbe equivalente al rendimento offerto dai titoli di Stato a scadenza decennale (si ipotizza che lo Stato in questione sia solvente e non ci sia rischio che dichiari default nei prossimi 10 anni).

Detto ciò, per confrontare il valore del denaro incassato o sborsato in periodi temporali differenti è necessario “attualizzare” il valore di tale denaro all’istante temporale presente.

Supponiamo che il costo del capitale sia il 2,5% annuo (tasso di rendimento composto). Investendo 100 euro in uno strumento finanziario con quel rendimento, dopo due anni saremmo in possesso di una cifra pari a 100*1,025*1,025 = 105,06 euro circa.

Ciò significa che 100 euro “oggi”, valgono come 105,06 euro “tra due anni” per quel determinato tipo di investimento, con il suo livello di rischio. Effettuando l’operazione inversa 105,06/1,025/1,025 = 100 euro non facciamo altro che “attualizzare” il valore all’istante temporale presente.

L’operazione di “attualizzazione” consente di sommare tra loro gli importi di competenza di periodi temporali differenti come fossero importi riferiti allo stesso periodo.

Fatta questa breve premessa posso procedere.

Quando un’azienda decide se intraprendere o meno con un investimento, per capire se esso sia sufficientemente redditizio si effettua una analisi ben precisa.

1) Si esaminano i flussi di cassa (esborsi/incassi) attesi a partire dall’inizio dell’investimento fino all’orizzonte temporale ritenuto congruo.

2) Si determina il costo del capitale per tale investimento ( le grandi aziende usano il termine “WACC”, cioè “Weighted Average Cost of Capital”)

3) Si attualizzando i flussi di cassa all’istante temporale presente utilizzando nelle formule il costo del capitale

4) Si sommano i flussi di cassa attualizzati calcolati al punto 3), ottenendo il VAN (Valore Attuale Netto): se il VAN è maggiore di zero significa che l’investimento frutterà più del costo del capitale (i.e. si crea valore per gli azionisti), viceversa se il VAN è minore di zero vuol dire che l’investimento frutterà meno del costo del capitale (si distrugge valore).

5) Avendo a disposizione un foglio di calcolo excel, rapidamente (poche iterazioni) si può sostituire al costo del capitale un valore tale che il VAN sia pari a zero. Il valore così ottenuto è il TIR (Tasso Interno di Rendimento), corrispondente alla redditività dell’investimento.

Potete trovare un esempio di questa analisi nell’immagine che ho allegato al post.

Questa metodologia può essere applicata anche alle opere pubbliche, le quali generano dei benefici che non sono di natura strettamente economica (e.g. una metropolitana riduce il traffico e l’inquinamento).

I benefici di natura non economica vengono parametrizzati in modo tale da essere riconducibili ad un valore economico (e.g. ogni Kg di CO2 che non viene immesso nell’atmosfera viene “valorizzato” con x centesimi di euro… e così via).

Questa metodologia dovrebbe essere alla base dei ragionamenti strategici di uno Stato. Dico dovrebbe perché vi mostrerò in un altro post che razza di casino abbia combinato lo Stato italiano con il fotovoltaico.

Ciò su cui ora voglio porre l’accento, però, è un altro aspetto.
Quando si effettua un investimento di lungo periodo (e.g. incremento dell’efficienza energetica degli edifici pubblici), è normale che l’investimento iniziale sia alto. Se la tecnologia introdotta è particolarmente innovativa, è altrettanto probabile che la redditività dell’investimento sia molto alta.

Morale della favola: anche se si otterrebbero solo benefici investendo 20 miliardi di euro, nell’arco di due anni, in una lista di progetti ad alto ritorno economico, il principio di pareggio del bilancio impedirebbe di effettuare l’investimento iniziale desiderato, perché troppo ingente.

Siamo di fronte ad un falso ideologico, signori, e non c’è bisogno di scomodare neanche altre argomentazioni meno ovvie di carattere macroeconomico.

Voglio sottolineare che il suddetto principio di pareggio è stato inserito nella nostra Costituzione.

Tutti coloro che hanno dato la vita per questo paese si stanno rivoltando nella tomba.

Morte al sistema! (con la forza delle idee…)

Andrea MELE