//Due strade per cambiare la legge elettorale (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)

Due strade per cambiare la legge elettorale (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)

Articolo a firma di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero del 6 maggio 2018:

I forni si sono chiusi, ma non si può ancora del tutto escludere che qualcosa covi sotto la cenere. Lo sapremo presto. Mattarella ha convocato già per lunedì i gruppi parlamentari al Quirinale per un velocissimo terzo giro di consultazioni. Di Maio pretende a gran voce le elezioni anticipate. Salvini ha fatto la sua ultima offerta per un governo “a tempo”. E pare, contrariamente a quello che si dice in pubblico, che in privato Di Maio ci stia pensando. Il governo è “a tempo”, a Di Maio basterebbe un appoggio esterno di Berlusconi, per non scontentare l’Elevato, e il gioco è fatto. Forse fantapolitica. Se non ci saranno novità uscirà qualcosa dal cilindro di Mattarella, ma la prospettiva del voto anticipato, imminente o entro l’anno, è ormai nella natura delle cose. Ma con quale legge elettorale ritornare al voto, visto che è anche colpa del Rosatellum se il Paese è nello stallo in cui si trova? Se il Parlamento iniziasse a lavorare, si potrebbe mettere mano in breve tempo alle cosiddette regole del gioco. Dicono che senza un governo non si può, ma non è vero perché le Camere possono già legiferare a pieno titolo su qualsiasi materia. Un Governo c’è già, anche se solo per gli affari correnti. Basta e avanza. E ai mercati – per il momento – non dispiace affatto.

La prima opzione che il Parlamento potrebbe discutere è quella di inserire un premio di maggioranza all’attuale Rosatellum, ma per farlo occorre rispettare la sentenza con cui la Corte costituzionale ha bocciato il porcellum, quindi occorre inserire una soglia minima di voti oltre la quale il premio possa trovare applicazione.

I NUMERI

Il 40% in un sistema tripolare è troppo alto, il 35% può andar bene. A chi attribuire il premio? Usando il buon senso, alla lista o alla coalizione che prende più voti, cioè a chi arriva prima degli altri, sia essa una coalizione di liste o una lista singola. Sull’entità del premio – cioè sulla consistenza numerica dello stesso – è sufficiente prevedere l’attribuzione del 52-53% dei seggi alla lista o coalizione vincente e il gioco è fatto (ricordiamo che porcellum e italicum prevedevano il 54%). Nell’ipotesi estrema, che vedrebbe l’attribuzione massima del premio nella forbice che va dal 35 al 53 per cento, si tratterebbe di assegnare al massimo 18 punti di premio, nulla di spaventoso al cospetto di quanto è avvenuto nel 2013 quando il premio al centrosinistra fu 25 punti. A chi attribuire il premio tra i candidati? La soluzione non è difficile. I seggi che scatterebbero per effetto del premio andrebbero attribuiti ai candidati dei collegi plurinominali della lista o coalizione di liste aggiudicataria del premio (nel caso di coalizione, pro-quota alle liste che la compongono). Se insufficienti, ci sono i “migliori perdenti” dei collegi uninominali (sempre della lista o coalizione vincente). Un’altra miglioria da apportare al Rosatellum sarebbe quella di consentire all’elettore di esprimere le preferenze per i candidati dei collegi plurinominali, dando la possibilità di esprimere fino ad un massimo di due preferenze su una griglia di un minimo di 6 e un massimo di 10 candidati per ciascun collegio plurinominale (coi nomi dei candidati già indicati sulla scheda elettorale e con la possibilità per l’elettore di barrare i candidati prescelti). Si può fare, e verrebbe incontro al programma del M5S. Ma ci vuole un po’ di tempo.

L’ALTERNATIVA

Ciò che invece si potrebbe fare nel giro di appena quindici giorni è resuscitare il Mattarellum del 1993. Una legge di un solo articolo con la quale si ripristina il sistema di voto che porta il nome dell’attuale presidente della Repubblica, con una sola modifica: adeguare il Mattarellum alle norme costituzionali sul voto degli italiani all’estero, quindi ridurre da 155 a 143 i deputati da eleggere nei collegi plurinominali alla Camera e ridurre di sei i senatori da ripescare tra i migliori perdenti dei collegi uninominali al Senato.

Infine una delega al Governo per ridisegnare i collegi alla Camera sulla base dell’ultimo censimento della popolazione residente (per i collegi uninominali del Senato è sufficiente prendere quelli che il Rosatellum già prevede per la Camera). “Resuscitare” il Mattarellum sarebbe la soluzione più semplice e veloce.

In assenza di ogni tipo di accordo non ci rimane che il Rosatellum. E stavolta, se si dovesse votare in tempi rapidi, non è detto che non garantisca un vincitore certo. Ma perché rischiare se la legge attuale si può migliorare o si può “far rivivere” il Mattarellum?

Articolo a firma di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero del 6 maggio 2018.