//Di Maio e l’arte di resuscitare gli sconfitti (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI sul SecoloXIX)

Di Maio e l’arte di resuscitare gli sconfitti (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI sul SecoloXIX)

Articolo di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI sul SecoloXIX del 30 aprile 2018 (dalla prima pagina):

II forno del Pd sarà per Di Maio più incandescente del previsto. Sia da una parte che dall’altra si sono levate voci di protesta, talvolta anche ufficiali. Difficile digerire un accordo con il Pd soprattutto per gli attivisti del M5S, perché molti ancora ricordano che il vero fondatore del Movimento, Gianroberto Casaleggio, aveva detto che sarebbe uscito dal Movimento se mai ci fosse stato un accordo con tale partito. Immaginiamo che l’Elevato sia nel frattempo passato dal Maalox al pantoprazolo per superare l’acidità di stomaco. Come che sia, troppa fretta per chiudere un forno (che peraltro Salvini mai ha chiuso) e tanto tempo invece per portare alla giusta temperatura il secondo. La direzione nazionale dei Dem si riunirà il 3 maggio e deciderà il da farsi, ma una novità importante c’è già; a quanto pare – per fortuna – non sara Martina a gestire la trattativa con il M5S. Anche Renzi, che ieri sera è tornato a farsi sentire in televisione, ha capito quello che hanno capito tutti gli italiani. Martina non è all’altezza e dunque dovrà essere lui, in un modo o nell’altro, a condurre le danze. Paradossalmente grazie a Di Maio si sono ottenuti già due risultati politici importanti: la riabilitazione politica di Berlusconi, risorto come leader di un partito in cui si riconoscono comunque ancora milioni di italiani, e ora sta offrendo su un piatto d’argento la possibilità a Renzi di ritornare in campo. È riuscito portare al centro dell’attenzione proprio chi ha perso in questa tornata elettorale. Complimenti! Renzi ha la maggioranza, sia in direzione sia nei gruppi parlamentari, quindi sulla carta la decisione potrebbe anche essere quella di respingere al mittente la proposta, ma il senatore di Scandicci non è uno stupido né uno sprovveduto. Quasi sicuramente dalla direzione nazionale di giovedì non uscirà né un sì né un no decisi, bensì una tiepida risoluzione che dirà di sì ad una trattativa, ma allo stesso tempo ponendo – tra le varie condizioni capestro – quella di riconoscere l’importanza del lavoro svolto in questo anni dal Pd (insomma non si modificheranno cose già fatte) e quella di individuare come Presidente del Consiglio una figura di alto profilo che comunque non sia Di Maio. In questo modo non si potrà dire che il Pd si sia tirato indietro. Di Maio dirà di no, tanta è la voglia del leader pentastellato di sedere a Palazzo Chigi. Il Partito democratico avrà dunque fatto la sua parte e nessuno potrà accusarlo di “irresponsabilità”. Renzi avrà a quel punto buon gioco per accusare i pentastellati di mettere in secondo piano gli interessi del Paese a fronte di imprescindibili ambizioni personali. I risultati ottenuti sarebbero due: aver smascherato i 5Stelle, disposti ad allearsi anche col nemico di sempre pur di andare al governo, e aver dimostrato la totale inaffidabilità di una persona, Di Maio, che mira solo a soddisfare le sue ambizioni. In una situazione così disegnata non si potrà più escludere l’ipotesi del voto anticipato, ma con una differenza sostanziale rispetto al 4 marzo. Una parte consistente dell’elettorato del M5S, che in passato ha votato Pd, tornerà nuovamente a votare Pd (almeno è più serio, diranno), mentre la base dura e pura del Movimento, che voleva l’accordo con la Lega, si sposterà proprio su questo partito, che meglio oggi riesce a intercettare l’elettorato anti-establishment. Risultato? La prossima partita elettorale (con una nuova legge elettorale con un premio di maggioranza o qualcosa del genere o forse anche con questa) se la giocheranno un’altra volta la coalizione di centrodestra e quella centrosinistra, col Movimento sconfitto che tornerà ai livelli delle europee 2014. Renzi ha capito che Di Maio gli sta offrendo una occasione imperdibile e siamo certi che non se la lascerà scappare. Farà fuori Di Maio, senza battaglia sul campo, o come avrebbe detto Napoleone “al solo consumo degli stivali”.

Articolo di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI sul SecoloXIX del 30 aprile 2018 (dalla prima pagina).