//Berlusconi vuole allearsi col Pd? I numeri non ci sono. Ecco perché (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)

Berlusconi vuole allearsi col Pd? I numeri non ci sono. Ecco perché (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)

Articolo a firma di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero di oggi, 22 aprile 2018. In PRIMA PAGINA:

Tra insulti e capricci è definitivamente chiusa ogni possibilità di accordo M5S-Centrodestra.

Berlusconi ha offeso i 5Stelle dicendo che son buoni soltanto a «pulire i cessi», quando per la verità la sua casa editrice gli pubblica i libri. Di Maio ha messo una pietra tombale su Berlusconi dopo la sentenza di Palermo sulla trattativa Stato-mafia. Un mese e mezzo di lavoro che finisce nel peggiore dei modi.

Dal Molise, che sembra aver assunto l’importanza dell’Ohio, Berlusconi getta la maschera e invita gli alleati della coalizione a cercare in Parlamento i voti del Partito democratico, che dal punto di vista della democrazia definisce anni luce più avanti dei 5Stelle. La proposta fa infuriare sia Salvini che la Meloni, che da parte loro hanno chiuso ogni porta ad ipotesi di governo tra Centrodestra e Dem. Pare che ormai non esista più un Centrodestra, ma due con prospettive di governo molto diverse.

Berlusconi, o chi male lo consiglia, valuta questa situazione senza tener conto della
realtà, come se il voto del 4 marzo non ci fosse mai stato. Aveva previsto tutto: Forza Italia avanti alla Lega, un Pd sconfitto ma oltre il 20% e i «maroniani» pronti al salto della quaglia. E col Centrodestra senza maggioranza assoluta dei seggi era già pronto un governissimo Forza Italia – Partito democratico.

Il tutto nel nome della responsabilità, che tradotto significa conservazione del potere. Ma il 4 marzo c’è stato un vero e proprio tsunami, dove il popolo ha bocciato le forze sistemiche e premiato quelle anti-establishment. I dati li conosciamo.

Oggi Berlusconi lancia la proposta di un governo Centrodestra-Pd, che senza Lega e Fratelli d’Italia i numeri non li ha proprio. Calcolatrice alla mano, a Montecitorio la situazione non lascerebbe scampo. Il Pd ha 111 deputati, Forza Italia 104. Totale 215. Poi c’è il Gruppo Misto, cioè quello che raccoglie tutti i partiti che non sono riusciti a costituire un gruppo autonomo, che conta 22 deputati. Ammesso che tutti siano disponibili a sostenere un «inciucione» Fi-Pd, si arriva a quota 237. Leu ne ha 14, per un totale di 251.

Anche proponendo al Pd di indicare il leghista Roberto Maroni per Palazzo Chigi in modo tale da spaccare la Lega e trovare i restanti 65 seggi dal gruppo parlamentare leghista
non ci sarebbero i numeri. All’interno del gruppo parlamentare della Lega alla Camera i cosiddetti «maroniani» – o comunque i «non salviniani» – sono circa una trentina (Salvini è stato molto attento nel compilare le liste). Non si riuscirebbe quindi a raggiungere la soglia minima di sopravvivenza (che a Montecitorio è 316).

Berlusconi ha perso il contatto con la realtà. Ma gli italiani non dimenticano il recente passato. Era il novembre 2011 quando, invece di resistere al colpo di Stato ai suoi danni, si sganciava dalla Lega per sostenere col Pd il governo Monti. Cinque anni fa, ad appena due mesi dal voto, Forza Italia si sganciava dall’alleato leghista per andare a far parte – a
braccetto col Pd – del governo presieduto da Enrico Letta. E ora dopo aver fatto di tutto per far fallire l’accordo di governo col M5S, vuole di nuovo il governo col Pd.

Salvini, avrebbe tutte le ragioni per passare dalle telefonate ad un incontro faccia a faccia con Di Maio, guardarlo negli occhi e proporre: «staffetta, con un bel contratto “alla
tedesca” firmato davanti agli italiani»?

Hanno poco tempo. Lunedì Mattarella farà sentire la sua voce. O decidono ora o si bruciano entrambi.

Articolo a firma di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero di oggi, 22 aprile 2018. In PRIMA PAGINA.