//Tutti i numeri per eventuali maggioranze in Parlamento (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)

Tutti i numeri per eventuali maggioranze in Parlamento (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)

Articolo di Giuseppe Palma e Paolo Becchi su Libero del 18/04/2018 (in prima pagina, con risposta del direttore Vittorio Feltri):

Le ultime consultazioni al Quirinale non hanno sbrogliato la matassa. Anzi, pare l’abbiano ingarbugliata ancor di più visto che Di Maio continua a porre veti nei confronti di Berlusconi, aumentandone la dose. Ci sarà un mandato esplorativo, ma solo per perdere tempo e arrivare alle elezioni regionali in Friuli e in Molise. Ma quali sono le possibili soluzioni per il governo?

Immaginiamo che il Pd decida di entrare in gioco. Partiamo quindi da un eventuale contratto di governo tra M5S e Pd, vista l’apertura di Di Maio al segretario reggente Martina, che aspira a diventare segretario a tutti gli effetti. La situazione critica è al Senato. Gli iscritti al gruppo dei 5Stelle sono 109, quelli del Pd 52, ma oltre il 60% dei senatori eletti tra le file del Partito democratico sono renziani di ferro, quindi quelli disponibili ad appoggiare un eventuale governo Di Maio sarebbero al massimo non più di 21-22. Il gruppo misto conta 12 senatori, di cui 4 sono di Noi con l’Italia, pertanto quelli
disponibili a votare la fiducia a Di Maio, ad essere ottimisti, sarebbero 8 (compresi i senatori di Leu). Poi ci sono gli eletti di Svp, Patt e Uv (gruppo per le autonomie): altri 8 senatori. E siamo a quota 147.

I CONTI NON TORNANO

Ammesso che tutti i senatori a vita appoggino un governo a 5Stelle (2 sono già stati conteggiati nel gruppo misto, quindi ne mancano 4), si arriverebbe a 151 voti. Ammettiamo pure che i 4 eletti con Noi con l’Italia si dichiarino «responsabili», si arriva a quota 155. La maggioranza assoluta è 161. I numeri non ci sono, col risultato che Di Maio finirebbe stramazzato per terra pugnalato dai senatori renziani del Pd.

A meno che non si ipotizzi che Renzi esca completamente fuori di testa e che il Pd opti per il suicidio assistito. Ipotesi al momento irrealistica.

Un’altra soluzione? Un accordo Centrodestra-Pd sulla carta supera di gran lunga la maggioranza assoluta dei seggi, ma sia Salvini che la Meloni hanno escluso a priori qualsiasi intesa col Pd. Se prendesse piede questa soluzione non solo si spaccherebbe il Centrodestra, ma addirittura alcuni parlamentari eletti con la Lega (i cosiddetti «maroniani») potrebbero spingersi a sostenere una riedizione del Patto del Nazareno. Ma anche in questo caso i numeri non ci sono. La situazione sarebbe critica soprattutto alla Camera, dove il Pd ha 111 deputati e Forza Italia 104. Ammesso che tutto il Gruppo Misto (22) e Leu (14) siano disponibili a votare la fiducia ad un governo Pd-Fi, si arriverebbe a quota 251. I leghisti non salviniani sono a Montecitorio circa una trentina, ma in odore di incarichi di governo si potrebbe arrivare anche a 40-50. Totale 291-301 voti, quindi ben al di sotto alla quota di sopravvivenza che a Montecitorio è 316.

IN FUGA DA FI

L’ipotesi più plausibile a questo punto resta un governo M5S-Lega, che avrebbe numeri risicati al Senato (167), anche se alla fine potrebbero correre in soccorso i 3 senatori espulsi dal Movimento. E qualche altro voto potrebbe arrivare anche dal Gruppo Misto, superando così quota 170, una soglia che – al verificarsi di queste varianti – può dare una certa tranquillità. Se poi arrivasse anche un coinvolgimento di Fratelli d’Italia allora la stabilità sarebbe blindata. E non si può escludere che se i risultati alle regionali fossero molto negativi per FI, alcuni senatori di questo partito sarebbero disponibili al cambio di casacca. Berlusconi mostra di aver capito che la partita in Molise è importante. Se in Molise vince il M5S e in Friuli la Lega sarà difficile continuare a contrastare il loro accordo e la sua esclusione da questo accordo.

Cosa può accadere? Al momento resta l’apparente braccio di ferro tra Di Maio e Salvini. O cede l’uno o cede l’altro. Potrebbero uscirne bene entrambi con la «staffetta», ma non si fidano l’uno dell’altro e mirano all’intera legislatura.

LA PAURA DEL CAV

E allora? O Di Maio accetta di formare un governo Centrodestra-M5S, ipotesi che al momento per il veto dei pentastellati su Berlusconi, oppure Salvini si stacca dal Cavaliere per andare a formare il governo col M5S, ma Matteo, che avrebbe incarichi importanti per il suo partito, potrebbe porre la condizione che vi partecipi anche Fdi.

In questo modo una parte del Centrodestra si sarebbe ricompattata e sarebbe a guida salviniana. Ciò spingerebbe forse una parte dei parlamentari di Forza Italia a seguire Salvini e Meloni, visto che tra cinque anni il Centrodestra sarà comunque caratterizzato dai due giovani leader. Di fronte ad un governo M5S-Lega-Fdi, Berlusconi urlerà (giustamente) al tradimento, ma potrebbe fare ben poco. Diciamolo con franchezza: è questo che Berlusconi oggi teme più di ogni altra cosa e forse ha informazioni tali che lo hanno spinto, sconfortato, a recenti esternazioni molto critiche su Lega e Fratelli d’Italia.

Articolo di Giuseppe Palma e Paolo Becchi su Libero del 18/04/2018 (in prima pagina, con risposta del direttore Vittorio Feltri).