//L’ipotesi Cassese per fregare la volontà del popolo (di Giuseppe Palma e Paolo Becchi su Libero)

L’ipotesi Cassese per fregare la volontà del popolo (di Giuseppe Palma e Paolo Becchi su Libero)

Articolo di Giuseppe Palma e Paolo Becchi su Libero del 19/04/2018:

Finora Mattarella si sta comportando correttamente, rispettando il dettato costituzionale e la volontà dei gruppi parlamentari. L’incarico esplorativo conferito alla presidente del Senato Casellativa nella direzione di una prassi costituzionale consolidata, cioè che in assenza di un accordo trai partiti il capo dello Stato dà un incarico esplorativo ad una figura istituzionale. In caso di fallimento, Mattarella avvierà quasi sicuramente un terzo giro di consultazioni a seguito del quale – in caso di accordo tra gruppi parlamentari – conferirà l’incarico. In queste ore sta tuttavia prendendo piede un’ipotesi strana, non del tutto irrituale ma certamente forzata: un governo del Presidente. Si tratta di una prassi che sinora si è verificata due volte: nel 1953 col Governo Pella e nel 1957 col Governo Zoli. I governi Ciampi, Dini e Monti, da un punto di vista tecnico, non furono governi del Presidente perché l’indicazione venne formalmente concordata coi gruppi parlamentari, seppur sotto una più o meno pressante moral suasion da parte del Quirinale. L’esecutivo comunque  non trova origine nella volontà dei gruppi parlamentari bensì in una iniziativa esclusiva del capo dello Stato. Spetta poi al Parlamento, costretto dalla necessità di evitare una rottura dei rapporti istituzionali con il Quirinale, votare la fiducia.

Il nome che circola in queste ore è quello dell’ottantatreenne Sabino Cassese, giurista ed ex giudice della Corte costituzionale, amico di Mattarella che con lui ha condiviso alcuni anni alla Consulta. L’ipotesi Cassese potrebbe essere il cavallo di Troia in grado di spalancare la strada ad un accordo tra pentastellati e Pd, togliendo a Renzi e a Di Maio l’imbarazzo di dover giustificare al proprio elettorato un contratto di governo coi nemici di sempre. Una soluzione “democristiana” che manterrebbe intatta quantomeno la politica estera italiana impressa dal Pd negli ultimi decenni.

Cassese è l’uomo perfetto per quel sistema di potere bocciato dagli elettori ma che tenta di sopravvivere. Basta leggere cosa ha scritto il 14 aprile sul Corriere sull’intervento in Siria: «[…] anche la sovranità degli Stati va tenuta sotto controllo. Quindi, che gli Stati sono sempre meno sovrani, perché la sovranità è controllata, condivisa, limitata (si potrebbe, quindi, dire, che non è più una sovranità piena)». Parole che dimostrano come la nostra sia una democrazia “commissariata” e subalterna ai poteri sovranazionali, un’abdicazione totale a quel globalismo imperante che meno di due mesi fa gli elettori hanno confinato all’opposizione.

L’ipotesi Cassese servirebbe dunque al sistema di potere uscito sconfitto dalle urne per risorgere dalle ceneri e continuare a governare. E poco importa se ciò avrebbe come effetto un colpo mortale per la nostra democrazia. Nominare a poche settimane dal voto un anziano signore estraneo al processo democratico, prono e fedele al sistema di potere bocciato in sede elettorale, innescherebbe un pericoloso meccanismo che porterebbe il popolo a convincersi che votare non serva a nulla.

Articolo di Giuseppe Palma e Paolo Becchi su Libero del 19/04/2018.