//Non serve una nuova legge elettorale. Basta un premio di maggioranza al Rosatellum (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)

Non serve una nuova legge elettorale. Basta un premio di maggioranza al Rosatellum (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)

Articolo di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero di oggi, 21 marzo 2018:

Non c’è dubbio che a parlare di nuove elezioni oggi a molti venga l’orticaria, soprattutto a coloro che sono stati appena eletti. Eppure l’alternativa è un governo instabile e con l’instabilità il Paese continuerà ad affogare nella merda. Andare a nuove elezioni, in tempi ragionevolmente brevi, ha però un senso solo con una nuova legge elettorale.

Col semplice buon senso Salvini ha intuito come risolvere l’impasse politico in tempi ragionevoli, nel caso più che probabile fallissero le trattative per formare un nuovo governo. Sarebbe sufficiente introdurre il premio di maggioranza al Rosatellum, insomma un semplice ritocco. Ma il professore D’Alimonte, uno dei massimi esperti in materia, in un suo articolo di qualche giorno fa scrive che si tratta di una soluzione inaccettabile. Peccato che ad essere inaccettabili siano le sue argomentazioni.

Il primo argomento di D’Alimonte è l’«entità del premio», che alla Camera ipotizza possa essere di 340 seggi (il 54% degli scranni). Si tratterebbe, guardando il risultato elettorale del 4 marzo, di un balzo dal 37% – che sono i voti ottenuti dalla coalizione vincente – al 54% dell’ipotetico premio. Anzitutto, chi l’ha detto che il premio di maggioranza debba essere del 54% dei seggi? Nessuno vieta al Legislatore di prevedere un premio più basso. Ma anche ammesso che il premio sia quello ipotizzato dal professore, il premio «sostanziale» in favore del centrodestra sarebbe stato in realtà all’incirca del 12%. Vediamo perché.

LA SOGLIA

Il centrodestra, per via della soglia di sbarramento del 3 per cento (che assegna alle liste che superano la soglia i seggi di quelle che non l’hanno raggiunta), ha ottenuto di fatto non il 37 ma il 42% dei seggi, quindi, qualora vi fosse stato un premio di maggioranza consistente nell’attribuzione del 54% dei seggi, il balzo sarebbe stato di 12 punti percentuali. Una misura ragionevole e per niente contraria alle due sentenze della Corte costituzionale in materia elettorale. La Corte costituzionale, né con sentenza sul Porcellum né con quella sull’Italicum, ha mai dichiarato l’incostituzionalità del premio di maggioranza perché «eccessivo».

Si è solo limitata a dichiarare l’incostituzionalità della legge (in quel caso il Porcellum) nella parte in cui non prevedeva una soglia minima di voti oltre la quale il premio (che in quel caso era proprio del 54% dei seggi) avrebbe potuto trovare applicazione (sentenza n. 1/2014). E tale soglia, cioè quella oltre la quale dovrebbe trovare applicazione il premio, potrebbe a nostro avviso essere stabilita al 35% dei voti, anche alla luce del fatto che siamo in un sistema politico tripolare e i tre poli, quantomeno in teoria, si dividono ciascuno l’intero bacino elettorale.

L’articolo di D’Alimonte richiama inoltre l’attenzione sul punto seguente: un eventuale premio alla Lega non sarebbe giusto al cospetto dei tanti voti ottenuti dai 5Stelle. Questo problema proprio non esiste. Se la legge elettorale prevede anche le coalizioni tra liste, ed è questo il caso del Rosatellum, il premio andrebbe assegnato all’intera coalizione che vince le elezioni, distribuito in proporzione ai voti ottenuti da ciascuna lista facente parte della coalizione stessa.

LE SPERANZE DEL PROF.

Si capisce a cosa mira l’operazione di D’Alimonte contro la revisione del Rosatellum: il doppio turno, cioè il ballottaggio. Insomma, vuole ritoccare l’Italicum, invece del Rosatellum. Bastava dirlo chiaramente, no? invece di arrampicarsi sugli specchi. Checché ne dica il professore, il segretario della Lega ha ragione quando sostiene che il premio di maggioranza possa essere introdotto nell’attuale Rosatellum. Un premio che potrebbe consistere, ad esempio, nell’attribuzione del 53% dei seggi alla lista o coalizione che arriva prima degli altri, a condizione che superi una soglia minima di voti la cui asticella potrebbe essere fissata al 35% di voti ottenuti su base nazionale nella quota proporzionale. In tal modo, stando ai risultati del 4 marzo e tenuto conto della soglia di sbarramento del 3%, il premio di maggioranza «sostanziale» non supererebbe l’11-12%.

Sapevamo che il Rosatellum avrebbe fatto acqua da tutte le parti, e lo avevamo anche scritto in un nostro libro uscito qualche mese prima delle elezioni («I sistemi elettorali dal dopoguerra ad oggi», Key editore), ma lavorarci su per migliorarlo non è impossibile. Quello che abbiamo qui proposto è conforme sia alla Costituzione sia alle sentenze della Consulta. D’Alimonte è liberissimo di volere il doppio turno, ma non di utilizzare false argomentazioni per criticare una proposta di buon senso come quella fatta da Salvini.

Articolo di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero di oggi, 21 marzo 2018.

P.S. In un prossimo articolo spiegheremo anche i tecnicismi di come poter introdurre il premio di maggioranza al Rosatellum più qualche significativa miglioria allo stesso.