//È importante ereditare le sedie di Grasso e Boldrini (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)

È importante ereditare le sedie di Grasso e Boldrini (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)

Articolo di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero dell’11 marzo 2018:

Uno dei primi appuntamenti della nuova Legislatura, che vedrà la luce il 23 marzo, è l’elezione dei presidenti delle due Camere, che avviene a scrutinio segreto. Nessuna forza politica ha la maggioranza assoluta dei seggi, servirà dunque trovare un compromesso. Alla Camera viene eletto presidente chi, alla prima votazione, ottiene la maggioranza dei 2/3 dei componenti l’assemblea, mentre al secondo e al terzo scrutino chi ottiene la maggioranza dei 2/3 dei voti espressi, computando anche le schede bianche. È sufficiente la maggioranza assoluta dopo il terzo scrutinio. Al Senato occorre la maggioranza assoluta dei componenti nei primi due scrutini, mentre al terzo è sufficiente la maggioranza assoluta dei presenti. Qualora nessuno risulti eletto, al quarto scrutinio si procede al ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti allo scrutinio precedente, risultando eletto chi ottiene più voti.

La coalizione di centrodestra ha la maggioranza relativa dei seggi in entrambi i rami del Parlamento, seguita da M5S. Nessuno ha però i numeri per eleggere da solo i presidenti
delle due assemblee, anche se al Senato è più facile per il centrodestra eleggere un proprio rappresentante al ballottaggio (quarto scrutinio). È dunque necessario,nel rispetto di quella che è stata la volontà espressa nelle urne, che 5 Stelle e centrodestra trovino la quadra.

L’ANAGRAFE

La Camera dei deputati è quella eletta anche dai cittadini di età compresa tra i 18 e i 25 anni, bacino elettorale dove i 5Stelle hanno fatto più presa, anche per questo sarebbe preferibile che lo scranno più alto di Montecitorio vada ad un esponente del M5S. Al Senato la coalizione di centrodestra ha ottenuto una percentuale di voti leggermente più alta rispetto a quella ottenuta alla Camera, anche per questo la seconda carica dello Stato spetterebbe ad un esponente del centrodestra. Nel corso dell’esperienza parlamentare della Prima Repubblica la presidenza della Camera è stata spesso data all’opposizione, soprattutto al PCI (Pietro Ingrao, Nilde Iotti e Giorgio Napolitano l’hanno ricoperta complessivamente per circa diciotto anni), che per quasi cinquant’anni è stato escluso da incarichi di governo. La Seconda Repubblica, inaugurata nel 1994, ha invece visto eleggere sia alla presidenza della Camera che a quella del Senato esponenti delle maggioranze parlamentari che avevano vinto le elezioni. Oggi la situazione è mutata, quindi, in assenza di una coalizione o di una singola lista che abbia la maggioranza assoluta dei seggi, è preferibile che le due forze politiche che hanno ottenuto il miglior risultato si accordino.

I GRUPPI

In quegli stessi giorni si procederà alla formazione dei gruppi parlamentari. Per formare un gruppo alla Camera occorrono venti deputati, dieci al Senato. Chi non ha i numeri finisce nel Misto. Avvenuti questi passaggi iniziano le consultazioni presidenziali con la salita al Colle dei presidenti delle due camere e di ciascun singolo gruppo parlamentare, in modo tale che il Capo dello Stato possa – su indicazione dei gruppi – decidere a chi conferire l’incarico di formare il nuovo governo. Considerato il fatto che nessuno ha la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento, le figure istituzionali rappresentate dai presidenti di Camera e Senato sono fondamentali, anche perché il Presidente della Repubblica potrebbe decidere di conferire l’incarico ad uno di loro o per un mandato “esplorativo” o addirittura per la formazione di un governo istituzionale o di scopo.

Articolo di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero dell’11 marzo 2018.