//SE SI ANDASSE DI NUOVO AL VOTO, CON QUALE LEGGE ELETTORALE? IL PARERE di GIUSEPPE PALMA

SE SI ANDASSE DI NUOVO AL VOTO, CON QUALE LEGGE ELETTORALE? IL PARERE di GIUSEPPE PALMA

Propongo qui di seguito la lettura di un mio articolo pubblicato oggi (10/3/2018) sulla seguitissima pagina facebook “Economia Democratica“: https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=1788989104730504&id=1449454232017328

Titolo: “SE SI ANDASSE DI NUOVO AL VOTO, CON QUALE LEGGE ELETTORALE? IL PARERE di GIUSEPPE PALMA

Chi mi conosce sa del mio pragmatismo, talvolta irritante, il più delle volte politicamente scorretto.

Ho scritto parecchi libri e articoli in difesa della Costituzione e dei principi inderogabili della Carta del 48’, anche in merito al sistema elettorale inteso dai Padri Costituenti (che privilegiarono il proporzionale puro ma non si spinsero a costituzionalizzarlo), tuttavia oggi ci ritroviamo sottomessi alla sovrastruttura europea e all’euro, gabbie dalle quali occorre liberarsi al più presto. E non sono certo i sistemi elettorali proporzionali ad aiutarci. Se il proporzionale puro della Prima Repubblica è il sistema maggiormente democratico da applicarsi in uno Stato sovrano, quando si è schiavi occorre un sistema maggioritario per effetto del quale scaturiscano una maggioranza ed un governo capaci di disporre della forza politica e parlamentare sufficiente per resistere al crimine e sconfiggerlo. Diversamente, ci ritroveremo sempre con partiti collaborazionisti in grado di compromettere ogni governo, anche quelli maggiormente ben disposti a liberare il Paese dalle catene della schiavitù.

E’ il caso di quanto accaduto proprio alle ultime elezioni politiche, quelle tenutesi pochi giorni fa. Il popolo si è espresso, per poco più del 50% dei voti, in favore delle forze anti-sistema ed anti-establishment. Il Movimento 5 Stelle e la Lega, seppur ciascuno con le proprie differenze, hanno vinto le elezioni ottenendo – nella sommatoria dei voti popolari – la maggioranza assoluta (soprattutto in termini di seggi).

Eppure, per effetto di una legge elettorale scellerata (sulla quale io e Paolo Becchi abbiamo scritto un libro), il Partito Democratico e Liberi e Uguali, le due forze politiche liberiste che vogliono gli “Stati Uniti d’Europa” (cioè il superamento illegittimo della definitività della Repubblica), benché sonoramente bocciate dal volere del popolo si ritrovano ora a fare da ago della bilancia per la formazione del nuovo governo. Ma a vincere le elezioni sono stati i partiti anti-sistema.

Questa situazione potrebbe condurre al paradosso: escludere dalla formazione del nuovo governo la coalizione che ha vinto le elezioni, il centrodestra, arrivata prima degli altri pur non riuscendo ad ottenere la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento. E anche il M5S, primo partito, non sta messo meglio, tant’è che ha conquistato meno seggi di quelli ottenuti dal centrodestra. Potrebbe dunque accadere che un eventuale governo a 5Stelle sia sostenuto in Parlamento (appoggio esterno, visto che i grillini non vogliono fare alleanze) coi voti necessari e sufficienti di Pd e LeU, le due forze politiche maggiormente vicine alla sovrastruttura europea e che quindi ne condizionerebbero in modo determinante l’azione di governo.

La soluzione auspicata – cioè quella del “meno peggio” – potrebbe essere la formazione di un governo istituzionale o di scopo che approvi una nuova legge elettorale e restituisca la parola al popolo sovrano entro un anno.

A quel punto sarebbe preferibile, quantomeno fino a quando non riusciremo a tornare uno Stato sovrano, privilegiare un sistema elettorale maggioritario. Una soluzione potrebbe essere quella di ripristinare il Mattarellum originario del 1993 (magari con qualche miglioria), oppure introdurre un sistema proporzionale corretto da un equilibrato premio di maggioranza da attribuirsi alla lista o alla coalizione vincente, in ossequio ai dettami espressi dalla Corte costituzionale con sentenza n. 1/2014: attribuire all’elettore la facoltà di esprimere direttamente le preferenze per i candidati e prevedere una soglia minima di voti oltre la quale far scattare il premio.

Del resto, è bene parlarsi chiaro. Gli unici due Stati che oggi riescono a mettere in difficoltà l’Ue sono il Regno Unito e gli Stati Uniti d’America, entrambi sovrani ed entrambi dotati di sistemi elettorali maggioritari. Col proporzionale puro Trump non sarebbe mai stato eletto Presidente Usa (e il partito repubblicano non avrebbe la maggioranza al Congresso), così come Theresa May non avrebbe la forza politica e parlamentare sufficiente per “contrattare” con Bruxelles le condizioni più favorevoli all’Uk nelle trattative per la Brexit.

Il mio pragmatismo può certamente apparire antipatico e spesso mi porta ad essere criticato aspramente. Ma l’ho sempre detto: a Spartaco e a Masaniello preferisco Mirabeau e Talleyrand.

Giuseppe PALMA