//Obiettivo primo della Lega: incarico di governo e Presidenza del Senato (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)

Obiettivo primo della Lega: incarico di governo e Presidenza del Senato (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)

Articolo di Giuseppe Palma e Paolo Becchi su Libero del 06/03/2018:

Queste elezioni vedono due vincitori e due sconfitti. Da un lato Di Maio e Salvini, dall’altro Renzi e Berlusconi. Il Nazareno, insomma, è definitivamente sepolto.

Il Movimento 5 Stelle è il primo partito, mentre è prima la coalizione di centro-destra ed è a trazione leghista, avanti a Forza Italia di quasi quattro punti. Matteo Renzi ne esce con le ossa rotte. Una debacle di proporzioni epocali e senza precedenti nella storia dei partiti. Altro sconfitto è Silvio Berlusconi. Era la sua ultima occasione di ribalta e di rivincita politica. Poteva essere il canto del cigno e invece è stato il canto dei brutti anatroccoli.

Tutto questo ormai è noto. Forse vale solo la pena di insistere sul fatto che queste elezioni aprono una crisi irreversibile sia nel Pd sia in Fi. Per Fi è l’inizio del declino. Il ruolo di questo partito sta esaurendosi con il suo leader, ma chi è stato eletto resterà fedele al centrodestra. Per il Pd invece siamo allo sbando totale.

Si aprono diversi scenari postelettorali. Da non dimenticare anzitutto l’elezione dei Presidenti di Camera e Senato. La Lega deve subito puntare al Senato e ottenere quella carica per dimostrare la sua forza. L’incarico di governo spetta al Capo dello Stato. A nostro parere, non si dovrebbe però prescindere dalla coalizione arrivata comunque avanti agli altri, quindi il Presidente dovrebbe dare l’incarico a Salvini, il quale a sua volta dovrà andarsi a cercare la maggioranza in Parlamento. Non è detto che non la possa trovare. La storia repubblicana insegna, e qui si parte già bene con una serie di cambi di casacca avvenuti addirittura prima del voto, eletti nel M5s ma già fuori dal Movimento, e con un Pd sull’orlo di una crisi di nervi, forse spaccato e lacerato. E poi ci sono anche gli eletti all’estero, dove il M5s non è affatto andato bene. Insomma, in questo parlamento tutto è possibile.

Se Salvini fallisse, Mattarella non potrebbe non conferire l’incarico a Di Maio, che però ha già preparata una lista di ministri senza condividerla con nessuno. Ostacolo di non poco conto. A quel punto sarebbe Di Maio a doversi andare a cercare una maggioranza in Parlamento. I 5Stelle dicono a parole che non fanno alleanze con nessuno né vogliono altri partiti nei loro esecutivi, ma la fiducia sia alla Camera che al Senato è un passaggio costituzionale obbligatorio. Pertanto un appoggio esterno non solo è necessario, ma addirittura indispensabile. E un appoggio esterno presuppone un accordo politico, quantomeno parziale.

Il senso comune vorrebbe, visti i risultati elettorali, che l’eventuale nuovo governo 5Stelle fosse sostenuto in Parlamento dall’altra lista che ha vinto le elezioni, la Lega di Salvini, ma questa via non ci sembra politicamente praticabile e neppure desiderabile. Non si può gridare all’inciucio contro Berlusconi per via di Renzi e poi farlo con Di Maio. A meno che Berlusconi continui a non voler uscire di scena. E poi perché Salvini dovrebbe togliere le castagne dal fuoco per fare un piacere a Di Maio?

Soluzione più plausibile sembra quella di un governo Di Maio sostenuto dal Pd e da Liberi e Uguali: significherebbe tradire la volontà degli elettori, che da un lato hanno dato la maggioranza relativa alla coalizione di centrodestra e dall’altro hanno raso al suolo sia il Pd che la costola Grasso-Boldrini. Significherebbe da parte del M5s accordarsi con il Pd dopo averne detto peste e corna. Un bell’inizio destinato a durare per un po’ ma non una intera legislatura. Insomma, si aprono scenari da Prima Repubblica, senza i partiti della Prima Repubblica.

Articolo di Giuseppe Palma e Paolo Becchi su Libero del 06/03/2018.