//Si prepara l’ennesimo Colpo di Stato? (di Giuseppe PALMA)

Si prepara l’ennesimo Colpo di Stato? (di Giuseppe PALMA)

Colpo di Stato permanente, scriveva il mio amico Paolo Becchi in un suo libro del 2014. Attenti che, al verificarsi di determinate condizioni, quel Colpo di Stato iniziato nel 2011 potrebbe persistere nella sua interezza anche dopo le elezioni politiche di ieri. Vi spiego cosa può accadere.

Si parta da un dato inconfutabile:
con poco più del 37% dei voti il centrodestra ha vinto le elezioni con la Lega primo partito all’interno dell’alleanza (attestandosi tra il 17 ed il 18 per cento dei consensi).
L’intera coalizione non ha però raggiunto la maggioranza assoluta dei seggi, ma ha più seggi di tutti in Parlamento.
Primo partito il M5S con poco più del 32% dei voti. Chapeau.
Terza la coalizione di centrosinistra (poco più del 22%), col Pd al 19%. Una sconfitta epocale che non conosce precedenti nella storia dei partiti: dal 40,8% ottenuto alle europee del 2014 al 19% di ieri. In quattro anni il partito delle banche e della finanza, strenuo difensore della moneta unica, ha perso oltre il 50% dei consensi.
Bel lavoro!
LeU di Grasso, Boldrini, D’Alema e Bersani, cioè quelli dell’euro, riescono a malapena ad entrare in Parlamento con un misero 3,4% (alcuni sondaggi li avevano gonfiati addirittura al 10%). Tutta la campagna elettorale concentrata su un fascismo immaginario e questi sono i risultati.
“Più Europa” di Emma Bonino, con un misero 2,5%, non entra neppure in Parlamento nonostante una pubblicità d’assalto e i soldi di Soros. Forse solo la Bonino risulta eletta nel suo uninominale, ma la lista resta senza rappresentanza parlamentare.
Civica popolare della Lorenzin (alias Alfano), nonostante avessero 5 ministri, hanno ottenuto lo 0,5%, cioè niente, il nulla. Anche i poltronari sono stati cancellati.

Il popolo italiano, per dirla con parole povere, ha tirato uno schiaffone ai partiti dell’establishment eurocratico premiando quelli euroscettici. Se non si legge questo dato non si comprende il voto di ieri.

Se si fosse votato con la schifezza del porcellum, oggi il centrodestra avrebbe il 55% dei seggi (cioè la maggioranza assoluta degli scranni), esattamente come accadde al centrosinistra nel 2013 (addirittura col 29%) e che consentì a Letta, Renzi e Gentiloni di governare abusivamente per 5 anni e portare il Paese alla totale devastazione. Oggi il premio di maggioranza non c’è e quindi occorre il pallottoliere, cioè bisogna andarsi a cercare una maggioranza in Parlamento.

Il Presidente della Repubblica, nel rispetto della volontà popolare sortita dalle urne, non può non dare il primo incarico a Matteo Salvini. Ricordo che la coalizione di centrodestra ha vinto le elezioni (quantomeno è arrivata prima degli altri) e la Lega è il primo partito della coalizione stessa. Se il Capo dello Stato non tentasse prima questa strada tradirebbe palesemente la sovranità popolare. Del resto, il M5S è sotto di 5 punti percentuali rispetto al centrodestra.
A quel punto, solo qualora Salvini fallisse, il secondo incarico andrebbe conferito a Luigi Di Maio, leader del primo partito nazionale.

Ma attenzione ai giochetti. Un Pd senza Renzi potrebbe aprire le porte ad un governo Di Maio sostenuto in Parlamento (tramite l’appoggio esterno) dallo stesso Pd e da LeU, cioè i due partiti che il popolo ha sonoramente bocciato attraverso una lezione di proporzioni bibliche, tenendo in tal modo fuori dal governo la coalizione che ha vinto le elezioni. Con la particolarità che la legge elettorale con la quale siamo andati a votare, il Rosatellum, prevede le coalizioni tra liste, quindi la lettura del dato elettorale non può prescindere da questo fondamentale elemento.

Si badi bene: formare un governo del Paese che escluda al suo interno la coalizione che ha vinto le elezioni si chiama in un modo solo: Colpo di Stato, quello che Becchi chiama permanente, cioè a servizio di Bruxelles e contro gli interessi e la volontà del popolo italiano. Fino allo smantellamento dello Stato.

Giuseppe PALMA