//Vi spiego perché i 5Stelle sono il cavallo di Troia a servizio di Bruxelles. Un’analisi economica sul programma pentastellato (di Giuseppe PALMA)

Vi spiego perché i 5Stelle sono il cavallo di Troia a servizio di Bruxelles. Un’analisi economica sul programma pentastellato (di Giuseppe PALMA)

E’ il momento di dire la verità…

Diciamolo fuori dai denti: il programma elettorale del Movimento 5 Stelle, nella versione depositata al Ministero dell’Interno per le elezioni politiche del 4 marzo, è un programma ultra-liberista e in linea con i diktat di Bruxelles (http://dait.interno.gov.it/documenti/trasparenza/Doc/4/4_Prog_Elettorale.pdf)

Si tratta dei 20 punti presentati a Pescara da Luigi Di Maio poco più di un mese fa e non del programma integrale che può trovarsi sul sito del Movimento. Sono due cose completamente diverse.

Dal programma “ufficiale” (cioè quello depositato al Ministero) balza agli occhi il punto 17: “Riduzione del rapporto debito pubblico/Pil di 40 punti in 10 anni”, dettagliando tale obiettivo attraverso quattro strumenti: più ricchezza grazie a maggiori investimenti in deficit e ad alto moltiplicatore e con maggiore occupazione; riduzione spese improduttive; tagli agli sprechi; lotta alla grande evasione fiscale.

Analizziamo per bene.

Ridurre il rapporto debito pubblico/Pil del 40% in 10 anni significa, tradotto in soldoni, che occorre avere una crescita costante – per circa un decennio – non al di sotto del 2-3% ogni anno. Bene. Ma come si può crescere in tal modo se restiamo vincolati ai parametri europei e all’euro?

Il tetto del 3% del rapporto deficit/Pil non esiste più, infatti ci siamo autocastrati verso il pareggio di bilancio, e per di più all’interno della moneta unica non è affatto possibile crescere ogni anno a ritmi costanti del 2 o 3%. Siamo in Europa il secondo Paese esportatore dopo la Germania, quindi occorre anzitutto essere competitivi nei prezzi delle merci da esportare. E come si fa ad essere competitivi in un regime di cambi fissi, dove non è possibile intervenire sul cambio?  Facile. Attraverso la leva della svalutazione del lavoro: riduzione dei salari, precarizzazione dei rapporti lavorativi e contrazione dei diritti fondamentali del lavoratore. La ricetta adottata da Monti in avanti.

E fin qui nulla di nuovo.

Ma come farà Di Maio qualora andasse a Palazzo Chigi, all’interno dei parametri europei e dell’euro, a crescere del 2-3% ogni anno per dieci anni allo scopo di abbattere il rapporto debito pubblico/Pil del 40% in un decennio? Facile: deve tagliare la spesa pubblica. Nel programma c’è scritto “riduzione spese improduttive” e “tagli agli sprechi”. Fandonie. Le voci di spesa pubblica più consistenti sono la sanità, gli stipendi dei lavoratori pubblici e le pensioni. Altro da tagliare, in misura consistente, non ve n’è. A meno che non si vogliano smantellare alcuni enti pubblici (tra cui anche quelli non economici). In tal caso finirebbero in mezzo ad una strada centinaia di migliaia di lavoratori dipendenti, “gratificati” da un reddito di cittadinanza da 780 euro al mese, cioè circa il 40% in meno di quanto percepiscono oggi.

Si legge nel programma: “più ricchezza grazie a maggiori investimenti in deficit e ad alto moltiplicatore e con maggiore occupazione”. In deficit? Ma se sforassimo la soglia del 3% del rapporto deficit/Pil andremmo a creare più debito, essendo il debito pubblico – detto semplicemente – la somma dei deficit annuali, quindi del tutto in antitesi all’obiettivo dichiarato del M5S di voler ridurre il rapporto debito pubblico/Pil del 40% in 10 anni.

Del resto, Pil e occupazione si creano attraverso la formula della Domanda Aggregata: C+I+G+EX-IM, vale a dire Consumi privati + Investimenti privati + Saldo commerciale netto (cioè esportazioni meno importazioni, con le prime superiori alle seconde). Se ciò non fosse sufficiente a creare piena occupazione interviene G, cioè la spesa governativa, vale a dire quella spesa pubblica che Di Maio intende ridurre e che, per creare piena occupazione, spesso può risultare improduttiva ma utile ai Consumi e agli Investimenti di cittadini e imprese (le componenti C e I).

E quando nel novembre 2019 il falco tedesco alla Bce chiuderà definitivamente i rubinetti del QE (Quantitative Easing), l’euro si apprezzerà sul dollaro di circa il 30%, ponendo il comparto delle esportazioni in netta difficoltà per via del regime di cambi fissi, rendendosi “necessario” (se si vogliono rispettare i diktat di Bruxelles e Francoforte) contrarre violentemente la domanda interna attraverso il consolidamento fiscale e conseguente riduzione dei consumi (e quindi delle importazioni), esattamente come fece Monti nel 2012.

Io e Paolo Becchi lo abbiamo evidenziato sulle pagine di Libero circa un mese fa, ma nessuno ci ha fatto caso.

Il 4 marzo è alle porte ed occorre conoscere la verità. Non è ammissibile presentarsi alle elezioni con la faccia nuova se dietro c’è un programma degno del più “violento” neo-liberista. Nei 20 punti programmatici non c’è una sola parola sul Fiscal Compact, nè una sul ripristino di sovranità. E sull’uscita dall’euro – cavallo di battaglia del Movimento fino a qualche tempo fa – totale e imbarazzante marcia indietro! La scusa è quella che la Germania non ha più in Europa lo stesso potere egemone che ha avuto fino a qualche mese fa, ma è una bufala: la nascente quarta “Grossa Coalizione” tedesca formerà un nuovo asse con Parigi per distruggerci definitivamente. Mentre Di Maio sorride. Sorride sempre.

Con la scusa delle tre sciocchezze “casta/cricca/corruzione“, il M5S tenta di riempire la pancia di un popolo inconsapevole. La corruzione, ad esempio, pur essendo un reato gravissimo da perseguire penalmente con la massima inflessibilità, dal punto di vista macroeconomico ha un impatto pari a zero! La “mazzetta” viene spesa dal corrotto invece che dal corruttore, senza alcun significativo impatto macroeconomico. Vuol dire che dobbiamo giustificare la corruzione? Assolutamente no, essa – come tutti i reati – va perseguita e punita nelle aule dei Tribunali, ma nulla c’entra con la macroeconomia. La verità fa male, ma è così. Il “politicamente scorretto” mi rende antipatico, lo so, ma preferisco raccontare come stanno realmente le cose.

Bonino, Monti, Grasso, Renzi o Di Maio fa lo stesso… se non è zuppa, è pan bagnato.

Avv. Giuseppe PALMA