//Ecco lo scenario da brividi qualora il centrodestra non ottenesse la maggioranza assoluta dei seggi (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)

Ecco lo scenario da brividi qualora il centrodestra non ottenesse la maggioranza assoluta dei seggi (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)

Articolo di Giuseppe Palma e Paolo Becchi su Libero di oggi, 20 febbraio 2018:

Il Paese è all’ultima spiaggia. Se dalle urne non dovesse uscire una maggioranza, ci toccheranno altri anni di devastazione, forse peggiori degli ultimi sei. Si, perché le elezioni anticipate difficilmente ci saranno, una volta occupato il posto non sarà facile schiodare i nuovi eletti.

Lo abbiamo già scritto su questo giornale con mesi di anticipo rispetto ad altri: col 40% circa dei voti nei collegi plurinominali, vista l’assenza del voto disgiunto e l’estensione automatica del voto dai plurinominali agli uninominali (e viceversa), il centrodestra otterrà la maggioranza assoluta dei seggi in entrambi i rami del Parlamento. Ma se ciò non dovesse verificarsi, ecco quello che, a nostro avviso, è lo scenario più probabile. Scordatevi patti di nazareni e larghe intese.

LE MOSSE DI MATTARELLA

Il presidente della Repubblica avrebbe davanti a sé un vincitore mutilato: un eventuale governo di centrodestra non avrebbe infatti i numeri sufficienti per incassare la fiducia in Parlamento. Mattarella avrebbe quindi le mani libere per tentare altre soluzioni, come ad esempio quella di conferire l’incarico al leader del primo partito, Luigi DiMaio, che dovrebbe andarsi a cercare la maggioranza sia alla Camera che al Senato, visto che anche il Movimento 5 Stelle da solo non avrebbe i numeri per governare.

A quel punto correrebbe subito in soccorso dei 5Stelle la lista Liberi e Uguali di Pietro Grasso, che insieme alla pattuglia parlamentare pentastellata continuerebbe però a non avere i numeri. E allora? Un Renzi fortemente ridimensionato dalle urne non riuscirà più a controllare il partito: o lo faranno fuori o la parte a lui avversa potrebbe al limite formare un gruppo parlamentare autonomo a sostegno del nascente governo guidato da Di Maio. Alfano nel centrodestra insegna! Una decina di sottosegretari, la presidenza di una delle due camere e qualche presidente di commissione sono più che sufficienti per trovare l’accordo con Di Maio, ora che il nuovo leader del Movimento ha aperto la porta alle «convergenze programmatiche». E magari un bel banchiere o Romano Prodi, non a caso tornato sulla scena, al ministero dell’Economia farebbe tutti felici, incluso Bruxelles che anzi non aspetta altro.

GRANDE SVENDITA

I vecchi volponi Bersani e D’Alema, ben appoggiati dal Pd derenzizzato o dagli eventuali fuoriusciti del Pd (in primis Emiliano, Franceschini e Orlando, accompagnati dai vari Casini e pattuglia a seguito), riusciranno, con l’aiuto di Prodi, ad imporre a Di Maio un’agenda di governo prona al volere dell’Ue.

In cambio del reddito di cittadinanza i 5Stelle abdicheranno e il Paese si dirigerà verso la sua estinzione come Stato indipendente e sovrano.

Tanto più che un governo 5Stelle (con appoggio, interno o esterno poco importa, delle sinistre) sarebbe portato a spingere il Paese pure verso gli «Stati Uniti d’Europa», realizzando di fatto il programma del Pd, della Bonino e di Liberi e Uguali.

Nel frattempo alla Bce arriverà il falco tedesco (novembre 2019) che ci chiederà di svendere gli ultimi gioielli di famiglia esattamente come avvenuto con la Grecia. E noi glieli daremo senza neppure battere ciglio, tanto il popolo avrà il reddito di cittadinanza. È questo che vogliamo? Chi è ancora indeciso sul voto dovrebbe porsela questa domanda.

Articolo di Giuseppe Palma e Paolo Becchi su Libero di oggi, 20 febbraio 2018.