//MA QUALE DEFICIT? FACCIAMO AVANZO PRIMARIO DA OLTRE VENT’ANNI (di Giuseppe PALMA)

MA QUALE DEFICIT? FACCIAMO AVANZO PRIMARIO DA OLTRE VENT’ANNI (di Giuseppe PALMA)

Qui di seguito un mio articolo pubblicato sulla rivista “Interesse Nazionale”: http://www.interessenazionale.net/blog/ma-quale-deficit-facciamo-avanzo-primario-da-oltre-vent-anni

Prima di argomentare quel che accade nel nostro Paese da più di vent’anni, si rendono necessarie alcune nozioni-base di economia spiegate alla casalinga di Voghera: a) lo Stato fa pareggio di bilancio quando tassa (e incamera) tutto quello che ha speso, lasciando ZERO ricchezza alla collettività; b) si ha invece avanzo primario quando le entrate dello Stato sono superiori alle uscite, generando in tal modo un massacro della collettività. Il calcolo è svolto al netto degli interessi passivi sul debito pubblico. In pratica è la differenza tra entrate ed uscite dello Stato (con un risultato che vede prevalere le prime), senza calcolare gli interessi sul debito! c) lo Stato spende a deficit quando la sua spesa è superiore alle sue entrate, quindi quando decide di tassare (e incamerare) meno di quanto ha speso, lasciando la residua fetta di ricchezza alla collettività; d) uno Stato privo di sovranità monetaria (i 19 Paesi che adottano l’euro), non potendo più creare moneta dal nulla (peculiarità riservata solo alla BCE), per reperire la moneta ha tre possibilità:
1) andandola a chiedere in prestito ai mercati dei capitali privati (es. banche private) attraverso il collocamento sul mercato primario dei Titoli di Stato (che poi costituiscono il debito pubblico). Il mercato decide quindi i tassi di interesse a seconda della sostenibilità dei conti pubblici dello Stato “richiedente”! Più i conti saranno in ordine (indipendentemente dalle condizioni socio-economiche in cui versa la collettività) e più gli interessi saranno bassi; più lo Stato spenderà a deficit (aiutando la collettività) e più gli interessi saranno alti;
2) andandola ad estorcere a cittadini e imprese attraverso l’aumento delle tasse, l’inasprimento dei sistemi di accertamento fiscale e i tagli selvaggi alle voci di spesa pubblica più sensibili (sanità, pensioni, sicurezza, istruzione, giustizia etc);
3) favorendo l’ingresso di capitali esteri attraverso gli investimenti stranieri e le esportazioni. Nel primo caso, chi investe non vuole tra i piedi i così detti “irritanti commerciali” (i diritti dei lavoratori), altrimenti trova conveniente investire altrove.

Nel secondo caso, cioè quello delle esportazioni, il discorso è invece più articolato: l’euro è un accordo di cambi fissi, quindi, per poter essere competitivi, non potendo più scaricare il peso della competitività sulla moneta, lo si scarica sul lavoro attraverso la riduzione dei salari e la contrazione delle garanzie contrattuali e di legge in favore del lavoratore (riforma Fornero e Jobs Act questo sono); e) la BCE (Banca Centrale Europea), addirittura per suo statuto, non funge da prestatrice illimitata di ultima istanza, cioè non garantisce i debiti pubblici di nessuno degli Stati dell’Eurozona. Il Quantitative Easing di Draghi sta provvedendo ad acquistare Titoli di Stato sul mercato secondario (cioè quelli già in circolazione) e non quelli sul mercato primario (cioè battuti mensilmente dal Tesoro). Ciò detto, nei Paesi dell’area-euro la funzione di prestatrice di ultima istanza è purtroppo esercitata da cittadini e imprese!

Tenete a mente queste cinque nozioni perché torneranno utili più avanti, quando dovrete comprendere il perché di certe situazioni.

L’Italia, come ormai tutti dovrebbero sapere, con la sottoscrizione del famigerato Fiscal Compact (marzo 2012) e la costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio (aprile 2012), si è obbligata a fare (inizialmente dal 2014, ora dal 2019) pareggio di bilancio, castrandosi per i decenni a venire di qualsiasi politica economica che miri a creare occupazione e benessere! E fin qui, vista l’incessante attività divulgativa degli ultimi anni, nulla di nuovo.

Ma attenzione! Forse non tutti sanno che il nostro Paese, a partire dal 1991 in avanti, non è affatto vero che spende a deficit! Forse è vero tecnicamente, ma non nella sostanza! Come sarebbe a dire, potrebbe obiettare il lettore?! E’ proprio così. Anzi, vi dirò di più: non fa neppure pareggio di bilancio, che già di per sé sarebbe devastante! Fa AVANZO PRIMARIO! Cioè incassa più di quello che spende, massacrando cittadini e imprese! Ma allora, potrebbe chiedersi chiunque, perché in televisione e sui giornaloni si sente e si legge che spendiamo ogni anno a deficit? La risposta è semplice: sono gli interessi passivi sul debito, quindi non è spesa lasciata in ricchezza alla collettività: è solo per effetto degli interessi che una situazione di avanzo primario si trasforma in deficit!

Per cui, quando in Tv sentite che quest’anno l’Europa ci “concede” di spendere entro l’1,2% del rapporto deficit/PIL (in aperta violazione di quanto previsto dagli stessi Trattati istitutivi dell’Unione che annoverano invece il 3%), vuol dire che quella spesa a deficit dell’1,2% sul PIL (che sarebbe ricchezza per  la collettività) altro non è che un deficit avutosi per effetto degli interessi passivi sul debito pubblico, e che in realtà la spesa dello Stato (al netto degli interessi sul debito) è addirittura inferiore alle entrate, determinando in tal modo un massacro sociale degno dei più devastanti eserciti d’occupazione!

Immaginate cosa accadrà al nostro Paese ora che – a partire dal prossimo anno – dovremo fare pareggio di bilancio: in pratica saremo costretti, considerati gli interessi passivi sul debito pubblico, a fare tutti gli anni un consistente AVANZO PRIMARIO, ben superiori a quelli collezionati negli ultimi decenni. Ciò equivarrà ad un vero e proprio massacro sociale, ben più pesante di quanto accade ormai da diversi anni…

Gioite, ce lo chiede l’Europa!

Giuseppe PALMA