//Intervista a Claudio BORGHI (di Caterina Betti – EconomiaDemocratica)

Intervista a Claudio BORGHI (di Caterina Betti – EconomiaDemocratica)

La mia amica e giornalista Caterina BETTI, che all’anagrafe non so neppure se ha compiuto i 22 anni, ha intervistato per la seguitissima pagina facebook “EconomiaDemocratica” – che spesso ospita i miei scritti e video – il responsabile economico della Lega – nonché mio amico – Claudio Borghi.

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Abbiamo fatto qualche domanda al responsabile economico della Lega Claudio Borghi. Investimenti pubblici in settori strategici, ricerca, deficit finalizzato alla piena occupazione, minibot come preparazione all’Italexit necessaria date le concrete minacce europee su più fronti.
Questi i punti chiave. Buona lettura.

1) Il vostro partito è chiaramente euroscettico. Ci può spiegare quali sono le principali criticità che riscontrate nell’Eurozona e che rendono ad oggi necessario un ritorno alla moneta nazionale?

Le criticità economiche sono quelle di non poter fare le politiche anticicliche, il fatto di non avere una moneta corretta per bilanciare importazioni con esportazioni… son cose che abbiamo detto e ridetto.
Con l’andare del tempo sto spostando sempre di più l’accento sulla sicurezza nazionale.
E’ da sconsiderati pensare di programmare un qualsiasi tipo di politica in un paese, che ancora si suppone sovrano e sapere che ci può essere un ente terzo che ha il potere di chiuderci le banche o non farti rinnovare il debito, perché i fondamentali poteri della Banca Centrale sono questi:
a) togliere la garanzia al debito con il rischio spread che conosciamo;
b) togliere le linee di credito al sistema bancario con l’effetto referendum greco

2) Quali crede siano i prossimi possibili sviluppi per quanto riguarda l’integrazione europea (MES, ERF, ecc)? Costituiscono una minaccia per l’Italia che potrebbe rappresentare il punto di non ritorno secondo lei?

Io vedo tanti generi di minacce da parte dell’Unione Europea. La principale minaccia politica concreta è l’Esercito Europeo, l’Eurogendfor, più strumenti evocati da più parti politiche di una specie di intesa comune… Insomma, pensare ad una Germania che gestisce un esercito non mi suona esattamente bene.

Questa è una prima minaccia. Dal punto di vista economico invece sono tutti gli strumenti di mutualizzazione discendenti dall’ERF (European Redemption Fund, strumento di condivisione del debito).
Ogni volta che si agita l’idea di coprire i bilanci, Target 2 con garanzie, mutualizzare il debito con garanzie a fronte, stiamo parlando di situazioni che si autorealizzerebbero perché dal momento che la Banca Centrale ha il potere di creare crisi in un Paese, se il nostro, sottoposto volontariamente a tale minaccia economica e politica, firma una prelazione sui propri beni reali in caso di crisi abbiamo un ente esterno che potrebbe impossessarsi dei nostri beni a piacimento.

Esattamente lo stesso scopo di tutte le guerre nel passato.

3) Ha nominato un argomento molto interessante quale il Target 2, ultimamente chiamato in causa spesso e da tanti come spauracchio. Di che si tratta?

Il sistema delle Banche Centrali in sé funziona come una sorta di camera di compensazione. In buona sostanza è come se il bilancio dell’Unione Europea fosse unico MA tenuto separato al suo interno: ha complessivamente un bilancio interno pari a zero in base al funzionamento delle camere di compensazione.
Ad esempio, perché non c’è mai stata un’insolvenza all’interno del mercato dei future?
Perché le posizioni sono sempre pareggiate: chi guadagna o perde, immediatamente incassa o versa le differenze. La perdita di uno viene accreditata sul conto di chi ha guadagnato.

Il sistema delle BC nell’Unione funziona in questo modo, dunque esternamente il conto risulta zero, tiene semplicemente nota dei debiti e crediti derivanti dalle uscite monetarie di un paese verso l’altro. Il Target 2 è puramente un’annotazione. Il problema sorge quando il sistema si incrina e allora quel debito secondo qualcuno potrebbe diventare reale.
Ma essendoci la BC quale detentrice della capacità di accredito ed addebito tale problema viene meno: se l’Italia dovesse staccarsi da questo sistema di debiti/crediti, i debiti eventualmente contratti con la Germania potrebbero essere saldati dalla BCE con un accredito alla Bundesbank pari alla cifra richiesta. Nel mondo poco normale dell’Unione Europea invece potrebbe essere considerato da qualcuno un problema.

Un governo Lega ovviamente considererebbe questo debito zero e vigilerebbe affinché nessuno faccia la scemenza di considerarlo come reale. Viceversa un governo collaborazionista asservito potrebbe usare questo argomento per dire che a fronte dell’aumento del debito Target 2 bisogna mettere a garanzia del denaro. Un motivo per cui ancora non è stato fatto potrebbe essere la Spagna, fondamentale per l’equilibrio geopolitico europeo, acritica nei confronti della Germania. Qualora essa fosse posta in condizione di dover pagare anch’essa tale debito costituirebbe un altro problema di equilibrio per la tenuta dell’Unione.

4) Lei ha spesso parlato anche di piena occupazione: come intendete raggiungere questo obiettivo?

L’ho fatto scrivere nel titolo del programma condiviso di centrodestra e addirittura Berlusconi si sta avvicinando al concetto e parla di eliminazione della disoccupazione, qualunque cosa voglia intendere.
Le politiche di piena occupazione sono numerose e in ogni caso non prescindono dal mettere in circolo denaro.
Il lavoro viene creato dal privato e dal pubblico.
Il primo assumerà nel momento in cui, avendo in circolo più denaro, vedrà un aumento della domanda aggregata che può essere stimolata con detassazione o maggiori spese.
Il semplice aumento del deficit pubblico provocherà un aumento dell’occupazione ed una diminuzione del rapporto debito/PIL. Qualora non dovesse bastare si dovrebbero aumentare le dosi di denaro in circolo per stimolare le assunzioni. L’aumento del deficit sarà quindi perfettamente funzionale al raggiungimento dell’obiettivo della piena occupazione.

5) I Minibot sono la sua strategia per il ritorno alla sovranità monetaria; come risponde alle critiche che vogliono i minibot come un palliativo per evitare l’uscita dall’Euro? Vede degli eventuali punti deboli nei minibot in base ai quali potrebbero essere in qualche modo impediti o negati dalla UE e le sue norme?

Una critica che è un po’ come dire che se io voglio lasciare una nave il fatto che io prepari una scialuppa comporti gioco forza che io non voglia veramente abbandonare la nave.
In realtà i minibot sono uno strumento utile in sé: non avendo al momento come paese la possibilità fisica di effettuare un’uscita dall’Euro poiché non ho pronti ancora i vari strumenti materiali che mi aiutino a fare questo passo, finché sono dentro l’area Euro mi aiuta dal punto di vista dell’economia perché consiste in uno strumento che sostiene la domanda aggregata.
Con il minibot non posso comprare su Amazon, è uno strumento che va inteso come il contante che si spende in negozio; mi consente di avere un’esternalità positiva, aumenta la domanda aggregata e minimizza le impostazioni finché sono nell’Euro e d’altra parte mi consente di anticipare i tempi di un passo che in ogni caso dovrei fare nel momento stesso in cui avrei un reale e concreto quadro politico per uscire dall’Euro ovvero stampando nostre banconote.
Una eventuale contestazione giuridica si valuterà con i tempi giuridici in Corte Europea nei prossimi 6-7-8 anni e comunque si vincerebbe perché altrimenti andrebbero contro lo stesso diritto europeo (che vieta moneta su base obbligatoria mentre il minibot è su base volontaria). Non possono dichiarare illegali i titoli di stato.

6) Infine, a suo parere, qual è il programma di politica industriale da sviluppare in Italia nell’immediato futuro?

La cosa da fare non è scegliere quale politica industriale da attuare. La cosa da fare è LA politica industriale che in Italia non c’è mai stata in tempi recenti, nonostante ci siano vari modelli già elaborati e tarati sull’economia italiana che ci dicono quali siano gli investimenti che hanno maggior ritorno.
Il moltiplicatore dei diversi settori già lo conosco in base a quei modelli preparati, studiati dalle Università.
Il dove indirizzarli è chiaro e faccio un esempio fra i tanti che simbolicamente dimostra la differenza con le politiche viste fin’ora.
Immaginate per il meridione di quale entità sarebbe la differenza se per esempio nelle isole, ad esempio in Sardegna (tanto per citare un’area che ha tante cose meravigliose per il turismo ma non sono sufficienti a renderla “produttiva” ed ha difficoltà per quanto riguarda i collegamenti) facessimo un grande centro di ricerca, se lo Stato espandesse il CNR ampliandolo con investimento pubblico, in quell’isola la gente ci andrebbe a lavorare molto volentieri; esattamente come succede per le varie agenzie in Europa, situate in posti strategici come collegamenti ed anche con il gradimento di chi ci andrà a lavorare.
Dunque i giovani ricercatori italiani dopo il costoso percorso universitario con questo investimento avranno un (bel) posto dove andare, invece di esser costretti a fuggire.

Cogliamo l’occasione per augurare un buon finale di campagna elettorale a Claudio Borghi e per ringraziarlo nuovamente della pazienza dimostrata da anni ormai nel portare avanti questa battaglia con umiltà e piena disponibilità.

Caterina BETTI

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