//Occhio centrodestra, il Sud è decisivo! (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)

Occhio centrodestra, il Sud è decisivo! (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)

Articolo di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero del 5 febbraio 2018:

Il 4 marzo, ad essere decisivo, potrebbe essere il Sud. Il tema del lavoro, e soprattutto del reddito, farà la differenza. Non è un caso infatti che il Movimento 5 Stelle trovi terreno fertile in Sicilia, Sardegna, Calabria, Campania e Puglia. Il “reddito di cittadinanza” sembra fatto apposta per acchiappare voti al Sud. Per questo motivo Di Maio inizierà la sua campagna elettorale proprio in Sicilia , il suo Movimento supererà il 30% nel meridione e sarà la prima forza politica, ma non governerà perché non avrà i seggi sufficienti per poter pretendere di ricevere l’incarico. Tanti voti ma pochi seggi. Il motivo è semplice e riguarda i meccanismi della nuova legge elettorale. Ricordiamo che a ciascun collegio plurinominale (63 in totale) sono collegati più collegi uninominali (complessivamente 232). Quindi, in media, 4 collegi uninominali per ciascun collegio plurinominale.

COME FUNZIONA

La legge prevede l’estensione automatica del voto dai collegi plurinominali a quelli uninominali e il vantaggio per le coalizioni in termini di sommatoria di voti tra le liste che le compongono. Il M5S vincerà al Sud, ma solo in pochi collegi uninominali, pur ottenendo più del 30% dei voti nei plurinominali. Un solo collegio plurinominale collegato a quattro uninominali rende il plurinominale una sorta di balena che mangia i pesciolini (uninominali). Se anche Di Maio dovesse raggiungere in alcuni collegi plurinominali il 33-34% dei voti, sarà sufficiente che l’intera coalizione di centrodestra (quattro liste) prenda complessivamente pochi voti in più dei pentastellati per aggiudicarsi tutti gli uninominali collegati. A quel punto, considerata l’estensione automatica del voto a causa dell’assenza del voto disgiunto, i voti dal plurinominale si riverseranno interamente nei collegi uninominali collegati, nei quali vincono i soli candidati che – per ciascun collegio – prendono un solo voto in più degli altri. Sapete cosa vuoi dire questo? Che pur con il 33-34% dei voti nel plurinominale il Movimento rischia di aggiudicarsi pochissimi collegi uninominali.

IL CALCOLO

Noi lo diciamo da ottobre, anche nelle pagine di questo giornale. Lo ripetiamo per l’ennesima volta: se il centrodestra dovesse ottenere nella media nazionale circa il 40% dei voti nei collegi plurinominali, si aggiudicherà la vittoria in circa il 70% dei collegi uninominali, raggiungendo la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento (il sistema elettorale è quasi identico per entrambe le Camere). Non è un caso infatti che, stando ad alcune simulazioni, già oggi il centrodestra avrebbe come sicuri ben 136 collegi uninominali, con 68 collegi ancora non assegnati a nessuno perché la differenza tra i contendenti oscilla in una forbice inferiore al 5% dei voti. Al centrodestra ne mancherebbero quindi soli 25 per raggiungere quota 161, che sommati ai seggi attribuiti dalla quota proporzionale (collegi plurinominali) garantirebbe alla coalizione di superare quota 316 seggi. Poi ci sono gli scranni attribuiti dalla circoscnzione Estero e quelli che derivano dalle liste che rimarranno sotto la soglia di sbarramento (distribuzione pro-quota alle liste oltre-soglia). Il centrodestra può farcela, il traguardo è molto vicino, ma non deve commettere l’errore di sottovalutare il Sud. La battaglia decisiva si gioca lì.

di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero del 5 febbraio 2018.