//L’antifascismo contemporaneo è peggio del fascismo (di Giuseppe PALMA)

L’antifascismo contemporaneo è peggio del fascismo (di Giuseppe PALMA)

Tutta l’area del centrosinistra, Pd compreso, è rimasto privo di contenuti. Si tratta della peggiore campagna elettorale della storia, dove nemmeno le solite promesse sul lavoro stanno trovando più spazio. Tant’è che Renzi, Bonino e Boldrini – ciascuno per la propria lista – hanno proposto il vuoto a perdere degli “Stati Uniti d’Europa“, vale a dire lo smantellamento definitivo dello Stato italiano. Ma su questo torneremo più avanti.

Ad un certo punto arriva un delinquente che a Macerata spara a sei immigrati (in quella stessa città dove era stato ritrovato il corpo della diciottenne Pamela Mastropietro, fatto a pezzi da un nigeriano) e improvvisamente la falsa sinistra risorge, profittando del pretesto “Macerata” per riempire la propria inutile e vuota campagna elettorale con la solfa dell’anti-razzismo e, soprattutto, dell’anti-fascismo.

Siamo nel 2018 e, per l’ennesima volta, la sinistra liberista amica del capitale internazionale ha rispolverato l’anti-fascismo in assenza di fascismo. Non potendo più garantire salari e diritti fondamentali del lavoratore a causa dell’euro e dei vincoli capestro dettati dai Trattati europei, da Renzi a Grasso – passando dalla Bonino alla Boldrini -, tutti sono tornati ad impostare la propria campagna elettorale sull’anti-fascismo, cioè il niente travestito da nulla.

Ma io di partiti fascisti, o neo-fascisti, non ne vedo.
E chi invoca la Costituzione per il rispetto di certi valori, non sa cosa dice.
La XIIa disposizione transitoria e finale vieta soltanto la riorganizzazione del disciolto partito fascista, non anche richiami politici o contenutistici al regime o al suo capo. E dichiararsi fascista, essendo il fascismo una dottrina politica anche se sbagliata, non è reato.
Del resto, lo stesso art. 21 della Costituzione consente a chiunque di esprimere liberamente il proprio pensiero.
E chi invoca la legge Scelba o la legge Mancino, che del fascismo ne puniscono i richiami solo in ottica di un’eventuale riorganizzazione del partito fascista, non sa cosa dice. Per di più, già alle prime elezioni repubblicane, cioè quelle del 18 aprile 1948 (Ia Legislatura), la neonata repubblica consentiva al Movimento Sociale Italiano – di chiara ispirazione fascista – di presentarsi alle elezioni, tant’è che l’MSI riuscì ad eleggere sin da subito sei deputati e un senatore. Era il 1948 e i partigiani conservavano ancora nei fienili tutte le armi della Resistenza. Ma l’Assemblea Costituente aveva uomini di pensiero e di valore, mica le mezze cartucce contemporanee!

Oggi, a distanza di 73 anni, la situazione è addirittura diventata grottesca: la sinistra €urista, legatasi mani e piedi al capitale internazionale, visto che non è più in grado di garantire né il lavoro né nessuno dei diritti costituzionalmente tutelati, dimostra a se stessa di essere ancora viva attraverso il nulla dell’antifascismo. Perché del nulla si tratta!
Anzi. Proporre gli “Stati Uniti d’Europa“, che tradotto significa smantellamento dello Stato nazionale, equivale ad un atto tirannico ed eversivo ben peggiore di qualsiasi fascismo. Tanto più che la Costituzione vieta espressamente la revisione della forma repubblicana (art. 139 Cost.), dove per “forma repubblicana” non si intende soltanto la forma di Stato opposta alla monarchia, ma soprattutto i tre elementi costitutivi dello Stato: popolo, territorio e potestà di imperio, cioè la sovranità. Proporre gli “Stati Uniti d’Europa” come hanno fatto Renzi, Bonino e Boldrini (quindi ulteriori ed illegittime cessioni di sovranità in favore dell’antidemocratica sovrastruttura EUropea) significa abbattere illegittimamente la “forma repubblicana”, quindi un atto più che fascista, addirittura eversivo e contrario al dettato costituzionale, quella stessa Costituzione di cui oggi i finti antifascisti si lavano la bocca. Ma ciononostante, tutta l’area del centrosinistra se la prende con un fascismo che non c’è più.

Il fascismo ha cessato di esistere il 28 aprile 1945, cioè quando è morto Benito Mussolini.

Scriveva Pier Paolo Pasolini ad Alberto Moravia nel 1973: «Mi chiedo, caro Alberto, se questo antifascismo rabbioso che viene sfogato nelle piazze oggi a fascismo finito, non sia in fondo un’arma di distrazione che la classe dominante usa su studenti e lavoratori per vincolare il dissenso. Spingere le masse a combattere un nemico inesistente mentre il consumismo moderno striscia, si insinua e logora la società già moribonda». Altro che Saviano!

Avv. Giuseppe PALMA