//Ecco spiegato il programma di centro-destra. Cose positive in ottica “sovranista” e qualche suggerimento (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)

Ecco spiegato il programma di centro-destra. Cose positive in ottica “sovranista” e qualche suggerimento (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)

Articolo di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero del 20 gennaio 2018:

Tutti, 5 Stelle compresi, continuano ad attaccare la Lega per l’alleanza con Forza Italia. Ma, come si dice in questi casi, «carta canta… e villan dorme». E vediamola allora questa carta. Stiamo parlando del programma del centrodestra, che i leader della coalizione hanno ora ufficialmente sottoscritto. Ci soffermiamo solo sugli aspetti più interessanti in un’ottica «sovranista». Molto importante è l’inserimento dei cosiddetti minibot (lanciati proprio da questo giornale), e ciò per un motivo molto semplice: i «titoli di stato di piccolo taglio» coi quali saranno pagati i debiti della Pubblica Amministrazione altro non sono che una proposta per il ripristino (seppur parziale) della sovranità monetaria e quindi sarebbero in grado di agevolare un’uscita dall’euro in condizioni di sicurezza e senza le spalle al muro.

Il programma non lo esplicita chiaramente, ma i minibot a quello servono, soprattutto dopo che alla Banca centrale europea – dal novembre 2019 in avanti – arriverà il falco tedesco che metterà fine alle iniezioni di liquidità che fino ad oggi hanno tenuto sotto controllo i mercati finanziari e lo spread.

Bene anche la questione relativa all’interesse nazionale, dove tutte le liste della coalizione hanno raggiunto l’importante convergenza sulla «prevalenza della nostra Costituzione sul diritto comunitario», con espresso riferimento al «recupero di sovranità» sulla base del modello tedesco, cioè un maggiore controllo da parte del Parlamento su tutti gli atti giuridici dell’Unione. Ma la prevalenza della nostra Costituzione sul diritto europeo incontrerebbe secondo alcuni il limite rappresentato dagli articoli 11 e 117 della Costituzione stessa. Non è così. Da un lato l’art. 11 non c’entra nulla in questo caso specifico, mentre dall’altro l’art. 117 – il quale prevede che la potestà legislativa dello Stato debba essere conforme anche alle norme del diritto comunitario – è stato “infiltrato” in Costituzione con modifica costituzionale nel 2001, nella parte che riguardava le Regioni, quindi con un «agguato» di cui nessuno si è accorto se non dopo parecchi anni. Questo vuol dire che la «prevalenza della nostra Costituzione sul diritto comunitario» inserita nel programma di centrodestra mira ad una nuova e sacrosanta riforma costituzionale che ripristini la situazione ante-2001. E se anche non passasse da un procedimento di revisione costituzionale, niente e nessuno può vietare ad uno Stato sovrano di mettere la propria Costituzione avanti a Trattati e regolamenti sovranazionali sulla base dell’interesse supremo della Nazione, considerato tra l’altro che la potestà legislativa è una cosa – e riguarda le leggi ordinarie – mentre la Costituzione è un’altra, e prevale su qualsiasi altra disposizione. Un buon risultato dunque per chi ha a cuore l’interesse nazionale. Restiamo invece dubbiosi sulla questione delle riforme costituzionali, definite nel programma “Architettura dello Stato”. Viene proposta, ad esempio, l’elezione diretta del Presidente della Repubblica senza però chiarire con quale modello di riferimento e con quali contrappesi, quando si sarebbe dovuto spingere verso una riforma federale dello Stato, cui la Lega da sempre si fa portatrice (è genericamente citato il modello di autonomia che Lombardia e Veneto stanno trattando con il governo centrale). Ma la parte riguardante le riforme costituzionali doveva affrontare anche un’altra questione decisiva, di cui invece non si trova traccia: l’abrogazione del vincolo del pareggio di bilancio (inserito in Costituzione nel 2012).

Un punto che riteniamo fondamentale. Ci auguriamo che sia la Lega ad inserire questi temi nel suo programma elettorale di lista. L’autonomia è un conto, lo Stato federale un altro.E Salvini non deve sacrificare questo importante tema. Così come non si può rinunciare ad avere una Costituzione libera dallo scempio del pareggio di bilancio. Qualcuno se ne dovrà fare carico nel proprio programma di lista. È pur vero che le misure proposte dal programma comune non rispetterebbero in ogni caso il vincolo del pareggio di bilancio, ma è altrettanto vero che mantenerlo in Costituzione significherebbe mettersi sotto tiro della Corte costituzionale e delle Istituzioni europee. Poi molto dipenderà anche dal consenso elettorale che otterranno le singole liste. Più voti prenderà Salvini rispetto a Berlusconi e più possibilità ci saranno perché l’agenda di governo sia di impronta sovranista.

Il centrosinistra non ha un programma, se non quello di tirare a campare nel mare in burrasca. Il M5S invece ce l’ha ma contiene tutto e il suo contrario… Il centrodestra un programma minimo, serio e coerente, lo ha ora sottoscritto.

di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero del 20 gennaio 2018.