//L’utopia dei 5 Stelle di voler andare al Governo col Rosatellum (di Giuseppe Palma e Paolo Becchi su Libero)

L’utopia dei 5 Stelle di voler andare al Governo col Rosatellum (di Giuseppe Palma e Paolo Becchi su Libero)

Di Maio si tiene l’euro ma perde Grillo: per il comico poche apparizioni in piazza

Articolo di Giuseppe Palma e Paolo Becchi su Libero del 13/01/2018

Il Movimento 5 Stelle ha intenzione di raggiungere quota 190-200 seggi alla Camera. Questo è quanto risulta da fonti bene informate. Nelle intenzioni di Di Maio, dopo un tale risultato, il Capo dello Stato dovrebbe conferire l’incarico a lui sulla base del fatto che la lista pentastellata sarebbe quella con la maggiore rappresentanza parlamentare, pur non raggiungendo da sola la maggioranza assoluta: «Se saremo quelli con più voti non vedo alternative, credo che il Presidente Mattarella debba dare l’incarico a chi è in grado di costruire una maggioranza». Così Di Maio, il quale dimostra di non conoscere non solo l’uso dei congiuntivi ma neppure la Costituzione. Se una coalizione di liste dovesse raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi, anche se il M5S fosse la lista più votata Mattarella non potrebbe mai dare l’incarico al capo politico del Movimento. È pur vero che Di Maio ha accantonato il tema dell’uscita dall’euro spalancando così le porte ad un’alleanza col Pd, LeU e la Bonino, ma è altrettanto vero che i progetti sono una cosa, i numeri un’altra.

I NUMERI

Ma vediamoli questi benedetti numeri. Ammesso che la squadra di Di Maio ottenga il 30% dei voti nei collegi plurinominali (che non è poco), occorre vedere a quel punto cosa fanno centrodestra, centrosinistra e LeU. Il M5S corre da solo, e – stando ai recenti sondaggi – già oggi il centrodestra si attesta intorno al 39-40%. Questo significa che, vista l’assenza del voto disgiunto, quel 39-40% ottenuto nei collegi plurinominali si riverserà interamente nei collegi uninominali, dove si vince per un solo voto in più degli altri. Va da sé che la coalizione che prenderà intorno al 40% nei collegi plurinominali si aggiudicherà circa il 70% dei seggi attribuiti dai collegi uninominali.

Se quindi il centrodestra col 40% si aggiudica 160-162 seggi attribuiti dai collegi uninominali, il conto da fare per il M5S non è difficile: qualora ottenesse il 30% nei collegi plurinominali, conquisterebbero alla Camera circa 116-120 seggi dal proporzionale. Ne restano 70-74 per poter raggiungere i 190. Ma nei collegi uninominali ne restano a disposizione solo 70-72. Considerato che nelle “Regioni rosse” la coalizione guidata dal Pd otterrà la vittoria in buona parte dei collegi uninominali, oltre a non pochi al Sud e in Sardegna, al M5S non resta che sperare di vincere nella forbice che va dai 20 ai 40 collegi uninominali. In totale, quindi, Di Maio può augurarsi di ottenere da un minimo di 136 ad un massimo di 160 seggi. Quota 190-200 è un’ipotesi del tutto irrealistica. Di Maio aveva tra le mani il “tedeschellum”, proporzionale simile al sistema tedesco che lo avrebbe spedito a Palazzo Chigi. L’ha affossato dimostrando una totale incapacità politica e regalando la vittoria al centrodestra su un piatto d’argento.

Solo uno Tsunami tour simile a quello del 2013 potrebbe forse ribaltare la situazione. Ma ecco la sorpresa che vi anticipiamo: non ci sarà. E questo, a nostro avviso, avrà conseguenze pesanti sul voto. Certo, ci sarà la campagna elettorale, ma con Grillo “dilato”, “elevato”, “defilato” e soprattutto un tantino incazzato. Farà qualche fugace apparizione nelle piazze, ma niente di più. Casaleggio padre e Grillo hanno ipnotizzato nelle scorse elezioni politiche l’Italia intera, hanno fatto sognare milioni di italiani, il figlio non è all’altezza del padre e Di Maio non ha la statura del leader. L’unico “successo” di Davide Casaleggio è una piattaforma, un sistema operativo del tutto vulnerabile e pericoloso per gli iscritti e per la democrazia. L’unico “successo” di Di Maio in questi anni è stato quello di rilanciare i talk show. Senza l’intelligenza e le visioni di Gianroberto, l’artefice del successo di Grillo, Grillo politicamente è un uomo morto. Lui stesso lo ha capito da tempo. Meglio tornare agli spettacoli e farsi un blog tutto suo. Tanto, dopo altri cinque anni di opposizione inconcludente, il destino del M5s è segnato.

GLI AVVOCATI

Ps: Non c’è pace nel Movimento Cinque Stelle. Ora si è persino costituito un comitato perla difesa dei diritti dell’associazione del M5S del 2009 che considera un golpe quello che è avvenuto di recente con la formazione di una nuova associazione. Oggi a Roma, alle ore 10 in via Tirone 11, ci sarà una conferenza stampa degli avvocati Lorenzo Borrè e Alessandro Gazzolo sulla avvenuta presentazione, da parte di alcuni componenti dell’associazione del 2009, di un’istanza al presidente del tribunale di Genova per la nomina di un curatore speciale che agisca per la tutela degli iscritti alla vecchia associazione.

di Giuseppe Palma e Paolo Becchi su Libero del 13/01/2018