//Elezioni politiche 2018: il Rosatellum e il problema della rappresentanza democratica (di Giuseppe PALMA su Interesse Nazionale)

Elezioni politiche 2018: il Rosatellum e il problema della rappresentanza democratica (di Giuseppe PALMA su Interesse Nazionale)

Qui di seguito il mio articolo pubblicato oggi, 16 gennaio 2018, sulla rivista “Interesse Nazionale“:

Alle elezioni politiche del 4 marzo andremo a votare con una nuova legge elettorale denominata Rosatellum, dal nome del deputato del Pd che ne ha redatto il testo iniziale (Ettore Rosato). Trattasi di una legge per poco più di un terzo maggioritaria e per poco meno di due terzi proporzionale, senza voto disgiunto e senza possibilità per l’elettore di esprimere preferenze per i candidati nei collegi plurinominali (quota proporzionale). In pratica, circa i 2/3 dei nuovi deputati e senatori risulteranno eletti esclusivamente su scelta delle segreterie di partito, dove l’elettore avrà semplicemente una mera facoltà di ratifica di quanto già deciso a tavolino dai partiti, determinando esclusivamente i rapporti di forza tra ciascuna singola lista. Non è previsto alcun premio di maggioranza, anche se – come io e Paolo Becchi abbiamo più volte dimostrato sul quotidiano Libero (siamo stati i primi a farlo) – un premio di maggioranza c’è ed è nascosto. Abbiamo infatti calcolato che la lista o la coalizione di liste che otterrà circa il 38-40% dei voti nei collegi plurinominali conquisterà la maggioranza assoluta dei seggi perché si vedrà assegnare la vittoria in circa il 70% dei collegi uninominali collegati, dove ottiene il seggio il candidato che prende un solo voto in più degli altri (maggioranza relativa). E ciò scaturisce principalmente da tre fattori: 1) l’assenza del voto disgiunto; 2) l’estensione automatica del voto dell’elettore dai collegi plurinominali a quelli uninominali e viceversa; 3) la possibilità di formare coalizioni tra liste. Oltre al fatto che siamo di fronte ad un sistema politico quantomeno tripolare.

Questi tre fattori determinano un vero e proprio travaso dei voti dai collegi plurinominali a quelli uninominali (e viceversa), con la conseguenza che la lista o la coalizione di liste che otterrà all’incirca il 38-40% dei voti nei collegi plurinominali conquisterà gran parte dei seggi attribuiti dai collegi uninominali (col sistema first-past-the-post), dove – lo ripeto – si vince per un solo voto in più.

Detto questo, il problema sul quale vorrei porre l’accento è quello della grave menomazione del principio di rappresentatività democratica. Se da un lato poco più di 1/3 di deputati e senatori risulteranno eletti direttamente dal popolo (collegi uninominali), quasi 2/3 risulteranno invece cooptati dai listini bloccati dei collegi plurinominali, dove a risultare eletti saranno soltanto quelli posizionati al primo posto (semmai al secondo per le liste più votate) dalle segreterie di partito, seppur coi nomi dei candidati espressamente indicati sulla scheda elettorale (da un minimo di due ad un massimo di quattro per ciascuna lista in ciascun collegio) ma senza alcuna possibilità per l’elettore di esprimere le preferenze per i candidati. Ciò determina un fatto grave: se l’elettore non intendesse votare il candidato posizionato al primo posto della lista bensì quello posizionato al quarto posto, non potrà farlo, dovendo così subire passivamente i candidati posizionati dai partiti al primo e – al massimo – al secondo posto. L’elezione dei candidati dei collegi plurinominali avverrà infatti in ordine decrescente (dal primo in avanti, fino al quarto) in proporzione ai voti di ciascuna lista. In altre parole, il voto diretto di cui agli artt. 56 e 58 della Costituzione lascia il posto alla mera facoltà di ratifica da parte dell’elettore. Ma un conto è la scelta diretta contemplata dal dettato costituzionale, un altro è la semplice facoltà di ratifica! Con l’aggravante che i candidati dei collegi uninominali che risulteranno sconfitti (cioè perdenti nei collegi uninominali dove si presenteranno) potranno essere ripescati dai collegi plurinominali grazie alle 5 pluricandidature previste dalla legge: ciascun candidato nel collegio uninominale potrà infatti candidarsi anche nei collegi plurinominali, fino ad un massimo di 5 (pluricandidature consentite anche a coloro che non si candideranno nei collegi uninominali ma solo in quelli plurinominali), garantendosi così l’elezione indipendentemente dalla bocciatura subita nel proprio collegio uninominale. Una vera e propria mancanza di rispetto della sovranità popolare.

Ma la grave alterazione del principio della rappresentatività democratica ha origini antiche e risale al 1993, quando il sistema elettorale proporzionale puro con le preferenze lasciò il posto al Mattarellum, che comunque rientrava ancora – seppur con molti limiti – nell’architettura disegnata dai Padri Costituenti. La situazione è degenerata prima con il porcellum e poi con l’italicum, due leggi elettorali entrambe dichiarate incostituzionali.

Nello specifico, la sentenza n. 1/2014 con la quale la Consulta dichiarò l’incostituzionalità del porcellum, lo fece sulla base del fatto che quella legge: 1) non consentiva all’elettore la facoltà di esprimere le preferenze per i candidati; 2) non prevedeva una soglia minima di voti oltre la quale avrebbe potuto trovare applicazione il premio di maggioranza. L’oggettiva e grave alterazione del principio di rappresentanza democratica del porcellum veniva altresì dichiarata anche dalla Suprema Corte di Cassazione con sentenza n. 8878/2014, ma la politica – anche in questo caso – ha fatto finto di niente. La successiva sentenza della Consulta in materia, cioè quella con la quale la Corte dichiarava l’incostituzionalità dell’italicum (sent. n. 35/2017), salvava i capi-lista bloccati ma lo faceva in ordine a due motivi: 1) perché i nominativi dei capi-lista erano espressamente indicati sulla scheda elettorale (circostanza che il Rosatellum rispetta per entrambe le tipologie di collegi; 2) perché veniva comunque attribuita all’elettore la facoltà di esprimere direttamente fino a due preferenze per i candidati (circostanza totalmente assente nel Rosatellum, se non limitatamente alla scelta diretta effettuata nei collegi uninominali ma coi problemi che si sono visti finora).

Insomma, siamo di fronte ad una situazione paradossale: la politica, invece di trovare la propria legittimazione nella sovranità popolare (art. 1 della Costituzione), tenta in tutti i modi di esautorare la volontà dell’elettore in un disperato tentativo di auto-protezione.

Il Rosatellum presenta quindi alcuni profili di incostituzionalità che ho dettagliatamente evidenziato in un mio libro, scritto a quattro mani insieme al prof. Paolo Becchi, dal titolo: “I sistemi elettorali dal dopoguerra ad oggi. Dal proporzionale puro della Prima Repubblica al Rosatellum”, Key editore, dicembre 2017.

Buon voto a tutti.

Avv. Giuseppe PALMA

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