//DEBUNKING PROMESSE ELETTORALI 2018: “PRIVATIZZIAMO LA RAI” EDITION (di Caterina BETTI)

DEBUNKING PROMESSE ELETTORALI 2018: “PRIVATIZZIAMO LA RAI” EDITION (di Caterina BETTI)

Chiariamoci subito. A nessuno piace dover sborsare quattrini. La salvaguardia del portafoglio è ovviamente un tema caro a noi tutti, in grado di smuoverci assai più di qualsiasi altro.
E quale migliore periodo se non quello della campagna elettorale per promettere il risparmio, di qualsiasi genere, su qualsiasi cosa?

– Renzi, proposta di abolizione del canone… imposta che il suo stesso Governo ha inserito in bolletta, rendendolo pertanto ineludibile.

Con coretto di Della Vedova successivo.

Ovviamente nessuno vorrebbe più pagare un’imposta che deriva da un retaggio ormai antico, infatti si basava esclusivamente sul possesso di apparecchi atti alla ricezione di radioaudizioni televisive, datata 1938.

Oggi effettivamente non avrebbe più alcun senso, dal momento che lo spettro di scelta tramite quegli stessi apparecchi, con l’inclusione dei nuovi come i computer, è (speriamo ancora per molto) pluralistico mentre tutti gli altri canali non sono sostenuti dal canone che rimane (logicamente) di appannaggio esclusivo della Rai.

Occorre piuttosto riformare la Rai e il suo sistema di entrate in ossequio a delle norme antitrust, ricordiamo che per esempio la legge Maccanico (1997, mai applicata se non per la parte riguardante l’Agcom) stabiliva un sistema per cui, mantenendo il canone, la Rai allora dovesse almeno rinunciare alla pubblicità su un canale.

Tutte le proposte politiche in tal senso possono avere una loro ragion d’essere, premesso che, qualora avessimo una moneta nazionale in tasso di cambio flessibile, e non vi fossero i famigerati vincoli di bilancio, il canone potrebbe tranquillamente essere abolito.

Sta di fatto che il dibattito sul canone non deve trasformarsi, come sta accadendo soprattutto da posizioni liberiste, in un’occasione per avanzare un’ipotesi di privatizzazione del servizio pubblico.

Si tratta di una contraddizione in termini.

Senza perderci in inutili ingenuità… per quanto i privati, nazionali e locali, svolgano comunque in questo ambito un servizio al territorio e ai cittadini, e in un’ottica pluralistica costituzionale vadano tutelati, essi risponderanno sempre ai loro interessi, eccezion fatta per i pochi, rari e sempre più in difficoltà editori puri, che alle spalle non hanno né aziende, né grandi nomi.

Questo non serva poi a giustificare la Rai, essa deve svolgere con finanziamenti pubblici, con o senza canone, quel fondamentale compito di servizio pubblico e promozione della nazione in tutte le sue sfaccettature che le viene, per definizione, affidato.

Chiunque proponga la sua privatizzazione vuole la distruzione di un sistema mediatico tutto sommato molto bilanciato e di base pluralistico come ce ne sono pochi al mondo.

D’altronde sono gli stessi che vorrebbero vedere in mano ai privati ogni angolo d’Italia sotto l’influenza di una mitologica efficienza, sebbene questo antico mito non sia supportato da nulla. Anzi, abbiamo visto come va a finire dall’esempio Autostrade…rincari e manutenzione inesistente.

Efficienza si diceva, giusto?
Effettivamente senza manutenzione si risparmia, qualche incidente, qualche morto, che volete che sia?

Come vi diciamo sempre, senza sovranità monetaria una gestione normale di aziende e servizi pubblici è utopia.

– Grasso, proposta di abolizione delle tasse universitarie…
…che negli ultimi 5 anni, proprio quelli in cui egli stesso è stato Presidente del Senato e al Governo sedeva lo stesso partito di cui faceva parte fino a poche settimane fa, sono aumentate del 14,5% in media per ogni studente (dato Miur), elevando l’Università italiana al 3° posto tra le più care (dato Ocse).

– Di Maio, proposta di 800 euri ai disoccupati in un nostalgico revival di Cottarelliana memoria che abbiamo analizzato qui a sufficienza: https://www.facebook.com/EcoDemOrg/posts/1764769803819101

Per oggi concludiamo qui, sicuri di poter tornare presto per nuovi debunking.

Caterina BETTI (giornalista pubblicista)