//Nei collegi uninominali servono cavalli di razza, non esponenti della “società civile” (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)

Nei collegi uninominali servono cavalli di razza, non esponenti della “società civile” (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)

Articolo di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero del 31 dicembre 2017 (dalla prima pagina)

La campagna elettorale è appena iniziata. Nemmeno il tempo di mettere la parola fine alla legislatura che arrivano le prime idee dei partiti. Ovviamente non sui programmi elettorali, quelli verranno presentati… dopo le elezioni.

Una di queste nuove idee proviene dal Movimento 5 Stelle e consiste nel voler candidare esponenti della cosiddetta «società civile» nei collegi uninominali, senza l’obbligo di essere già iscritti al Movimento. La scelta sarà fatta in ultima istanza da Grillo e Di Maio. La motivazione «ufficiale» è quella di non blindarsi con i soli iscritti, ma nella realtà è dovuta all’assenza di personalità politiche di rilievo in grado di combattere nell’arena dei collegi uninominali, dove vince uno solo: il più forte.

Mossa astuta, o forse disperata, ma non cambierà le cose. Vediamo perché. I collegi uninominali sono delle corride, dei duelli all’«ultimo sangue». Sul candidato del collegio uninominale ricadono infatti alcune speranze: dalla ricerca di un posto di lavoro per il figlio disoccupato al trovare una soluzione per una cartella esattoriale che toglie il sonno e pure la voglia di vivere. Candidare quelli della «società civile» – presupponendo che tutti i politici siano «incivili» – non aiuta granché. Forse solo un imprenditore potrebbe promettere qualche posto di lavoro,ma ne scontenterebbe troppi. Mica può assumere tutti i suoi elettori disoccupati. Altri esponenti della società civile invece, dal professore universitario al magistrato o all’avvocato, o a personaggi dello spettacolo, non sono affatto adatti a competere nei collegi uninominali, nei quali le particolari dinamiche insite nella campagna elettorale avvantaggiano soprattutto il politico di professione, anche se chiacchierato o con qualche problemino con la giustizia. È il sistema maggioritario bellezza! Funziona così.

Immaginate lo scontro per un seggio in un collegio uninominale dove il Movimento 5 Stelle candida un magistrato giustizialista sino nelle unghie dei piedi, contro tre politici navigati, ben radicati sul territorio, presentati dalle altre liste o coalizioni. Non c’è partita.

Tra le proposte dei 5 Stelle, oltre al via libera alle alleanze post voto e ai candidati indagati (a patto che la loro condotta non sia «lesiva» dell’immagine del Movimento) ce n’è anche un’altra non nuova peraltro, vale a dire quella di impegnare i candidati dei collegi uninominali non iscritti al Movimento a firmare un impegno scritto che preveda – in caso di cambio di casacca una volta eletti – il pagamento di una multa di 100.000 euro. Il solito cavolo rifritto.È sufficiente che il parlamentare transfugo si rivolga al Tribunale per chiedere la nullità di quella clausola-sanzione in quanto contraria alla Costituzione e lesiva di quelle norme che escludono espressamente il vincolo di mandato. Si ritroveranno, nel corso della legislatura, con tanti eletti all’inizio e sempre meno parlamentari man mano che si andrà avanti. Come del resto è già successo in questa legislatura.

Questa idea di candidare esponenti della società civile nei collegi uninominali non è venuta solo a Grillo. Anche Renzi sembra volerla in parte seguire. Lo possiamo capire. La legislatura appena conclusa gli lascia in eredità una tale mandria di parlamentari avversi alla volontà popolare che candidarli nei collegi uninominali porterebbe il Pd all’estinzione naturale, peraltro già in corso. Insomma, ora tutti scoprono quello che scriviamo da tempo, vale a dire che il sistema elettorale è in parte maggioritario e nell’uninominale vince uno e tutti gli altri perdono. E cercano in qualche modo di porvi rimedio. Nel caso del M5S nel modo peggiore: vale a dire rinunciando definitivamente ai propri princìpi politici, alla visione che alle origini lo aveva contraddistinto. Perché se per candidarsi negli «uninominali» bisogna essere una persona di spicco nella società, questo vuol dire che «l’uno vale uno», che tanto piaceva a Gianroberto Casaleggio, è finito con lui nella tomba per sempre.

Ma questo tradimento non servirà un granché. Anche in questo caso il centrodestra parte comunque in vantaggio. Farà, grazie soprattutto alla Lega, nei collegi uninominali il pieno al Nord e senza bisogno di ricorrere a ballerine, professori e magistrati.

di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero del 31 dicembre 2017