//Per prenderci i risparmi, l’Ue ha fatto a pezzi la nostra Costituzione (di Paolo Becchi e Giuseppe Palma su Libero)

Per prenderci i risparmi, l’Ue ha fatto a pezzi la nostra Costituzione (di Paolo Becchi e Giuseppe Palma su Libero)

Articolo di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero di oggi, 29 dicembre 2017:

“Per prenderci i risparmi l’Ue ha fatto a pezzi la nostra Costituzione”

Ma sì, ammettiamolo pure, a 70 anni suonati qualche ritocchino anche la nostra Costituzione se lo meriterebbe ma per favore non diamole colpe che non ha. Vogliamo dimostrarlo con un semplice esempio.

La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”. Questo recita l’articolo 47.

Da quando abbiamo aderito all’euro, e da quando è stato approvato il bail-in (cioè quel particolare meccanismo secondo cui i debiti delle banche devono essere ripagati anche dai correntisti), il risparmio dei cittadini non è più un diritto ma un rischio. E a rimetterci sono i cittadini.

È il caso dello scandalo delle quattro banche scoppiato lo scorso anno dove migliaia di obbligazionisti hanno perso i loro risparmi senza alcuna tutela da parte del governo. Dalle audizioni che si sono susseguite nella commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, non è emersa alcuna volontà da parte di chi era allora al governo di voler salvare i risparmiatori. Anzi si trattava solo di salvare gli interessi di qualche politico o famigliare avvisato giusto in tempo prima del crollo. Ecco, tutto quello che è avvenuto è un insulto alla Costituzione.

La Costituzione tutela il frutto del lavoro, il risparmio per l’appunto, ma con l’avvento dell’Ue e l’imposizione dell’euro questo non è più possibile. Una costituzione inesistente, quella europea, si è sovrapposta alla nostra. Eccone un esempio: per poter tornare ad essere competitive le nostre aziende, in un regime di cambi fissi, sono costrette a scaricare il peso della competitività sui salari, cioè sul reddito dei lavoratori, incidendo pesantemente sui risparmi. Risultato: se fino al 2001 le famiglie italiane risparmiavano in media circa ¼ del reddito procapite, dopo moneta unica siamo scesi a circa il 5%. Il risparmio è stato distrutto dal debito pubblico, ma solo perché abbiamo una moneta straniera senza una Banca Centrale di supporto che svolga la funzione di prestatrice illimitata di ultima istanza. A garantire l’intero ammontare del debito pubblico ci pensano infatti solo cittadini e imprese. In che modo? Principalmente con l’aumento delle tasse, i tagli alla spesa pubblica e appunto con l’attacco ai risparmi, a quel tesoretto famigliare che aveva fatto dell’Italia il Paese con il risparmio privato tra i più alti del mondo. Un bocconcino succulento per l’intera struttura dell’Eurozona. Questo spiega anche i ripetuti tentativi di abolire il denaro contante o di obbligare le attività commerciali ad accettare pagamenti con carte di credito o altri strumenti similari. Con la scusa della lotta all’evasione fiscale, condotta sempre ai danni dei piccoli artigiani, si cerca in fondo soltanto di attaccare il risparmio privato per farne garanzia del debito.

La contraddizione tra tutto quello che sta accadendo perché ce lo chiede l’Europa e i principi della nostra Carta è evidente. Lì dove sono cittadini ed imprese a dover garantire il debito pubblico, il risparmio diventa il pozzo da dove attingere per tenere a bada i mercati e salvare l’impianto della moneta unica. Quando fu scritto l’art. 47 della Costituzione, nonostante l’Italia uscisse da una guerra devastante era uno Stato sovrano sulla moneta e sulle leggi, quindi poteva permettersi di perseguire l’obiettivo di tutelare sia il reddito da lavoro che il risparmio. Non è colpa della Costituzione se tutto questo sia andato oggi a ramengo.

di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero del 29 dicembre 2017