//Grillo sbaglia i conti. E le illusioni di Di Maio vanno a farsi benedire (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)

Grillo sbaglia i conti. E le illusioni di Di Maio vanno a farsi benedire (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)

Articolo di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero del 21 dicembre 2017:

“Grillo sbaglia i conti. E le illusioni di Di Maio vanno a farsi benedire”

La strategia di Di Maio ormai si è capita: portare il Movimento 5 Stelle ad essere il primo partito e chiedere, il giorno dopo le elezioni, l’incarico di formare il nuovo governo. (Sarà lui il Presidente del Consiglio del Movimento, questo è stato già deciso da tempo dal vertice supremo e anche già confermato dalla base.) Il giovane però si sbaglia. Visti i meccanismi di questa nuova legge elettorale il primo incarico, a cui Di Maio aspira, gli può essere conferito solo in un caso: nessuna delle altre liste o coalizioni ottiene la maggioranza assoluta dei seggi.

Se Berlusconi, Salvini e Meloni ottengono la maggioranza e indicano al Capo dello Stato una persona condivisa al quale conferire l’incarico, Mattarella deve solo fare da notaio col pallottoliere alla mano. Punto.

QUESTIONE DI LISTA

Tutta la campagna elettorale dei 5 Stelle è impostata invece sul fatto di convincere gli elettori a farli diventare la lista più votata, perché così Giggino avrà l’incarico. Ma non funziona così. O quantomeno non con questa legge elettorale che prevede le coalizioni tra liste e con un centrodestra che, se unito, è l’unica coalizione in grado di conquistare la maggioranza assoluta dei seggi, sia alla Camera che al Senato. Il Presidente della Repubblica è, in linea di principio, libero di conferire l’incarico a chi gli pare, ma non può prescindere né dal numero dei seggi ottenuti da ciascuna lista o coalizione, né dalle indicazioni fornite dai gruppi parlamentari durante le consultazioni presidenziali. Ed è proprio questa l’essenza della Repubblica parlamentare, non quella che ci raccontano i grillini.

LA SITUAZIONE

Diversa la situazione se la legge elettorale fosse un proporzionale puro senza coalizioni. In quel caso, in mancanza di un’indicazione condivisa da parte degli altri partiti su una persona in grado di avere in numeri in Parlamento per ottenere la fiducia, il Capo dello Stato sarebbe libero di conferire l’incarico al leader della lista che ha ottenuto più voti. Ma oggi non è così. E Di Maio se ne deve fare una ragione. Può solo cercare di prendere in giro milioni di elettori promettendogli che sarà lui a ricevere l’incarico se il Movimento prenderà più voti delle altre liste. Ma è una illusione.

I RISULTATI

I risultati delle elezioni non valgono solo in termini di voti ottenuti, ma anche in termini di seggi conquistati, altrimenti a nulla servirebbero le leggi elettorali e del tutto inutili sarebbero le consultazioni presidenziali. E questo il Movimento lo dovrebbe sapere, visto quanto è già successo nel 2013.

Anche lì risultò il primo partito, ma non ottenne l’incarico di formare il governo perché la legge elettorale di allora diede alla Camera dei deputati un’ampia maggioranza in termini di seggi – e non di voti – alla coalizione guidata da Bersani.

La campagna elettorale impostata da Di Maio parte dunque da un presupposto sbagliato, ma che gli può tornare utile: far credere agli elettori che il Capo dello Stato debba per forza dargli l’incarico, se il M5s sarà la lista più votata. L’incarico sarà possibile solo se Berlusconi e Salvini decidessero, non mettendosi d’accordo, di fare un bellissimo regalo a Grillo, che saprà subito ripagarli con un regalino altrettanto bello: un nuovo governo di centrosinistra, fatto di più tasse e manette, per “spelacchiare” definitivamente il Paese.

di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero del 21 dicembre 2017