//Col nome nel simbolo, la strada di Salvini verso Palazzo Chigi si fa più breve (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)

Col nome nel simbolo, la strada di Salvini verso Palazzo Chigi si fa più breve (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)

Articolo di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero del 23 dicembre 2017:

“Dietro il nuovo simbolo il progetto di Salvini di prendere Palazzo Chigi”

Matteo Salvini ha modificato il simbolo della Lega per le prossime elezioni politiche. Da “Lega Nord” a “Lega” con l’indicazione della scritta “Salvini premier”. Lo poteva fare? Bossi e la vecchia guardia dicono di no. Noi crediamo di sì. L’art. 3 dello Statuto della Lega, al sesto comma lo prevede espressamente: «Il Consiglio Federale, per tutti i tipi di elezione, può apportare al simbolo ed al contrassegno, le modifiche ritenute più opportune».

La discussione politica in realtà riguarda un altro punto. Può il leader della Lega, così come qualsiasi altro leader di partito, indicare nel simbolo della lista il proprio nome quale candidato presidente del Consiglio? La legge elettorale non lo vieta, così come non prevede alcun obbligo per le coalizioni di presentare prima delle elezioni un programma comune (a proposito: quello della Lega è quasi pronto in tutti i dettagli) o il nome del capo della coalizione.

La scelta di Salvini è dunque, sotto tutto i profili, corretta. Se il centrodestra unito ottenesse la maggioranza assoluta dei seggi, il giorno dopo il voto indicherà al Capo dello Stato una persona per il conferimento dell’incarico di formare il nuovo governo che sia condivisa dai tre leader, ma appartenente alla lista che all’interno della coalizione ha preso più voti.

Per questo motivo la scelta di Salvini è opportuna. Infatti, se la Lega otterrà un solo voto in più di Forza Italia, la persona da indicare dovrà in linea di principio appartenere alla Lega, e Matteo Salvini sarà legittimato direttamente da milioni di elettori che hanno apposto la croce sul simbolo della Lega con la dicitura “Salvini premier”.

E stessa cosa farà Silvio Berlusconi, che però per la Legge Severino non solo non può candidarsi come parlamentare, ma non può neppure ricoprire le cariche di ministro e di presidente del Consiglio. Nel simbolo di Forza Italia tuttavia l’indicazione del nome “Berlusconi” ci sarà, la legge lo consente: non si sa mai cosa potrebbe arrivare dalla Corte di Giustizia europea…

Non sappiamo invece cosa farà Giorgia Meloni, che realisticamente non ha alcuna chance di prendere i voti di Salvini o Berlusconi. Una buona affermazione di Fratelli d’Italia, indipendentemente dall’indicazione del nome del leader nel simbolo, serve però a spostare l’asse politico del centrodestra verso un’azione di governo che abbia come finalità la difesa dell’interesse nazionale. Non è necessario che Meloni indichi il suo nome nel simbolo di Fratelli d’Italia, è più importante invece che questa prenda almeno il 5 per cento dei voti, in modo da contribuire alla vittoria della coalizione.

di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero del 23 dicembre 2017