//Caro Silvio, se sfidi Matteo rischi di smenarci tu (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)

Caro Silvio, se sfidi Matteo rischi di smenarci tu (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)

Articolo di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero di venerdì 15 dicembre 2017 (dalla prima pagina, in continuazione a pagina 9):

Lo abbiamo già scritto, ma troppi, fanno finta di non capire: col Rosatellum non serve prendere il 51% per vincere, basta anche meno del 40%. L’assenza del voto disgiunto con l’estensione automatica del voto espresso nei collegi plurinominali verso i collegi uninominali, e viceversa, rende sufficiente  che una qualsiasi lista – o coalizione di liste – sfiori il 40% nei collegi plurinominali (anche senza raggiungerlo) per vincere le elezioni ed ottenere la maggioranza assoluta dei seggi.

Il motivo è semplice. I voti espressi nei confronti delle liste dei collegi plurinominali si riversano interamente nei collegi uninominali, dove a vincere – e ad ottenere il relativo seggio – è il candidato che ha anche un solo voto in più degli altri. Se a contendersi la partita saranno addirittura quattro poli (centrodestra, centrosinistra, sinistra e M5S), il 40% nei collegi plurinominali – diventando automaticamente 40% nei collegi uninominali – sarà anzi più che sufficiente per ottenere la stragrande maggioranza dei seggi attribuiti dai collegi uninominali (circa il 70% di questi).E ciò perché nei collegi uninominali si vince per un solo voto in più, essendo sufficiente la maggioranza relativa. In un sistema ormai quadripolare persino un 37-38% sarebbe sufficiente per vedersi attribuire il seggio, con la conseguenza che il numero dei seggi attribuiti col sistema dei collegi uninominali sarà circa il doppio rispetto a quell’ipotetico 40% ottenuto nei collegi plurinominali.

In un sistema elettorale misto e così frammentato il 40% circa ottenuto nei collegi plurinominali garantisce il pienone in quelli uninominali. Ecco “il conto della serva”: sommando il 40% dei seggi attribuiti col sistema proporzionale dai collegi plurinominali (154-155 seggi) a circa il 70% dei seggi attribuiti dai collegi uninominali (162-163 seggi) si raggiunge la maggioranza assoluta. Poi ci sono i seggi attribuiti dalle circoscrizioni Estero e un residuo di seggi attribuiti pro-quota alle liste oltre-soglia dei collegi plurinominali scaturenti dalle percentuali di voti ottenuti da quelle liste che, presentatesi da sole, non raggiungeranno la soglia di sbarramento del 3% su base nazionale. È dunque ragionevole pensare che chi sfiorerà il 40% dei voti nei collegi plurinominali si vedrà assegnare in tutto 325-330 seggi (limitandoci all’esempio della Camera dei deputati).

Quelli che già oggi puntano sulla conferma di un deludente e grigio Gentiloni al governo partono dal presupposto che nessuna forza politica o coalizione sarà in grado di raggiungere quel risultato. Anche ammesso (ma non concesso) che questo si verifichi, chi ragiona in questo modo non fa un buon servizio alla democrazia: induce infatti a pensare che il voto ormai non conti più nulla, volendo far credere che il risultato delle elezioni sia già scontato e non cambierà niente, tanto che Gentiloni neppure si dimetterà. Insomma, le prossime elezioni saranno una pura e inutile farsa. Il bello è che poi ci si lamenta che l’astensionismo e il populismo crescano… Sorprende, a prima vista, che anche Berlusconi si presti a questo gioco, perché proprio lo schieramento di centro-destra sarebbe nelle condizioni di vincere, a patto ovviamente di presentarsi unito e magari, per sicurezza, aggiungere una “quarta gamba” che potrebbe essere rappresentata da Rinascimento di Sgarbi e Tremonti, invece di pensare ad aprire le porte agli “alfaniani”. Diciamola tutta, la tentazione (diabolica) di considerare di fatto nulle queste elezioni per aspettare il Godot della Corte di Strasburgo e poi rifarle non è che sia il massimo del pensiero liberaldemocratico.

Come che sia, le recenti dichiarazioni di Berlusconi su Gentiloni non aiutano a formare una coalizione per vincere queste elezioni. E non aiuta neppure l’opposizione di Forza Italia alla proposta leghista di cancellare il rito abbreviato per reati gravissimi come stupro e omicidio.Bisogna stare attenti a non tirare troppo la corda perché Salvini potrebbe anche spezzarla e in termini di voti non sarebbe certo la Lega a rimetterci. Sciolto dai vincoli della coalizione, Salvini raccoglierebbe una gran parte di quel voto di protesta che alle scorse elezioni si è riversato sul M5s e potrebbe consolidare nel Paese la Lega, aspettando per il governo il prossimo giro. Per Berlusconi invece potrebbe anche essere l’ultimo giro, Last Orders.

Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero di venerdì 15 dicembre 2017 (dalla prima pagina).