//Sovranità monetaria: si parta dai Minibot di Borghi o dai Ccf di Cattaneo. Poi il resto lo farà il tedesco che prenderà il posto di Draghi alla Bce (di Giuseppe PALMA)

Sovranità monetaria: si parta dai Minibot di Borghi o dai Ccf di Cattaneo. Poi il resto lo farà il tedesco che prenderà il posto di Draghi alla Bce (di Giuseppe PALMA)

Che siano i Minibot di Claudio Borghi, o i Ccf degli amici Cattaneo e Sylos Labini, poco importa. Entrambi sono due strumenti di ripristino (seppur parziale) della sovranità monetaria. Un primo passo di salvezza nazionale in attesa che l’euro imploda su se stesso.

Nel merito.
I MINIBOT sono Titoli di Stato di piccolo taglio, espressi in euro, che lo Stato emetterebbe nell’arco temporale di circa un anno per un valore non inferiore a 70 miliardi di euro, con i quali pagherebbe tutti i debiti residui che la Pubblica Amministrazione ha con cittadini e imprese. A quel punto, pur non essendo formalmente una nuova moneta (anche perché non sarebbe consentito dagli artt. 127 e 128 del Tfue), sostanzialmente fungerebbe da strumento di pagamento parallelo all’euro, quindi – seppur solo da un punto di vista sostanziale – una nuova moneta. A quel punto, considerato che sarebbero privi di corso forzoso (cioè lo Stato non potrebbe imporre a cittadini e imprese l’obbligo di accettarli come mezzo di pagamento), inizierebbero a circolare su base volontaria. E qui la critica che viene mossa ai minibot è sempre la stessa: “e se nessuno li accetta su base volontaria come mezzo di pagamento?”. Impossibile rispondo io. Soprattutto per due motivi. Se in una stessa città ci sono tre supermercati e uno solo di questi accetta i minibot come mezzo di pagamento, i consumatori saranno spinti ad andare a fare la spesa in quel supermercato e liberarsi così dei minibot, in modo tale da utilizzare gli euro non spesi per pagare, ad esempio, il mutuo in banca per l’acquisto della casa o per comprare la macchina nuova. A quel punto anche gli altri due supermercati – che nel frattempo hanno perso parte di clientela spostatasi nel solo supermercato che accetta i minibot – saranno spinti ad accettare anche loro i minibot quale strumento di pagamento. Esattamente come avviene da decenni con i ticket restaurant, accettati ormai da tutti, che tra l’altro non sono garantiti da nessuno se non dalle sole aziende private che li emettono. A differenza dei minibot che sarebbero invece garantiti addirittura dallo Stato. Altra critica è quella che, trattandosi di Titoli di Stato e quindi di titoli del debito pubblico, l’emissione di circa 70 miliardi di nuovi Titoli in un anno rappresenterebbe un incremento del debito pubblico, contro tutti i dettami europei. E qui occorre fare attenzione. I minibot sarebbero Titoli di Stato senza scadenza, quindi senza alcuna data certa per l’incasso del Titolo, e senza interessi. Nell’arco di qualche anno, con la ripresa dei consumi e degli investimenti, quindi del prodotto interno lordo, l’impatto dei minibot sul rapporto debito pubblico/Pil sarebbe del tutto ininfluente.
Ma il vero aspetto fondamentale che darebbe ai minibot la veste di nuova moneta nazionale pur non essendolo formalmente, sarebbe la possibilità di poter pagare le tasse e le pendenze con la PA (il cosiddetto valore intrinseco della moneta). A quel punto tutti correranno a cercare i minibot conservando gli euro, i quali verrebbero impiegati più nei consumi e negli investimenti che nel pagamento delle tasse.
Il prof. Claudio Borghi, responsabile economico della Lega e mio amico, ha avuto un’ottima idea.

Passiamo ora ai CCF, cioè ai certificati di credito fiscale ideati dagli amici Marco Cattaneo, Giovanni Zibordi e Stefano Sylos Labini, il figlio di Paolo.
Trattasi sostanzialmente di integrazioni di reddito attraverso l’emissione di certificati direttamente da parte del Tesoro, con i quali cittadini e imprese potranno anzitutto pagare le tasse o le pendenze con la Pubblica Amministrazione (il valore intrinseco di cui dicevo prima). A parte l’utilizzo degli stessi necessariamente su base volontaria negli scambi tra privati, esattamente come i minibot, la sostanziale differenza tra questi ultimi e i Ccf è quella che i minibot di prima emissione sarebbero collegati al pagamento dei debiti che lo Stato ha con cittadini e imprese, mentre i Ccf sarebbero collegati al reddito, sia da lavoro dipendente che autonomo. Faccio due esempi semplicissimi per farmi capire: 1) un operaio che ha una busta paga di 1.900 euro lordi mensili, di cui 400 euro solo di tasse, si vedrebbe attribuire ogni mese un certificato di credito fiscale pari a 400 euro, da spendere su base volontaria per i consumi, oppure per pagare ulteriori imposte o pendenze con la PA (si pensi ad esempio al pagamento delle multe); 2) il libero professionista che dichiara 25.000 euro all’anno, pagando circa 5.000 euro di tasse, si vedrà attribuire a fine anno un Ccf di pari importo. Per chi invece non ha reddito oppure guadagna sotto una certa soglia, verrebbero comunque garantiti i Ccf in misura pressapoco equivalente alle tasse che paga un operaio o un impiegato. Anche in questo caso, come per i minibot, cittadini e imprese saranno spinti ad utilizzare i Ccf per pagare le tasse conservando invece gli euro per consumi e investimenti. Particolarità dei Ccf sarebbe quella che, emessi nell’anno X, sarebbero utilizzabili da cittadini e imprese a partire dall’anno X+2 (cioè dopo due anni), in modo da renderne indolore l’impatto sulla finanza pubblica (i relativi tecnicismi sono dettagliatamente spiegati nei testi dei tre ideatori).

☆☆☆

Insomma, occorre al più presto ripristinare (seppur per il momento solo parzialmente) la sovranità monetaria. Dopo il novembre 2019, finito definitivamente il Quantitative Easing e con un tedesco al posto di Draghi alla Bce, l’euro potrebbe subire un colpo mortale e implodere. Noi, con i minibot o i ccf già a regime, non faremo la fine del topo.

A tal proposito, la coalizione di centrodestra deve necessariamente inserire nel suo programma elettorale il ripristino (seppur parziale) della sovranità monetaria. Che siano i Minibot o i Ccf non importa. Conta solo riprenderci – già a partire dal prossimo anno – qualche strumento tipico di sovranità monetaria. In attesa, tra qualche anno, di tornare sovrani assoluti sulla moneta, sulle leggi e sull’economia. Continuare a difendere l’euro, senza agire per il ripristino – anche se solo parziale – della sovranità monetaria, porterà al definitivo e totale collasso del tessuto produttivo e sociale del nostro Paese.

Avv. Giuseppe PALMA